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15 gennaio 2013 2 15 /01 /gennaio /2013 06:51

Giuliana-Montagnin in versione di Giunge in redazione tardivo, ma come sempre benvenuto, il racconto di Giuliana Montagnin relativo alla sua partecipazione alla 24 ore del Sole (alla sua 7^ edizione) dello scorso novembre.
Giuliana, in questa circostanza, per una concomitanza di eventi ha migliorato anche se di poco il suo personale nella 24 ore sulla pista di Palermo (il suo personal best a San Giovanni Lupatoto con 130 km, circa). Il motivo per cui è riuscita in questa impresa è poi lo stesso che l'ho indotta a ritardare l'invio del suo racconto.
Insomma, per dirla tutta, ma senza fare nomi in questo preambolo, si è attivata nel corso di questa 24 ore un'autentica disfida tra triestini di sesso opposto...
E Giuliana ci ha messo tutto il suo impegno per non essere da meno...
(Giuliana Montagnin) A fine novembre ho partecipato, come gli anni scorsi, alla “24 Ore del Sole” di Palermo. Confesso di essere partita senza grosse ambizioni, il mio obiettivo era di portare a termine i miei soliti 115-120 km. Sapevo che sarebbe stato allo stesso tempo piacevole, ma anche impegnativo, che avrei dovuto cercare in tutti i modi uno stimolo per andare avanti nelle ore notturne, combattere il sonno, il freddo e cercar di superare le crisi.
In questa occasione ho fatto il viaggio in aereo, decisione presa pochi mesi prima dopo alcune valutazioni, ma soprattutto con la certezza di arrivare leggermente più riposata rispetto ad un lungo viaggio in treno.
Dall’aeroporto di Ronchi (della mia regione) ho preso un volo diretto su Trapani, poi un pullman in direzione Palermo. Anche la soluzione di un albergo vicino alla stazione si è rivelata un’ottima scelta: vi giunsi ad un’ora accettabile; il tempo di una pizza e mi coricai abbastanza presto.

L’indomani, dopo una buona colazione, mi sono avviata verso lo Stadio delle Palme: la giornata era, come al solito, soleggiata.
Era la quarta volta che mi accingevo a partecipare a questa gara e non ho ancora trovato una giornata piovosa. Naturalmente ci sono delle perturbazioni anche in Sicilia - ne sono convinta - ma la probabilità di un diluvio è sulla base della mia esperienza abbastanza remota. Sono riandata col pensiero alla 24 Ore di Torino 2012, in una pioggia torrenziale ad aprile non ci diede tregua un attimo per tutta la durata della gara.

Partii correndo piano, alternando la corsa al cammino e non guardando per nulla l’orologio. Col passar delle ore la stanchezza cominciò a fare capolino, ma cercavo ugualmente di rilassarmi ascoltando la musica degli altoparlanti: ecco un’altra cosa positiva del gareggiare in pista, riesci sempre a sentire le canzoni in qualsiasi punto ti trovi, se la gara si svolge su un circuito cittadino ovviamente in alcuni punti non senti più nulla.
Non amo portare gli auricolari, sarebbero un aggeggio in più da manipolare ed io preferisco sentirmi completamente libera.

In prossimità del passaggio dal tappeto dei chip notai la targa dedicata a Vito Schifani e mi ricordai di ciò che aveva spiegato lo speaker l’anno scorso. Lo Stadio delle Palme era stato intitolato proprio a questo giovane e sfortunato atleta che perse la vita nell’attentato a Falcone nel maggio del 1992, in quanto faceva parte della scorta.

Sono trascorsi dieci anni dalla tragedia e i miei ricordi erano piuttosto vaghi, incuriosita feci alcune ricerche su internet per cercar di saperne di più: anzi, quest’inverno guardai un programma alla TV dove la vedova raccontava quei tragici momenti. Mi fece molta impressione la compostezza del suo dolore, mentre si aggirava fra le rovine di quello che era stato il nascondiglio di coloro che avevano progettato l’attentato.

Tornando alla gara, ad ogni giro cercavo di non arrendermi, Vito non l’avrebbe mai fatto. Era appassionato di corsa e specialista delle distanze brevi 200 e 400 mt., il lavoro, la famiglia e le gare talvolta fatte con spiccioli di preparazione.

Spesso amici e conoscenti mi chiedono: Cosa stai preparando ora?
Imbarazzo totale da parte mia: non credo di aver mai preparato niente seguendo rigorosamente tabelle o schemi, perchè dopo qualche tentativo i buoni propositi fallivano sempre miseramente per impegni familiari o per qualche piccolo dolore muscolare che preferivo non trascurare e quindi qualche giorno di riposo mi portava a desistere.

Questa volta, mi sono proposta di camminare di buon passo per quasi tutto il giro di pista, ma di correre seppur lentamente davanti la targa e lungo le decine di metri a seguire davanti i giudici. La cosa funzionava, perchè col cammino mi riprendevo e, allo stesso tempo, la corsetta in prossimità dell’arrivo mi manteneva attiva, sveglia ed i muscoli rispondevano sempre bene.

Di cedimenti ne ho avuti ben pochi, solo poche volte mi sono ritirata nella tenda allestita per gli atleti per pochi minuti, cinque al massimo, volevo vedere per quanto tempo poteva tener duro il mio fisico. In genere, durante le gare, quando cedevo completamente, dopo circa 7 ore circa non riprendevo più a correre.
Quest’anno ho voluto provarci per tutta la durata della gara ad alternare corsa/cammino, copiando il metodo Corri e Cammina di Jeff Galloway.

Superai le 12 ore con questo sistema, non mi era mai riuscito prima. Ed era accaduto solamente alla 12 ore di Reggio Emilia un mese prima.

Continuai ancora, credo che quella specie di “corsetta" fosse molto poco più veloce di una semplice marcia, però la stanchezza aumentava ed il ritmo del mio passo sarebbe stato sempre più lento di quello che avrei voluto.

La notte trascorse lentamente ma al mattino ero ancora in pista con la corsa/cammino, aspettavo il sorgere del sole che mi avrebbe riscaldato un po’.

Totalizzai 127,862 km, veramente soddisfatta.

Una volta rientrata a casa ho confrontato questo risultato con quello degli anni precedenti:

nel 2009 124,806 km

nel 2010 123,381 km

nel 2011 100,422 km (però in questo caso mi ero fermata al raggiungimento dei 100 km, poichè avevo programmato solo quelli).

Realizzai che avevo ottenuto il mio record sulla pista di Palermo.

Non è stato il mio record in assoluto in quanto nel 2007 sulla pista di S. Giovanni Lupatoto (Verona) percorsi ben 130 km. Però chiaramente era una situazione diversa e soprattutto le condizioni climatiche erano differenti.

 

 

Nella foto (di Maurizio Crispi): Giuliana Montagnin in versione "viaggiatrice d'inverno" a Crevalcore lo scorso 6 genniao 2013.

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4 gennaio 2013 5 04 /01 /gennaio /2013 01:30
Ecotrail-della-Ficuzza 8284La catanese Elena Cifali ha concluso il suo anno podistico con due gare trail: l'Ecotrail della cava di croce santa a Rosolini (SR) e l'Ecotrail della Ficuzza (Palermo), rispettivamente il 9 e il 23 dicembre. Contrariamente alle sue abitudini ha tergiversato un po' prima di scrivere il resoconto della gara di Rosolini e, alla fine, invece di un due racconti ne ha confezionato uno solo per raccontare in un modo un tantino diverso le sue due ultime corse dell'anno.
Da qui il titolo "Due in uno. Tra Rosolini e Ficuzza" di un racconto che dice anche dell'amore per la corsa della nostra Elena.
(SuperElena Cifali) Lo confesso: mi sono innamorata.
Il mio è un amore vero, sincero, un amore con la A maiuscola. 
Ricordate ancora quando vi è successo la prima volta?
Si dice spesso che il primo amore non si scorda mai, neppure quando si è vecchi e smemorati.
Vi ricordate il cuore che batte forte forte e sembra voglia uscire dal petto? E la sensazione di avere delle farfalle nello stomaco? La testa che pensa solo ed esclusivamente all’amato, un solo pensiero dalla sera alla mattina, il volto intrappolato in un perenne sorriso?
Per il nostro primo amore abbiamo fatto ogni sorta di follia, con l’assoluta convinzione che quello che stavamo facendo fosse l’unica cosa giusta da fare, con la convinzione che il nostro amore meritasse ogni genere di sacrificio ed una dedizione assoluta.
Io sono una di quelle donne che si innamora di continuo: della vita, della natura, delle persone, degli animali e perfino, adesso, della corsa! 
E’ inutile negarlo, ne sono profondamente innamorata e per questo mio amore sono disposta a svegliarmi nel cuore della notte, a percorrere oltre 500 km in automobile, a correre 23 km tra fango e bosco, a subire il freddo ed il caldo. 
Sono ancora le 4.00 quando suona la mia sveglia in una fredda notte della pre-vigilia di Natale.
Ecotrail-della-Ficuzza 8270Mi alzo dal letto, faccio forzatamente colazione e mi preparo a raggiungere gli amici con i quali mi recherò nel Palermitano per partecipare ad una gara che si rivelerà tra le più belle ed entusiasmanti del Circuito Ecotrail. 
Arriviamo a destinazione dopo alcune ore, con un notevole ritardo, sul posto ci sono già tutti i nostri amici pronti per la partenza.
In molti chiacchierano, altri si scaldano, alcuni fanno l’ultima fila al bagno. L’aria di festa che si respira è meravigliosa.
Il via non tarda ad arrivare. Sono quasi 200 gli amici che si svincolano in un lungo serpentone. Tutti felici e sorridenti e adesso che siamo partiti nessuno batte più i denti a causa del freddo o i piedi a terra per scaldarsi; adesso ognuno di noi deve fare la sua gara, deve correre per 23 km cercando di non farsi male e di divertirsi il più possibile.
Inizio a correre a fianco dell’amico fraterno Carmelo Santoro.
Da subito capiamo che questa sarà la nostra gara. I primi chilometri scorrono veloci, siamo circondati da altri corridori e, finchè rimaniamo in gruppo, le possibilità di perdersi nel bosco sono sempre molto basse.
Le mie gambe ed il mio fiato per una volta vanno molto d’accordo: mi sento in ottima forma, procedo bene e sono felice. 
Ma la “bella vita” dura per poco, presto ci rendiamo conto che le piogge dei giorni precedenti hanno lasciato il segno, e che segno!
A dire il vero i segni più evidenti sono quelli dele scarpe da trail su fiumi di fango.
Ecotrail-della-Ficuzza 8274Lunghe scie ci fanno capire che chi è passato da qui prima di noi ha subito la stessa sorte: quella di scivolare a destra e a sinistra. 
Finiamo con le mani nel fango spesso impastato di letame e, una volta tanto, non abbiamo paura di sporcarle, come quando eravamo bambini ed impastavamo la terra per giocare a fare i grandi.
Mi sembra di essere su un tappeto volante, faccio un passo in avanti e torno indietro di due. Camminare agevolmente su questo fiume melmoso non è cosa semplice.
Sembra di calpestare del sapone liquido.
Iniziamo a ridere a crepapelle, quando a superarci è Davide Sabatino che urla di gioia e ride come un matto. Le sue risa sono contagiose. Come un bimbo sulla giostra che chiede ai genitori il permesso di fare un altro giro, anche lui, finita la discesa fangosa si ferma, si volta e mi dice: “Voglio farlo un’altra volta, starei tutto il giorno qui a fare e rifare questi 100 metri”.
Io, Carmelo e Davide procediamo insieme per alcuni chilometri, ci fermiamo a scattare alcune foto e ci mettiamo in posa appena dietro il teschio di vacca che troviamo poggiato sul terreno.
Continuiamo a ridere con l’assoluta consapevolezza che ciò che ci sta capitando, ciò che stiamo facendo sia un privilegio.
E già, per molti dei miei amici i sacrifici e le rinunce che faccio per correre sono impensabili.
In realtà io credo di essere una privilegiata: infatti ho il privilegio di essere in mezzo ad uno dei boschi più belli del Palermitano, in un dedalo di sentieri fangosi che mi divertono, sento l’odore del bosco, l’odore di terra bagnata (l’occasione mi fa ricordare di quella bellissima frase che dice che noi veniamo dalla terra ed alla terra torneremo). Ecotrail-della-Ficuzza 8310Ed allora amiamola questa nostra meravigliosa terra, smettiamo di mortificarla con ogni ignobile mezzo.
Questo è un miracolo, la vita stessa è il nostro miracolo e chi come me è capace di goderla oggi corre sfidando se stesso ancora una volta.
Ho saltato il primo ristoro, preferendo nutrirmi con ciò che ho portato con me, ma al secondo mi fermo a succhiare un generoso spicchio d’arancia ed addentare un biscotto secco che gradisco sempre.
Già che sono ferma ne approfitto per affondare il dito dentro la scarpa destra e tirare fuori un cumulo di fango e pietre che si è insinuato in profondità nonostante le ghette.
Riparto subito con Carmelo, ma stavolta Davide decide di rallentare la sua corsa.
Una ripida discesa suscita altra ilarità: ci ritroviamo in un sentiero stretto delimitato ai bordi da arbusti spinosi che strappano la pelle delle mie gambe facendola bruciare, successivamente un po' di sottobosco ci permette di alleggerire le scarpe che nel frattempo hanno fatto il carico di fango.
Siamo giunti velocemente al 17° km e ormai manca poco all’arrivo: inizio a fare il conto alla rovescia, il grosso è stato fatto e gli ultimi chilometri me li aspetto tutti in discesa.
Un lungo vialone di strada bianca ci permette di velocizzare il passo, ormai scambio solo poche parole, un piede avanti all’altro, lunghe falcate, il battere delle scarpe sulle pietre, il silenzio tutto intorno spezzato solo dal rombo dei motori di alcuni motociclisti. 
Manca davvero poco, quando - davanti a me - vedo Carmelo scivolare lungo un fianco, un sussulto, il cuore si ferma, per fortuna nulla di grave, si rialza e zompetta più allegro di prima.
La stanchezza si fa strada più velocemente dei chilometri trascorsi, abbiamo superato un bel gruppo di runner, sono contenta perché una circostanza del genere non mi capita molto spesso.
Manca solo l’ultimo chilometro: chiedo a Carmelo di infilare la mano nel mio zaino e tirare fuori il cappellino e la barba di Babbo Natale che ho portato per ricordare a me stessa che l’unico desiderio che avevo espresso si stava realizzando.
Li indossiamo (a Carmelo tocca la barba bianca, a me la berretta rossa) e siamo pronti per uscire dal bosco attraverso un cancelletto di legno, quasi a significare che da quel cancello si entra e si esce da una meravigliosa fiaba, una fiaba tutta natalizia che porta gioia e serenità nei cuori di chi la vive.
Purtroppo Carmelo viene afflitto dai crampi proprio negli ultimi 300 metri, mi urla di andare, di tagliare il traguardo, di arrivare. “Ma tu sei pazzo! Ho corso insieme a te 23 km e con te arriverò fino alla fine”.
Gli afferro la mano e lo trascino tra le urla di dolore su per gli ultimi gradini che portano dritti dritti all’arrivo.
La sua smorfia si mischia alla mia gioia, alla mia felicità, tagliamo il traguardo mano nella mano e siamo fieri l’uno dell’altra.
Anche oggi ho visto cose che voi podisti di strada non immaginereste neppure, anche oggi sono ridiventata bambina, anche oggi ho goduto del mio amore, tornate ad amare ciò che fate e scoprirete il piacere del primo amore.
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31 dicembre 2012 1 31 /12 /dicembre /2012 07:36

