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7 agosto 2011 7 07 /08 /agosto /2011 09:17

http://conipiedixterra.files.wordpress.com/2011/08/2_william_govi.jpg?w=250&h=250Nel blog di Gabriele Mazzoccoli "Con i piedi per terra", si può leggere un amarcord sulla 6 ore (e maratona) dei Templari alla sua prima edizione, nella cronaca diaristica di un ospite d'eccezione che, all'esordio della bella gara lucana, fu proprio William Govi.

William Govi, come sanno quelli che lo hanno incontrato lungo le strade della maratone italiane, era solito tenere dei taccuini di viaggio e di gara nei quali annotava scrupolosamente - e con dedizione, come parte del suo progetto di "costruire" un vero e proprio "museo" delle sue maratone - tutto ciò che concerneva le maratone cui partecipava e che, con solerzia, andava mettendo - una via l'altra - nel suo carniere di super-maratoneta. Erano i suoi quaderni fitti di appunti nei quali trascriveva proprio tutto: non solo la cronaca della maratona corsa, ma anche le impressioni del viaggio, correlato a quella particolare maratona che risultava spesso avventuroso e complesso, poichè William sceglieva sovente nei suoi spostamenti i mezzi più economici (treno piuttosto che aereo, per esempio, con pernottamenti con sacco a pelo, ecc.).

Qualcuno dei suoi resoconti è stato anche pubblicato, laddove William abbia avuto  la fortuna di incontrare dei trascrittori pazienti delle sue pagine fitte d'una calligrafia tondeggiante e un po' infantile.

E' quello che è accaduto con questo scritto sulla 6 ore (e maratona) dei Templari: Gabriele Mazzoccoli ha ricevuto in omaggio il manscritto dallo stesso William e lo ha trascritto, pubblicandolo infine e rendendolo così fruibile a tutti.

Con l'occasione, facciamo a William Govi i nostri migliori auguri perchè possa recuperare le forze e la sua antica forma.

Ecco cosa scrive Gabriele Mazzoccoli nell'incipit del suo post: Tempo fa, dopo la prima edizione della “6 Ore dei Templari”, ho ricevuto un regalo da un caro amico, una di quelle poche persone rimaste a dedicare il proprio tempo, carta e penna alla mano, a cronache, riflessioni e pensieri. Mi è sembrato giusto condividere la sua ricchezza interiore.   

 

6 ORE DEI  TEMPLARI E MARATONA (dal diario di William Govi - Banzi -Pz - 18.04.2009 (Incipit)

Ho incontrato Luciano al 18° km della maratona di Roma, e lungo il percorso mi ha parlato di questa manifestazione di Banzi (PZ), mi ha detto se ci andavo mi avrebbe ospitato a casa sua, però mi ero già iscritto alla maratona di Torino. Pensandoci un attimo decido di fare questa nuova maratona che si svolgerà a Banzi (PZ) domani sabato 18.4.09.
Il traguardo della maratona è inserito nella prima edizione della 6 ore dei Templari, su di un circuito di Km 2 da ripetere 21 volte per la maratona. Uscito dal lavoro, faccio una quarantina di minuti di allenamento, faccio una buona cena, mi preparo e alle 21.20 scendo in città con il mio scooter. Ormai la stagione sta volgendo al meglio, non fa freddo e per questo non occorre vestiti pesanti. Una volta arrivato in stazione, mi faccio un cappuccino nel bar difronte, gestito da cinesi. Stasera non c’è gran confusione, anzi non c’è proprio gente ad aspettare questo treno delle 22.34 diretto a Lecce. Molte di queste persone che si recano giù in Puglia, sono appena tornate dalle vacanze di Pasqua, dai loro paesi di origine, per questo c’è poca gente qui in stazione. Speriamo che sia cosi, per riposarsi per il meglio sul treno e così si avvera questa situazione, mi sdraio comodamente. Purtroppo dura poco, a Bologna c’è caos, il mio scompartimento si riempe ed entrano tre anziane persone che non tacciono mai e in dialetto leccese. A Bologna il treno sta fermo una ventina di minuti per un incidente ad una persona nella propria carrozza. Alle 23.45 il treno parte e cerco di riposarmi. Questi tre anziani oltre a non smettere di parlare si muovono in continuazione, parlano al cellulare. Mi viene già il sistema nervoso, non oso di dirgli qualcosa, dovrebbero comprendere loro. Lasciata la stazione di Bologna  il treno non si ferma più fino a Rimini dove arriva alle 00.50 recuperando una decina di minuti. [...]

Per leggere tutta la cronaca vai al blog di Gabriele Mazzoccoli "Con i piedi per terra"

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Published by Gabriele Mazzoccoli (dal blog "Con i piedi per terra") - in Racconti di gara e tributi personali
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4 agosto 2011 4 04 /08 /agosto /2011 18:15

Curinga 2385

Partecipare alle gare di corsa non è solo vivere un momento agonistico, ma è anche molto, molto di più, specie se consideriamo che molti di quelli che vi partecipano non sono podisti che vengono dalle realtà locale, ma il più delle volte provenienti da molto lontano, e intraprendono viaggi lunghi e, a volte anche scomodi, per potere prender parte a quella specifica gara.

Cosa li spinge? Alcuni hanno disquisito sull'intima vocazione dromomanica che possiedono (anche io l'ho fatto in un mio precedente articolo reperibile nel web) e sull'intima necessità di viaggiare e di conoscere nuovi orizzonti. Quindi, non è solo la specificità e la tipologia della gara ad attirarli, ma anche il fascino del luogo o magari anche soltanto quello del lungo viaggio, inteso come possibilità di esperire e vivere nuovi stimoli in relazione con mondi nuovi e inusitati.

Il viaggio ha delle potenzialità euristiche e trasformative del proprio sé: decidendo di viaggiare si sospende il ritmo della vita ordinaria - quella quotidiano - e ci si immerge in un altro tempo, in un altro ritmo vitale, in una dimensione "straordinaria" (che possiede anche qualità ludiche ed "estatiche"): e si sa che, in antico, intraprendere un viaggio era cosa impegnativa e perigliosa: nel farlo, si usava raccomandare la propria anima a Dio, affidando a qualcuno in terra le proprie volontà testamentarie. Chi tornava, acquistava autorevolezza, come coloro che di ritorno dal Pellegrinaggio alla Mecca, esponevano sulla propria porta di casa la mano di Fatima o come i pellegrini del Cammino di Santiago che si fregiavano della famosa convchiglia, raccolta (o acquistata) a Finisterre.

La singola maratona (o ultramaratona) corsa non è solo performance sportiva, ma anche metafora della vita, perchè nell'arco di una singola gara si sperimentano tutti i passaggi contenuti nell'arco di un'intera esistenza, dall'inizio della vita, alla maturità, alla morte e alla rinascita (ma questo, in verità, è un implicito e non tutti quelli che corrono ne hanno consapevolezza). A differenza che preferiscono consumare la propria carriera podstica da "stanziali" (limitando i propri spostamenti a poche decine di chilometri e, quindi, accettando di intraprendere soltanto gare a breve raggio), quelli che viaggiano a lungo per andare a gareggiare in luoghi lontani, invece, sanno che già il viaggio in sè (che si aggiunge all'esperienza trasformativa dell'impresa agonistica), aggiunge alla propria esistenza qualcosa in più in termini di scoperta e crescita interiore:  mentre si scoprono nuove strade, si compiono nuovi percorsi intimi e di conoscenza di sé..

Quindi, alla dimensione metaforica del viaggio implicita nella competizione di ccrsa, in questo secondo caso, si aggiunge l'"altro" viaggio quello di centinaia o di un migliaio di chilometri (a volte anche di più) necessari per raggiungere il teatro della gara.

E' così che le nostre gare diventano viaggi dentro i viaggi in un affascinante gioco di scatole cinesi e di rimandi.

Nel racconto che segue di Valerio Fatatis, relativo alla sua recente partecipazione alla 6 ore di Curinga, emerge appunto quest'aspetto.

(Valerio Fatatis) Per me penultimo appuntamento per il Campionato Italiano Gran Prix IUTA 2011 per quanto concerne l'individuale, che raggiungerà il suo capolinea il 15 Ottobre con la Torino-Saint Vincent, una bella 100 km non proprio pianeggiante come "dulcis in fundo" dopo una ricca stagione apertasi il 6 marzo con la Strasimeno a Castiglion del Lago nella verdissima Umbria!
DSC04937Il tutto, come d'incanto prende vita in una cornice che definirei... "surreale", nell'entroterra della calda Calabria in piena estate, un vero "presepe vivente", paesino aggrappato da secoli su di un promontorio collinare, costellato qua e la da giganteschi "cactus", splendidi ulivi dalle fiabesche linee, frutti rigonfi che pendono ovunque, distese di fiori dagli intensi e vividi colori, i quali frizzanti sprigionano mille morbide fragranze, ormai quasi "sconosciute" al grigio e sterile "naso" del cittadino...
La gente del luogo, vivo riflesso di uno "specchio di vita" forse appartenente a tempi passati e lontani, ma non dimenticati... semplici e cortesi nei loro modi, ospitali e disponibili, sempre tutti d'un pezzo, dallo sguardo ferreo, diretto ed intenso, forti e fieri del loro appartenere alla terra, ai suoi ritmi, ai suoi frutti, con quegli "usi e costumi" tramandati di generazione in generazione, ma senza TV e DVD, ma bensì trasmessi attraverso il vivere quotidiano, fatto di lavoro, fatica e tanto amore...
Arrivo alla stazione di Lamezia Terme alle 13.00 di venerdì 29, dopo 9 lunghe interminabili ore di treno, perchè? per metà trascorse in piedi, ma certo non in solitudine, visto che gratuitamente, si fa per dire, il lungo monologo di un militare in pensione che, come un medico fà con il suo paziente, mi dispensava "ricette" sulla vita, sull'amore, sulla salute, sulla "briscola e tre sette", sulle disgrazie, tema questo a lui caro, visto che ora conosco perfettamente la storia di tutti i suoi avi, compresi tutti gli animali da cortile a partile dalla lontana papera di nome "giuliva!?!?"...
Ma poco importa, ormai sono arrivato, splendida giornata di sole, cerco rapidamente con lo sguardo il mio amico Gibbì (Giovambattista) Malacari, fulcro e pilastro inamovibile dell'intera manifestazione. 

