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5 giugno 2015 5 05 /06 /giugno /2015 16:55
La Corsa di Billy. Una grande romanzo sul mondo dell'atletica USA anni Settanta, ma anche una storia d'amore toccanteLa Corsa di Billy. Una grande romanzo sul mondo dell'atletica USA anni Settanta, ma anche una storia d'amore toccante

(Maurizio Crispi) La corsa di Billy (titolo originale: The Front Runner, 1974), scritto da Patricia Nell Warden e pubblicato da Fazi editore (2007), è un romanzo interessante che si fa leggere bene: e che narra una storia non solo di sport, ma anche d'amore, per quanto concentrata sull'universo gay maschile.

Billy Sive è un atleta promettente e talentuoso, dotato per la corsa. Assieme ad altri due mezzofondisti viene espulso da un college statunitense, perché è emersa la sua omosessualità (e quella di altri due studenti). Giunge così in un nuovo college, che è retto in applicazione di politiche liberali e tolleranti e qui entra in contatto con Harlan, il responsabile dell'atletica, ex-atleta di mezzofondo ed ex-marine,ma soprattutto con trascorsi di omosessualità che - anche ne suo caso - avevano portato all'espulsione da un altro college. Deciso a non compromettere la sua posizione, Harlan decide di trattare con asprezza Billy, reprimendo la forte attrazione che avverte nei suoi confronti. Ma la repressione non porta buoni frutti, al contrario finisce con il deprimere le capacità atletiche di Billy e blocca il suo potenziale.
La storia d'amore ha così il suo libero corso: Billy rifiorisce e riprende a correre come il vento,migliorando sempre di più ed entrando - dopo i trial di atletica - a pieno diritto tra i rappresentanti nazionali per le Olimpiadi di Montreal, in un percorso non semplice che affronta i temi della battaglia grande che, in quegli anni (i Settanta) gli omosessuali dovettero affrontare contro le discriminazioni, le intolleranze e financo le inquisizioni penali (visto che in alcuni degli States l'omosessualità rimaneva ed era perseguita come reato penale).
L'ascesa di Billy diventa anche una battaglia peri diritti dei gay, dopo che lui e Harlan sono costretti dalle circostanze a fare outing e a lasciare che la loro relazione emerga alla luce del sole.

 

Il romanzo affronta indubbiamente un argomento scabroso che può suscitare nei potenziali lettori diffidenze, perplessità, o perfino atteggiamenti di rifiuto, se costoro vivono rigidamente il proprio orientamento eterosessuale. Parla infatti, volendo dare un taglio universale alla vicenda raccontata secondo un'ottica gay, del rapporto stretto ed emozionale che si stabilisce tra un allenatore e l'atleta che egli allena e che, fra tanti, prende a prediligere, sino a a sfociare in una relazione in senso stretto.E che si tratti di amore etero o gay o di secondaria - o nulla - importanza.
Ai tempi in cui venne pubblicato il romanzo della Warren fu di rottura: e fu un romanzo che voleva spezzare più di una lancia contro i temi dell'esclusione e dell'intolleranza contro i diversi (ma anche contro le donne). Se si pensa, ad esempio,che sino ai primi anni Settanta alle donne non era consentito correre la Maratona e che, per farlo, alcune intrepide eroine, dovettero farlo travestite da uomini.
Il romanzo suscitò scalpore, ma rappresentò anche una via di apertura e aprì delle possibilità, incoraggiando alcuni a fare "coming out", manifestando apertamente e senza infingimenti la propria omosessualità.
Ma a parte questo risvolto "sociale" il romanzo della Warren è anche una bella storia di sport con un esito tragico, come avrà modo di scoprire chi lo leggerà, in cui apoteosi sportiva e tragedia umana determinata dalla follia e dall'intolleranza si mescolano indelebilmente.
Ma affronta anche il difficile rapporto tra maestro e allievo che, specie nelle discipline sportive può assumere le connotazione di un rapporto stretto ed intenso non solo sul piano dell'ammaestramento tecnico,ma anche sotto il profilo emozionale, tenendo anche conto che il "maestro" si trova sempre in una posizione delicate e, in qualsiasi momento, potrebbe essere accusato di "plagio" nei confronti dei giovani che gli sono stati affidati.

