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13 settembre 2015 7 13 /09 /settembre /2015 18:24
Una meditazione di Elena Cifali, di fronte alla maestà dell'Etna.
Una meditazione di Elena Cifali, di fronte alla maestà dell'Etna.

Una meditazione di Elena Cifali, di fronte alla maestà dell'Etna.

Esiste un silenzio mai ascoltato, un silenzio che sa di origini, di solitudine e tristezza.
Un silenzio che sposa il deserto nero, forte, pungente e che non dà tregua.
Quando sono qui, tutte le volte che sono qui, ho l'impressione che il cuore perda un colpo.
Quel colpo che rimane in questo luogo magico, un piccolissimo istante che non torna più a casa con me ma che va ad aggiungersi a tutti quegli istanti miracolosi che colorano la vita di chi vuol vivere libero, senza confini, senza troppi "ma e perché".
Ci vuole coraggio ad accettare che qualcosa di tuo, così intimo e privato come un battito di cuore, resti da qualche altra parte a vagare tra il cielo e la lava.
Ma ci vuole ancora più coraggio nel ritornare sempre per tentare di recuperarlo.
I battiti di cuore sono così, ribelli, screanzati, fuggono via e non vogliono più tornare!
È vero, ciò che entra e esce da noi si chiama vita.

Elena Cifali

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9 settembre 2015 3 09 /09 /settembre /2015 12:20
Walking. Siemu a peri. Un allenamento da Santa Croce di Camerina a Ragusa (Salvatore Sulsenti)

Il siciliano Salvatore Sulsenti, con un passato non esattamente da sportivo e con un sovrappeso che si sta lentamente lasciando alle spalle, per raggiungere un buon peso-forma, si è recentemente appassionato all'idea di poter percorrere i 100 km della CentoChilometri del Passatore, camminando.E, a questo scopo, ha intrapreso degli allenamenti di walking, allo scopo di raggiungere la forma idonea per poter arrivare bene al termine della sua impresa e, soprattutto, dentro il tempo massimo. Il suo obiettivo èl'edizione 2016 della 100 km del Passatore.

E siamo sicuri che, considerando l'impegno con cui sta affrrontando questo progetto, Salvatore ce la farà!

Pubblicheremo qui - a partire da quella odierna - alcune cronache dei suoi allenamenti, sperando di fare cosa utile a coloro che, come lui, volessere affrontare una 100 km, camminando a passo svelto (o marciando).

Salvatore Sulsenti

(Salvatore Sulsenti) Allenamento di sabato 5 settembre da Santa Croce Camerina a Ragusa (Centro Commerciale Le Masserie): km 25 in 4 ore e 15 minuti, tutti percorsi in salita e con una temperatura massima di 36°.

Esco, ancora al buio, di casa alle 5:45 (alla fine della mia camminata capisco che avrei dovuto anticipare di un’ora e 15 minuti) e mi dirigo verso la strada che mi condurrà dopo 6 km circa su un’altra provinciale che mi collega alla Ragusa mare.

Nello zainetto ho messo: documenti identità, un po’ di denaro, fazzolettini di carta, due penne ed un block-notes, un cambio completo (pantaloncini, polo ed i miei calzini colorati), un asciugamano piccolo, 3 bottigliette d’acqua congelata (si rivelerà il vero must di questa camminata; l’acqua si scongela pian piano e devo bere a piccoli sorsi, cosa chemi permette di assimilare lentamente tutta l’acqua) che mi accompagnerà lungo tutto il tragitto. Dopo 15 minuti circa, affrontando al buio una curva (ma con torcia e piccolo lampeggiante accesi e ben visibili) mi vedo arrivare una Fiat Uno Rossa che mi schiva solo quando dirigo la torcia direttamente sul viso del guidatore.

Come inizio va proprio bene. Procedo senza altre difficoltà, ma a pochi km da Villa Grassullo, ormai albeggia, vengo assalito da centinaia di mosche che mi accompagnano fin quando non mi immetterò sulla provinciale 25 che mi condurrà direttamente a Ragusa. I bordi della strada sono un cimitero di animali (cani, gatti, ricci ed anche un gufo) schiacciati dalle auto.

Tante auto disattente ma, in compenso, altrettanti ciclisti che, nonostante non li conosca affatto, mi salutano con la mano abbozzando uno stanco sorriso.

La strada sembra non finire ma vedo le Masserie (quelle con i negozi non con le vacche) e quindi mi rincuoro e vado avanti.

Arrivo all’ingresso alle 9:59 ma mi attardo fino alle 10:00 per fare conto pari. Mi guardano tutti come se stessero vedendo un extraterrestre (ma non dovrei effettivamente essere un gran bel vedere), vado a salutare velocemente un conoscente.

Tappa alla toilette, mi rinfresco, mi cambio la maglia e mi fiondo al bar dell’ingresso.

Cornetto con marmellata di albicocche e caffè zuccherato. Il più è fatto.

Adesso mi tocca alzarmi per andare alla fermata del bus, cosa non facilissima perché tutti i dolori del mondo sembrano piovermi addosso.

Arrivo alla fermata e, dopo un minuto, arriva anche il bus di Tumino.

