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1 agosto 2017 2 01 /08 /agosto /2017 09:52
Fred, il cane di Cettina Vivirito

(Cettina Vivirito) Camminare in mezzo alla natura con il proprio cane rappresenta uno dei momenti più autentici che la vita ci possa riservare. I passi del cane di fianco a noi, il senso di un'alleanza antica, la sintonia di una comunicazione che non ha bisogno di parole. Come proiettati in una dimensione ancestrale, come se riecheggiassero in noi ricordi remoti, esperienze che magicamente riemergono dai fondali del nostro passato filogenetico e che ancora riposano in qualche lontana regione della mente, nella memoria del tessuto di cui è fatto il cuore. E' un'immergersi in una dimensione plurisensoriale: sommersi dagli odori che salgono dal terreno e si mescolano con le essenze vegetali, il silenzio rotto a tratti solo dal canto degli uccelli e dal ronzare degli insetti, la luce che s'insinua tra le emergenze arboree disegnando chiaroscuri e sfumature tonali di verde mentre la nostra mano sfiora arbusti e cortecce e impara a distinguere le diverse gradazioni del tatto.

Il cane è lì con noi anche quando corre avanti lungo il tragitto o si tuffa dentro sentieri odorosi o si perde lungo un'autostrada olfattiva. Sentiamo il suo respiro, condividiamo il suo entusiasmo, comprendiamo le sue ragioni: siamo un corpo unico nello spazio. Quando il cane si volta improvvisamente verso di noi come ad accertarsi che ci siamo, che ci sta proteggendo abbastanza, nel suo sguardo c'è tutto il segreto di un rapporto che sfida il tempo. Si passeggia quindi insieme a lui per recuperare il proprio tempo in una dimensione bella quanto non assimilabile ad altro. Si cammina insieme perché si condivide con il cane l'avventura dell'imprevisto, perché insieme a lui si può finalmente abbandonare il timone della barca e lasciarsi trasportare dalla corrente. Si cammina lentamente insieme perché è eterno ogni attimo vissuto senza affanno in una dimensione di totale libertà. Per dirla con il filosofo e etologo Roberto Marchesini...durante migliaia di anni di convivenza tra l'uomo e il cane  entrambi si sono plasmati vicendevolmente, l’uno ha addomesticato l’altro ricamandosi nelle più profonde rifiniture fino a diventare un curioso yin e yang filogenetico, in un gioco complesso di incastri e richiami, come una chiocciola e il suo guscio: l’uno si rifugia nell’altro”. Cuore umano, quello del cane, cuore di lupo, quello dell'uomo.

La relazione con il cane affonda le sue radici nel lontano paleolitico e ci parla di una dimensione di vita nomadica, quella dei raccoglitori e dei cacciatori che si spostavano continuamente su vasti territori e spesso migravano nei cambi stagionali alla ricerca dei territori migliori dove poter trovare le risorse di sopravvivenza. Esseri umani e lupi viaggiavano fianco a fianco in queste migrazioni condividendo lo stile semi-nomadico del branco che conquista un territorio ma non si ferma. Gli accampamenti di fortuna diventavano luoghi di accumulo di rifiuti dove il lupo poteva rifornirsi alla bisogna, mentre gli ululati del branco diventavano per l'essere umano garanzia di controllo territoriale.

Le due specie cominciarono a convivere e a trovare vantaggiosa questa vicinanza: ciò permise adozioni miste e passaggi culturali tra loro. Insomma il lupo lentamente stava virando nel cane e l'essere umano stava assumendo caratteri lupini, nell'organizzazione del gruppo e nelle dinamiche di caccia. Uomini e lupi s'incontravano nella perlustrazione di territori, l'uno più attento agli indizi visivi, l'altro a quelli olfattivi: insieme costituivano un organismo perfetto capace di colonizzare ogni ambiente e di riuscire vincente nelle più diverse situazioni.

Tuttavia non esiste nessuna dimostrazione possibile che un lupo sia diventato o possa divenire effettivamente un ausilio nell'attività venatoria umana, né che possa divenire un guardiano o un commensale dell'uomo: le peculiarità etologiche che hanno permesso al cane di divenire l'animale domestico per antonomasia sono uniche e totalmente assenti nel lupo. Il cane potrebbe non discendere direttamente dal lupo, bensì condividere un'origine comune tramite Canis lupus variabilis, già dotato presumibilmente in nuce di quelle caratteristiche etologiche che riconosciamo ancor oggi nel nostro migliore amico.

Fred, il cane di Cettina Vivirito

Konrad Lorenz, nel suo affascinante libretto “E l'uomo incontrò il cane” si chiede se tutto sia andato realmente così: nessuno di noi c’era, questo è vero, però, da tutto ciò che sappiamo, potrebbe proprio essere andata così. L’unica cosa veramente certa è che il progenitore della maggior parte dei nostri cani non è il lupo nordico, come un tempo in generale si credeva. “(…) Quando l’uomo passò a costruirsi capanne su palafitte e si fabbricò anche la piroga, ciò condusse necessariamente anche a un mutamento nei rapporti fra lui e i suoi compagni a quattro zampe: questi infatti non potevano più vegliare sulla casa dell’uomo circondandola da ogni parte. Si deve supporre che l’uomo allora, proprio nel periodo in cui passò alle abitazioni su palafitte, abbia preso con sé degli esemplari particolarmente mansueti di sciacalli dorati non ancora addomesticati, ma abili cacciatori e come tali preziosi, e ne abbia fatto degli animali domestici  nel vero senso del termine. (...)