Ecotrail-della-Ficuzza _ Elena Cifali, subito dopo l-arrivo - Foto di Maurizio CrispiIl contributo che segue è il regalo più bello che io, Maurizio Crispi, creatore e amministratore di questa pagina web (presto suo Direttore responsabile a tutti gli effetti) avrei mai potuto ricevere per Natale e per questo passaggio di fine anno, da parte di Elena Cifali (SuperElena in FB), mia amica di corsa e assidua collaboratrice di "Ultramaratone maratone e Dintorni" con i suoi racconti brillanti, intensi e vibranti di sentimento.Come sempre le parole di Elena sono emozionanti e sono emozionanti perchè nascono nel cuore.Elena, nel concludere il suo breve scritto, non manca di fare un bilancio sul "meraviglioso" anno podistico appena concluso che è stato un anno di imprese sportive, ma anche di nuovi incontri, di nuove amicizie e di esperienze arricchenti, perchè, come sottolinea Elena, è proprio questo il vero miracolo della corsa, un'attività che pur essendo laica e apparentemente confinata al mondo delle pratiche sportive, possiede qualcosa della "religio" nel senso più letterale del termine (significato contenuto nell'etimo re-ligare). Ad Elena i più sinceri auguri di fine anno e di buon inizio di un 2013 carico di nuove avventure e di tantissimi chilometrti da percorrere, sfidando se stessa.
 

 

Ecotrail-della-Ficuzza 2013 - Elena Cifali dopo l-arrivo - Foto di Maurizio Crispi(SuperElena Cifali) Dal novembre 2011 mi diverto a raccontare all’amico Maurizio Crispi delle mie gare e, a volte ,dei miei allenamenti. 
Ho iniziato per caso, facendo la sua conoscenza attraverso Facebook. il suo essere gentile, educato e garbato, la sua intelligenza, il suo sapere hanno subito catturato la mia attenzione e, nel giro di poche settimane, mi sono sorpresa a dirgli “Ti voglio bene dottore”. 
Da quella data in poi, per me, Maurizio non solo è diventato un amico sincero ma anche un esempio.
Non corro gara senza consultarlo, senza chiedergli come prepararmi, soprattutto nelle gare più lunghe ed impegnative. I suoi suggerimenti, i suoi insegnamenti e non per ultimo il suo giudizio sono per me di fondamentale aiuto. 

Ricordo ancora quello che mi rispose quando gli dissi che avrei voluto correre la maratona di Siracusa solo 3 settimane dopo la mia prima maratona a Ragusa nel gennaio del 2012: “Elena, certo che la puoi fare, magari senza esagerare e senza aspettarti grandi risultati in termini di tempo”. Ed era verissimo !!
Quando mi accinsi a preparare la Supermaratona dell’Etna ascoltavo tutti i suoi consigli e i suoi racconti con l’avidità di una bimba attaccata al seno della sua mamma. 
E di volta in volta, ad eccezione di qualche garetta, ho sempre inviato al mio “Dottore” il racconto, sottoponendolo al suo insindacabile giudizio e mai sono stata delusa.
"Ultramaratone, Maratone e dintorni" è stato un ottimo trampolino di lancio per me e per la mia carriera di “runner/narratrice”.
A sorpresa, durante le gare in molti mi riconoscono, mi salutano e mi incoraggiano, e sapere che attraverso i racconti riesco a trasmettere parte delle mie emozioni e dei miei sentimenti è un incoraggiamento per continuare a scrivere, anche quando il tempo per farlo è davvero poco ed è rubato alla famiglia, al lavoro ed a tutte quelle faccende quotidiane con le quali ognuno di noi si trova giornalmente a fare i conti. 

Un ulteriore ringraziamento va non solo a chi mi legge ma anche a tutte le meravigliose persone che questa attività mi ha dato l’opportunità e la fortuna di conoscere, persone di tutte le età, dall’Avvocato alla Casalinga, dal Medico al Muratore, dal Poliziotto al Pensionato, tutti eccezionali a loro modo.
Questo io lo chiamo miracolo! 

Concludo il mio anno con 2167 km corsi, un totale di 19 gare tra cui 5 maratone, una supermaratona, la 12 ore e tre gare lunghe. Non male per una “ragazzina di 39 anni” che corre da poco meno di 2 anni e che lo fa solo per divertimento. 
A conclusione di questo splendido 2012, carico di gioie, emozioni e soddisfazioni, un anno durante il quale (non senza rinunce e sacrifici) un’infinità di sogni si sono realizzati, non posso che rendere un grazie carico di riconoscimento proprio a te, mio caro Dottore. 
Per il 2013, auguro a me stessa e a tutti gli affezionati lettori un anno di salute e di infiniti chilometri, siano essi su strada o anche in natura.
Buone gambe a tutti!

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Published by Elena Cifali (Ultramaratone, maratone e dintorni) - in Racconti di gara e tributi personali
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26 dicembre 2012 3 26 /12 /dicembre /2012 07:02

Pantelleria-arco-dell-Elefante.jpgEcco di seguito il racconto della splendida esperienza pantesca del giro a tappe di Pantelleria dell'estate scorsa, raccontata a pieno cuore da Lucrezia Oliveri della ASD San Michele Cortenuova Lecco, seconda classificata nella categoria F60. Si anticipa qui che, quasi certamente, il giro a tappe di Pantelleria si rinnoverà con tutta la sua magia nella stessa settimana del 2013 dal 23 al 30 giugno, con l'inserimento di tappe che faranno conoscere l'isola nei posti più caratteristici tra cui l'Arco dell'elefante...
Presto sarà reso pubblico il regolamento dell'edizione 2013. 

(Lucrezia Oliveri) Croazia: cespugli di salvia profumata, siepi di rosmarino, giallo prorompente di ginestre, pini ombrosi, corse in riva al mare blu cobalto, muretti di pietre antiche, case assolate, ornate di buganvillee…

Puglia: ricordo frutteti a perdita d’occhio, papaveri altezzosi in mezzo ad umili fili d’erba e preziose margheritine, case bianche sotto un cielo di vento del sud, corsa tra ulivi argentei.

Rallento la mia corsa sulle Murge e mi siedo a guardare la pioggia.

Il cielo s’illumina di lampi, i tuoni si rincorrono, sale il profumo della terra arsa dal sole, finalmente bagnata dalla Provvidenza…

Potrei andare in Sicilia, su qualche piccola isola come Filicudi, Salina, Marettimo..

Ricordo d’averle ammirate nel film “Caro diario” di Nanni Moretti e mi sono ripromessa di visitarle, luoghi di silenzio e di relax, sole e mare…

Potrei volare a Pantelleria.

Ho deciso di cambiare posto. Dopo tanti anni di vacanze trascorse in Croazia e Puglia, andrò a scoprire Pantelleria, terza e quarta settimana di giugno.

La perla nera del Mediterraneo, con il suo profilo arabo e il temperamento vulcanico, scura, intensa, a tratti ancora selvaggia, più vicina alle coste africane che alle italiane, Pantelleria colpisce per quel suo tocco mediorientale, ereditato dalla dominazione araba (800-1000 d.C.).

Sono i dammusi, le tipiche case cubiche di pietra lavica, dai tetti a cupola bianca, per raccogliere l’acqua piovana, il filo conduttore tra passato e presente.

I dammusi si confondono con il territorio, solcato da interminabili muretti a secco delle coltivazioni a terrazze.

Il paesaggio dolce e armonico evoca lontane immagini orientali.

Nelle tranquille e pianeggianti zone di Monastero e Ghirlanda si coltivano uva Zibibbo (che saggiamente vinificata diventa il noto moscato e passito di Pantelleria) e capperi, principale risorsa agricola locale.

Pantelleria lago di venereNei pressi di Benikulà un sentiero conduce al “Bagno Asciutto” un vero bagno turco: una grotta dalle cui fessure esce vapore acqueo ad alta temperatura.

L’antitesi del Bagno Asciutto è la Grotta del Freddo, in contrada Bukkuràm, famosa per l’aria fredda (10-15 gradi in meno della temperatura esterna) che fuoriesce dalla cavità sotterranea.

Regina incontrastata dell’entroterra è la Montagna Grande, 863 metri, un vulcano spento, il tetto dell’isola, dove si lascia essiccare l’uva.

Alla rigogliosa macchia mediterranea si alternano boschi di conifere.

In autunno si trovano ben 181 specie di funghi, fra cui il prelibato porcino.

Lungo i litorali numerosi sono le località dove si può ammirare un mare blu cobalto: Cala Cinque Denti, Cala Gadir, Cala Levante…

Un’enorme scultura naturale è diventata il simbolo dell’isola: l’Arco dell’Elefante.

Soggiorno in un dammuso che si affaccia sul porticciolo dal fondale sassoso, fuori del mondo, nell’antico borgo marinaro di Cala Gadir.