Alla fine ho speso €2,20 per la colazione, €2,90 per il biglietto e pochi altri centesimi per l’acqua. Con un investimento di poco più di 5.00 euro mi sono concesso una giornata splendida. Il prossimo step è ripetere questa camminata e poi magari “osare” sia l’andata che il ritorno a piedi.

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9 settembre 2015 3 09 /09 /settembre /2015 07:23

(Pasteo Runners - Alberto Bressan) Primo appuntamento con la lunga distanza che stamattina mi ha visto correre ai piedi delle colline trevigiane.

Le sensazioni piuttosto negative emerse negli ultimi allenamenti e la grande impressione di eccessiva fatica mi hanno fatto credere che non sarebbe stato semplice portare a casa l'allenamento di oggi.

Mattinata fresca e alle 7.00 eccomi in strada, Camelbak sulle spalle e Garmin acceso: via si parte!

Nei primi chilometri ancora quella percezione di corsa pesante, legnosa, tipo che ti sembra di andare a 4'/km ma invece corri sopra i 5'/km, ma ad un certo punto, quasi insperato, ecco che ho iniziato ad inanellare dei km più allegri abbassando un pochino il passo medio.

Verso il 14° km ha iniziato a piovere leggermente il che ha fatto rinfrescare ancor di più la temperatura, mentre la mia corsa continuava ad essere sicuramente non fluida, ma stabile tra i 4'40'' e i 4'50''/km.

Per me è un po' strana questa sensazione di pesantezza alle gambe, fastidio mai patito prima ma forse causato dalle vacanze e alle grandi abbuffate che ne sono conseguite.

Al 18° km la leggera pioggia ha iniziato ad aumentare diventando davvero fastidiosa.

Per fortuna pochissimo vento, quasi impercettibile mentre raggiunta Sernaglia della Battaglia, eccomi puntare verso Falzè di Piave. L'acquitrino sulla ciclabile di Falzé mi ha fatto ricordare l'infanzia, quando si andava dentro alle pozzanghere per la gioia delle nostre madri. A questo punto i chilometri sulle gambe erano 25 e non posso negare che la stanchezza era molta ma il ritmo restava stabile.

Ultimi km sotto un vero e proprio diluvio dove la doccia sembrava la motivazione più forte.

30 km chiusi in 2:25:00: un crono che, tutto sommato, non è affatto male.

Ora bisognerà giocare bene le carte e stringere i denti perché non sono affatto contento di sentirmi così stanco e soprattutto fuori forma anche se sono certo che nelle prossime settimane ci sarà di sicuro un miglioramento della condizione.

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26 agosto 2015 3 26 /08 /agosto /2015 22:56
Simona Patti in azione all'Ecotrail della Luna 2015 (foto di Maurizio Crispi)Simona Patti in azione all'Ecotrail della Luna 2015 (foto di Maurizio Crispi)
Simona Patti in azione all'Ecotrail della Luna 2015 (foto di Maurizio Crispi)

Simona Patti in azione all'Ecotrail della Luna 2015 (foto di Maurizio Crispi)

Come raccontare la propria esperienza di una gara trailin chiave Fantasy.
Simona Patti ci regala uno splendido racconto che trasforma l'Ecotrail della Luna, svoltosi a Caltavuturo tra il 22 e il 23 agosto 2015, in uno scenario fiabesco dove si incrociano elfi, gnomi, dragoni e minacciosi e cinghiali.

E aspettiamo ansiosamente la prossima puntata...

(Simona Patti) Ove si narra di come i nostri eroi affrontarono e sconfissero il temutissimo Dragone Lanciafiamme di Caltavuturo…

Avevamo lasciato i nostri quattro piccoli eroi in possesso dell’Amuleto della Forza e della Resistenza, grazie a Lepre Mirabella e Lumaca Simo che si erano sacrificate per il bene di tutti i podisti combattenti. Nel frattempo però qualcosa era successo: il Sandalato, mandato in avanscoperta sulla variante Viller infestata dai folletti per proteggere i suoi compagni, aveva ricevuto l’anatema dell’Anca Sbilenca e dopo pochi giorni dall’avventura iniziale avvertì dolorosissime fitte che non gli consentivano di affrontare il Dragone Lanciafiamme di Caltavuturo: per lui era troppo rischioso!

Nonostante il suo infortunio però, decise di rimanere accanto ai suoi compagni, proferendo consigli, preparando miscugli energetici a base di radice di Pianta della Velocità, e andando in avanscoperta con l’aiuto del suo fedele scudiero Paride che lo avrebbe protetto in caso di incontro con il Dragone Lanciafiamme e i suoi Cinghiali Protettori. Il Sandalato, munito di marchingegno che con un impulso luminoso avrebbe potuto accecare il Dragone, fu quindi sguinzagliato tra le colline di Caltavuturo allo scopo di coprire le spalle ai suoi compagni che invece avrebbero dovuto affrontare direttamente il temuto Dragone.