Il romanzo in traduzione italiana ha visto la luce tardivamente, proprio a causa della scabrosità dell'argomento che trattava, e io stesso prima di avviarne la lettura ho avuto qualche disagio, proprio perché veniva smantellato il tabù che impone di tenere separato lo sport dall'amore, dal sesso e soprattutto da scelte di orientamento sessuale.
Eppure, nel corso della lettura, mi sono dovuto ricredere e, non solo posso dire che le sue pagine mi hanno appassionato e coinvolto, ma che ho anche imparato molto, costretto a mettermi a confronto con le mie personali intolleranze.

Viaggiare seguendo le pagine magistrali di Patricia Nell Warren è un modo per affrontarle e venirne a capo: un percorso cheaiuta a superare stupidi pregiudizi e visioni ristrette del mondo e delle relazioni umane in generale.

(Dal risguardo di copertina) Pubblicato per la prima volta nel 1974, La corsa di Billy è stato il primo romanzo gay a diventare subito un culto, ottenendo un successo internazionale tra il grande pubblico.
A metà degli anni Settanta, l'allenatore Harlan Brown trova rifugio dal suo passato e da se stesso in un piccolo college di New York, dopo essere stato cacciato dalla prestigiosa Penn State University per sospetta omosessualità. Harlan, ex marine di trentanove anni, ha perso tutto - famiglia, lavoro, amici - e ora cerca di mascherare il proprio conflitto sessuale con un'esistenza più spartana e conformista possibile. Si è fatto una promessa e ha intenzione di mantenerla: non innamorarsi mai più di un uomo. La sua vita, però, è sconvolta quando tre giovani atleti si presentano nel suo ufficio: l'esuberante Vince Matti, il timido Jacques LaFont e il ventiduenne Billy Sive, un potenziale grande talento per i diecimila metri. Sono appena stati scaricati da un'importante squadra a livello nazionale per aver ammesso la propria omosessualità. L'uomo è profondamente diviso: se accetterà di allenarli, questo alimenterà le voci sul suo essere gay, ma i tre hanno stoffa e questa potrebbe essere la sua ultima occasione di puntare in alto. Alla fine, poste condizioni ferree, accetta di prenderli sotto la sua ala. Harlan è subito affascinato dal talento di Billy e capisce che il ragazzo ha le qualità per partecipare alle Olimpiadi di Montreal del '76. Ma la sua ammirazione si trasforma presto in un sentimento che non provava da anni e, scoprendo che il suo amore per il ragazzo è ricambiato, deve fare la scelta più difficile della sua vita: combattere i propri sentimenti o uscire allo scoperto e sfidare l'ultraconservatore establishment sportivo. Rischiando di far sfumare per sempre il sogno olimpico dei tre. Ne La corsa di Billy amore, passione e lotta politica si fondono in un crescendo di tensione, fino all'esplosivo finale, giocato sullo spettacolare palcoscenico olimpico.

Hanno detto su "La Corsa di Billy":
«La più famosa storia d'amore gay mai narrata... Commovente e monumentale… In confronto Il giovane Holden e Il signore delle mosche sembrano Mary Poppins» (The New York Times)
«Un romanzo rivoluzionario e sconvolgente» (San Francisco Chronicle)
«Ti tiene inchiodato al libro dall'inizio alla fine» (Los Angeles Times)
«Un libro che dovrebbero leggere tutti coloro che si considerano politicamente coscienti: un'esperienza illuminante» (The Village Voice)

Nota bio-bibliografica sull'autrice. Patricia Nell Warren è una scrittrice americana, diventata famosa non soltanto per la sua pratica letteraria, ma anche per la sua vicinanza e il suo appoggio ai fenomeni di emancipazione del mondo omosessuale.