DSC05072Scovato in cima alla scalette del sottopasso, intento nel raccontare i prossismi spostamenti al  gruppo di podisti sopraggiunti con il mio stesso treno, mi unisco alla "combriccola" degli ultrarunner, salutando a destra e a manca senza indugi, provando una sensazione di "vera famiglia".
Bene, veloce il trasferimento in palestra, dove non vedo l'ora di "schiacciare un pisolino"
rigenerante.

Ad attenderci comodi materassini gonfiabili, dalle dimensioni generose, il comfort  è paragonabile al galleggiare in piscina, ma per esperienza cè di molto peggio...
Inizia il rito dei saluti, tante le facce amiche, raccolte e collezionate nelle trascorse
edizioni o in altre manifestazioni, che con cadenza ormai mensile, si snodano lungo lo stivale, spesso creando e puntualmente rinsaldando legami ed amicizie ormai di anni!
DSC05187Alle 18.00, insieme al mio amico Max, optiamo per missione "ritiro pettorale e pacco gara".

Ore 20.00, in pizzeria: sono assalito da un forte mal di testa procuratomi all'indolenzimento della cervicale e delle spalle (regalatomi dall'odissea by trenitalia). Loffio l'appetito, nonostante la cucina sia  davvero invitante. Velocemente ritorno in palestra per una ricca ronfata ritemprante, almeno si spera...
E cosi fu! Sabato 30, mi sveglio senza dolori, una bella doccia e dritto al bar per un'altrettanto bella colazione, sempre offerta dall'organizzazione. Il meteo è stupendo, bello il panorama, mi abbandono al tepore del sole che inizia a scaldare l'aria (e al sapore del caldo cornetto appena sfornato..).
Pian piano il bar si riempe, e con lui la piazza. Lunghe le chiacchere ai tavoli, racconti fiume su gare trascorse, edizioni passate, ricordi di gruppo, insomma i soliti "guasconi". Alle ore 12.00, con una calma "apparente", fischiettando ci avviciniamo al luogo dove si terrà il convenzionale "pasta-party" che caratterizza in maniera indelebile ogni evento podistico.

DSC05202Qui incontro Mauri e Frida, una splendida coppia a 6 zampe e 6 occhi, lei con il collare e
medaglietta, lui con gli occhiali ed una pistola automatica spara-foto. Seduti su una panchina nel giardino adiacente alla sala mensa, rappresentano una vera "cartolina" d'altri tempi, quelle di color seppia, con dietro la dedica scritta con un pennino ad inchiostro, con qualche "sbaffo qua e la", lui intento nel leggere il suo libro, lei invece a sonnecchiare (ma con un occhio sempre vigile al suo padrone)...
Tutti a tavola, penne al pomodoro fresco locale, pane rustico cotto nei forni a legna, e molto altro ancora. Piacevolmente mi Nel frattempo, mi intrattengo con il "drago" del circuito, (appunto IVAN il drago), solare, sorridente, disponibile, nonostante il presente gli stia  riservando qualche piccola sofferenza, ma che come ogni impavido cavaliere, a cavallo del suo destriero, vincerà la sua battaglia...
Di ritorno alla palestra, medito sulla tattica di gara, partire veloce? tenere un ritmo costante? Mmmmm! Disteso nuovamente sul comodo gonfiabile chiudo gli occhi "ninnato" dalla musica che più preferisco, alla ricerca di una tranquillità interiore utile nella fase di pre-gara!

Curinga 2422Ore 16.30, inizia la vestizione, meticolosa nelle sue fasi, con rituali scaramantici il cui contenuto sarà svelato nelle prossime puntate...
Ore 17.15, linea di partenza, saluti, incoraggiamenti, 4 chiacchere per rompere l'emozione.
Riesco a strappare qualche foto ai miei beniamini, Antonio il TALLA, Angela "Lady di ferro", Marinella Satta, Andrea Accorsi e Monica Barchetti, Monica Carlin, Vito Intin, detto "Tapis"... e tanti altri cari amici, per poi prendere velocemente posto dietro la griglia di partenza.
Ore 18.00. Echeggia forte lo sparo di avvio, la gara inizia e, con lei, il fiato di colpo si fa grosso, il cuore batte potente, le gambe imprimono forza sul terreno, le braccia ritmanti scandiscono il movimento: la sfida è iniziata.
Mi sento in gran forma, le gambe girano "rotonde", nessun dolorino-doloretto, arrivo sino ai piedi della fatidica "salitona", che sarà motivo di una semplice, ma naturale riflessione "Ma chi me la fatto fare, voglio la mamma!"...
Nel trotterellare sino alla terza ora, il motore non accusa colpi, pertanto opto per mantenere il ritmo costante (avrei invece dovuto ripiegare su un ritmo meno dispendioso, ma con il senno di poi...). Nel percorrere il paese, il pubblico incita ed applaude indistintamente tutti, uomini e donne, intere famiglie, bambini urlanti, persino dolci "vecchiette" timidamente affacciate alle loro finestre, sorridono meste al ns passare!! Curinga 2506L'arrivo è davvero imponente, telecamere, speaker sfrenati (per ben 10 giri mi hanno soprannominato "coscia lunga ?!?!?"), fotografi e cameraman appollaiati ovunque, sulle panchine, dietro le siepi, appesi ai fili dell'alta tensione, persino sdraiati per terra, e qui i miei personali complimenti a Denise Quinteri per la performance acrobatica al tornante antecedente al gonfiabile, mitica come sempre (completamente sdraiata a terra alla ricerca di un'inquadratura da sballo...)!
Le ore passano, non troppo veloci ma passano....

Alla 4° ora inizio ad accusare dolori alla gamba destra, lo spingere in salita a ritmo sostenuto ha fortemente provato la mia muscolatura, assai a digiuno di "salite e discese". Pertanto ripiego su un ritmo più blando...

Curinga 3096Dalla 5° alla  6° inizio a domare il crampo che spesso prova a mordermi, quindi ulteriormente diminuisco il passo, evitando una possibile interruzione... Noto dispiaciuto il disagio fisico della Monica Carlin, afflitta da una tendinite, conosco il suo passo e noto quasi uno zoppicare: che tenacia, che grinta! Una vera campionessa!

Per la terza volta, come un purosangue al galoppo, Marco Boffo mi si affianca e agile come la gazzella ma, al contempo, potente come un felino, allunga il suo passo: inarrivabile, grande Marco!
Taglio il traguardo, e come sempre avverto una strana - indefinibile - sensazione che è un mosto di stanchezza, fame, sonno e sete. Avvicinandomi al tavolo dei ristori, ripiego quindi, per una bella "anguriata" fresca, poichè non a caso mi son proprio fermato lì, al ristoro "station-wagon", il più ricco e rifornito, per chiudere appunto in bellezza.
Abbracci, felicità, congratulazioni, di tutto di più, il momento più bello, forte ed intenso,
oserei dire magico, la giusta ricompensa per tanta tanta fatica!
Una veloce (si fa per dire) doccia in palestra per poi tornare per assistere( e partecipare) alle premiazioni e alla cena di gala!

Curinga 3351Il mio risultato è uno splendido settimo posto assoluto con 70 Km e 320 metri. Sono soddisfatto sicuramente, ma anche consapevole di poter far meglio!
Finita l'assegnazione dei premi, arriva alla fine la ricca cena offerta dal paese intero, poichè dalle abitazioni continuavano ad uscire massaie e casalinghe  cariche di piatti con pasta, zuppa, crocchette, dolci e tante altre prelibatezze ancora. Che meraviglia!
Dopo aver mangiato sin quasi a scoppiare, ritorno in palestra ormai alle 02:45, sicuramente stanco, ma è una stanchezza diversa, perchè felice, serena, colma di soddisfazione.
Per il ritorno, "scrocco" all'amico Alex di Venezia uno "strappo" (si fa per dire, con partenza mattiniera, alle 06:30) sino a Bologna, e poi con un Freccia Rossa sino a Milano, con arrivo alle 20:00.
48 ore indimenticabili, ma vissute minuto su minuto, così intensamente che, ancora adesso nel ripercorrere a ritroso quanto vissuto, godo di ogni singolo attimo.
Questo è cibo per la mia anima!
A presto, e buone corse a tutti! 

 

Foto di Maurizio Crispi

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Published by Valerio Fatatis per Ultramaratone, maratone e dintorni - in Racconti di gara e tributi personali
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1 agosto 2011 1 01 /08 /agosto /2011 09:55

Curinga-2755-R.JPGL'azzurra Monica Carlin ha partecipato per la prima volta alla 6 ore di Curinga, diplomandosi alla fine "regina" della corsa: non solo vincitrice (e 8^ assoluta), ma anche nuova detentrice del record della corsa, che viene ritoccato di oltre 5 km, passando ora all'importo (dato ancora non ufficiale, perchè mancano le ultime centinaia di metri) di 60,220 km. La sua è stata una partecipazione davvero generosa: Monica, rispondendo al tifo tributato dai pubblico di cittadini, ha saputo regalare a tutti un bello spettacolo agonistico, e con una notevole dose di "eroismo" (ma questo è sicuramente uno degli elementi che contribuiscono a costruire in lei la tempra della grande campionessa), perchè malgrado l'insorgere di alcuni doloretti legati ad un'infiammazione tendinea ai metatarsi del piede sinistro già preesistenti all'inizio della gara, ha continuato a correre con grande determinazione, incrementando addirittura l'andatura quando ha compreso che poteva migliorare il record della corsa.