Nei giorni precedenti all’impresa, il prode Aldo Spavaldo aveva scorrazzato tra le colline, gli uliveti e il fiume di Caltavuturo, per segnare il percorso più breve e facile (!) per arrivare al nascondiglio del Dragone Lanciafiamme e facilitare l’impresa dei nostri eroi. Aldo Spavaldo aveva dovuto ripulire il fiume dalle sterpaglie per evitare che i nostri eroi si ferissero o fossero ostacolati e affrontare il Granchio Spauracchio del fiume che con le sue chele aveva tentato più volte di ferirlo, per fortuna senza riuscirci, ma fu colpito dall’Incantesimo-della-Notte-che-Avanza e, rimasto solo al fiume, si era imbattuto nei Cinghiali Protettori del Dragone. Loro lo avevano intimidito con i grugniti e lo avevano costretto alla fuga: Aldo-non-più-tanto-Spavaldo si era rifugiato dentro la Chiusa Rinfusa dove aveva atteso l’arrivo della Carrozza Fatata che lo aveva riportato a casa sano e salvo.

Prima di affrontare il Dragone, i nostri eroi decisero di effettuare un sopralluogo notturno del posto: di notte il Dragone Lanciafiamme dorme profondamente e loro avrebbero potuto studiare meglio la strategia di attacco, anche se un incontro con i Cinghiali Protettori poteva essere sempre possibile, ma si doveva ‘correre’ il rischio; qui a Caltavuturo però i nostri eroi non potevano procedere insieme e compatti come sul Monte-che-guarda-la-Conca-d’Oro e dovevano prepararsi a fronteggiare da soli il Dragone, ognuno per la sua strada e ognuno con il proprio bagaglio di esperienze, oltre che con l’Amuleto della Forza e della Resistenza che brillava nelle loro bisacce illuminando il cammino.

La prima a partire fu Lumaca Simo, al crepuscolo: l’inizio del sentiero era in salita e molto ripido. Lei però si faceva forza volgendo lo sguardo sul panorama delle montagne e beandosi dei colori del tramonto che andavano via via smorzandosi in tinte più scure. Il sentiero era ben tenuto, con i gradoni rialzati e il passamano di corda; avrebbe potuto anche riposare sulla Panchina Assassina, ma sapeva che se si fosse fermata a sedere sarebbe stata colpita dall’Incantesimo della Pigrizia e della Sonnolenza, rischiando di passare la fredda notte lì sopra. Sulla vetta della prima collina Lumaca Simo fu circondata dalla nebbia, ma lei non aveva paura, anzi si beava di quella frescura e del vento: accesa la sua potentissima torcia frontale, procedeva imperterrita preparandosi alla discesa difficoltosa a cui sarebbe arrivata di lì a poco.

La discesa era ripida tanto quanto lo era stata la precedente salita ed era piena di Sassi Smargiassi pronti a farla inciampare, ma fortunatamente tra le nebbie si materializzò un’amica Lepre… non era Lepre Mirabella che doveva compiere la sua impresa in solitaria ma era la Lepre Brizzolata che correva spedita in discesa poiché investita dall’Incantesimo Paracadutato (che solitamente detiene la Lepre Ioppolo, anch’essa presente a Caltavuturo ma ancora ignara di ciò che avrebbe affrontato). Mettendosi sulla sua scia, anche Lumaca Simo riusciva a beneficiare dell’Incantesimo Paracadutato e le sue gambe rinvigorite saltellavano tra un Sasso Smargiasso e l’altro senza alcun intoppo! L’incantesimo però non aveva effetto sulle salite e i tratti pianeggianti, quindi Lumaca Simo dovette ben presto salutare la sua amica Lepre Brizzolata che andava perdendo terreno.

Tra un saltello e l’altro Lumaca Simo arrivò da alcuni fedeli amici, Franchino Barbuto e Giuseppe Crostata, che le avevano conservato delle potentissime Patatine della Scioltezza grazie alle quali riuscì a proseguire il suo cammino dentro l’Uliveto Fatato illuminato dalla luce della Luna. Strada facendo Lumaca Simo incontrò altri prodi combattenti: erano molto veloci e le sfrecciavano accanto, lei si scansava per farli passare perché anche loro avevano la loro missione da compiere e non doveva intralciare il percorso. Ad un certo punto fu raggiunta da altri personaggi familiari e benevoli, che la incoraggiarono a proseguire: erano il Saitta Parlante e il Sabatino Rotante che si inseguivano in discesa alternandosi il comando a vicenda. Nonostante loro due non fossero presenti all’allenamento sul Monte-che-guarda-la-Conca-d’Oro, avevano deciso di aiutare i nostri eroi a sconfiggere il Dragone Lanciafiamme, per cui andarono in avanscoperta per stordirlo con le chiacchiere del Saitta Parlante e l’Incantesimo Rotante di cui solo il Sabatino è in possesso.