Si può immaginare che un giorno una donna, o una bambina che voleva giocare alla bambola, abbia raccolto un cucciolo abbandonato e lo abbia allevato in seno alla famiglia umana. Forse quel cagnolino era l’unico sopravvissuto di una cucciolata caduta vittima di una tigre. Il cucciolo piangeva, ma nessuno si occupava di lui, poiché evidentemente la gente a quel tempo aveva ancora i nervi d’acciaio. Ma, mentre gli uomini erano occupati a cacciare nelle foreste e le donne erano intente alla pesca, una bimbetta seguì quel lamento e trovò in una grotta il cucciolo, che le venne incontro senza timore sulle zampette ancora incerte e cominciò a leccarle e a succhiarle le mani protese. Quel batuffolo morbido e tondo ha certamente risvegliato, già nella figlia dell’uomo della prima età della pietra, l’impulso a prenderlo in braccio, a coccolarlo e a trascinarlo continuamente in giro con sé, non altrimenti di quanto accade a una bimba dei nostri giorni. Gli impulsi materni da cui nascono tali gesti sono infatti antichi come il mondo. E così la bimba dell’età della pietra, imitando all’inizio come per gioco ciò che ha visto fare dalle donne adulte, gli ha dato da mangiare, e l’avidità con cui la bestiola si è gettata sul cibo che le veniva offerto l’ha resa felice, come sono felici le nostre mogli e madri quando gli ospiti mostrano di gradire il loro cibo. Insomma, la gioia è immensa e quando i genitori fanno ritorno trovano, sorpresi sì ma per nulla entusiasti, uno sciacallino più che sazio. Naturalmente il rude guerriero vuoi buttare subito in acqua la bestiola, ma la figlioletta piange e si aggrappa singhiozzando alle ginocchia del padre, che traballa e lascia cadere il cucciolo. Quando vuole riprenderlo, il piccolo è già di nuovo al sicuro nelle braccia della bambina, che se ne sta nell’angolo più oscuro della capanna, tutta tremante e con il faccino inondato di lacrime. E poiché anche i padri dell’età della pietra non hanno mai avuto un cuore di pietra con le loro figliolette, il cucciolo finisce col rimanere.(...)”.

Fred il cane di Cettina Vivirito

L’attaccamento di un cane nasce da due fonti istintuali fondamentalmente diverse. Soprattutto nelle nostre razze europee esso è in gran parte conseguenza di quei vincoli che legano il cucciolo selvatico ai suoi genitori, vincoli che però nell’animale domestico permangono come manifestazione parziale di un generale infantilismo. L’altra radice dell’attaccamento è nella fedeltà che lega il cane selvatico alla figura del capo branco, ma anche nell’affetto personale che unisce fra di loro i compagni di branco.

Questa seconda radice è più forte in tutti i cani di discendenza lupina che non nei discendenti dallo sciacallo, poiché nella vita del lupo la coesione del branco ha assai maggiore importanza. Se si prende un cucciolo di una specie canina non addomesticata e lo si alleva nella famiglia umana come un cane di casa, ci si può facilmente convincere che l’attaccamento giovanile dell’animale selvatico corrisponde esattamente a quei legami sociali che la maggior parte dei nostri cani domestici conservano per tutta la vita con i loro padroni. Il nostro lupacchiotto è pauroso, si nasconde volentieri negli angoli bui, è molto riluttante ad attraversare uno spazio libero, tenta facilmente di mordere se un estraneo lo accarezza: è, dalla nascita, un Angstbeisser, un animale che morde per paura, ma col padrone si comporta in tutto e per tutto come un cucciolo di cane, anche per quanto riguarda l’attaccamento. Di un’altra natura è l’attaccamento e la fedeltà di quelle razze che hanno nelle vene sangue lupino. In luogo del persistente attaccamento infantile che distingue soprattutto i nostri comuni cani domestici, discendenti dallo sciacallo dorato, prevale in quelli una fedeltà virile. Mentre lo sciacallo è in sostanza un animale selvatico stanziale e si nutre principalmente di carogne di animali, il lupo è un predatore quasi puro e nella caccia, specialmente quando si tratta di selvaggina grossa, deve poter contare sulla solidarietà dei compagni di branco. Per soddisfare le sue notevoli esigenze alimentari un branco di lupi è costretto a superare grandi distanze. Durante queste migrazioni deve mantenersi ben compatto per poter sopraffare le prede più grosse. Una rigida organizzazione sociale, una perfetta ubbidienza al capo del branco e un'assoluta solidarietà nella lotta contro gli animali più pericolosi sono le condizioni preliminari per il successo nella precaria esistenza dei lupi. Ciò spiega la già accennata differenza di carattere fra i cani aureus, discendenti dallo sciacallo, e quelli di origine lupina; i primi vedono nel padrone il genitore, i secondi il capo del branco; quelli sono infantilmente devoti, questi hanno una fedeltà, per così dire, “da uomo a uomo”.