Di seguito il breve racconto della stessa Monica Carlin.

(Monica Carlin) Erano già da diverso tempo che promettevo a Giovanbattista Malacari che avrei partecipato alla 6 ore della città di Curinga. E quest’anno, insieme a Marco, siamo riusciti ad organizzarci.

Un lungo di 6 ore in questo periodo, tra l’altro, ci stava proprio bene in vista dei mondiali in quel di Winschoten del prossimo 10 settembre.

Le mie condizioni fisiche prima della partenza, non erano per la verità non perfette, tutt’altro. Una metetarsalgia e una tendinite si erano manifestate quattro giorni prima della gara. Martedì sera non camminavo praticamente più. Ho seguito quindi tre giorni di assoluto riposo e cure (tekar, ghiaccio, crema verde…).

Arrivata sul posto e vedendo il circuito (di cui già conoscevo le difficoltà), mi sono resa conto che, nella mia situazione, la gara sarebbe stata una faccenda molto dura.

Comunque sono partita, abbastanza tranquilla di ritmo, pur consapevole che le mie “avversarie” erano temibili e in forma ambedue, con l’obiettivo minimo di correre almeno tre ore.

Dopo solo mezz’ora, è iniziato il dolore.

Dopo le due ore, avevo deciso di fermarmi; il solo fatto di  non essere vicino al rifornimento mi ha indotto a proseguire.

Ritornata di nuovo in piazza, ove c’era un arco gonfiabile, il tifo del pubblico e la partecipazione della gente del posto, erano talmente alti che mi sono sentita spinta a proseguire.

Il dolore al piede persisteva, ma muscolarmente ero a posto: al passaggio della maratona (3h12' circa) ho deciso di continuare per arrivare almeno alle 4 ore.

Raggiunta la meta che mi ero posto, ho pensato che - a quel punto - non sarebbe stato male provare a concludere le Sei ore, sempre se il dolore non fosse stato troppo forte e, sia pur con fatica, sono riuscità a giungere “al traguardo”.

Il totale del chilometraggio 70 km 304 metrei, record della manifestazione, mi soddisfa...

Il tifo caloroso (anche sul circuito),l’ organizzazione perfetta mi hanno portato a concludere la gara.

Il risulltato mi appaga soprattutto se si considera che i mondiali sono alle porte.

Viste le mie condizioni critiche, il risultato (tra l’altro, titolo italiano IUTA di specialità) è stato appagante.

Dopo le interviste di rito e la cura alla cavligia e le previsioni, me ne sono andata alle docce.

Dopo la gara zoppicavo vistosamente, ma oggi va già meglio.

Continuerò con le cure e  spero che la preparazione in vista del Mondiale possa procedere per il meglio, senza intoppi.

 
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Published by Monica Carlin per Ultramaratone, maratone e dintorni - in Racconti di gara e tributi personali
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28 luglio 2011 4 28 /07 /luglio /2011 09:29

Silvio-BertoneSilvio Bertone, vincitore dell'edizione 2011 della 100 km du Morvan (FRa), svoltasi ai primi di luglio, ha scritto per Ultrasport maratone e dintorni il suo resoconto della gara che volentieri pubblichiamo e, ancora una volta, come mi è capitato di constatare in suoi altri racconti di gara, ci fornisce un'accurata descrizione della gara e soprattutto della successione dei suoi stati mentali, mostrandoci in poche parole il sopraggiungere della crisi e le strategie mentali che è stato in condizione di attivare per fronteggiarla e superarla. Silvio Bertone ha vinto, stabilendo il nuovo record della corsatra le altre cose. Silvio Bertone, più volte Azzurro di ultramaratona (100 km), anche quest'anno farà parte della delegazione italiana al Campionato del Mondo 100 km, che avrà luogo il prossimo 10 settembre a Winschoten, in Olanda.

(Silvio Bertone) Con affetto sono tornato al gradito appuntamento della 100 km du Morvan, gara che con mio stesso stupore mi ha visto  infrangere per la prima volta il muro delle 8 ore nel 2008 e che mi aveva regalato l’allora sconosciuta emozione della vittoria e, l’anno successivo, un onorevole secondo posto, dopo solo due  settimane da Torhout.
Questa volta l’avvicinamento l’ho effettuato raggiungendo Chateau-Chinon in camper (preso a noleggio per la prima volta, per cui la fase iniziale del viaggio e’ stata un po' da comica), con un po’ di anticipo per recuperare del viaggio fatto con punte di 90 km/h.
La prima sorpresa e’ stata quella di vedere che sulle locandine della gara era ritratta una mia foto in “negativo” con la dicitura “Entrez dans la legende”:  ogni negozio ne aveva una in vetrina o sulla porta e all’ufficio del turismo una piena vetrina ne era tappezzata con vari pettorali per dare il benvenuto ai podisti. Yannick, che ha quasi 4 anni esultava ogni volta “Papa’quello sei tu!”: credo che il suo stupore fosse lo stesso mio.
Il primo pensiero era che le aspettative sulla gara erano concentrate sulla sfida fra me e Jean-Marc Bordus, campione francese in carica della 24 ore, con piu’ di 260 km ed un personale sulla 100 km (realizzato a 46 anni) di 6h56’, ed era evidentemente il motivo di questa festa aspettata.
Il sito della gara annunciava “la bella” fra noi due, e non nascondo che la cosa mi preoccupava un po’, anche alla luce che non vi sono mondiali di 24H in vista e che il mio avversario principale e’ una persona di grande esperienza e motivazione, che stimo molto e che per certi versi mi ispira nell’approccio e nello stile. Caratterialmente credo abbiamo molti aspetti comuni, ed anche se non credo negli oroscopi e simili,  e’curioso il fatto che siamo nati lo stesso giorno (io qualche anno dopo).
Dopo una notte tranquilla, cercando di ripassare la mia strategia di gara (pensavo di controllare gli avversari e di attaccare, come nel 2008 all’ultimo dei 4 giri) e una sveglia ben mattutina (la partenza era alle 6.00), un clima perfetto per la gara: circa 12 C ed una splendida giornata di sole, dove la temperatura non superera’ i 25 C, molto meglio degli anni precedenti!
Eccoci pochi attimi prima della partenza, parole e saluti tranquilli, io dico a Jean-Marc che probabilmente con questo meteo ce la faremo a stare sotto le 8 ore, e lui molto francamente mi risponde che e’ venuto per vincere e che tentera’ il tutto per tutto. Al che replico, molto tranquillamente, che anche io sono venuto per provarci ... ma questo scambio di battute mi ha stravolto lo schema in una frazione di secondo: devo attaccare subito.
Jean-Marc-BORUDSAl via, mi metto per i primi 50 metri a ruota di Jean-Marc, ma gia’ alla prima curva sono in testa. Alessandra, che mi ha accompagnato alla partenza, mi fa segno di andare piano. So che e’ una pazzia partire a questo ritmo: ma devo far vedere che sto bene e nel contempo testarmi sulle sensazioni. Per 5-6 km sono solo, con un vantaggio di una cinquantina di metri, ma al termine della prima salita importante, la famosa “cote d’Arleuf” sento i passi e le voci del gruppetto di inseguitori.
Mi sono volutamente lasciato riprendere, cosciente che tirare prima del decimo km e’ pericoloso e che in gruppo avremmo potuto aiutarci reciprocamente, ma devo comunque attaccare. Per cui quando Jean-Marc si sfila di qualche metro per controllare la situazione, continuando con Goffotte, che poi arrivera’ terzo, provo a tirare e mettere a confronto le nostre sensazioni. Il suo respiro e’ un po’ piu’ affannoso, per cui al ventesimo km aumento progressivamente, passando con qualche secondo di vantaggio il primo giro.
Da qui in poi, una solitudine assoluta, con pochi e discordanti riferimenti sul distacco dal secondo (talvolta 6 minuti, talvolta venti) per cui di questi prendo sempre i peggiori, per non illudermi di un vantaggio eccessivo: questo pensiero mi accompagnera’ fino al traguardo, ad eccezione degli ultimi 2 km dove avro’ la certezza di non essere seguito da vicino.
Ad ogni giro ritrovo per pochi secondi la mia famiglia che mi saluta festante e, al passaggio, mia moglie mi dà un gel, attentissima alle istruzioni della vigilia. All’inizio dell’ultimo giro sento che qualcosa si sta bloccando e decido di bere subito il gel, prima di una possibile crisi: e’ mezzogiorno, fa piu’ caldo e la “cote d’Arleuf” sembra piu’ ripida che mai.
Al 79° infatti arriva inesorabile una fiondata fisica e mentale nel tratto piu’ ripido: ho la sensazione di non farcela... E' veramente ripido, fa caldo e ho paura di essere ripreso: mi viene il dubbio di essermi “bollito” tirando per tutta la gara e mi viene da inveire per questa strategia. Come ho fatto a cadere nella trappola?  Lo sapevo e ci sono cascato in pieno... Sento di aver fatto il gioco di Jean- Marc e, adesso, la sua prudenza gli dara’ ragione ... mi viene quasi da piangere per la rabbia di questo errore.
Cammino per qualche metro, di colpo però ripenso all’ascensione del Monte Bianco di questa primavera, l’interminabile cresta delle Bosses, dove il fiato scarseggia e il cuore pompa a tutta: qui invece non ho i ramponi, sono leggero e senza zaino, per cui quale puo’ essere il problema? BASTA: una 100 non si vince camminando o auto-commiserandosi... Decido di ripartire prima a piccoli passi e, sulla discesa successiva, ritrovo un buon ritmo. All’inizio dell’ultima salita pero’ caldo e sete ricominciano a consumarmi, so dove é il ristoro e che devo uscire all’esterno della curva: al giro precedente c’erano i bicchieri per cui si perdeva tempo e si rischiava di non bere abbastanza.
Bertone e figlie a MorvanNel mentre vedo una ragazza che traffica con la bici e le chiedo se gentilmente puo’ darmi una bottiglietta d’acqua dal ristoro. Dopo poco, eccola riapparire in bici con l’acqua, che mi ricarica immediatamente, poco dopo mi dice che il suo fidanzato si è ritirato e deve tornare al traguardo e che, se non mi dispiace essere accompagnato... Una vera provvidenza! Con discrezione e prontezza, per gli ultimi 15 km mi rifornisce abbondantemente di acqua, biscotti savoiardi e TUC, oltre che girarsi e rassicurarmi che alle mie spalle non si vede arrivare nessun avversario.
Favoloso: che regalo! Nel finale cerco di andare in progressione, stimolato dalla sua presenza e dal fatto che prima finisco, prima mi riposo; gli ultimi due km sono una festa: sto veramente bene e affronto con forza gli ultimi strappetti, questo momento e’ unico, vedo i Ale e i bambini in fondo, vicino al traguardo: Viviane e Yannick mi accompagnano per mano, e con loro lascio scivolare il nastro dell’arrivo.
Il sogno si é materializzato: ho vinto, fatto il record del percorso ed i miei avversari sono lontanissimi, per cui assaporo l’intensita’ del momento perchè duri il piu’ possibile. E’ una sensazione strana, non ne ho l’abitudine e mi sembra quasi di essere lontano.
E’ uno di quei giorni che ricordero’ sempre con affetto e nostalgia: il tempo scorre troppo veloce, assaporiamo lucidamente ogni attimo.