Anche loro dunque seminarono Lumaca Simo che si apprestava ad entrare nel Boschetto Incantato: rinvigorita dall’incoraggiamento dei prodi amici, riuscì comunque ad uscirne indenne nonostante nel Boschetto ci fosse il Ramo Spinoso che tentava di graffiarla e trattenerla. Nel frattempo anche gli eroi Pelato Minimalista e Lepre Mirabella, insieme ad altri amici eroi incontrati nella Piazza Campanaria di Caltavuturo, procedevano tra i Sentieri e le Colline Fatate illuminate dalla Luna: il Pelato Minimalista però preso dalla fretta iniziale, aveva abusato dell’Incantesimo Paracadutato ed era stremato e stanco. Nel Boschetto Incantato infatti il Ramo Spinoso lo aveva sferzato con violenza e lui ne era uscito graffiato ma deciso a non arrendersi. Lepre Mirabella invece procedeva con prudenza e circospezione, cercando il sostegno delle amiche Lepre-dagli-Occhi-Pinti e Lepre Ioppolo la detentrice ufficiale dell’Incantesimo Paracadutato, pronta a trasferirlo ai nostri eroi all’occorrenza. La Lepre-dagli-Occhi-Pinti però era intimorita dai Cinghiali Protettori del Dragone Lanciafiamme e dopo avere sentito grugniti di dubbia provenienza aveva preferito allungare il passo e anticipare il suo rientro nella Piazza Campanaria di Caltavuturo, seminando anche la Lepre di Polizzi con la quale solitamente saltella contenta per le colline.

Lumaca Simo intanto era uscita dal Boschetto Incantato e si andava avvicinando alla tana del Dragone Lanciafiamme, la Cava Riarsa di Caltavuturo. La Cava era un posto terribile e anche gli eroi più coraggiosi e prodi ne avevano paura: quella sera però la Luna illuminava benevola il cammino, rischiarando anche i lati più oscuri e tetri della Cava Riarsa. Il Dragone Lanciafiamme dormiva, Lumaca Simo ne poteva percepire il respiro assopito: adesso sapeva qual era il suo nascondiglio e poteva prepararsi ad affrontarlo con la luce del mattino. Nella Cava però fece degli strani incontri: nascosto nel buio di un anfratto c’era lo Gnomo Guardiano della Cava con i suoi due scudieri quadrupedici che le ringhiavano dietro.

Lo Gnomo li fece tacere, ma ormai avrebbe avvertito il Dragone Lanciafiamme della presenza dei valorosi eroi nel suo territorio e lo avrebbe messo in guardia. Lumaca Simo era un po’ intimorita ma per fortuna fu raggiunta da altri due amici eroi che la contagiarono con la loro allegria: erano Ciccio Pasticcio, a sua volta Guardiano del Monte-che-guarda-la-Conca-d’Oro, che aveva messo a tacere lo Gnomo Guardiano della Cava, accompagnato da Lepre-Lewis-13:30 che ci teneva a ribadire di essere un grande amico del Sandalato Infortunato, quindi anche amico di Lumaca Simo grazie all’Incantesimo Transitivo dell’Amicizia. Sostenuta da queste due buffe presenze Lumaca Simo emerse dalla Cava Riarsa, apprestandosi a percorrere l’ultimo tratto che la separava dalla Piazza Campanaria di Caltavuturo: ormai il sopralluogo stava terminando, lei sapeva dove si nascondeva il terribile Dragone e adesso doveva solo riposare prima che spuntasse nuovamente il giorno.

Per fortuna il Sandalato Infortunato, con il prode Paride, le si presentò davanti ad indicarle la giusta deviazione per i gradoni e così Lumaca Simo arrivò alla Piazza, dove Aldo Spavaldo, preoccupato che tutti i valevoli combattenti tornassero sani e salvi, li stava aspettando insieme ai fedeli Giuseppe Cronometro, Filippo Classificatore e Renato Gazebo.
Lumaca Simo si riunì con gli altri amici eroi : tutti erano sani e salvi e si apprestavano a rifocillarsi e andare a riposare le stanche membra nelle loro tende dell’Accampamento Alberato di Calatavuturo. Solo lei e il Pelato Minimalista si rifugiarono altrove: in una grotta poco lontana in compagnia di quattro valorose Guardie che avrebbero protetto il loro sonno.

(…to be continued…)

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13 agosto 2015 4 13 /08 /agosto /2015 21:59
Non dire notte. Theo e Noa, quei personaggi che mi mancheranno

Ecco di seguito le impressioni di Elena Cifali al temine della lettura del romanzo di Amos Oz, Non dire Notte, che le ha fatto compagnia in questi giorni assolati di fine luglio e di metà agosto.
Le letture aprono sempre visioni su altri mondi, su altri modi di essere, su altre dimensioni: sono la nostro "door in the wall".