Scelgo il mio posticino in riva al mare e inizio a leggere la rivista Runner’s World; viaggio con la mente seguendo il calendario delle corse organizzate nelle diverse regioni italiane ed in ogni altra parte del mondo.

Incredibile: dal 23 al 30 giugno, si corre il Giro podistico a tappe dell’isola di Pantelleria, Trofeo Canale di Sicilia, prima edizione.

Sono così fortunata da trovarmi nel posto giusto, al momento giusto?

Visito subito il sito universitaspalermo.com per scoprire che le iscrizioni sono chiuse al 10 giugno.

Non mi arrendo, telefono all’organizzatore il quale mi rassicura che ricevono le iscrizioni fino il giorno prima dell’evento.

Non ho la tessera Fidal con me, così telefono al presidente della mia società sportiva e in un attimo ottengo i dati che mi permettono di iscrivermi.

Non ho la maglietta della società, poco male, perchè nessuno del mio gruppo sportivo correrà il giro podistico di Pantelleria.

Pantelleria dammusiIl mattino presto corro sul litorale, scopro angoli di mare blu cristallino, respiro profumi di mirto e origano, colgo i caldi colori dei fichi d’India, i fucsia accesi delle buganvillee, i variopinti oleandri, i delicati fiori di capperi.

Ammiro le palme nel vasto giardino della villa di Giorgio Armani, cittadino onorario di Pantelleria.

Ogni giorno conquisto una piccola parte di quest’isola selvaggiamente attraente.

Sabato pomeriggio vado a ritirare il pettorale e il ricco pacco gara presso il village hotel Suvaki, dove incontro altri runners, con le loro famiglie, che alloggiano nell’hotel.

L’ansia non mi lascia dormire, anche se non dovrò alzarmi prestissimo.

 

24 giugno, domenica

  • ore 9,30: ritrovo Pantelleria centro.
  • ore 10,00: partenza 1^ tappa (Pantelleria centro - Località Grazia e ritorno)

Turisti accaldati applaudono la nostra partenza, di certo non c’invidiano, corriamo sotto un sole africano, ma la grinta è tale da sfidare la calura del profondo Sud.

Siamo partiti dal Borgo Italia, sul lungomare e dopo poche centinaia di metri inizia il percorso bello e tecnico, con parecchi saliscendi, per la morfologia dell’isola.

Una lunga salita ci conduce al secondo ristoro, dopo Camillia, in località Madonna delle Grazie.

Un attimo d’ombra e poi si ritorna per la stessa strada, dove altri runners sbuffano in salita.

Il caldo incalza, meglio non pensarci.

Si devia per Arenella, poi di corsa al traguardo, su Borgo Italia.

L’ansia svanisce nel sole.
Premiazione con prodotti tipici del territorio: capperi, caponata, passito e vino.

Ora ci vorrebbe un tuffo e una vigorosa nuotata.

 

26 giugno, martedì

  • ore 9,30 ritrovo località Rekale
  • ore 10,00 partenza 2^ Tappa (Rekale-Piazza Perugia).

Si parte e la tensione pian piano si allenta, trovo il mio passo di corsa, senza perdermi il panorama di questa parte sconosciuta dell’isola.

Sopra l’abitato di Rekale si possono vedere le Favare (getti di vapore caldo), fenomeno spontaneo; i fiumi bianchi, sbuffando dalle rocce rosse e ocra, regalano visioni singolari, arcaiche…

Dopo una salita iniziale di poco più di due chilometri, il percorso si snoda tra il verde rigoglioso e profumato della macchia mediterranea di Serra Ghirlanda.

Uno sguardo di corsa alle Tombe Bizantine, quindi una volata lungo la piana di Ghirlanda e il traguardo ci attende in salita, a Piazza Perugia, nella borgata di Tracino.

Oggi il caldo è stato mitigato da un leggero vento maestrale, dono della Provvidenza.

Premiazione con “carrettino siciliano” e materiale sportivo.

 

28 giugno, giovedì

  • ore 9,30 ritrovo via del lago di Venere, presso Azienda Marai.
  • ore 10,00 partenza 3^ tappa circuito (Lago di Venere).

Lo Specchio del Lago di Venere è uno splendido scenario naturalistico, un luogo incantato, nei dintorni di Bugebèr.

Dopo una serie di curve, racchiuso in una conca ovale, il laghetto appare come un miraggio.

La sua acqua è alcalina e sulfurea ed è anche possibile sottoporsi a fanghi ricchi di minerali.

Il percorso su sterrato, intorno al lago, è pianeggiante e assolato, non un filo d’ombra.

Solo lo spettacolo del lago color di giada, circondato dal verde delle colline, ci ripaga delle fatiche sotto un sole inclemente.

La premiazione di tappa di tutto rispetto è con prodotti tipici del territorio pantesco e abbigliamento sportivo.

29 giugno,venerdì

  • ore 21,00 ritrovo Pantelleria centro
  • ore 21,30 partenza 4^ tappa (circuito cittadino)

Noi runner avevamo pensato che quest’ultima tappa sarebbe stata una passeggiata per la sua brevità e per l’assenza ovvia del sole, ma ci siamo illusi, senza tener conto del tasso d’umidità.

Il percorso cittadino si svolge tra irte salite e discese veloci da ripetersi sette volte. Il tifo dei panteschi, gli abitanti di Pantelleria, non ci distoglie dal soffocante caldo umido della sera inoltrata.

La sofferenza per il caldo è stata avvertita da tutti i runners, senza esclusioni, ma è l’ultima tappa e si accetta anche questo.

Sul mare scuro luminose imbarcazioni si preparano a una notte di quiete.

Turisti passeggiano sul lungomare, aspettando la leggera brezza notturna.

Corro l’ultimo giro del percorso e non vedo l’ora di terminare per indossare abiti asciutti.

All’arrivo sorseggio acqua a volontà per reintegrare i liquidi dispersi.

Ancora una premiazione con un vassoio in ceramica, dipinto a mano.

Le premiazioni finali si terranno domani mattina presso l’hotel Suvaki, presente Fabio Cappello, pantesco d’adozione.

Una granita al limone è il giusto refrigerio in questa caldissima serata.

Sabato 30 giugno si torna a casa, a correre in Brianza, dopo la corsa spettacolare a Folgaria, il primo luglio: dal mare alla montagna.

Vacanze 2013? Ma Pantelleria!

 

Pantelleria-Giro-a-tappe 0196 (Copia)

 

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24 dicembre 2012 1 24 /12 /dicembre /2012 13:19

Ecotrail-della-Ficuzza 2012 - Lara La Pera - Passaggio attorno al 7mo km - Foto di Maurizio CrispiLara La Pera (F35, Polisportiva Nadir) ha partecipato il 23 dicembre 2012 all'Ecotrail della Ficuzza, 12^ ed ultima prova del Circuito Ecotrail Sicilia 2012. Qui, pur ancora provata dalla sua partecipazione alla PisaMarathon 2012, appena una settimana prima, ha concluso la sua fatica in 2h29'47, alla spalle di Graziella Bonanno, vincitrice della gara rosa. Tra l'altro, su 186 classificati di entrambi i sessi, è stata la 58^ assoluta.
Ovviamente, la classifica - nelle gare trail e nel rispetto dello "spirito trail" - non conta poi davvero tanto: l'importante è partecipare, condividere e vivere l'esperienza, ma arrivare al traguardo "bene" è pur sempre una soddifazione in più.
Ecco di seguito il suo racconto che, per inciso, ci è giunto con una straordinaria temepestività, quasi da record. 
 

(Lara La Pera) Scampati indenni alla profezia dei Maya, ieri 23 dicembre 2012 più di 200 appassionati del trail si sono ritrovati di fronte alla reggia di Ferdinando di Borbone per correre l’ultimo trail dell’anno, il trail della Ficuzza.

Alle 8.00 faceva ancora tanto freddo (c’erano circa 5 gradi), ma l’atmosfera come sempre era calda. L’ora che precede una gara di trail è sempre molto divertente. Ormai, noi appassionati di questa splendida disciplina in Sicilia formiamo una grande famiglia e ritrovarsi è sempre un piacere.
Nei momenti che precedono lo start, si scambiano chiacchiere sulle ultime gare fatte, su quelle che si faranno, si parla del percorso del trail che si sta per affrontare…  salite, discese, pietraie, fango, caldo, freddo. Ieri tra noi appassionati del trail c’erano anche podisti che solitamente corrono su strada e che  in occasione di una gara particolare si convincono a provare l’ebbrezza del trail 
[citiamo, a titolo di esempio, il forte Max Buccafusca del Marathon Monreale - NdR]. Di questi "neofiti" alcuni si innamorano e poi ritornano in occasione di un’altra gara, altri si terrorizzano (perché il trail rispetto alla corsa si strada rappresenta un’altra dimensione della corsa!) e non li vediamo più.
Nel trail comanda la Natura… e non detta legge il GPS che ci impone un’andatura da inseguire e rispettare…

Prima della partenza tra una chiacchiera e l’altra si cercavano le zone della grande piazza antistante il castello riscaldate dal sole… Aldo [Siragusa] ci rassicurava sul fatto che durante la mattinata la temperatura avrebbe raggiunto anche i 15°C, raccomandava di portare la borraccia con almeno mezzo litro d’acqua. In effetti, la sua profezia si è avverata, perché durante la gara abbiamo anche sofferto un po’ il caldo e correre senza liquidi sarebbe stato un problema.

Radunati tutti i runner in zona partenza, alle 9.05 si parte. I primi 4 Km fino alla galleria sono molto scorrevoli e chi da poco s'è avvicinato al trail può commettere l’errore di pensare che la gara sia tutta così e che si possa tenere, di conseguenza, l'andatura di un diecimila. Cosa che in un trail di 23 km può essere un errore fatale!
Ma quello era solo l’antipasto, perché dopo il tunnel c’è solo un secondo di respiro al primo ristoro e poi inizia il vero trail…. salita, bosco, fango, rami secchi, odore di sotto-bosco…
Insomma per gli appassionati non manca nessun ingrediente per  esaltarsi.
Il trail della Ficuzza è abbastanza “veloce": non ci sono salite impossibili da scalare o discese vertiginose… Per i più audaci ed esperti è un trail tutto da correre. Per tradizione alcuni, una volta raggiunto il Pulpito del Re si fermano per una foto, altri presi dalla gara non si accorgono nemmeno dell’esistenza di questo "Pulpito", ma piuttosto notano il cranio di una mucca al centro di un sentiero che rischia di farci lo sgambetto!
Ieri il livello di difficoltà della gara è stato innalzato dalla grande quantità di fango che i giorni scorsi di pioggia hanno lasciato un eredità… Foglie secche e fango rendevano le discese particolarmente viscide ed insicure: ma per gli appassionati trailer anche questo è un valore aggiunto!
Gli ultimi quattro km di gara su strada bianca sono risultati abbastanza scorrevoli (per chi ha saputo dosare le energie!) e si possono lasciare girare le gambe..c’è qualche breve taglio da fare attraverso il bosco, un altro po’ di fango da portare come trofeo all’arrivo, una passatoia di legno su un ruscello e un'ultima scalinata per salire in piazza: ed ecco che siamo arrivati! Mentre si aspettano i compagni di gara sotto l’arco gonfiabile rosso-arancione, si iniziano scambi di divertenti commenti sulla gara. Passa così un’altra ora piacevole, deambulando tra la zona arrivo e il bar in attesa della premiazione.

Durante l’assegnazione dei premi tra applausi e incitazioni di trailer, amici e parenti, pensavo che riusciamo a fare più casino durante la premiazione di un trail (sarà che ci conosciamo praticamente tutti) rispetto a gare dove ci sono più di mille partecipanti e pochissima gente alla premiazione finale, perchè sono tutti pronti a fuggire non appena sia stato ritirato il proprio premio.
Ieri siamo rimasti quasi tutti fino alla fine. Il trail è belle anche per questo e ci auguriamo che nel 2013 questo movimento cresca ancora di più mantenendo l’entusiasmo che fino ad oggi lo ha caratterizzato.
Ovviamente, adesso, attendiamo con ansia il calendario 2013.

Buon Natalea tutti!

 

 

Foto di Maurizio Crispi: Lara La Pera in azione all'Ecotrail della Ficuzza 2012, attorno al 7° km di gara.