 

Vedi anche

100 km du Morvan (FRA, 11^ ed.). Vittoria di Silvio Bertone, recordman della gara

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Published by Silvio Bertone per Ultramaratone Maratone e dintorni - in Racconti di gara e tributi personali
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27 luglio 2011 3 27 /07 /luglio /2011 18:11

Carlo-Tapella-taglia-il-traguardo-della-100-km-Rimini-Extre.jpgCarlo Tapella ha partecipato tra il 23 e il 24 luglio alla 6^ edizione della 100 km Rimini Extreme, da esordiente: nel senso che non aveva mai corso alcuna delle precedenti edizioni. Ha chiuso in 11h39'55 (45° assoluto), un ottimo crono, in considerazione delle difficoltà che questo percorso presenta: un risultato che per lui è arrivato inattesa, al di là dei pronostici, per cui alla gioia di aver portato a termine una gara di severo impegno si è aggiunta anche la soddisfazione per il riscontro cronometrico. 

(Carlo Tapella) Cosa posso dire? Fantastica esperienza.

Arrivo sabato e, come prima cosa, ritiro il pettorale e devo dire che gli organizzatori sono stati molto cortesi e gli atleti, me compreso: sono visibilmente eccitati e vogliosi di correre.
Dopodiché, vado a depositare la sacca ed un signore dell'organizzazione che, gentilissimo, mi dice che col mio fisico ed entusiasmo dovrei concludere in 12 ore...  Io lo ringrazio, prendendolo per squilibrato e replicando che, purtroppo, risultato non segue il fisico, ma che una cosa la so per certo: mi divertirò.
Piccolo particolare: la gara parte alle 22.00 di sabato e si corre con luce frontale in testa almeno fino all'alba.
Con un po' di anticipo rispetto all'orario di partenza, segue un piccolo corteo dalla Darsena, a S. Giuliano a mare, fino all'Arco di Augusto in centro di Rimini.

Poi, via! Si parteeeeeeeeeee. La mia gara comincia tranquilla i primi km sono facili e in un'ora ho già percorso oltre 10 km,seguiranno altri 10 km abbastanza facili e in 2 ore e 10 minuti circa sono al 20° km.
Ora comincia la vera gara,con i saliscendi e noi corriamo tutti al buio con luce frontale e mi accorgo che la mia è una delle migliori per il fiotto di luce che produce, sicchè molti mi seguono come fossi un divo di Hollywood ma senza chiedermi autografi per fortuna mia... Odio la popolarità e preferisco la tranquillità.
Pensavo che, essendo questa la mia prima partecipazione, avrei faticato parecchio solo nella salita prima del primo traguardo (piazzato al 48° km, dove si scollina per cominciare subito dopo a scendere). Invece il freddo, il buio e la salita hanno cominciato a farsi sentire già a Montescudo ovvero sia la salita precedente.
Arranco fino al primo traguardo, ormai solo da parecchi chilometri: e, intanto, mi chiedo se la seconda parte sarà veramente facile come mi hanno detto. Più che altro lo spero vivamente.

Comincio a scendere e, finalmente, il freddo cala e il vento si attenua. Sono tra l'altro sono in compagnia confortante di un gruppetto con il quale rimarrò per tutta la discesa, quando ecco finalmente l'alba!
Ritiro nel marsupio la pila e mi rincuoro un attimo. 10 km di discesa sono messi in archivio; segue un pò di saliscendi ed eccomi a Verucchio con 3 km di salita  ripida nei quali posso solo camminare e, sforzarmi troppo,  comprometterebbe la resa negli ultimi km.

Dopo Verrucchio riprende un tratto di discesa che mi porterà alla pista ciclabile [ormai nella valle del fiume Marecchia] e devo dire che ho ancora ottime sensazioni: sto bene e ho ancora voglia di correre!
La pista ciclabile me la sparo tutta da solo, tranne che ai ristori dove mi ricongiungo, all'inizio, con un ragazzo simpaticissimo di Trento.

Finalmente la noiosa ciclabile finisce ed esco alla Darsena: le lacrime scendono copiose, l'emozione è tanta, il nervosismo e la concentrazione vanno a farsi benedire. Sono al 99° km e galoppo a 5' /km fino al traguardo.

Carlo-Tapella-esulta-alla-fine-della-100-km-Rimini-Extreme-.jpgTempo ufficiale 11h31'59 (45° assoluto).
Ritrovo la signora che mi aveva dato la carica, la abbraccio e piango di gioia. E' davvero  finita: ora la stanchezza e un turbine di emozioni mi pervadono. La gioia è tanta! Chi se lo aspettava un tempo del genere!

Dopo poco mi raggiunge l'amico di Trento che mi abbraccia anche lui è sfinito mi sorride , ci scambiamo un abbraccio forte e scorrono altre lacrime di felicità.
Rimini Extreme resterà sempre nel mio cuore, tante lacrime, sudore e fatica ma quanta soddisfazione!
Un saluto e un abbraccio a tutti gli organizzatori e complimenti a tutti quelli dei ristori che mi hanno accolto sempre come fossi loro amico facendomi enormemente piacere e un saluto per ultimo alla bellissima città di Rimini, per la sempre splendida accoglienza e le ottime piadine!
Non mollate! Voglio correre ancora con voi fratelli runner!

 

Foto Runnerspercaso

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24 luglio 2011 7 24 /07 /luglio /2011 10:53