Mi mancherete tanto, Theo e Noa!
Notte di mezza estate, ho appena finito di leggere di Noa e Theo. Che libro, ragazzi!
Mi ha trascinato con se lentamente, senza colpi di frusta, con la lentezza che molto piacevolmente attribuirei al deserto. Ed infatti, il racconto di vita dei due protagonisti si consuma sul davanzale di fronte all'immensità del deserto, della sua sabbia, del suo vento.
L’ho gustato pagina dopo pagina con una lentezza a volte voluta a volte dovuta.
E’ stato un fine luglio faticoso e un inizio agosto incredibilmente frenetico, stancante. Ho davvero rubato attimi, minuti, quarti d’ora per leggere. Troppe cose da fare e tutte di fretta, troppi imprevisti, infiniti inconvenienti. Ma ormai è fatta, ce l’ho fatta, ho portato con me questa lettura al mare, in montagna, tra le calde file all’ufficio postale, dentro l’abitacolo della macchina in sosta al parcheggio, nel mio letto, sul divano vicino al gatto. Ovunque, io e Theo, io e Noa.
Li sento quasi fratelli questi due testoni innamorati l’uno dell’altra di un amore simile a quello che provo io.
Non è una novità, mi faccio carico delle storie che mi piacciono, che parlano e trasmettono qualcosa di umano, di tangibile, quasi palpabile.
Noa, frenetica, sognatrice, sbadata, caotica.
Theo, riflessivo, con un bagaglio di esperienza umana che gli permette di assumere il controllo delle circostanze e dei fatti che si consumano intorno a lui. Theo che irrita Noa. Noa che non riesce ad intimorire Theo.
Li adoro, adoro i loro dialoghi, i loro battibecchi, le loro passeggiate al buio al confine del deserto.
La loro scelta di non avere figli.
La convinzione che hanno secondo cui le coppie senza figli, che stanno insieme da anni, finiscono per somigliarsi. In loro vedo un po’anche me e il mio Ezio.
Percepisco lo spessore delle notti insonni, ascolto le parole di radio Londra, mi immedesimo nella voglia di fare di Noa e mi faccio fagocitare dalla lentezza di Theo.
Vorrei conoscerli meglio, trascorrere con loro settimane, ma forse - dilatando la lettura - l’ho già fatto.
Ho parlato con entrambi durante le lunghe notti tormentate dai ricordi, dai progetti.
Adesso, gambe incrociate sotto il tavolo sistemato sul balcone per meglio godere della frescura di montagna, con lo sguardo dritto sull’amata Etna, immagino che di fianco a me ci sia il deserto. Il suo vento, la sua sabbia.
Dopo tutto, la sabbia del deserto non deve essere molto dissimile dalla sabbia vulcanica se non per colore e spessore.
Non ho mai visto un deserto africano, ma lo immagino bello e suggestivo come il deserto etneo.
Ricordo, una volta, durante un allenamento in altura, una delle prime volte, mentre ero sulla via di ritorno mi fermai. Zitta. Immobile. Io e il mio deserto di lava nera come le tenebre. Solo silenzio. Assoluto silenzio. Una dimensione mai trovata in nessun luogo. Forse era quello il mio “non luogo”.
"Non dire notte" offre un valido spunto di riflessione sul piacere immenso che si riesce a provare stando a braccetto con la solitudine, quella voluta, quella cercata.
“Non mollare. Coinvolgere le brave persone. Che in fondo non è che mancano qui. Devo essere ancora più sincero con voi? Il nostro vero guaio è che non ci lasciamo entusiasmare da niente. Questa è la vera tragedia. Chi non si attizza più per nulla si raffredda e così si comincia a morire. Così dice Linda e io sono d’accordo con lei. Bisogna cominciare a desiderare. Trattenere forte, con tutte e due le mani perché la vita non scappi, spero capiate quel che intendo dire. Altrimenti è tutto perduto”.
Non avevo mai letto Oz, l’ho fatto senza pregiudizi, senza conoscerlo, senza sapere. Adesso so. So che vale la pena assaporarlo pagina per pagina. C’è una significativa frase che fa eco a tutta la narrazione: “...se si ha un briciolo di bontà si trova bontà ovunque”.
Fatevi coraggio e trovate il tempo di riflettere su queste poche e semplici parole.
Per il resto, cosa fanno, cosa cercano, cosa sognano i miei due amici scopritelo da soli …

Elena Cifali

Non dire notte. Theo e Noa, quei personaggi che mi mancheranno

(Dalla quarta di copertina) A Tel Kedar, una tranquilla cittadina israeliana nel deserto del Negev, abitano Noa e Theo. Dopo sette anni di felice convivenza, sono in una fase stagnante del loro rapporto. Theo, urbanista sessantenne di successo, appare sempre più introverso e sembra aver perso energia, voglia di fare e di mettersi in gioco. Noa, frenetica professoressa di lettere di quindici anni più giovane che insegna nella scuola locale, è sempre alla ricerca di nuovi traguardi e nuove sfide. In seguito alla morte di uno degli studenti di Noa, le viene affidato il compito di dare vita a un centro di riabilitazione per giovani tossicodipendenti. Aiutata da Muki, agente immobiliare, da Linda, una timida divorziata, e da Lumir, un pensionato, Noa si dedica al progetto con entusiasmo e idealismo, pronta a lottare contro l'opposizione di tutta la cittadina che teme che un simile centro possa portare droga e criminalità. Non vuole mostrare le sue debolezze e chiedere l'aiuto di Theo, e lui non vuole interferire se non è richiesto. Se per un verso la vicenda sembra mettere a dura prova la loro relazione, dall'altro dimostra lo struggente affetto, l'infinita tenerezza e il profondo amore che ancora li lega. La storia è narrata dai due protagonisti in prima persona. Un libro che esplora l'animo umano, che racconta la realtà quotidiana di una comunità lontana da Tel Aviv o Gerusalemme, protetta da filo spinato e guardie, che cerca di vivere una vita normale come qualsiasi altra cittadina del mondo.