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21 dicembre 2012 5 21 /12 /dicembre /2012 13:57

lara-la-pera in azione alla Maratona di Torino 2012Lara La Pera (Polisportiva Nadir) ha partecipato assieme a Roberto Magnisi (sua "dolce metà") alla Maratona di Pisa (alla sua 14^ edizione), lo scorso 16 settembre 2012.
Qui ha realizzato il suo miglior tempo di maratona ed è chiaramente stata felice di questo risultato: alla performance ci si tiene sempre - è ovvio - ma quando al traguardo di una gara si arriva bene, realizzando per di più il proprio personal best, questa è soltanto una ciliegina sulla torta.
Prima di arrivare alla ciliegina finale e assaporarla si degusta la "torta" cioè l'esperienza nel suo insieme, fatta di tanti diversi momenti tutti ineliminabili che, miscelati in varia maniera, contribuiscono a dar vita a quell'avventura unica e irripetibile che è ciascuna delle gare di lungo corso cui si partecipa: ingredienti che sono costituiti da avventura, viaggio, piacere di essere in un luogo ancora non conosciuto, gioia, solidarietà e condivisione con tanti che pur non conoscendoli del tutto sono per qualche ora compagni di strada.
Lara La Pera viene da un anno podistico davvero intenso, che - per lei - è stato denso di soddisfazioni, tra le quali ha occupato un posto centrale la terna di vittorie rappresentata dalla Supermaratona dell'Etna 0-3000, dall'Ecomaratona delle Madonie e dall'Etna Trail.
E, alle gare trail, fallito per vari motivi il progetto di correre la maratona nella grande Mela, ha fatto seguito - in un empito di instancabile e lodevole stakanovismo podistico - la partecipazione alla Maratona di 
Torino, per concludere con quella di Pisa.

Adesso, i due coniugi e portatori di una passione condivisa (Lara La Pera e Roberto magnisi sono felicemente affronteranno l'ultima fatica dell'anno che sarà l'Ecotrail di Ficuzza (Palermo), il prossimo 23 dicembre e, per un po' potranno finalmente riposare, in attesa di definire il loro calendario sportivo 2013.
Ed ecco, di seguito, il suo racconto, preceduto da una breve auto-presentazione.


(Lara La Pera) Ieri pomeriggio mentre cercavo di sopravvivere al mio fastidiosissimo raffreddore e alle ultime due ore di lavoro,squilla il mio telefono… era Maurizio a salvarmi da questa 
“agonia”! Dopo aver scambiato quattro chiacchiere sulle prossime gare, mi ha chiesto di scrivere qualcosa per "Ultramaratone Maratone e Dintorni" sull’ultima maratona che ho corso, quella di Pisa e di raccontare qualcosa in generale sulle mie maratone (e sulle mie corse, in genere). Scrivere mi piace, ma parlare di me mi riesce difficile…

Ho iniziato a fare sport a 12 anni… ne ho quasi 37 e i giorni della mia vita in cui sono rimasta ferma per fortuna li posso contare sulle dita di una mano. Ho iniziato con il nuoto, poi ci sono stati la pallanuoto, il nuoto in acque libere che mi ha regalato momenti bellissimi e, nel 2007, ho iniziato a correre. Era un brutto periodo della mia vita e la corsa è diventata la mia migliore amica… e adesso siamo inseparabili.
Il risultato più bello ottenuto in questi sei anni è stato quello di conoscere tante persone splendide con cui condividere questa passione. Da un anno a questa parte corro la mattina con un gruppetto di amici innamorati quanto me di questo sport. Scherzando, ci chiamiamo i Seven o’Clock perché caldo, afa, vento, pioggia, grandine….alle 7.00 siamo allo Stadio delle Palme e si parte. Da quando corriamo insieme siamo tutti migliorati tanto. La forza del gruppo! Quando non posso unirmi a loro, corro vicino casa mia ad Aspra… anche lì in buona, anzi ottima compagnia.
La mia prima gara? La maratona di Roma del 2007…, chiusa con onore e lacrime (di dolore), trascinata da Roberto (la mia dolce metà) in 4h52’… Qualche chilometro prima dell’arrivo, quando mi sono seduta per terra sfinita, lui mi ha tirata su e mi ha detto…"Ormai dobbiamo arrivare, anche strisciando!".
Quel giorno ho capito che la maratona è una cosa seria e che mi dovevo impegnare un po’ di più! Da allora di maratone ne ho corse 15 in giro per l’Europa e l’Italia e soprattutto, grazie alla guida del mio coach Salvo, di Roberto e di un carissimo ed espertissimo amico (anche velocissimo!), Matteo Maggiore, sono riuscita a migliorare.
Le gare più brevi non mi divertono… si sta sempre con il cuore in gola… La maratona, invece, è un viaggio, un confronto con i nostri limiti, è sapere gestire il proprio corpo e la propria mente.
Da Roma 2007 ho percorso migliaia di chilometri, nei sentieri della Favorita, sul lungomare di Aspra, in montagna.
Negli ultimi due anni ho scoperto il trail… ed è stata una scoperta meravigliosa.
Correre in mezzo alla natura, senza tempo né andatura, ma seguendo il ritmo di salite e discese (spesso tirando il freno a mano), è divertentissimo.
Ma torniamo sul nero asfalto: domenica scorsa a Pisa ho corso la mia quindicesima maratona, riuscendo a realizzare un tempo che rincorrevo (in tutti i sensi!) da mesi: 3h07’32’’. Da punto di vista atletico ho vissuto un autunno pieno di colpi di scena.
Ero iscritta a New York e, per una serie di imprevisti, tra cui la "signorina" Sandy, non sono potuta partire. Quindi, abbiamo deciso di andare a fare la maratona di Torino (bellissima), ma ovviamente mi è venuta l’influenza e ho corso tra starnuti e colpi di tosse. Al posto del gel di carboidrati, aprivo pacchetti di fazzoletti di carta. Dopo 38 chilometri di sofferenza pura, mi si è affiancato un vecchietto in bici che mi ha detto: “Coraggio, signora, si vede che sei messa male, ma stai arrivando!.
Signoraaaaa, mi ha chiamata. Signoramentre, avevo lottato disperatamente per andare avanti piuttosto che indietro… e quello mi ha detto pure che ero messa male (...ma guarda un po')!
Ma arrendersi mai, neanche dopo questo schiaffo morale! Ma anche a Torino, in quelle condizioni, arrivare e trovare Robi al traguardo con un sorriso a "54" denti è stato emozionante… e poi ero felice per lui che era riuscito a fare una splendida gara.
Quindi prima che ci si mettessero anche i Maya a rovinare tutto, mandando in fumo mesi di allenamento, dopo aver letto un articolo scritto da Maurizio sulla maratona di Pisa, l’ultima del 2012, abbiamo deciso di andarci.
La maratona di Pisa parte e arriva nella suggestiva Piazza dei Miracoli, il percorso è molto vario sia dal punto divista paesaggistico che dell’altimetria. Città, lungarni, pineta, lungomare e poi di nuovo città. E’ una maratona a dimensione d’uomo, questo poco più di 2300 iscritti; non si fanno file colossali al guardaroba o alla toilette, non si viene ingabbiati tre ore prima. Insomma, un sacco di pregi...
Domenica per fortuna, dopo giorni di freddo e neve, sembrava primavera e anche se soffiava un po’ di vento da Sud, per noi Siciliani il clima era perfetto (con una temepratura di circa 15 gradi). Io ho corso con Roberto che, dopo le fatiche di Venezia e Torino, aveva deciso di accompagnarmi… per la prima volta avremmo corso un’intera maratona insieme. Aiuto! Ovviamente, prima di partire l'ho minacciato “Se mi fai scoppiare ti ammazzo!”…  Risposta: “La Pera… almeno in queste occasioni stai zitta, corri,e soprattutto non guardare l’orologio.  Fidati di me!” Ed è stato perfetto. 
Partenza tranquilla seguendo il palloncino (un po’ accelerato) delle 3h15’: partire piano (ma non troppo!) alla fine premia sempre. Dopo i primi 5 chilometri Robi mi annuncia che il riscaldamento si era concluso e si iniziava a correre.
Ma perché fino ad ora cosa avevamo fatto fatto???? Fino al 20° chilometro scambiavamo qualche parola, anche con chi si affiancava a noi… Dopo la mezza, a Tirrenia, io sono entrata in un mutismo totale: iniziava la vera gara.
Non ho mai avuto una vera crisi, ma la fatica inevitabilmente iniziava a farsi sentire. Per fare scorrere i chilometri lui mi diceva di guardare qualcuno poco avanti e superarlo… e questa cosa funzionava, così mi distraevo dalla fatica.
Dal 33° al 39° sempre una leggera salita, avevo un po’ di dolore al fianco, ma cercavo di respirare profondamente e nella mia mente cantavo (lo faccio quando sono molto stanca).
Se ci si concentra solo sulla fatica è la fine e gli ultimi chilometri rischiano di diventare infiniti. Anche se non ci si schianta contro il temutissimo "muro" di maratona, dopo 35 chilometri bisogna gestire alla perfezione le energie residue.
Tanti podisti ormai camminavano lungo il percorso, altri correvano arrancando, qualcuno ci ha superato….
40° Km, si entra nel centro storico. Ho guardato l’orologio: 2h57’52’’ e ho capito che potevo farcela. Il mio cuore batteva come un tamburo, il respiro accelerato, i muscoli delle gambe gridavano, ma sapevo che non mi avrebbero abbandonata proprio alla fine. Ho raccolto le forze residue e ho rincorso questo risultato in cui ho creduto per mesi (crederci è fondamentale!).
Sentivo Robi gridare “La Peraaaaa…pensa come era l’ultimo Km della 0-3000…corriiiiii”. Svoltand l’angolo al 42° km, si entra in questa meravigliosa piazza dove la Torre Pendente (ma quanto è storta!) ti accoglie insieme a tanta gente che fa il tifo.
A quel punto ho gridato e ho tagliato il traguardo!
Ero sfinitamente (più che infinitamente!) felice. 
Quando si finisce una maratona realizzando il tempo per cui ci si è allenati e si sono fatti tanti sacrifici è una gioia grande… Però ogni maratona è una storia a sestante: e arrivare è sempre bellissimo. So che queste forti e belle sensazioni le provano tutti quelli che almeno una volta nella loro vita hanno corso i 42,195 km, ed è bello condividerle. 
Cosa ho pensato dopo qualche minuto quando ho ripreso lucidità con la medaglia da Finisher al collo? “Ma vent’anni fa (passato remoto!), quando ho visitato Piazza dei Miracoli in occasione di una gita scolastica,trascinandomi dopo l’ennesima notte insonne sul bellissimo prato, chi me lo doveva dire che un giorno sarei arrivata sotto la Torre Pendente, tagliando il traguardo dopo una corsa di 42,195 km, schizzando adrenalina da tuttii pori??”
Buona maratona a tutti!
Lara La Pera Pisa marathon

E brava Lara: ottimo racconto!!! 
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Published by Lara La Pera (con una nota redazionale) - in Racconti di gara e tributi personali
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7 dicembre 2012 5 07 /12 /dicembre /2012 14:00

12 ore in pista alla 24 ore del Sole 2012 - partitiLa catanese Elena Cifali della ASD Movimento é Vita Gela (in Facebook conosciuta ormai come SuperElena Cifali) ha partecipato alla 12 ore su pista, in occasione della 24 ore del Sole che si è celebrata tra il 24 e il 25 novembre 2012, a Palermo all'interno dello Stadio di Atletica "Vito Schifani" e ce l'ha fatta: ha condotto bene la sua prima esperienza di ultramaratona, testando se stessa, in vista di più ambiziosi impegni e scoprendo così di poter stare sulle gambe per 12 ore di seguito, avvicinandosi di molto al fatidico traguardo dei 100 km.
Non male come prima esperienza: nelle 12 ore di gara ha percorso quasi la distanza di due maratone (82,428 km), tra l'altro laureandosi campionessa italiana IUTA 2012 di specialità (12 ore su pista), vista che la gara era valecvole come Campionato italiano IUTA 12 ore su pista!
Si merita un sentito in "In Bocca al Lupo" in vista di future imprese da parte di "Ultramaratone, maratone e dintorni"]