Andrea Boni Sforza-R(Andrea Boni Sforza)  Sabato 16 Luglio, sveglia all’alba. Avrei dovuto svegliarmi verso le 7, ma già alle 5 e mezza ho lo stomaco in subbuglio, ieri sera ho mangiato troppo tardi, un impegno a cui non potevo mancare, cioè la corsa degli amici TRC, e poi ho dormito male. Non sto neppure tanto bene. Doppio caffè per svegliarmi. Ma mi ci vogliono un paio d'ore per mettermi in squadro, sono un po’ sguasto. Stranissimo, non da me.
Verso le 9,30 mangio un bel piatto di pasta. Con verdura. Sto meglio.
Ebbene sì, la “Asolo 100km”, sarà una specie di Passatore: partenza della gara alle 15.00, prime ore al caldo, poi salitone fino al 48° km, cambio vestiti, discesa nella notte, e ultimi 25 chilometri nel buio profondo. L'arrivo è previsto dopo le 3.00 di notte: penso che impiegherò 12-13 ore. I preparativi sono i soliti: la borsa coi vestiti per la partenza e per l’arrivo, lo zainetto col cambio a metà percorso, e poi la borsa con il cibo per il viaggio.
Poco dopo le 10.00 parto da Sant’Ilario e in macchina verso l’autostrada. Al casello di Reggio mi aspetta l’amico Enea, appuntamento alle 10,30. Arrivo in preciso orario; anzi no, all’uscita del casello ci sono file di macchine per il concerto di Ligabue… Uff, mi fanno perdere una decina di minuti.
Sono le 10.40, Enea monta in macchina, saluta la moglie, partiamo. Vorrei arrivare ad Asolo verso le 13, il viaggio è lungo (250km), ma voglio prendermela comoda con qualche sosta per mangiare un po’.
L’A22 è intasata proprio allo svincolo per l’A4 prima di Verona… Cheppalle, perdiamo altri 20 minuti per la fila. Ci fermiamo a mangiare un po’. Banane, altra frutta per me, bevo. Enea entra in autogrill e si va a prendere nutella, biscotti e tè… Enea è autodidatta. Non solo non ha mai fatto una maratona in vita sua, lui non ha mai fatto una sola corsa in vita sua, non è tesserato con niente e nessuno, ha solo il certificato medico di buona salute, “quello di Nonna Papera”, come dice lui. Oggi, per la prima volta, si metterà un pettorale sulla maglietta.
Enea Righi è un collega di lavoro, ha 44 anni: meno di un anno fa, quest’inverno, ha smesso di fumare, ha iniziato a correre per conto suo, fino a riuscire a fare anche 27 km da solo, utilizzando come percorso di allenamento il tragitto da casa sua al lavoro. In pochi mesi avrà perso 15-20 kg.
Poi, ad inizio Giugno (40 giorni fa), l’ILLUMINAZIONE: gli dico che c’è una manifestazione, il “Corri contro la Sla”, sono alcuni ragazzi che corrono 60-70km al giorno, fanno una tappa da Parma a Pontremoli, la si può fare in compagnia. Viene anche lui, in data 11 giugno corriamo insieme per la prima volta, e lui si beve 65 km… ritmo lento, certo, con pause, ma sempre 65 km, in compagnia di ragazzi fantastici, tra i quali Enea trova in un elemento come Popof (Filippo Poponesi) il suo “mentore”.
La settimana dopo Enea viene anche a fare la tappa da Gubbio a Fano, 67km. Oggi prova a farne cento. Si, dal nulla a 100km. Senza preparazione tecnica, nè fisica nè altro.. Alla faccia di quelli che “preparano” due maratone all’anno…
Per arrivare ad Asolo il navigatore ci manda su qualche stradina di provincia… Non si arriva mai! Poco dopo le 13 ci fermiamo ancora, bevo, mangio la pasta che mi ero preparato a casa, un po’ di insalata, Enea spilucca un po’, intanto ci cambiamo al volo.
Sbaglio strada un paio di volte, ma è poca roba, arriviamo al ritrovo di Casella d’Asolo, il tendone di Sant'Apolinnare, poco prima delle 14. Il briefing è già andato, chissà cosa avranno detto… Solo il tempo di ritirare i pettorali, poi ci si mette ad aspettare le navette che ci porteranno su ad Asolo, 3-4km di distanza, per la partenza in piazza.
Ad aspettare lì con noi ci sono i soliti ultra-suonati, età media 50anni. Il livello è quello che è, saremo 120-150 iscritti, ma non è una corsa Fidal, quindi non ci saranno big, ma i personaggi sono i soliti da Passatore & C,. con l’aggiunta di qualche montanaro scalatore di queste parti, veneti o trentini.
Tra gli altri spicca un tizio con un fisico asciutto e muscolare, definito, si vede che è uno che va forte, anche l’abbigliamento è molto tecnico… Runners Bergamo… lo guardo bene, si l’ho già visto… ecco chi è: Tiziano Marchesi, fresco primatista italiano di 48ore. Wow! Lo saluto, gli faccio i complimenti. Ragazzo simpatico, molto disponibile...
Vaselina a go-go, su piedi, inguine, capezzoli e… Mentre mi attacco il pettorale alla canotta mi rendo conto che non ho preparato l’elastico da mettere attorno alla vita per spillarcelo… strana dimenticanza. Quando mi cambierò dovrò anche staccare e riattaccare le spille… E sarà tempo sprecato! Stranissimo, non da me.Vabbè, arriva la navetta, andiamo su alla partenza, ad Asolo, che è 100mt più in alto...
La piazzetta è piena, podisti pronti a partire per la 100km, un po’ di gente, pochi accompagnatori, anzi, nessun accompagnatore. Il centista qui è un solitario, i suoi unici accompagnatori sono gli altri centisti. Ecco Bruno Nicolussi, un ragazzo (si fa per dire, ha 53 anni!) trentino. Ha saputo di questa 100km da me 10gg fa, su Facebook, si è iscritto senza esitazione, è alla sua 2° 100km dopo aver fatto il Passatore 7 settimane fa.
Facciamo due chiacchiere, ci eravamo dati appuntamento qui… Gli presento Enea, che scalpita senza meta. Una brava persona Bruno, si vede; gran fisico, forte e muscolare, ma il difetto di essere interista, come Ciro.

Bel paesino Asolo, un borghetto di collina, suggestivo e tranquillo. Penso che se avrò mai occasione (e quando mai ce l'avrò? Mai...) verrò qui, in vacanza.
Alla partenza trovo alcune facce da Nove Colli Running, c’è la Monica Baldi, che proprio alla Nove Colli si era fermata a metà gara, cioè dopo 101 km. Una ragazza tosta, ma anche carina e simpatica. Poi trovo il sempre presente Fabio Busetti, lo saluto… Lui alla Nove Colli ci era arrivato in fondo, nonostante a metà gara fosse già... morto. 15°assoluto, 202 km in 27h17'.
Faccio due chiacchiere con Monica, mentre Enea gira avanti e indietro per la piazza, lo lascio solo mentre l’ansia pre-gara lo divora. Io sono tranquillo, anzi di più, mi sento come fossi al bar a salutare gli amici… Siamo una ventina di persone attorno ad una fontana circolare, ci si rinfresca, ci saranno 28-30°C, abbastanza caldo.
Seduto c’è un tizio con una maglietta che dietro reca un’altimetria nota, leggo bene, dice “BADWATER FINISHER”… Proprio così, è Stefano Molteni, reduce dalla 217 km americana di 4 giorni prima. Lo saluto, ha il volto un po’ spellato, deve aver preso un po’ di sole… Ce l'ha fatta in 42h, mi racconta un po’ della sua esperienza, ma deve interrompersi, ormai sono le 14.57, andiamo verso la partenza.
Poco prima dello sparo, Stefano mi raggiunge sotto lo striscione, riprende il suo racconto da dov’era rimasto, mi fa vedere l’unghia del piede che si sta staccando… Mi fa un po’ senso, ma è su questa bella immagine che si parte! Speriamo non sia di cattivo auspicio.
Si corre. Sono poco concentrato. Saluto Enea, che rimane dietro prudente. Io vado leggero, corro con Bruno per un po’, poi corro con Monica. So che non posso tenere il suo ritmo a lungo, lei va forte, la saluto minacciando di riprenderla negli ultimi km, un ignobile bluff...

I primi 2 km sono in leggera discesa, poi si va verso Maser. Dopo 4km mi passa Marchesi, mi saluta. Passo il 5°km in 27’, troppo veloce. Rallento e bevo, mi rinfresco. D’improvviso si gira a sinistra, inizia una salita. Sarà il primo “colle”, questo di Maser. La salita è tosta, cammino subito. Tranquillo. Caldo.
Si scollina dopo circa 3km di salita, non pensavo fosse così lunga. La faccio tutta con una ragazza, si chiama Adele; ad un tornante decidiamo entrambi di correre appena, c'è gente che applaude... Ho camminato parecchio, la media al km è già andata sottosuolo, lascio perdere il Garmin. Al culmine della salita mi tolgo la canotta, maledico le spille del pettorale, che a questo punto mi attacco ai pantaloncini, perdendo forse un minuto. Pirla.
Adesso si scende bene, per un paio di km. Recupero, non va male, ma non va neanche benissimo, non mi sento troppo bene, devo ancora entrare nella corsa. Bevo, mi bagno.
Verso il 15°km c’è un’altra salita, Monfumo, forse 2km di ascesa. Si cammina, inutile spendere energia. Poi si scende ancora. Dolci colli, molto carini a dire il vero, anche se faticosi per chi li vuole correre... Bevo ancora, mi rimetto la canotta, era inzuppata ma il caldo l’ha già asciugata.