Sull'autore. Amos Oz (Gerusalemme, 1939), scrittore israeliano, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini. Attualmente vive nella città israeliana di Arad e insegna Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Con Feltrinelli ha pubblicato: Conoscere una donna(2000), Lo stesso mare (2000), Michael mio (2001), La scatola nera(2002), Una storia di amore e di tenebra (2003), Fima (2004), Contro il fanatismo (2004), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Non dire notte (2007), La vita fa rima con la morte (2008), Una pace perfetta(2009), Scene dalla vita di un villaggio (2010, premio Napoli), Una pantera in cantina (2010), Il monte del Cattivo Consiglio (2011, premio Tomasi di Lampedusa 2012), Tra amici (2012; "Audiolibri - Emons Feltrinelli", 2013), Soumchi (2013), Giuda (2014) e, con Fania Oz-Salzberger, Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica(2013). Nella collana digitale Zoom ha pubblicato Si aspetta (2011) eIl re di Norvegia (2012). Ha vinto i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004, Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea nel 2007, Primo Levi e Heinrich Heine nel 2008, Salone Internazionale del libro nel 2010, il Premio Franz Kafka a Praga nel 2013. I suoi lavori sono tradotti in oltre quaranta lingue.

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3 agosto 2015 1 03 /08 /agosto /2015 12:14
Memorial Lillo Inguanta 2015 (11^ ed.). Elena Cifali dice la sua: una domenica faticosa, ma intensa e gratificante, con gli amici di corsa di sempreMemorial Lillo Inguanta 2015 (11^ ed.). Elena Cifali dice la sua: una domenica faticosa, ma intensa e gratificante, con gli amici di corsa di sempre
Memorial Lillo Inguanta 2015 (11^ ed.). Elena Cifali dice la sua: una domenica faticosa, ma intensa e gratificante, con gli amici di corsa di sempreMemorial Lillo Inguanta 2015 (11^ ed.). Elena Cifali dice la sua: una domenica faticosa, ma intensa e gratificante, con gli amici di corsa di sempre

Si è corsa il 2 agosto 2015, a Palma di Montechiaro, l'11^ edizione del "Memorial Lillo Inguanta", valevole come prova del GP provinciale di corsa su strada di Agrigento.

La gara si è disputata - come nelle precedenti edizioni - in memoria di Lillo Inguanta che, figlio di Giuseppe Lillo Inguanta, è morto a seguito di un incidente stradale. I genitori di Lillo, Giuseppe e Franca, poco dopo la morte di Lillo, hanno perso anche l'altra figlia Rosamaria.
Una famiglia devastata dal dolore che ha trovato la forza di vivere e di andare avanti grazie alla fede e alla corsa

(Elena Cifali) Le due di notte e non riesco a dormire.

Sono infinitamente stanca, distrutta dal caldo, l’umidità rende la pelle appiccicosa e mi rigiro nel letto.

Sono rientrata a casa da pochissimo, giusto il tempo di una doccia gelata che per fortuna non ha lavato via le emozioni di questa lunghissima domenica d’agosto.

La mia gita a Palma di Montechiaro la ricorderò per sempre come un momento rovente e non solo dal punto di vista meteorologico con i suoi 40°, ma perché ho visto e rivisto gli amici più cari, quelli dai quali davvero non vorrei mai staccarmi.

Il viaggio in macchina è condiviso con Marco: il grandissimo cavaliere, con Vito: l’uomo dall’infinita bontà, e con Stefania: la ragazza dalla prorompente simpatia.

Sudiamo già da fermi, il mare di Palma è una tavola dipinta con i migliori acquarelli, l’aria ferma, un caldo terribile, un’umidità asfissiante,tutto fa presagire che soffrirò per tutta la durata della gara.

I bimbi gareggiano prima di noi, il loro senso agonistico in molti casi supera il nostro e questo gli fa onore.

Zio Lillo e Zia Franca accolgono tutti con il calore, l’umanità e l’affetto che li contraddistingue, sono due angeli al pari dei loro figli volati in cielo troppo presto.

Persone speciali, uniche, rare, quasi irripetibili. Mi commuovo spessissimo oggi, chissà perché, forse sto invecchiando, o forse, quia Palma di Montechiaro la presenza di Lillo e RosaMaria Inguanta è così forte, così reale da farci vivere emozioni e sentimenti fuori dal quotidiano.

Sono felice d’essere qui, felice oltre misura.

Vivo un momento difficile quando ricordiamo Roberto, approposito, ancora Ciao Roberto!

La gara è faticosa, soffro maledettamente il caldo, non cisono abituata e il viso diventa subito infuocato. A nulla servono le docce, non riesco a scendere sotto i 5 minuti al chilometro, ma dopotutto mi sta beneanche così. Finisco la gara ringraziando Dio d’avermi dato il coraggio di partecipare e la forza di concluderla.

Una doccia veloce, un cambio d’abiti che subito divengono bagnati, le premiazioni, un gelato, le foto con gli amici, le strette di mano, i complimenti reciproci, gli abbracci sinceri e umili. Quegli abbracci della gente come me, della gente che si mette in gioco senza tanta prosopopea, senza tanti colpi di tromba, che si sfida e sfida glialtri in un girotondo di sorrisi e risate che come un vortice cattura tutti e rende immensamente felici.