(Elena Cifali) 12 ore per correre senza infortunarsi;
12 ore per sudare senza sauna;
12 ore per stancarsi senza farsi venire il fiatone;
12 ore per pensare senza trovare la soluzione;
12 ore per riflettere, senza inabissarsi in discussioni sterili;
12 ore per rivivere un’intera vita;

24 ore del sole - Prima della partenza della 12 ore - Foto di Maurizio CrispiQuando un amico scherzando mi propose la 12 ore su pista lo guardai con sorpresa: una simile gara non l’avevo messa in calendario, non era tra le mie priorità, non mi ero allenata per sopportare uno stress psico-fisico così impegnativo. Quando se ne parlò la prima volta, avevo nella testa la maratona dell’Etna. “Finisco la maratona e poi ci penso", risposi. Finita l'Ecomaratona dell’Etna iniziai a pensarci seriamente. Mancavano solo 3 settimane, nessun allenamento su pista e tanta stanchezza ereditata dalle gare precedenti.
Ma chi mi conosce sa perfettamente che raramente mi tiro indietro. Quindi decisi: partecipo!
Sono arrivata allo Stadio Vito Schifani di Palermo durante la mattina del sabato, quando i partecipanti della 24 ore già correvano. La prima cosa che mi ha colpito è stata la serenità che la pista mi trasmetteva. E’ un pista “serena ed allegra” colorata come piace a me di un bel colore arancio. Sembra un’enorme biscotto che non chiede altro di essere mangiato. Tutto intorno volti che riconosco, amici che mi salutano, atleti con i visi imperlati di sudore che cercano di mantenere la concentrazione.
Mi assegnano il numero del pettorale: 96, un bel numero tutto tondo, che non potrà che portarmi fortuna!
Sbrigate tutte le formalità, ho abbandonato lo stadio per tornarci in tarda serata.
Le ore che mi separano dalla partenza sembrano interminabili, ho lo stomaco in subuglio, l’ansia mi attanaglia e non riesco a fare il riposino pomeridiano che mi ero programmata.
Ritornando in pista, mi accorgo che tutto intorno è pieno di lucciole e che la luna quasi piena è alta in cielo. Da questo momento, l'astro pallido sarà la mia compagna fedele per tante ore. Sarà lei a guardarmi, ad illuminare il mio cammino, sarà lei che come un faro nella notte guiderà i miei pensieri.
Siamo pronti, in 7 dietro la linea di partenza, ridiamo ed applaudiamo noi stessi.
Dieci secondi, sette, cinque, tre, due, uno, via!
24 ore del Sole 2012 - Prima della partenza della 12 ore - Foto di Maurizio CrispiIo e gli altri compagni iniziamo a correre chi sul primo e chi sul secondo anello,ed è un’emozione che mi “strizza il cuore”, che mi fa diventare “grande”: da ora in poi sarò proiettata in un’altra dimensione. 
Tutto il mondo - tutto il “mio” mondo - è qui. 
La pista diventa il mio “pianeta ovale” 
Qui sono al sicuro, corro, ascolto la musica dalle mie cuffiette e penso. 
Inizio a pensare che questo mio Pianeta ha tutto quello di cui ho bisogno: c’è IL Re Luigi Stella (patron della manifestazione), c’è il Contastorie Aldo Siracusa, c’è il Condottiero Maurizio Crispi, ci sono tutti gli Assistenti di Corte (addetti alle attrezzature informatiche), ci sono i Domestici (addetti ai ristori, all’ambulanza, ed ai bagni) e poi c’è Il popolo (che corre, quindi produce). Ognuno col suo ruolo preciso, ognuno porta a termine il lavoro che gli è stato affidato con onore e rispetto per quel che fa.
Proprio la gioia e la volontà di fare bene quello che compete fa in modo che tutto funzioni alla perfezione. Si potrebbe vivere un’intera vita su quella pista, ma ahimè il gioco durerà solo 24 ore !

I primi chilometri scorrono molto velocemente, le mie gambe funzionano benissimo, nessun dolore, nessun fastidio, sono felice come una bimba sulla sua giostra e lasciandomi prendere dall’entusiasmo e dal ritmo della musica azzardo qualche giro più veloce. Ci penserà il saggio Salvo Piccione, più esperto di me in simili gare, a frenare la corsa di questa cavalla pazza. Mi acchiappa, mi mette una mano in testa e mi consiglia di moderare il passo: “La notte è lunga, se continui così alle 6 del mattino sei KO”.
Gli do retta, rallento di molto e cerco di mantenere un’andatura costante, anche se ogni tanto mi sorprendo un pelino più veloce di quello che dovrei essere.
24 ore del Sole - Prima della partenza della 12 ore. Da sinistra Salvo Crudo, Elena Cifali e Salvo Piccione - Foto di Maurizio CrispiI volti del popolo della 24 ore iniziano ad essermi familiari, vedo lo psicologo, il carabiniere, la casalinga, l’autotrasportatore, la segretaria, il poliziotto, l’impiegato di banca, il medico, il postino, il pensionato, insomma nel nostro piccolo mondo ci siamo tutti, ma proprio tutti.
La voce di Aldo scandisce il trascorrere delle ore e dei km percorsi da ognuno, la stessa voce si fa ovattata nel cuore della notte, assume un tono più pacato, più lento, la stanchezza ed il sonno coglie di sorpresa tutto il Regno.
Di tanto in tanto cerco con lo sguardo il mio compagno di viaggio e di avventura Salvo Crudo, trovo confortante il fatto che ovunque io sia, ovunque lui sia, siamo sempre a portata di vista. Perdersi qui non è possibile.
A perdersi invece è la mia mente che viaggia ripercorrendo l’intera mia vita, a farmi viaggiare è la musica che ho caricato, musica che mi fa ripercorrere 39 anni col sorriso sulle labbra. 
Ed intanto che i km passano ho l’impressione di fare un viaggio su una strada con un’infinità di curve:
21 km: mi sento una leonessa.
42 km: sto bene, ho solo freddo alle gambe e decido di mettermi addosso una felpa per proteggere il torace.
50 km: aspetto l’alba, aspetto che cambi il giorno e mi chiedo da che parte sorgerà il sole, infatti ignoro l’esposizione della pista. 
Le miei pause si fanno più frequenti, i biscotti, che mi hanno alimentata durante la notte (restandomi appiccicati alle dita per causa dell’umidità), rimangono ancora il mio cibo preferito. Bevo the caldo nel vano tentativo di far passare un brutto dolore allo stomaco sicuramente causato dalla bassa temperatura.
Ma l’alba non tarda ad arrivare, le prime luci schiariscono il cielo, l’umidità che l’ha fatta da padrona per tutta la notte lascia il posto al tepore del sole che lentamente sorge.
Sono quasi le 8.00 del mattino, ho concluso i miei 60 km ed il primo a saperlo è l’amico Pietro Bernardo che ha saputo cogliere l’attimo con una breve, confortante ed incoraggiante telefonata.
La pista torna a vivere di una nuova vita, le luci dei riflettori si spengono, la musica si alza, il freddo pungente lascia posto al calore, la notte al giorno, il riposo alla stanchezza.
Già, la stanchezza!
Inizio a sentirla, anzi, la sento. I piedi mi fanno male, anche se è un dolore sopportabile, li sento gonfi. Vorrei levarmi le scarpe ma non lo faccio perché tempo che i piedi una volta fuori dal loro “involucro” non ne vogliano più sapere di tornarci dentro. Sopporto e vado avanti. 
24 ore del Sole - 12 ore - Elena Cifali in gioco. Dietro Salvo Piccione - Foto di Maurizio CrispiI volti dei miei compagni si sono trasformati, sono invecchiati in una sola notte. Smorfie di dolore si dipingono, in molti camminano o meglio: in pochi corrono ancora. Tra coloro che ancora corrono Salvo Piccione che gira e gira senza fermarsi quasi mai, lo vedo passarmi giro dopo giro, mi incoraggia, lo incoraggio. Io, Salvo Crudo, Guido Pittaresi e “Leone” alterniamo corsa e cammino cercando di risparmiare le ultime energie rimaste. Ognuno di noi ha avuto come unico compagno se stesso, ognuno di noi ha avuto un’occasione unica: trascorrere 12 lunghe ore senza essere “disturbato” dai problemi quotidiani.
Vivo intensamente questa gara facendo il “punto” della situazione, sperando in un buon risultato. 
Un’emozione fortissima mi coglie quasi impreparata quando Luigi Stella, a bordo pista, mi applaude chiamandomi Campionessa: essendo l’unica donna in gara, sapevo già che sarebbe successo, ma sentirselo dire è tutt’altra cosa. Sono la prima donna, sono prima davanti a tutte coloro che non hanno voluto o potuto partecipare. Ma non le biasimo, la pista può spaventare, gestirla non è semplice ed oltre a buone gambe serve anche una buona testa. Non prendiamoci in giro, girare in ovale per così tante ore non è certamente un gioco da ragazzi e per farlo - e per saperlo fare - ci vuole una grande dose di coraggio ed incoscienza.
Per tutta la notte non ho chiuso occhi, non mi sono mai sdraiata ripetendomi che non sono arrivata fin qui per dormire, ma per correre, ma ora la mente inizia a perdere un po’ di lucidità, non riesco più a seguire bene sul monitor del PC [ubicato vicino al punto di rilevamento dei passaggi - ndr] a che punto sono nella mia progressione; sono stanca e dolorante, decido di sdraiarmi in una branda per qualche minuto. Chiudo gli occhi cercando di riposare senza sprofondare in un sonno pesante, altrimenti riprendermi sarebbe impossibile. Mi rialzo dopo appena 7 minuti, tanti mi sono stati necessari a ricaricare parzialmente le batterie. 
70 km: sono stanchissima, prima di partire avevo scommesso con mio marito che ne avrei fatti almeno 80, ma questi ultimi 10, ancora da percorrere, sembrano un miraggio. Mi arrabbio con me stessa e mi ripeto che 10 chilometri sono una sciocchezza, che in allenamento li faccio in un batter d’occhio.
24-ore-del-Sole 6556Devo solo ingannare la mente e fare finta di essere a casa, stare per uscire per fare una semplice sgambettata. Ma la mente non si lascia raggirare, anzi, sentendo odore di inganno mi tira un brutto scherzo. Inizio a perdere di vista le mie motivazioni e comincio a piangere mio malgrado. Lacrime su lacrime che scendono copiose su un viso che rimane inespressivo (almeno credo). Invio un sms all’amica Tiziana (che da casa aspetta mie notizie) per trovare conforto nella sua risposta, ma la risposta arriverà solo dopo il mio arrivo!

Devo ritrovare la forza per affrontare l’ultima ora di gara, mi distraggo chiacchierando per qualche breve istante con l’amico Franco Mura che spudoratamente mi da della “pazza”!
Ormai manca poco meno di mezz’ora e mentre tutti gli altri affrettano il passo per terminare in bellezza io decido di sedermi su una poltroncina che avevo “corteggiato” durante la notte, poggio i piedi su una panca e a braccia conserte mi godo la gara dei miei amici. Mi alzerò solo a 5 minuti dalla fine, mi consegnano la bandierina ed inizio a correre per l’ultimo giro di pista.
Sono stanca, dolorante e molto commossa, ma a questo punto avviene una cosa che non mi sarei mai aspettata. D’incanto dimentico tutta la fatica e mi rendo conto d’essere dispiaciuta che la mia favola in questo bellissimo Pianeta stia per finire. Vorrei rimanere qui ancora per tanto tempo, vorrei avere il tempo di ripensare a tutto, vorrei avere il tempo per rivivere tutto, ma - ahimè - il tempo non ritorna indietro. 
Ecco, ci siamo è mezzogiorno in punto, ho percorso 82.428 metri, la gara è finita!
Poggio la mia bandierina per terra e mi sdraio sfinita, piango in silenzio lacrime di gioia e commozione, l’emozione si è impadronita di me ed è la prima volta che mi succede da quando corro.
Sono io la protagonista oggi e lo sono perché ho vinto contro la notte, contro il freddo, contro il caldo, contro la stanchezza, contro la noia, contro la solitudine, contro quelle gambe pesanti e quei piedi doloranti. Ho vinto contro tutti coloro che mi dicevano “E' una follia”. Ho vinto perchè nemmeno io osavo pensare che che avrei mai potuto superare una sfida così ardua.
24-ore-del-Sole 6843Guardo i volti di chi ha trascorso 24 ore su quella pista: tutti eroi. Ognuno soddisfatto a suo modo, negli occhi di questi grandissimi atleti splende la luce della conquista. 
Quel che è fatto è fatto, quello che non sono stata capace di fare lo rifarò il prossimo anno.
Si, perché ho una sfida aperta con questo Pianeta e con la sua gente. 