Rallento e parlo spesso con altri podisti. Non spingo mai, sto leggero. Cerco solo di non far fatica, vado piano, queste sono le ore decisive in cui ci si deve bagnare, non spendere energie. Il fresco lo troverò stanotte. Sono al 20°km, 2h16’, ma è già stata abbastanza dura, ho già fatto salite e già camminato. Va bene così.
Adesso la strada spiana per un po’. Fa ancora caldo, non trovo il ritmo giusto, non riesco a correre con profitto e continuità, troppi saliscendi, ma non voglio neppure spingere… Siamo a Cavaso del Tomba, brutto momento.
Cerco compagnia, la trovo in altri podisti, sempre disponibili. Siamo tutti sulla stessa barca. Sul percorso i punti di ristoro sono puntuali, c'è sempre parecchia gente a fare assistenza, disponibile e cordiale.
Sto cominciando a trovare un buon ritmo quando arriviamo a Possagno, ci fanno girare a destra per uno strappo di almeno 500-600mt ripidissimi, spacca gambe, sicuramente sopra il 10%, si cammina, poi si scende ancora. Cerco acqua, la trovo.
Sono al km 25 e siamo a 3 ore esatte di gara. Pensavo di correrlo bene, il primo quarto di gara, ma l'altimetria riportata sul sito era aleatoria, la realtà è diversa, è già stata dura e sono stanco, in compenso sono andato piano piano. Brutto momento. Caldo.
Ma il primo quarto di gara è andato, ormai arriva il salitone. Ecco, bivio a destra. Il paese si chiama Fietta, vedo un cartello, salita al Monte Grappa, 22km, 7,2% pendenza media, ca.1500mt di dislivello. Inizia a salire, i primi km sono tosti. Poi molla un po’. Cielo Coperto.
Il tempo passa, i chilometri sembrano non passare, ormai saranno 30 i chilometri che ci siamo lasciati alle spalle, sono un po’ giù… Empasse mentale. Procedo, ma devo uscire dalla crisi... Gioco la carta della chiamata a casa, come al milionario di Gerry Scotti. Tiro fuori il cellulare dai pantaloncini, chiamo mia moglie, sentirla mi aiuterà un po’… Infatti, mi rincuora. Le dico che domani sarò a casa in tarda mattinata… Riparto.
Coraggio. Salita lunga lunga. Sta per piovere. Il cielo cambia in pochi minuti, comincio a sentire dei goccioni… Guardo il monte Grappa, lontano, è coperto da nuvoloni scuri. Affiora l'incubo del diluvio… Pioggia da qui alla cima ? Significa prendersi almeno 2 ore di acqua fredda, ed io sono in pantaloncini e canotta. Speriamo di no...
Per 5 minuti sembra che esploda il diluvio, ma poi nulla succede. Ma adesso entro nella parte dura della salita. Mi fermo ad un ristoro, come al precedente, chiedo se hanno birra. Immagino che ce l'abbiano, nascosta... Infatti ce l’hanno. Me ne aprono una, gentilissimi. Ne bevo mezzo bicchiere. mangio qualcosa e riparto.
Adesso la strada andrà su all’8-9% per almeno 6-7km, si entra nella parte a tornanti. È dura, cammino con metodo e calma. Si arriva ad un rilevamento, credo sia il 35°km, sono a 4h41’, dovrei essere attorno al 50°posto, non male, per aver solo camminato finora. Chiacchiero coi volontari al ristoro, mi rilasso e riparto.
Non fa più caldo, la salita è spesso coperta. Salgo a tratti con un trentino, che mi parla delle sue malghe, dice che si fermerà su al Grappa perché domani ha da fare… Poi supero un gruppo di tre ragazzi, evidentemente dei trailers che però hanno deciso di fare una 100km su strada, mi parlano del Tor des Geants, le crisi di sonno....
Continuo a camminare, tutti camminano: ne lascio indietro parecchi perché il mio passo è più lungo degli altri. La salita è durissima, salgo ai 9’-10’ al km, ma corricchiare è possibile solo a tratti brevissimi, ma è inutile. Siamo nel bosco delle conifere, quando la vegetazione lascia spazio alla vista del panorama, è fantastico: già si vede tutta la vallata, la pianura, al sole. Si intravvedono i piccoli campanili, le chiesette dei paesini, là in mezzo c'è anche Asolo...
Ormai saremo a 1200 metri di altitudine, ma ora la salita si fa impossibile, sulla strada si legge “hard”, adesso per 2 km c’è da morire, si fa fatica a camminare diritti, saremo al 18%. Non molla. Il tizio trentino, che mi ha ripreso ad un ristoro, comincia a parlare delle ciaspole e della neve che c’è su questa salita in inverno, ma adesso per terra c’è scritto “extremely hard”, è il pezzo più duro: 20%. E lui si stacca, non ce la fa più, mi saluta. Io non mi fermo, avanzo.
Gli ultimi 500 metri per arrivare al “salto della capra” (1450m) sono da incubo: leggi per terra che mancano 500 metri, poi guardi in su per vedere la cima, la immagini vicina e inveci la osservi più alta di te di almeno altri 80 metri, perchè la pendenza in questo tratto è ancora del 16-18%.

Non mi fermo, ma faccio un km in 12’ circa.
Chissà, se Calcaterra facesse questa gara, chissà se riuscirebbe a correre questo pezzo.
Arrivo ad un tornante, sulla sinistra lo strapiombo, è everamente suggestivo... Panorama incredibile, non resisto, mi avvicino al guard-rail per guardare giù, mi stanno per venire le vertigini. Torno in strada. Scollino, finalmente. Adesso dovrebbero esserci 3-4km di falsopiano, attorno a quota 1400 metri, poi il tratto finale di salita al Grappa. Respiro. Ricomincio a correre. Sono entrato con le gambe e col cuore in questa corsa. Ma quant’era dura quella salita, quanto l’ho odiata.
Attorno al km 39 c’è il check point dove passo in 5h15’. Qui c’è il “cancello” delle 6 ore. Al tavolino leggo che sono al 51° posto. Mi fermo a mangiare e bere un po’. Riparto. Adesso si corricchia un po’, poi la salita riprende, ma per alcuni chilometri è solo al 4-5%. Raggiungo due ragazzi veneti, parlo un po’ con loro, sono entrambi alla prima 100km, stanno volentieri con me, sono molto prudenti.
Affrontiamo insieme gli ultimi 3 km, dove la strada si fa più dura. Sono al 45°km, tempo 6h10’, sono passate le 9 di sera da poco, inizia a fare scuro. Ultimi chilometri, tutti tra l’8% ed il 10%, riprendo a camminare, inutile spendere energie. In pochi minuti scende il buio…
Comincio ad aver freddo, spero di arrivare alla cima appena possibile. Manca 1km. Ancora 8-10 minuti. A 700 metri  dalla vetta la strada incrocia la provinciale, da qui si va sù a destra verso l’ossario del Grappa, a 1720mt.
Gli ultimi metri sono quasi al buio, incrocio uno dei podisti che stanno già scendendo con la luce frontale, rallenta, mi riconosce… è Bruno! Mi dice “Forza Andrea, duecento metri!”.
E' stata infernale, questa salita, come tutta la prima parte della corsa, non la credevo così dura, non pensavo. Ormai sono a metà gara, ma sembra sia già passata una vita. La cima del monte è avvolta da una nube, non si vede nulla.
Buio pesto, faccio il giro del rifugio ed eccomi al check-point. Il Garmin segna km.47,830 in 6h36’55”. Ci sono, sono in cima al Monte Grappa.

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Published by Andrea Boni Sforza (fonte TRC - Traversetolo Ultrarunning) - in Racconti di gara e tributi personali
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14 luglio 2011 4 14 /07 /luglio /2011 21:04

Pistoia-Abetone_gruppo.jpgDario Castagna che ha partecipato alla 36^ edizione della Pistoia-Abetone (alla sua prima partecipazione e, dunque, al suo "battesimo del fuoco", nel quale ha "onorevolmente" concluso in 6h05') ha postato nel suo blog un post dal titolo "Pistoia-Abetone: il sapore della sfida", in cui racconta la sua esperienza.

Il testo, con il permesso del suo autore, viene riprodotto qui di seguito.

(Dario Castagna) Si, questa gara è una di quelle che almeno una volta nella vita un appassionato di corsa o amatore che sia dovrebbe “tentare” di portare a termine.
Come dice il titolo del mio post, questa competizione è più che altro una sfida contro se stessi!
I 50 Km di gara infatti sono relativi quando uno è allenato a percorrerli in piano, ma quando si tratta di superare quasi 1500 mt di dislivello positivo la cosa cambia.
Personalmente non essendo amante delle salite e avendo una corporatura non troppo filiforme, tutti quei chilometri in salita mi hanno messo a dura prova già dai primi 15 km fino al passaggio “delle Piastre”.
Pistoia-Abetone 8593A farmi compagnia Carlo [Tapella], il mio storico socio nonché compagno di allenamenti quotidiani.
Con lui sono riuscito a stare fino al 33° km quando già consapevole delle mie possibilità, ho amichevolmente salutato “battendogli il 5″
E’, infatti, dal 35° al 50° che la gara si fa più dura. La difficoltà nel tenere un passo ridicolo rispetto a quello che si tiene quando si corre tutti giorni, mi costringeva a camminare sui punti più ripidi della scalata all’Abetone.
A confortarmi, una marea di concorrenti che si comportavano al mio stesso modo, intervallando il correre al camminare.
Devo riconoscere una cosa: ora che ho fatto questa ultra, confermo la difficoltà che supera di gran lunga una 100 Km (tipo Passatore) anche se, cronometricamente, dura la metà del tempo. :-/
Per quanto riguarda l tempo che ho impiegato… Beh, anche quello conta, ma non c’è stato verso di stare sotto le 6 ore.
Chiudo in 6h05', mentre il mio socio Carlo in 5h42'.
Gran bella esperienza da raccontare e perchè no, da rivivere (non l’anno prossimo !!!)
Grazie a tutta l'organizzazione e al mitico fotografo Maurizio :-) 

 

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3 luglio 2011 7 03 /07 /luglio /2011 07:15

Pistoia-Abetone-8593.JPGCarlo Tapella (Polisportiva Dimensione Sport Turbigo - Milano) ha partecipato alla 36^ Pistoia-Abetone, chiudendo al traguardo di Abetone in 5h42'35, 241° in classifica generale e 166° in graduatoria maschile.

Ecco di seguito il suo breve racconto.

Non sono certo un top runner, ma anche io sono arrivato in cima in condizioni accettabili e ne sono fiero.
Prima di tutto arrivo a Pistoia e, visitandola vedo una città ancora a misura d'uomo, carina. Mangiare, come al solito, senza rinunciare a niente: per me, è il secondo scopo delle gare e devo dire che la Fiorentina della vigilia era davvero buona.
Ma ora passiamo alla gara.

La mattina si prospetta molto calda e, quindi, metto la mia canotta e vado a farmi la mia colazione a base di barrette dato che, sfortunatamente, di solido non riesco ad ingerire mai niente prima di una gara, a causa del mio stomaco.

Sono le 7.30 e si parte tutti pressati, come al solito. Non si può sorpassare, perchè le strade sono strette e non voglio forzare. La strada è lunga e il clima molto caldo, sin da subito.

Pistoia-Abetone-9177.JPGDopo un po' di saliscendi, si attacca con la salita che porta a Le Piastre, ridendo e scherzando: il clima è amichevole e fatto di allegria - e devo dire che tale resterà per tutta la gara.

La salita per Le Piastre è davvero tosta e il mio socio Dario [Castagna] comincia ad essere in difficoltà:  lui non ama le salite continue e odia il caldo, un mix micidiale per lui che già pocoprima de Le Piastre comincia a restare indietro.