Patricia nasce nel 1936, cresce al ranch Grant Kohrs, nei pressi del Dear Lodge, in Montana. Si appassiona alla scrittura già da adolescente, mescolando forme bucoliche (connesse alla natura, alla fattoria) a tematiche politiche (come la lotta per i diritti umani, comprendente ovviamente anche i diritti per gli omosessuali). La sua propensione a “raccontare storie” si esprime ovunque, nell’ambito della retorica dei dibattiti socioculturali o quando Patricia si occupa di giornalismo.
Nel 1974 William Morrow pubblica il primo lavoro di Patricia, The front runner, che diventa un romanzo di culto, tradotto in più di dieci lingue, punto di riferimento per chi da allora in poi voglia scrivere una storia che si occupi di omosessualità. The front runner ispira anche la creazione dei club ginnici definiti per l’appunto Frontrunners, punto di riferimento per la comunità gay-lesbo-transgender di Los Angeles, San Francisco e molte altre città degli States.
L’attività letteraria di Patricia subisce un’impennata: scrive The Fancy Dancer nel 1976 e The Beauty Queen nel 1978.
Poi una pausa, nella quale "Patches" (questo il suo nickname, negli ambienti dei Frontrunners) si occupa attivamente della lotta antisessista e quindi di nuovo la scrittura: del 1991 One is the Sun, seguito da Harlan's Race (1994) e Billy's Boy (1997), che formano la trilogia iniziata con The front runner.
The Wild Man invece è del 2001, prima che Patches riprendesse ancora una volta la strada della politica, candidandosi poi nel dicembre 2006 per il consiglio comunale di West Hollywood.
Per saperne di più: 

When people sum up the Front Runner story line, especially when they’re talking about a film adaptation, they want to frame it as the “gay love story of Coach Harlan Brown and his Olympic runner Billy Sive.” Indeed, when the book was first published in 1974, publisher William Morrow log-lined it in that way.

When I wrote the novel, I didn’t think of it as a “gay love story” or a “gay” anything. The story came to me as something broader and deeper and more personal – and I think this something is what’s missing as, once again, people talk about the Front Runner movie.

What came to me right in the beginning, in late 1972, as I realized I wanted to write a novel about LGBT people embattled in the sports world, was a story with one central character – one man, a track coach named Harlan Brown. It had to be his story, told in first person. The phrase that Harlan uses in the book, to describe this arc he lives through, is “the humanization of Coach Brown.”

When I started writing the book, I had been reading some first-person celebrity biographies of the time, at the Reader’s Digest, where I was working as a book editor. I wanted my novel to have that same kind of urgent personal voice, as if a real-life Harlan Brown had finally (some years after the events in the book would have taken place) been persuaded by some publisher offering a lot of money, to write about what really happened, from beginning to end.

So the book’s prose had to be the voice of a conservative ex-Marine veteran who is at war with himself. He knows he’s gay and attracted to men, but he refuses to let himself feel, to let himself be that person he knows he is, because of his repressive Bible-taught family upbringing and military background. When Harlan’s finds himself falling secretly in love with Billy Sive, the conflict only intensifies and almost drives him mad, until he is finally “human” enough to give in and let himself be in love.

The story does not “end” with what happened to Billy. Harlan’s story in the book continues on after that. He has spent most of his life wishing he could let himself love someone. Finally he had the courage to do that and suddenly that love is torn away from him in the most horrendous way – on live TV in front of millions of people.

Becoming “human” brings Harlan to one more challenge – letting himself feel grief for the first time in his life. So what does Harlan do with his grief? Does he give up? Does he regroup, take that hill like the Marine that he still is? Does he decide to go on having a life? A life that mysteriously and wonderfully still embraces the memory and spirit of the person he loved?

That decision is the final drama that unfolds in The Front Runner, not Billy’s death on the track in Montreal. “The Front Runner” is actually the story of Harlan’s life – including his own abortive career as a runner, and how, after Billy’s death, he finally has his own victory.

One big reason why I wanted to paint the story so broadly, yet so personally, was that I hoped non-gay people would read the book as well as gay people. Hopefully the story of Harlan’s inner battle, his defeats and his victories, would spark the sympathies of as many people as possible.

When the book was written as well as today, stereotypes of gay males as limp-wristed liberals is embedded in people’s minds. Harlan is a crusty gay ex-Marine, a drill-sergeant kind of guy. I wanted to confront readers with the inner reality of such a man because I know they exist.

The "real" Front Runner Story Line (Patricia Nell Warren)

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Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (Maurizio Crispi) - in Letture e film
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
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Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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