Arrivederci al prossimo anno mio dolce pista.

Post Scriptum (che in realtà è stato un prae scriptum) - E' giunto il momento di scrivere qualcosina riguardo la mia impresa di ieri. Trascorrere 12 ore su pista è stata un'esperienza bellissima, non ho subito la noia della pista, anzi la sentivo "amica" e mi divertiva pensare che solo dopo 400 metri sarei "arrivata". 

Ringrazio tutti coloro che si sono premurati affinchè ogni concorrente avesse a disposizione tutto ciò di cui necessitava. 
Ringrazio Aldo SiragusaLuigi Stella, gli assistenti ai ristori, i medici e il massaggiatore che con gesti sapienti ha ridato vita alle mie gambe doloranti. 
Ringrazio Salvatore Crudo che mi ha incoraggiata fin dal primo istante, Salvo Piccione che ha saputo frenare l'entusiasmo di questa cavalla pazza, Guido Pitarresi che, più di una volta, guardandolo negli occhi azzurri come i miei mi ha fatto rivivere il mio entusiasmo. 
Non posso e non voglio dimenticare gli amici che mi sono stati vicini col pensiero: Inge Poidomani, Pietro Bernardo e coloro i quali mi hanno sostenuta durante la crisi Tiziana Calabrese e Franco Mura
Un ringraziamento particolare va al mio dottore Maurizio Crispi che ha saputo darmi consigli e suggerimenti impareggiabili.
A parte mio marito Ezio Sanfilippo e mio figlio Luca che da casa tifano e scommettevano sui chilometri che avrei percorso, chiedendosi cosa avevano fatto di male per meritarsi una pazza simile in casa credo di non dimenticare nessuno. 
E qualora lo avessi fatto sono pronta a correre 1 metro per ognuno di loro come penitenza!

Brava Elena! Sei riuscita a fare una cosa grande!

 

 

Foto di Maurizio Crispi

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1 dicembre 2012 6 01 /12 /dicembre /2012 12:00

Inge-Hack-Le-vie-di-San-francesco-2012.JPGSi è svolta tra il 27 e il 28 ottobre 2012, la prima edizione dell'Ecotrail "Per le vie di San Francesco", organizzato da OutdoorConsulting: 130 km di trail, D+ 5000m, 4 punti qualificanti UMTB.  Ed é finalmente nato il racconto sull'Ultratrail "Le Vie di San Francesco" di Inge Hack, tedesco-sciiliana che vi ha partecipato, concludendo la sua prima esperienza di Ultratrail: e che Ultratrail!
Un racconto che è risultato un po' lungo, ma che - vista l'importanza e l'unicità dell'esperienza vissuta dalla nostra Inge, va bene così com'è. Sarebbe stato davvero un peccato espungerne qualche parte...
E siamo, ovviamente, lieti di pubblicarlo. 


(Inge Hack) Per me - come straniera - è una grande fatica scrivere correttamente in Italiano, ma alla fine ci sono riuscita. Come sempre il mio racconto è un modo per dire grazie all'organizzatore, in questo caso a Raffaello Alcini e tutti il suo staff.
Più racconti si scrivono di una gara, più questi eventi avranno visibilità.
I "ragazzi" della Outdoorconsulting sono podisti e quando un podista organizza una gara, le cose sono fatte sempre con un gran cuore. Pacc gara con maglietta tecnica, pasta party con i fiocchi, ristori con cibi di qualità, gilet finisher della Ferrino, ecc ecc. 


Le vere star delle competizioni non sono gli atleti, ma i volontari che ci rendono possibile gareggiare, divertirci, conoscere dei posti favolosi ecc.
Durante questa competizione, in particolare, i volontari hanno dovuto presidiare le diverse postazioni loro assegnate sotto la pioggia e con un vento gelido per permettere a noi runner di compiere le nostre prodezzele (o pazzie, a seconda dei punti di vista). Un grazie di cuore a loro!


Il mio racconto è un pò lungo, ma tutti i miei tentativi di accorciarlo sono finiti con il contrario, ho aggiunto sempre di più. Lo spedisco e lo lascio nelle mani di un esperto che di sicuro me lo rende accettabile. 

Ma ecco, di seguito il mio racconto.

 

ecotrail-le-Vie-di-San-francesco.jpg26 ottobre 2012. Partenza da Catania con direzione Roma dove raggiungo l’amico Pietro Bernardo che mi ha coinvolto a partecipare all’Ultratrail “Le Vie di San Francesco”. Per la mia prima esperienza di un ultratrail ho scelto  una competizione con una difficoltà talmente alta da attribuire 4 punti qualificanti all’UMTB 2013, il massimo che si può ottenere in una gara ultra.

Da Roma ci spostiamo in automobile ad Attigliano (TR) in Umbria dove arriviamo nel tardo pomeriggio, ritiriamo i pettorali presso l’Hotel Umbria e subito dopo godiamo del “pasta party” in un edificio adiacente l’albergo. Un party abbondante: ci servono non solo pasta a volontà ma anche un secondo con i fiocchi. Una costoletta di maiale grigliata che copriva gran parte del piatto, salsiccia e patate al forno. Tutto accompagnato da acqua, vino rosso o birra fresca. Un trattamento di lusso.

Al mio tavolo ci sono Pietro Bernardo con la moglie, Manuela Sabbatini con Nicola Malucci, Giovanni Baldini (uno degli organizzatori) che mi incanta con i suoi racconti del Tor des Geants e altre gare favolose.

Sapevo che Manuela e Nicola corressero come coppia in questa gara. Correre in coppia significa partire, passare tutti i cancelli orario ed arrivare sempre insieme sino al traguardo. Se uno dei componenti della coppia non ce la fa può ritirarsi e l’altro ha la facoltà di continuare e classificarsi come atleta individuale.
Fino a pochi giorni prima della gara si erano iscritte solo 3 coppie ed a Pietro venne l’idea di propormi di partire come 4° coppia. Dovevamo solo sperare che una delle 3 coppie non arrivasse insieme al traguardo e così lui poteva fare uno “scherzetto” ai suoi amici: salire sul podio anche se arrivava  per ultimo!!!

Il regolamento prevedeva la premiazione dei primi 3 uomini, delle prime 3 donne e delle prime 3 coppie.

Io ero alla mia prima esperienza di ultratrail e non avevo nessuna pretesa di poter vincere qualche cosa, tanto più che il meteo prevede pioggia e temporali per tutto il sabato. Durante qualche allenamento mi sono imbattuta in qualche goccia di pioggia ma correvo sull’asfalto e mai mi è venuta l’idea di correre sotto una pioggia abbondante fuori sentiero o dentro il bosco.

Ho accettato di correre in coppia perché con queste condizioni meteo non si può pensare di gareggiare sul serio. Così è nata la 4° coppia: Inge/Pietro “la coppia degli avvoltoi” che doveva solo aspettare che uno delle altre non ce la facesse.

Il sabato mattina del 27 ottobre 2012, alle 6.00 raduno in Piazza Vittorio Emanuele II di Attigliano per la solita punzonatura e alle 7.00h in punto partenza.

Avevo il cuore in gola pensando alle previsioni meteo.
Chi sa che cosa ci aspettava: un terreno già reso fangoso e scivoloso nei primi 20km a causa delle piogge del venerdì. Salite e discese quasi impraticabili dal fango. Io, purtroppo, non avevo nemmeno scarpe da trail che hanno una soletta particolare che aderisce a questi terreni. Ora rimpiangevo di correre con le mie Nimbus che sono favolose per la corsa su strada e basta. La scarpa si incollava al terreno e si staccava solo praticando uno sforzo. Così, ogni volta che si stacca la scarpa avevo l’impressione che mi si sfilasse dal piede. Meno male che le avevo allacciate bene, ma sentivo alla caviglia che la scarpa faceva forza, come se volesse rimanere attaccata al terreno.
Un paio di volte mi son fermata per stringere di nuovo i lacci perché si allentano in continuazione.

Non abbiamo ancora fatto tanta strada e Pietro accusa dei problemi alla gamba. Ci aspettano ancora tantissimi chilometri e questo non è di sicuro un buon segno. Speriamo non sia una cosa grave! Sono già le 9.00 e, secondo le previsioni meteo, avrebbe dovuto incominciare a piovere. Mi domandavo, come si potesse salire e scendere per accumulare un dislivello di 5000m con queste condizioni del terreno e con una pioggia torrenziale.
Il cielo non prometteva bene e anche se adesso non pioveva prima o poi ci sarebbe stato da combattere come nella Fisherman’s Friend Strongman Run, che è più una battaglia di fango che una corsa.

Ho ringraziato Pietro tante volte perché ha insistito affinché portassi i bastoni. Questa sarebbe stata la mia prima gara con i bastoncini e ancora non ne capivo la l'importanza. Per non farmi mancare nulla, due settimane prima della gara sono caduta causandomi gravi ferite alle mano destra. Non avrei proprio voluto portarli, ma viste le previsioni meteo e essendo riuscita (un giorno prima della partenza) ad acquistare una polsiera ho pensato che questa sarebbe stata la soluzione ai miei problemi.
Potevo coprire la ferita e impugnare i bastoni. Un cerotto si sarebbe staccato con la pioggia e il sudore, un bendaggio sarebbe stato troppo stretto da sopportare per tutte quelle ore.

Ci avviciniamo al posto di ristoro di Baschi al 42°km - la distanza di una maratona.
Ci aspettavano altre due maratone. I ristori sono organizzati alla grande: all’interno di edifici o gazebi, tutti al chiuso in modo da consentirci di ripararci dalla pioggia e dal vento e riposare un po’.
Ogni volta ci chiedevano il nostro numero di pettorale (che spesso era nascosto sotto i mantelli da pioggia). In questo modo nessun atleta poteva fare il furbo o tagliare la strada, ma serviva anche a controllare che nessuno di noi si perdesse e dava a noi la possibilità di controllare quanto vantaggio avevano gli altri partecipanti.
Nei primi ristori come al solito acqua e qualche biscotto. Nei successivi oltre al dolce anche noci, mandorle, prosciutto crudo e grana. Da bere Cola, Fanta, Sali, Birra, Vino Rosso, Thè freddo, thè caldo, caffè e compresse effervescenti di Supradyn.

Arrivati al punto di ristoro di Baschi, Pietro mi disse che avrei dovuto proseguire da sola. Il problema alla gamba adesso lo avvertiva non solo in salita, ma anche in discesa. Avevamo solo percorso un terzo del percorso e lui temeva di non farcela. Non voleva nemmeno rischiare di lasciarmi da sola. Nei ristori precedenti aveva controllato a che distanza erano gli altri gruppi. Noi eravamo gli ultimi. Mi disse di sbrigarmi e di raggiungere gli altri per non passare la notte nei boschi da sola. E così è “scoppiata la coppia degli avvoltoi” ed io sono ripartita da sola a caccia dei penultimi.

Ho superato due fratelli, poi altri due concorrenti ma non mi sono fermata con loro perché al prossimo ristoro ci dovevamo cambiare per la notte e mangiare. Se perdevo troppo tempo rischiavo di nuovo di rimanere da sola. Arrivata al ristoro trovo diversi atleti ed un gruppetto quasi pronto per ripartire. Ho cambiato i vestiti bagnati e le scarpe. Volevo mettermi anche un paio di gambali a compressione ma ero talmente infreddolita e bagnata che ho perso più di 5 minuti a provare di mettermeli senza riuscirci. Speravo che il pantalone lungo a bassa compressione e un paio di ginocchiere potessero risparmiarmi problemi di acido lattico e “l'effetto  gamba di legno” dopo la gara.
Le scarpe le ho buttate subito nella spazzatura. Erano vecchie e talmente sporche che provavo una certa soddisfazione nel sapere di non doverle lavare.