Sempre Lorenz sostiene che “nella facoltà di capire il padrone nei suoi sentimenti più profondi, tutti i cani aureus ad alto livello di addomesticamento sono molto superiori. Con ragione noi usiamo giudicare le qualità morali di persone legate da vincoli di amicizia secondo la loro disponibilità a compiere il più grande sacrificio senza pensare a una contropartita”.
 

Fred il cane di Cettina Vivirito

Nietzsche, che, a differenza della maggior parte degli uomini, usava la brutalità, seppure verbale, solo come una maschera dietro la quale si nascondeva un’autentica bontà d’animo, disse: “Sia tua ambizione amare sempre più dell’altro, non essere mai secondo!” Con gli esseri umani, in determinate circostanze, possiamo anche riuscire ad adempiere a questo comandamento, ma nei legami di amicizia che abbiamo con i nostri cani siamo invece sempre i “secondi”. L’uomo, l’essere dotato di ragione e di un elevato e responsabile senso morale, l’uomo, la cui più bella e nobile professione di fede è la religione della fratellanza, proprio nell’attitudine al più puro amore fraterno viene per secondo dopo un animale da preda! Anche il più nobile affetto umano non sgorga dalla ragione e da una morale specificamente umana, ma da strati molto più profondi e primordiali, puramente emotivi e, quindi, sempre istintuali. Anche il più esemplare e altruistico comportamento morale perde per la nostra sensibilità ogni valore quando non nasce da motivazioni di questo tipo, bensì dalla ragione. Ma proprio questo cuore è rimasto ancor oggi nell’uomo lo stesso che negli animali sociali più evoluti, per quanto le vette raggiunte dal suo intelletto, e quindi anche dalla sua morale razionale, siano incomparabilmente più alte. Per Lorenz, grande compagno di innumerevoli cani non è difficile accorgersi che “(...) Il semplice fatto che il mio cane mi ami più di quanto io ami lui è una realtà innegabile, che mi colma sempre di una certa vergogna. Il cane è sempre disposto a dare la sua vita per me. Se fossi stato minacciato da un Leone o da una tigre Ali, Bully, Tito, Stasi e tutti gli altri, avrebbero affrontato senza un attimo di esitazione l’impari lotta per proteggere, anche solo per pochi istanti, la mia vita. E io?

Oggi quando usciamo di casa con il nostro cane ci ritroviamo catapultati in una realtà che non ricorda più i sentieri dei nostri progenitori del paleolitico e che si discosta in modo impressionante da quel mondo rurale che ancora prevaleva cento anni fa. Viviamo in grandi metropoli affollate e caotiche per la presenza in spazi ristretti di automobili, persone e altri cani; tutto questo ha un impatto tremendo sulle capacità della persona e del cane di trovare il giusto accordo nella concertazione che inevitabilmente una passeggiata al guinzaglio richiede. Il cane è portato ad affidarsi a noi, ma noi non siamo in grado di accreditarci agli occhi del cane o per i nostri comportamenti incoerenti, o perché siamo rinunciatari o, peggio, perché speriamo di farci ascoltare attraverso la violenza. Eppure una cosa fondamentale risulta sotto gli occhi di tutti, oggi, in maniera oltremodo evidente: ci sono tanti, tanti cani in città, a volte due o tre camminano insieme a un solo padrone, cosa che dovrebbe imporre una seria riflessione: qualcosa del cane ci sta ancora sfuggendo? O il nostro cuore di lupo reclama un amore antico e verace introvabile nella nostra pur tanto declamata “fratellanza”?

Ospitiamo qui il bell'articolo di Cettina Vivirito, primo di una promettente collaborazione che andrà ad implementare i "dintorni" di questo magazine, dal momento che la Nostra si è poco occupata di sport e di sport di lunga durata, ma può sicuramente offrirci riflessioni di ampio respiro su tematiche inedite e poco esplorate.
A proposito di questo notevole articolo (e a proposito di cani e corsa sono stati diversi gli articoli pubblicati sul magazine) aggiungerei che, secondo alcune vedute recenti di tipo socio-antropologico, sarebbe stato proprio l'incontro tra uomo e cane ancestrale a creare le premesse per un'ulteriore evoluzione dell'assetto mentale degli Umani, facendoli evolvere dalla loro condizione ferina. Secondo queste teorie, l'emotività e la dimensione affettiva che noi consideriamo aspetti qualificanti della nostra Umanità, non sarebbero stati originariamente nella nostra natura, ma sarebbe stata la convivenza con il cane ad orientare in questa direzione il nostro assetto psichico.

Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred

Cettina Vivirito e il suo cane Fred

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Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (di Cettina Vivirito) - in Camminare Approfondimenti e riflessioni
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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