Giovanna, Mariuccia, Cinzia, Salvatore, Gerlando, Lea, Annamaria, Mario, tanti nomi, tanti volti, tante storie e tantissime vite, oggi tutti qui a festeggiare, a fare solidarietà, e rendere omaggio a che non c’è più fisicamente ma che è sempre più presente nei cuori di tutti. Ed allora viva questa gente, viva Palma di Montechiaro, viva il calore di questa rovente Sicilia sempre presente ad aiutare ad ogni costo, con ogni mezzo, la Sicilia che non si tira mai indietro.

Il viaggio di ritorno vola via leggero tra le mie chiacchiere da ostinata adolescente, le risate di Stefania, le domande di Marco e il silenzio di Vito, tutto scorre così come deve essere, senza finzioni, tra mille argomenti e tanta voglia di scoprirsi e riscoprirsi nonostante l’età, dopotutto vivere è un privilegio, godiamocelo, rendiamo la nostra vita unica, irripetibile, senza confini, senza restrizioni mentali, leggera come l’aria,calda come il fuoco! La libertà di fare, di dire, di essere felici, quella libertà che muore tra le sbarre di vite domestiche insoddisfatte può e deveessere salvata dalla capacità personale di dire: Io sono vivo! I runner corrono anche per questo, loro sanno quanto difficile sia abbandonare il divano e allacciare le scarpette, ma il premio, la ricompensa è talmente alta che vale qualsiasi rinuncia.

Poteva essere una domenica d’agosto qualsiasi, è stata La Domenica D’Agosto Con I Miei Amici!

Grazie a tutti, davvero tutti, senza di voi nulla sarebbe così tremendamente meraviglioso!

Memorial Lillo Inguanta 2015 (11^ ed.). Elena Cifali dice la sua: una domenica faticosa, ma intensa e gratificante, con gli amici di corsa di sempre
Memorial Lillo Inguanta 2015 (11^ ed.). Elena Cifali dice la sua: una domenica faticosa, ma intensa e gratificante, con gli amici di corsa di sempreMemorial Lillo Inguanta 2015 (11^ ed.). Elena Cifali dice la sua: una domenica faticosa, ma intensa e gratificante, con gli amici di corsa di sempre

La gara (ricordiamo valida anche come prova del GP provinciale di Agrigento) si è svolta il 2 agosto 2015: una vera e propria “torcida”, bella colorata, partecipata.
Poco più di 6 chilometri, sei giri, un va e vieni per il lungomare Todaro che diventa rovente, malgrado l’acqua che viene riversata quasi metro dopo metro dai volontari, sugli accaldati podisti.
Si è cominciato con le gare per i più piccoli, tutte le età da quelli più minuscoli, fino agli adolescenti.
Tutti premiati con una medaglia di partecipazione, con un trofeo i primi tre delle varie categorie.
A seguire la passeggiata del ricordo che fa da prologo alle gare dei più grandi.

Due le batterie: nella prima (donne e uomini dai 50 anni in poi) la protagonista assoluta è una giovanissima la diciassettenne Valentina Turone di Mazzarino di nascita ma tesserata per la Virtus Acireale. Sbaraglia gli avversari uomini e va a vincere stabilendo il record della gara. “Pista, strada, campestre, per me va bene tutto – afferma al microfono di Marcellino – e adesso sotto con i 10 km gli italiani Assoluti in programma a settembre in quel di Trecastagni".
Alle spalle della giovane nissena, un grande Elio Amato (Universitas Palermo) che piega la resistenza del compagno di squadra Cannì e va a vincere a mani alzate.
Completano invece il podio al femminile, la sempre-verde Edna Caponnetto (Valle dei Templi Agrigento) e Annalisa Di Carlo.

La seconda batteria (preceduta dal commovente ricordo di Roberto Baratta scomparso appena 24 ore prima) ha visto in campo atleti di grande spessore, del passato e del presente: Ingargiola, Cardillo, Catania, Ragusa, solo per citarne alcuni.
E a vincere, anzi a stravincere, è proprio l’atleta tesserato per l’Atletica Futura Davide Ragusa che fa corsa solitaria infliggendo in appena 6000 metri, distacchi “siderali” agli avversari.
Per l’atleta originario di Nicosia anche il record della gara 19’02 (stessa cosa, vittoria e record della gara Ragusa aveva ottenuto di recente a Caltanissetta, al trofeo Kalat). Al secondo posto l’atleta della Polisportiva Menfi Mohamed Idrissi (20.09); terzo Michele Cardillo (Casone Noceto) in 20.18.

Il finale della manifestazione è un susseguirsi quasi infinito di premiazioni (oltre 100 gli atleti che salgono sul palco): premiati i primi tre e le prime tre assolute, gli uomini dal quarto al 16°, le donne dalla quarta all’undicesima. I primi tre uomini e donne di categoria, tutti i palmesi in gara, con coppa al primo che, manco a dirlo è stato di nuovo il fortissimo Angelo Gueli.

Premi anche per i “leoni della cantina” che molti chiamano gruppo goliardico ma che è una vera e propria fucina di podisti, un vivaio che cresce e svezza in allegria i runner di Palma Di Montechiaro.