Dopo aver mangiato un piatto di pasta, ho potuto aggregarmi a Paolo Reali e Davide Talone. Ho perso più di un ora al punto di ristoro e non vedevo l'ora di proseguire. Davide aveva bisogno di una tazzina di caffè e ci siamo fermati in un bar.
Pronti, partenza, via! Ora potevo finalmente provare anche il mio frontalino nuovo di zecca. Non sapevo se la luce bastasse per vedere le balise di notte. Le balise: parola mai sentita prima, e ora mi dovevano guidare durante la notte attraverso il bosco.
La luce del frontalino era sufficiente per scoprire le balise da lontano e gli alberi o i sassi colorati con una striscia bianca e blu che marcavano il nostro percorso.
Ora c’erano anche delle balise catarifrangenti. Paolo aveva una lampadina tascabile fissata alla spalla destra  e  un frontalino comprato per 5 euro marca cinese che era più potente della mia Petzl MYO RXP che mi era  costata più di 80 euro.  I
lluminava nei punti difficili più dei nostri attrezzi professionali (professionali uguale più costosi). Avevo già letto nei forum di trail che qualche trailer affermava che aveva fatto buone esperienze con dei frontalini da 5/7 euro (prima usava anche dei modelli che superavano i 200 euro).
Ma io non avevo il tempo di provare tutto questo prima della partenza perché avrei dovuto uscire anche di notte per correre. Come da regolamento dovevamo avere con noi due frontalini funzionanti con un cambio di batterie alla massima carica.
Con una pioggia torrenziale è importante avere un attrezzo affidabile. Qualcuno per sicurezza ha anche coperto il frontalino con lo scotch per non far entrare l'acqua.

Il buio è arrivato e con lui anche il freddo. Stavo pensando alla bella tazzina di brodo caldo che ci aspettava al prossimo posto di ristoro. Ma purtroppo questo ristoro è saltato perché c’era (già dal pomeriggio) una battuta di caccia al cinghiale in corso.
Noi sentivamo in lontananza gli spari. Nella parte di bosco che percorrevamo noi si vedevano spesso dei cartelli con il divieto di caccia e pensavamo di essere al sicuro. Mentre i cacciatori non la pensavano così. Cacciavano anche in una parte del nostro percorso e per non averci fra i piedi ad un certo punto hanno incominciato di togliere le balise.
Solo i primi 13 corridoi sono riusciti a passare e poi gli organizzatori hanno dovuto allestire un percorso alternativo per la nostra incolumità.

La luna piena non illuminava un gran ché perché il cielo era pieno di nuvole. Ora dovevo rimanere al passo di Paolo e Davide che avevano il tipico passo da trailer.  In salita andavano più piano perché sono più pesanti di me ma in discesa correvano a rotta di collo. Io invece, solitamente, vado veloce nelle salite e con molta prudenza nelle discese. Correre nelle discese con tutto quel fango o con il terreno scivoloso mi faceva una gran paura.
A prendere una slogatura ci vuole un attimo di distrazione. Corro con l'aiuto dei bastoni. Era una corsa molto goffa. Ad un certo punto ho deciso di andare nelle salite al passo mio per non dover correre troppo veloce nelle discese.
Così andavo avanti in salita e mi facevo superare in discesa.
E fu così che mi sono persa!  Non mi sono accorta che ci dovevamo imboccare in un sentiero stretto e sono andata oltre. Dopo un po’ mi sono meravigliata che Paolo e Davide non mi sorpassassero. Mi sono giro e non vedevo le loro luci. Ho chiamato, ho preso il fischietto che dovevo portare da regolamento, ma nessuna risposta. Sono tornata indietro e non li ho trovati più. Ma mi accorgo delle balise illuminando quello stretto passaggio che non avevo visto prima. Ho pensato che loro non mi avessero vista sbagliare, percorso perché da dietro la luce del frontalino non si vede. Loro avevano imboccato il sentiero giusto, pensando che io fossi davanti.
Non so quanto tempo avrò impiegato per raggiungerli ma ero un po’ preoccupata perché in tre è difficile sbagliare percorso, ma da sola si può. E come!!!

Sfido chiunque a fare una prova. 3 frontalini fanno abbastanza luce che non si vedono le proprie ombre passare vicino. La luce di un frontalino ti fa passare la tua ombra vicino vicino e spesso non capisci che è la tua.
Dopo mezz’ora li ho trovati e mi hanno confermato che mi pensavano davanti. Si sono solo chiesti se qualcuno di loro mi avesse offesa e se me ne fossi andata per questo.  

Paolo nel frattempo accusava dei dolori al tallone.
Aveva problemi nel salire: proseguiva solo zoppicando. Più tardi non ce la faceva nemmeno in discesa e la nostra media era meno  di 5km/h. Abbiamo accompagnato Paolo fino al ristoro di Porchiano e lasciato a lui la decisione se proseguire, riposare o ritirarsi. Davide controllava il passaggio degli altri partecipanti e sapeva che erano passati non molto tempo prima. Così ci siamo messi a correre fino a quando non li abbiamo raggiunti. Avevo il desiderio di aumentare un po’ la velocità, perché mi sembrava di non arrivare mai. Il terreno non permetteva di correre a 6km/h, ma almeno una media di 5km/h la si doveva tenere.

Purtroppo, raggiunto questo gruppo, la velocità si ridusse di nuovo. Davide si trovava fra amici e, come detto già prima, i trailer sono un popolo particolare. Non è importante in quanto tempo si si sarebbe coperto il percorso, l’importante è terminare. Così ho conosciuto Maria Paola De Santis e il marito Antonio Camertoni.
Ho chiacchierato un po’ con Maria Paola ma, sia per la stanchezza, sia per l’attenzione che si doveva prestare per non fare passi sbagliati, la conversazione era a tratti. Ho imparato che loro portano della bresaola e grana nelle competizioni perché il dolce lo si trova in ogni punto di ristoro, il salato no. Intanto, eravamo arrivati al ristoro di Amelia, a 105 km.

Ogni ristoro una chiacchierata, chi si sedeva per far riposare le gambe, chi si toglieva le scarpe, chi si metteva mezz’ora a dormire, chi si faceva lo stretching…
Il tempo passa, ma la strada che si percorre è poca.
La mia prima esperienza di trail è stata traumatica anche per questo. Sono abituata a correre su strada e da sola.
Correndo su strada ho una media diversa, la strada “te la mangi” ad una media molto più alta e il traguardo si avvicina a poco a poco. Qui, in 10 ore avevamo percorso solo 45 km!

La notte era quasi passata quando il mio frontalino lampeggia per la prima volta.
Questo significa che le batterie sono quasi esaurite. Io ho capito che avevo fatto uno sbaglio. Le batterie di ricambio le dovevo tenere a portata di mano invece si trovavano dentro lo zaino. Per recuperarle devo togliere il mantello, lo zaino, cercarle ed sostituirle. Non mi ero esercitata a cambiarle senza guardare. Ero in compagnia di altre persone che mi illuminavano il sentiero ma se in futuro dovessi fare un altro trail le batterie dovrò sistemarle diversamente.

Alla fine non c’era bisogno di cambiarle. Ci salutava il nuovo giorno. Ora mi veniva la voglia di competere. Ho pagato l’iscrizione, il biglietto aereo e l’albergo fare una gara e non per pettinare le bambole o una passeggiata nel bosco con amici.
Volevo gareggiare, correre allo sfinimento. Il terreno lo permetteva. I sentieri non erano più melmosi e qualche volta c’erano anche delle strade bianche. Ho aumentato il passo nella speranza che anche loro venisse voglia di farlo. 25 km al traguardo, 25 km a 6 km/h sono 4 ore ma a 5 km/h sono altre 5 ore senza pausa ai ristori. Altri 2 posti di ristoro dove avremmo perso più di mezz’ora.
Ci voleva troppo tempo e ormai ero cotta. Volevo solo arrivare. Purtroppo loro non aumentarono il passo e dopo un po’ mi sono ritrovata da sola.
Ognuno deve fare il passo suo in una competizione così lunga e per me la corsa significa libertà. Non so se loro se lo sono presa a male e spero che qualcuno di loro, leggendo questo questo racconto, mi perdonerà. 

Prossimo posto di ristoro: Penna. Riempire la borraccia di acqua, acchiappare una fetta di pane con marmellata, un po’ di grana una banana e via. Tempo impiegato: 1 minuto ed ho trovato anche il tempo di scherzare e di ringraziare a tutti.

Altro ristoro: Giove. Qui, ho avuto un trattamento speciale. Uno dello staff mi ha guidato al ristoro e poi mi ha messo sul sentiero per Attigliano.
Mi sono potuta rilassare per un attimo. Sempre con lo sguardo in cerca di balise, di sassi, pali di lampade o alberi colorati di bianco e blu. Avere anche per pochi metri qualcuno che ti accompagna è molto utile. Mi ha fatto vedere da lontano Attigliano e con lo sguardo fisso puntato sulla metà mi sono fatta gli ultimi sali/scendi.

Sono arrivata ad Attigliano dopo 28h48'. Sono felice perché sono riuscita a concludere questo trail di 130 km con un dislivello di 5000 m. Le gambe non mi hanno tradito, i muscoli hanno retto, nessun crampo, nessuna vescica. Nemmeno acido lattico! L’unica cosa che era indolenzita erano le braccia per lo sforzo inusuale dei bastoncini.

All’arrivo ci aspettava il solito fotografo, un intervista per la televisione locale, il gilet da finisher e una tavolata di buone cose da mangiare tra cui prosciutto crudo di qualità e grana. Che goduria!

Giovanni Baldini mi ha portato con la propria macchina in albergo, sudata e sporca com’ero. Quando un runner organizza una gara lo fa con un gran cuore.

Guardando oggi le classifiche ho potuto vedere che su 60 partecipanti sono arrivati in 43, (di cui 32 uomini e 11 donne).
Al 42° kilometro ero l’ultima e mi sono classificata 34°.
Che dire? Gallina vecchia fa buon brodo!

 

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9 novembre 2012 5 09 /11 /novembre /2012 08:02

TerrediMezzo_joelette_5.jpgSi è svolto a Daverio (Varese), il 4 novembre 2012, il Trail Terre di Mezzo, organizzato dalla ASD Runners Valbossa (e da Marco Zarantonello, azzurro di Ultratrail). Disponibili nel contesto dell'evento la distanza lunga (35 km, 950 D+) e quella corta (14 km, 400 D+). All'interno dell'evento erano anche incluse delle belle iniziative di solidarietà come illustra l'articolo "Al Trail delle Terre di Mezzo corre la solidarietà". In particolare con la joelette, una sorta di bici-carrozzella due amici diversamente abili sono stati accompagnati da due portantini e hanno avuto modo di apprezzare così le bellezze paesaggistiche ed essere parte dell'evento.
 La gara di 14 km ha visto la vittoria di Maurizio Brassini (Atletica Casorate) in 58’ e 58”, seguito dalla coppia Cristiano Marchesini e Manuel Beltrami, giunti al traguardo appaiati al secondo posto. La classifica femminile ha visto la vittoria della forte Elena Begnis (Runners Valbossa), in 1h11’13” che, partita in sordina, ha incrementato la velocità raggiungendo e superando le avversarie altrettanto quotate. Alle sue spalle si sono posizionate, seconda Barbara Benatti e terza Elisabetta Di Gregorio.
La gara lunga ha vissuto una bella battaglia tra atleti molto forti e quotati in campo nazionale. Dopo un continuo avvicendamento alla testa della gara l’ha spuntata, in 2h e 32’, Luca Ponti (G. P Gazzada Schianno ) che si sta rivelando una promessa del futuro del trail running visti anche gli eccellenti risultati ottenuti nelle gare disputate nei mesi scorsi. A complicargli la vita ci ha pensato Stefano Trisconi, già campione italiano di trail di media distanza. Nella salita della cava, la più dura, il duo di testa ha staccato Massimiliano Rigamonti giunto terzo al traguardo dopo aver tenuto il ritmo indiavolato dei due battistrada per 25 km. 
La gara femminile è stata più delineata con la vittoria della forte bergamasca Cinzia Bertasa (team IZ SKI RUNNING) in 3h e 10’ seguita da Scilla Tonetti, sicuramente la più forte rappresentate del Varesotto in gare di questo genere. Al terzo posto Michela Urh, rivelando con questa sua performance un finale di stagione in crescendo.


terree di mezzo solidarietàAl Trail Terre di Mezzo ha partecipato anche l'Azzurra di Ultramaratona Maria Ilaria Fossati (ASD Road Runners Club Milano) che ha scritto un breve resoconto della sua nuova avventura podistica.
Il suo racconto è stato già pubblicato nel sito web dell'ASD Road Runners Club Milano, alla cui compagine Maria Ilaria Fossati appartiene.
Ecco il suo racconto.