Le Piastre finalmente passano e si ricomincia a rifiatare, con un po' di saliscendi, ma agevoli nel complesso. Così posso riprendere fiato fino al 23# km, dove si riprende a salire un poco. Il mio socio mi abbandona, momentaneamente.

Intanto, faccio varie amicize che mi accompagnano nel percorso e finalmente nella discesa da San Marcello a Lima, prima della grande salita continua sino all'Abetone, mi ricongiungo col mio socio Dario fino al 35° km.

Ed ecco che arriva il momento cruciale della gara e Dario, guardandomi con gli occhi pallati, mi comunica che camminerà tutta la salita.

Io gli dico che, per quanto mi riguarda, proverò a correre e che ci vedremo dopo, al traguardo.

Comincia la scalata e mi chiedo come facciano i top runner a correre a 4' al km, quando io a 7'30" al km mi sento letteralmente svenire.

Pistoia-Abetone-9443.JPGArrivo fino alla maratona correndo, dopodichè comincia l'elastico della corsa alternata a camminata fino al 48° km, punto dal quale corricchierò intrepido fino alla fine.

Risultato: 5h40'. Niente male, devo dire.

Dopo il meritato finale trovo Di Cecco con la coppa che mi dice che è arrivato secondo ed è raggiante. Io gli dico "Niente male per un vecchietto" e lui si sganascia dalle risate.

Meno male che, al ritorno, non ero io a dover guidare l'auto, con tutta quella stanchezza accumulata, scendere con tutti quei tornanti è stato fastidioso.

La sttoria finisce qui.

Un grosso complimento all'organizzazione per l'ottimo servizio in gara, ma anche pre- e post-gara e, arrivederci presto per l'ennesima grande fatica che a noi ultra maratoneti ci appaga tanto.

Un ringraziamento enorme a Maurizio per le foto e la sua simpatia.

A presto e un abbraccio a tutti gli ultrarunner.

 

241 TAPELLA CARLO M 03/06/70 ITA POL. DIMENSIONE SPORT TURBIGO (MI) 5.42.35 Maschile 166

 

Nella foto (di Maurizio Crispi): in alto, Dario Castagna e Carlo Tapella sono ansiosi di correre e già alla vigilia si danno da fare, dimostrando di essere più che pronti alla grande fatica dell'indomani; in mezzo, l'arrivo di carlo Tapella all'Abetone; in basso, la meritata ricompensa finale, dopo l'arrivo nella forma di un bicchierone di birra...

 

 

Le classifiche al traguardo dell'Abetone


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Published by Carlo Tapella per Ultramaratone, maratone e dintorni - in Racconti di gara e tributi personali
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2 luglio 2011 6 02 /07 /luglio /2011 07:15

Atleti-6037.JPGGiuliana Montagnin ha partecipato lo scorso 26 giugno alla sua prima Pistoia-Abetone, arrivando al traguardo finale dopo circa 8 ore di gara. Ce l'ha fatta ed è stata soddisfatta di avere centrato il suo obiettivo: arrivare al traguardo e vincere la sfida con se stessa. A volte lo spettacolo dei top runner con le loro andature brillante e con le loro grandi performance oscura la prestazione di quelli che arrivano alle loro spalle e che, in verità, poi con il loro esserci danno numero, consistenza e spessore alla manifestazione podistica in corso.La maggior parte dei podisti amatoriali danno prova di abnegazione e di coraggio, stando sulle loro gambe per tempi molti lunghi dei podisti veloci e, semplicemente all'inseguimento della propia personalissima meta: arrivare sino in fondo, vincendo crisi ed incertezze, senza mai mollare.

Di seguito, il bel racconto della triestina Giuliana Montagnin.

Domenica 26 giugno ho partecipato alla 36^ edizione della Pistoia Abetone.

E’ stata la mia prima esperienza di corsa in salita, salita nel vero senso della parola. Ricordo ancora la mattina in cui decisi di parteciparvi. Ero un po’ “stressata” sul lavoro dal chiacchiericcio continuo di alcuni colleghi, non riuscivo a concentrarmi su ciò che stavo facendo e, durante una pausa, mi sfogai al telefono con mio marito: Se oggi mantengo la calma, mi iscrivo all’Abetone e la faccio in meno di 3 ore…

Ma dai, mi rispose, voglio vedere. Ma il tuo sogno non era la 21 km Bormio–Passo dello Stelvio? Aveva ragione, quella è sempre stata la gara dei miei sogni, però la scartavo continuamente, considerandola un’impresa impossibile.

Sapevo che parecchi amici avrebbero partecipato alla Pistoia Abetone e mi venne voglia di incontrarli nuovamente. Mio marito mi prese in parola e cominciò ad interessarsi a tutto quello che potevamo vedere a Pistoia e dintorni: Siena, Vinci, Certaldo, Collodi.

Cominciai a prepararmi moralmente, più che fisicamente: preferisco le gare lunghe su circuiti piatti, 50 km è poca cosa dopotutto, e un po’ di salita? Non sarà certo la fine del mondo. Sapevo già che due settimane prima avrei affrontato la “24 ore di Milano”: dunque, avrei avuto tempo per un bel riposo di una quindicina di giorni e poi la bella scalata.

È chiaro che non mi proponevo un tempo cronometrico favoloso: volevo arrivare alla fine senza distruggermi. Sono matematicamente certa che se non avessi avuto esperienza alle spalle di parecchie “24 ore” e di un paio di “12 ore”, ad un certo punto forse avrei ceduto allo sconforto.

La fatica è stata grande.

Start alle 7.30 del mattino da Piazza del Duomo a Pistoia, una giornata bellissima. Non ho sofferto molto il caldo, il ritmo era lento, le forze occorreva dosarle per tante ore, presto – quasi subito - si è cominciato a salire. Il caldo - e lo avevo preventivato - era un caldo secco, gradevole. Meglio per me, perché non amo le giornate afose della mia città.

I miei pensieri durante la corsa?

Le mie fantasie sono assurde, ma mi hanno sempre aiutato a non mollare. MAI. Ricordai una gara estiva serale nella mia città, Trieste, una gara di 5 km, umidità al 70-80%, 30 gradi - e oltre - alle 9.00 di sera. Gli atleti che partirono a razzo, ed alla fine del primo giro (3 in tutto) lo speaker, volendo allietare la folla, mi apostrofò: Ma signoraaaaa… ha già finito il carburante? Innestai una marcia più corta e ripartii a correre, giungendo ultima al traguardo col morale a pezzi.

Questa è stata una gara ben più gratificante, perché alternando un po’ il cammino un po’ la corsa sono salita fino alla vetta: e l’idea di un eventuale ritiro non mi ha mai sfiorata, per quanto fosse ardua la pendenza che dovevo affrontare, mi ripetevo che, in fondo, si trattava di soli 50 km… Sono abituata a momenti di crisi e a riprese inaspettate, e ore e ore di corsa lenta, per me, non sono mai state un problema.

Percorso bello, ristori ottimi,

Nei momenti in cui una persona sta per cedere, io comincio a macinare altri pensieri paradossali: Ritirarmi? Ma neanche per sogno, soffro il mal d’auto (e anche ingigantivo questo mio timore, ora non lo soffro più di tanto), tutti questi tornanti… farmi rimorchiare dal servizio scopa? Ma non se ne parla proprio, li faccio a piedi piuttosto che in auto. E in bici? Sai che fatica? e poi non ci so andare tanto bene.

Mi è venuto in mente un giorno di tanti anni fa, in auto verso le montagne del Trentino, lo stomaco che faceva le bizze: Ti prego raddrizza la strada, chiedevo con un filo di voce, e sapere che non puoi scendere dall’auto e proseguire a piedi! Sui tornanti dell’Abetone, invece, galoppare all’aria aperta non ha prezzo, mi sentivo la persona più felice del mondo, libera da tutto.

Aiuta molto psicologicamente vedere i cartelli ad ogni chilometri e, verso la fine, dici a te stesso: Ormai ci siamo. E così, tra corsetta e cammino, cammino e corsetta, sono arrivata agli ultimi due chilometri.

Non avendo mai fatto prima la Pistoia-Abetone non sapevo cosa mi aspettava negli ultimi 2000 metri: ormai la strada sembrava quasi piatta. Incredula, cercai di fare mente locale e di visualizzare il profilo altimetrico, ma dalla stanchezza non ricordavo più nulla: eppure a casa l’avevo studiato mille volte, a tavolino. E se gli ultimi metri mi ritrovo una pendenza del 16%?

Ripensai a Trieste, dove abbiamo il campo sportivo situato su una collina e a quante volte me la sono fatta di corsa, quella strada, con le borse a tracolla, assillata dal timore di perdere l’autobus… Dai ancora 200 metri! Daiiii che perdo l’autobus.

Nonostante i folli sogni irreali, ero pienamente cosciente che mio marito mi attendeva con l’auto lassù sulla vetta, anzi lui a piedi mi era venuto incontro un paio di km e arrancava in salita per seguirmi: Vai, vaiii manca poco… Forse incredulo pure lui di vedermi corricchiare ancora, dopo così tante ore.

Incurante di tutto (però rassicurata di averlo alle spalle), ho corso lentamente verso il traguardo.

Felice di averla conclusa, perché è una gara che ti dà emozioni che bisogna provare: non è importante il risultato; è più una gara con sé stessi, quando si corre - come me - a livello amatoriale; diventa alla portata di tutti, o quasi - un po’ di allenamento ci vuole, ma soprattutto tanta tanta grinta – e, in più, bisogna amare la montagna ed essere pronti a marciare in salita senza timori, senza mai perdersi d’animo.