(Maria Ilaria Fossati). Finalmente un trail a bassissimo impatto ambientale...... 

Anche se il termine "trail" nel mio immaginario è legato a ben altri dislivelli e panorami, in questa bella corsa di 35 km su e giù per le colline del Varesotto non è mancato il fango, la pioggia, i sentieri, i boschi ben tenuti di castagni. 

Organizzazione impeccabile, con un'attenzione a farne un evento "sostenibile" in termini ambientali: niente bicchieri ai ristori, nemmeno a quello finale, dove solitamente si vedono i sacchi ed i cestini traboccare di plastica usata e gettata. 
Poche tazze a disposizione, comuni, per un rapido ristoro volante per una gara interamente corribile e molto veloce. 

Peccato per il tempo, perchè il sole ci avrebbe regalato uno scenario di colori impagabile nei boschi attorno al Lago di Varese...ma la perfezione dell'organizzazione, la cura dei dettagli e lo spettacolare "terzo tempo" offerto dopo la gara hanno fatto dimenticare le ore di pioggia che ci siamo presi. 
Per la cronaca, l'organizzatore è Marco Zarantonello, atleta della Nazionale di Ultratrail che insieme ai Runner Valbossa da due anni organizza questa bella garetta autunnale: ottima occasione per chi vorrebbe cominciare a calcare i sentieri trail... Pensateci per l'anno prossimo! 

Come spesso accade, non è mancata l'occasione di dare testimonianza di solidarietà: due atleti disabili hanno potuto godere del trail corto (14 km) con una speciale carrozzella portata a mano da impavidi volontari. 
Bello, naturale, dovuto... come la premiazione speciale dei due atleti, fatta prima di tutti gli altri. 

Il Terzo Tempo? ormai i trail fanno a gara a chi offre di più... polenta, formaggio e salamella (con possibilità di menù alternativo per i vegetariani!!), tiramisù, caffè... e birra a volontà! 
Il tutto, gratis per gli atleti e nel massimo rispetto della logica "km zero". 
Ai fornelli naturalmente Marco che, quando non corre velocissimo su per le montagne, di professione fa il cuoco.
Solo prodotti locali, compresi anche i premi del fantastico cesto che mi sono portata a casa!
In più, animazione con un gruppo che cantava simpaticissime canzoni in dialetto, tipo Davide Van des Sfroos, capito?! Un autentico spasso... 

Per me è stata una sorpresa continua... non solo riuscire finalmente a spingere un po' di più dopo mesi inchiodata a ritmi troppo "ultra", riuscire a piazzarmi subito dietro le specialiste del trail ben più veloci di me...
Ma fondamentalmente il piacere di scoprire sentieri così belli e corribili tra boschi e campagne, a pochi chilometri  da dove sono cresciuta. 

Lo stupore che mi ha accompagnato lungo il percorso ha preso vita in una banale domanda: "Ma perchè sono andata a vivere sotto la tangenziale EST?!?

Nel dubbio, corri che ti passa... 


Sito web Trail terre di Mezzo 

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Published by Maria Ilaria Fossati (Fonte: Road Runners Club Milano) - in Racconti di gara e tributi personali
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8 novembre 2012 4 08 /11 /novembre /2012 06:56
Alfonso SciarrattaIl podista siciliano Alfonso Sciarratta ha portato i colori della sua Società podistica Athlon Ribera nel deserto, in occasione della 100 km del Sahara che si è svolta tra il 26 e il 27 ottobre 2012: una speciale occasione, in cui questa gara solitamente a tappe, si è svolta in'unica soluzione, no-stop.
Grande fatica la sua, ma anche grande soddisfazione.
L'impatto con la prima gara desertica é stato per Alfonso molto duro: tanto da fargli pensare, appena tagliato il traguardo, intriso di sudore, con le incrostazioni del sale del sudore evaporato addosso e le scarpe piene di sabbia: "Mai più!".
Per accorgersi dopo, a mente più lucida, di essere stato contagiato dal fascino dei deserti e dal Mal d'Africa.
E, adesso, non vede l'ora di tornarci di nuovo.
Di lui ha scritto, il giornale on line SicaniaNews.it.
Ecco di seguito, il suo racconto.
(Alfonso Sciarratta) Ho pagato pegno per una mezza tirata la domenica precedente (il 21 ottobre 2012, a Sant'Agata di Militello, Messina) per cercare di fare classifica e già dopo il 20° km non riuscivo a reggere il ritmo dei miei compagni.
Ma facciamo un passo indietro e partiamo dall'inizio... 
Tutto pianificato (almeno così speri quando affronti un'avventura del genere), ma all'arrivo a Djerba di tutto il gruppo non arriva (responsabile un'addetta al chek-in) solo il mio bagaglio.
Meno male che l'indispensabile per la gara 
è con me: sdolo un po' di ansia, perché nella tarda serata me lo fanno recapitare.
Cena in albergo, dormitina e l'indomani partenza per Chenini da dove parte la gara.
Controllo delle attrezzature e certificati e poi si parte...
Lo scenario è da favola: un posto che a chiamarlo "paesino" è già un'iperbole: sono solo quattro case arroccate su una roccia.
Si percepisce che è il giorno più importante della loro festa principale (Festa del sacrificio o Id al-adha, credo si chiami) e dappertutto c'è gente che scanna montoni, pozze di sangue, tanfo di animali macellati, mosche, donne che sciacquano interiora e gettano l'acqua sulla "strada", che poi è solo una polverosa mulattiera.
Si attraversa in salita questo villaggetto e poi si affronta discesa che ci porta ad affrontare una mulattiera in salita (simile alle nostre) al cui culmine ci si affaccia in uno spettacolo naturale fantastico un grand canyon (credo che vi abbiano fatto dei film western), e da li a poco a poco ci si addentra nel deserto sulla parte più caratterizzata da sassi. 
Alfonso Sciarrata con la moglie durante una gara podistica siciliana su strada (Memorial Salvo D'Acquisto 2012) Foto di Maurizio CrispiNel frattempo, si allungano le ombre della sera.
Il morale ancora è alto, si sta in gruppo e si continua a scherzare, ma col far della notte le cose cambiano: il 
fondo che ci avevano detto essere molto compatto, invece cede spesso il posto a lunghissime strisce di sabbia per le quali non eravamo preparati perchè ce le aspettavamo solo nell'ultimo tratto e, quindi, veniamo rallentati. Chi di noi è sfornito di ghette spessissimo deve svuotare le scarpe dalla sabbia.
Nel frattempo, complice il fatto che i jeepponi che passano ogni tanto lasciano la sabbia in sospensione, soffro per non poter respirare bene.
Non riesco a tenere il passo e chiedo agli amici di lasciarmi dietro, per non danneggiare la loro gara.
Il buio ci avvolge fitto, non si percepisce con la lampada frontale quasi nulla di ciò che ci circonda e, stranamente, questo terreno “piattone” risulta sempre in salita (sensazione che poi si è rivelata comune a tutti). 
Pian piano mi assale una sonnolenza strana fin quasi a una sensazione di svenimento che mi porto dietro tutta la notte e che, sovente, con una frequenza preoccupante, mi fa pensare al ritiro, ma quando ormai tutto sembra perso mi appare una “fatina” nei panni di una bella signora che mi chiede come va e che ha un bel passo di camminata; mi propone di agganciarmi a lei per vedere di superare la crisi.
Il suo passo, però, è celere e per starle dietro devo corricchiare, ma ce la faccio...
Nel frattempo le poche parole che scambiamo mi aiutano 
tantissimo fino al ristoro del 60° km; poiché lei, avendo incontrato il marito, si ferma a mangiare e riposare, ci salutiamo e ognuno prosegue per la sua strada. Io con con il mio amico e compagno, Salvo Piccione, che ho raggiunto.Mi affretto a cambiarmi per ripertire senza una sosta per il riposo.
Ma non riesco a seguirlo e mi faccio lasciare nuovamente. 
Un'immagine di atleti in azione durante la 100 km del Sahara no-stop del 2012Il sonno mi vince nuovamente e comincio a cantare per tenermi sveglio, ma con scarso risultato. Mi rendo conto che buona responsabilità è anche della lampada frontale che non fa una luce adeguata e quindi gli occhi fanno fatica a restare aperti, ma anche il fatto che sono abituato, nelle lunghe distanze a bere tanto the.
Qui invece lo trovo solo ogni 20 km.
Prego Dio di darmi la forza fino a che fa giorno, certo che le cose potranno migliorare ed cosi è.
Durante la notte non ci aiuta nemmeno il fatto di riconoscere a distanza i posti di ristoro, perchè la sensazione di andare sempre in salita poi corrisponde al vero e li vediamo solo appena arriviamo al crinale sovrastante.
Pian piano si fa giorno, e alle prime luci dell'alba questa terra brulla ci appare in tutta la sua interezza: ci accompagna anche qualche cinguettio, in cui identifico - da vecchio cacciatore - anche il canto delle calandre e questo mi distoglie dalla fatica.
Ma comincia  a spuntare il sole e con esso il caldo che si fa sempre più opprimente, con esso i tre 
flagelli che mi accompagneranno nel tratto più duro, il finale di 15 km: le mosche a milioni,  il vento sempre più forte che ci frusta la sabbia addosso (che ti entra dappertutto anche negli occhi nonostante la protezione di cappellino ed occhiali) e le dune.
E' un continuo saliscendi, coi piedi che 
affondano sempre più.
Non si riesce a respirare a bocca aperta perchè 
mastichi sabbia e rischi di fare un pasto iperproteico a base di mosche.
Nel frattempo il vento sempre più teso ha abbattuto molti segnali e molte bandiere di riferimento e, quindi, bisogna andarseli a cercare, facendo la massima attenzione.
Ma ecco che appare il fortino romano su un crinale e, con esso, la consapevolezza che il traguardo non dovrebbe essere molto lontano, arrivati lì dovrebbero mancare “solo” circa 5 km.
Ma quella che sembra una distanza breve, tale non è!
Per raggiungerlo il traguardo passa molto tempo, un tempo che sembra infinito. 
Arrivati in cima ci dicono “Dai che è quasi finita” e ci indicano un punto all'orizzonte dove si vede una fila di alberi dietro i quali c'è l'oasi e l'arrivo, ma nel mezzo tantissime dune sormontate, da un velo che altro non è che la sabbia alzata dal vento che, nel frattempo, si è fatto impetuoso.
Un passo dietro l'altro ce la dobbiamo pur fare... e guardi gli altri a notevole distanza ognuno a cercare la strada più breve o meno pesante cercando di tenersi sempre sulla cresta delle dune... ma non è facile.
Finalmente gli alberi sono sempre più vicini e si cominciano a vedere gli uomini e le donne dell'organizzazione che sono lì ad aspettarti.
Ed ecco che finalmente arrivo alle piante, le attraverso e, svoltando, mi ritrovo il gonfiabile e tanti ad aspettarmi - anche concorrenti arrivati da un pezzo - ad applaudirmi e una simpaticissima ragazza che mi abbraccia (io, lercio di sudore!) e mi cinge il collo con la Mia medaglia, quella che mi sono conquistata, io che ho la sensazione di essere l'ultimo dei gladiatori sopravvissuti.
Posso solo aggiungere che quando ho finito ho pensato lì per lì: "Mai più".
Oggi devo dire che l'Africa con le sue mosche, il suo gran caldo, la sua sabbia, il suo sudiciume, il suo lezzo ha un suo fascino che ti prende e... non vedo l'ora di ritornarci.
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Published by (Alfonso Sciaratta (ASD Athlon Ribera) - in Racconti di gara e tributi personali
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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Articoli pubblicati 4259


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