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Published by Giuliana Montagnin per Ultramaratone, maratone e dintorni - in Racconti di gara e tributi personali
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22 maggio 2011 7 22 /05 /maggio /2011 12:52

Giuliana-Montagnin.JPGI comunicati ufficiali e gli articoli degli organi di stampa di rado danno un'idea completa di una gara podistica sulle lunghe distanze, perchè si concentrano sui risultati cronometrici dei primi mentre tutto il resto viene rappresentato, in genere, in termini elogiativi e agiografici.

I racconti di chi ha partecipato spesso sono utili per comprendere meglio la qualità dell'organizzazione e evidenziano come gli aspetti logistici che sembrano sempre ottimi agli atleti che stanno nella testa della corsa o che hanno tempi di percorrenza nella maratona sino alle 4 ore, spesso lasciano a desiderare dal punto di vista dei podisti più lenti, specie quando il tempo limite è piuttosto ristretto. 

Il racconto di Giuliana Montagnin che, quest'anno, ha deciso di partecipare alla Maratona di Trieste, rinunciando per questo motivo alla 6 ore dei Templari una tipologia di gara che le viene più congeniale, mette in luce - drammaticamente - proprio la scarsa considerazione (e lo scarsissimo livello di assistenza) che viene riservata ai podisti più lenti, quelli che viaggiano nella coda della corsa.

Il bilancio finale di Giuliana Montagnin (un bilancio che si duole ad esprimere, perchè riguarda la maratona della sua città) non è confortante. Alla luce dell'esperienza, Giuliana dice: "Mai più! Sulla maratona di Trieste ci ho messo una pietra sopra e certamente non la consiglio ai podisti lenti e a tutti quelli che non sono più che certi di finirla sotto le 5 ore".

Ed ecco il suo racconto.

(Giuliana Montagnin) Per me, quest’anno la scelta di partecipare alla maratona di Trieste è stata dettata da motivi sbagliati, innanzitutto perché sapevo che la partecipazione non sarebbe stata massiccia e il termine massimo di 5h30’ era abbastanza categorico, dopo il quale ci sarebbe stata la riapertura della strada e la ripresa conseguente traffico veicolare, accoppiato ad una certa trascuratezza da parte dell’organizzazione nei confronti degli ultimi atleti. Avere un tempo limite così stretto da parte dei maratoneti più lenti, è un appesantimento, anche per motivi prettamente psicologici. Ho fatto alcune maratone sotto quel limite, ed in alcune “6 ore” podistiche ho superato la maratona in 5 ore – 5h 10’ (potevo seguire in queste occasione la progressione della gara nel monitor piazzato al transito degli atleti, dal quale si potevano vedere i giri fatti e il conteggio dei chilometri percorsi, ma in queste circostanza correvo rilassata: è l’idea stessa del limite che incombe su di te a mettere angoscia.

Per quanto concerne la zona dal Castello di Miramare fino all’arrivo nella città non ci sarebbero stati problemi, c’è il marciapiede, il problema era prima degli 8 km finali, praticamente una strada statale non adatta a pedoni.

Intanto circa un mese prima avevo partecipato alla 24 ore di Torino, con 119 km percorsi (e se non fosse stato per il caldo micidiale avrei fatto sicuramente 5 o 10 km in più: ecco questi sono i miei limiti e li riconosco) e quindi ho riposato un po’ ovviamente, ma forse troppo poco.

Non sono talmente forte da fare tranquillamente una 42 km ogni settimana o ogni due come fanno alcuni dei nostri conoscenti: io ho bisogno di recuperare.

E qui ho sbagliato: il recupero è stato poco, pensando a Trieste. Un mio amico che solitamente fa le maratone in 3h30’, mi ha spronato a partecipare egualmente, perché in quiesta occasione, pur essendo più veloce, si era proposto di accompagnarmi, adattandosi alla mia andatura e, nel caso,  spronarmi a fare almeno il personale di 4 e 58.

Avevo fatto alcuni lavori veloci, appunto come viene consigliato nelle tabelle in genere; tutto sembrava positivo e non avvertivo alcun dolore, ma in realtà - alla luce dei fatti - avrei dovuto riposare il più possibile e magari partecipare egualmente per finirla in 5h40’, senza sentirmi assillata da quel limite e non sarebbe caduto il mondo.

Quattro giorni prima della gara cominciai ad avvertire un dolore leggero ma fastidioso dentro il gluteo, ma non era stata una fitta forte, piuttosto una cosa leggera e a riposo (però sinonimo di qualcosa che non va). Per questo, ho riposato gli ultimi giorni, ma non è servito a nulla, anche da ferma o da seduta o a letto sentivo il dolore.

Veniamo alla gara. Fin dai primi chilometri avvertivo il dolore; e allora decidemmo di correre dietro i pacemaker delle 5 ore. Scelta sbagliata pure questa: per conto mio, anche loro andavano troppo forte, tanto che verso la fine uno ha avuto problemi e l’hanno conclusa camminando per molti chilometri. Anche loro non sono stati lineari: poco avveduti, son partiti troppo forte, e poi l’hanno finita 1 o 2 minuti sotto le 5 ore.

Alternavo un po’ la corsa, un po’ il cammino: così facendo, credevo di poter tenere il dolore sotto controllo, mentre invece mi accorsi che non era cosa fattibile. Già al 15° km, chiesi consiglio ai medici dell’ambulanza che mi fecero alcune domande e, come d’uopo, mi visitò una dottoressa e disse che probabilmente si trattava di una contrattura, dandomi alcune gocce sublinguali che avrebbero dovuto fare effetto in cinque minuti come antidolorifico.

Proseguimmo camminando, io decisa a vedere come andava per 10 o 15 minuti, se riprendevo a correre pianino o se era meglio rinunciare.

Non era mia intenzione di farli penare a lungo.

E qui cominciò un’avventura che, per fortuna, finì non troppo male, ma che con il nostro ritiro, poteva andar peggio.

Mentre noi parlavamo con l’ambulanza un furgoncino nero (servizio scopa, ma così nero pareva un raccogli-cadaveri o un carro di monatti) seguiva l’ultimo atleta.

Il guaio era che l’ambulanza ripartì e noi ci trovammo completamente soli abbandonati da tutto. Niente cellulare e niente soldi, sperduti con pochissima acqua, un sole cocente che ci batteva sulla testa e la certezza che più avanti stavano già smontando tutto e ci facevano dunque terra bruciata: segnaletica, ristori tutto.

Panico: Eravamo ancora a Monfalcone periferia, solo auto che sfrecciavano e non c’era anima viva. Abbiamo pure sbagliato direzione (a lungo andare ci saremmo trovati dinanzi la Torre di Pisa?)

Fermammo un auto, che ci diede un passaggio fino al punto certo del percorso maratona, al 20° km fummo intravisti da un motociclista dell’organizzazione che, per scrupolo, controllava che non ci fossero alcuni disperati. Si fermò e aveva un cellulare. Noi gli spiegammo il tutto e, quindi, chiamò i soccorsi: ovviamente, ci ritiravamo, la situazione era divenuta insostenibile.

Io avrei camminato anche fino a Trieste con le mie gambe, ma il mio amico aveva lasciato una borsa a casa mia ed il posto in treno prenotato alle 17.00.

Il motociclista fu gentile e, poiché sotto il sole ci si cucinava, mentre all’ombra avevo i brividi, mi diede il suo giubbotto imbottito e una bottiglia d’acqua, rimanendo con noi fino all’arrivo dei soccorsi.

Che fine avremmo fatto?

Dopo il colloquio con l’ambulanza, ci avevano completamente dimenticati, non c’era anima viva. Non ho idea di quante ambulanze avessero, ci son stati tanti malori per il caldo durante la gara: maò possibile che non ci avessero seguito almeno per una decina di minuti per darmi modo di decidere: o riprendevo oppure mi ritiravo!

Chi ci ha soccorso, alla fine, con un furgoncino privato?

Uno della mia società (e non della Bavisela) che, allertato da un via vai di telefonate, si è offerto di venire a prenderci a 20 km da Trieste.

Facemmo tutto il percorso della maratona e non c’erano più atleti ovviamente. Dopo il Castello ci fermammo al lato della strada e Claudio Sterpin era lì che marciava a tutto spiano o ultimo o penultimo e Sandro che guidava il furgoncino gli passò una borsa con un paio di scarpe di ricambio. Proseguimmo nuovamente sempre seduti nel furgoncino ed arrivammo a destinazione in Piazza Unità 5 ore dopo lo start.

Sterpin l’ha conclusa sotto le 5 e 30 di poco, l’ultimo è stato comunque messo in classifica con 5 e 45’.

Non voglio né lamentarmi né fare commenti, ho solo esposto i fatti che parlano da sé.

Non ho neppure scritto nulla di protesta al quotidiano “Il Piccolo” di Trieste.

Ho solo fatto una croce su questa maratona.

E’ finita bene, il ragazzo è stato veramente solidale, un vero amico, gli avevo più volte detto di farla solo con la sua velocità, ma lui non ha voluto, non aveva neppure le chiavi di casa mia e dunque dovevamo rimanere assieme.

Per tutto questo, ho un po’ il rimpianto di non essere andata a Banzi per partecipare alla 6 ore dei Templari perché, innanzitutto, sarebbe stata una gara fra amici e lì non sarei partita forte, chissà, forse, non mi sarei nemmeno infortunata; forse non avrei fatto neppure 42 km in 6 ore, forse solo 39 o 38, ma che importa? Indubbiamente, mi sarei divertita di più, perché in un circuito breve sei sempre assistita comunque, se hai problemi ti fermi e dopo un chilometri hai sempre a disposizione la tua borsa.

Pazienza è andata così.

Morale della favola: la maratona di Trieste è bella e “discretamente ben organizzata”, però se una podista sa di essere lento è meglio che non partecipi. Del resto il proverbio recita: Uomo avvisato, mezzo salvato…

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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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