E’ tutto questo il Memorial Lillo Inguanta, sono i sorrisi della gente, i fuochi d’artificio, la presenza dell’Aido (l’associazione dei donatori d’organo), e tanto altro ancora…

E allora non ci resta che aspettare l’edizione 2016 e riporre nel cassetto dei nostri ricordi più belli l’edizione che ieri sera si è chiusa.

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28 luglio 2015 2 28 /07 /luglio /2015 19:12
Dedicato agli ardimentosi ultramaratoneti e agli ultratrailer

Ecco di seguito un tributo di "Aganteo Volloca" che da alcuni mesi segue gli eventi di ultratrail con la sua macchina fotografica.
E le sue considerazioni sono un ammirato tributo ai trailer e agli ultratrailer, alla loro passione, al loro coraggio, alla loro autodeterminazi
one.

Aganteo Volloca è un nick scelto dal medesimo.

Per quale ragione un nick per frequentare FB, si sono chiesti alcuni? 
Risponde lo stesso Aganteo Volloca: "...
quando ho deciso di mettere piede in FB mi è parso giusto creare una labile separazione tra sociale e "social... tutto qui".

Dedicato agli ultra-trail-maratoneti.
Da un paio di mesi osservo il vostro mondo attraverso l’obiettivo della mia fotocamera ed inevitabilmente prendono forma delle sensazioni (del tutto personali, ovviamente) … Di molti di voi ho colto le espressioni di fatica ed anche quelle di gioia, i momenti di sconforto e quelli trionfali (il più delle volte non importano i tempi né la classifica), le piccole vanità e la grande umanità, l’autoironia e la simpatia … E così sono nati dei contatti, delle vigorose strette di mano, delle conoscenze addirittura … Quello che emerge dalle mie foto artigianali (non lo dico per vezzo, è così) è un mondo fatto di persone perbene che, a prescindere dalle proprie radici, condividono e convivono una sanissima passione.
A Voi, quindi, dedico questo sorriso partorito dalla lava secolare e modellato dal vento, perché con le Vostre atletiche fatiche avete riempito alcune cartelline, che sarebbero altrimenti rimaste vuote, di esperienze pregnanti, come può esserlo una corsa in cui il “perché?” non ha nessuna importanza … se non quella conservata nell’Io più profondo.
Grazie.
Ad maiora.

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28 luglio 2015 2 28 /07 /luglio /2015 06:04
Etnatrail Linguaglossa 2015 (5^ ed.). La mia favola siciliana (Elena Cifali)

Elena Cifali ha partecipato alla 5^ edizione dell'Etnatrail Linguaglossa, andato in scena - con partenza/arrivo a Piano Provenzana (versante Etna Nord) sabato 25 luglio 2015.

Ecco le sue impressioni, ancora a caldo, buttate giù nell'immediato dopogara, in un post FB, canale privilegiato per le esternazioni della nostra SuperElena.

Sai che c’e?
C’è che dell’Etna non se ne ha mai abbastanza.
Io credo che questo vulcano riesca a diventare una dipendenza, un punto di partenza e mai d’arrivo, da salire, scendere, scavalcare ogni volta che si può. E non importa in che mese dell’anno si è, quando l’Etna chiama in molti rispondono.
E così, oggi eravamo davvero in tanti, anzi tantissimi, sulle sue croste.
Giovani e vecchi, uomini e donne, tutti pronti a sfidare e sfidarsi, tutti in fila indiana come piccole formiche laboriose intenzionate a portare a casa il risultato.
Che magia quest’Etna: sembra incantata, fatata e d’incanto appare la favola.
La favola siciliana!
Principi e Principesse che lasciano a casa la corona e lo scettro e al loro posto indossano cappellini e tengono in mano bastoncini.
Uomini e donne che, correndo, vivono emozioni forti, uniche e irripetibili che solo sul Vulcano posso prendere vita.
E quanta fantasia, quanto sudore, quanta allegria, quanta vita tra quelle pietre laviche, su quella sabbia, tra quelle spine.
Anche oggi ciò che ho visto ha riempito gli occhi e la mente.
Ha colmato il cuore facendolo traboccare di tutti quei sentimenti che spesso precipitano nel fondo, schiacciati dalla quotidianità, dalla fretta, dallo stress.
Sono felice, sono fiera, orgogliosa di me e non perché sto correndo una gara che non dovevo fare, ma perché dopo 4 edizioni di Etna Trail ho trovato dentro quei chilometri la stessa ragazza di quattro anni fa, sicuramente più matura, con altre aspettative, ma con la stessa testardaggine e la stessa determinazione.
Qui, su queste pietre instabili, quando il passo si fa incerto e le gambe traballano come fiamme di candela mi cerco e mi ritrovo.
Parlo, discuto, mi animo e mi agito.
Continuo a chiedermi perché e mai trovo risposta, continuo a sbuffare e sfiatare come una vecchia locomotiva.
Oh sapesse, chi sta fuori di me, come mi sento, ciò che provo, ciò che cerco tra questi boschi e tra queste lave!
Come si fa a trovare le parole, come si fa a trasferire agli altri la capacità, la portata dei propri sentimenti e delle proprie emozioni?
E’ per questo che ho scelto l’Etna, mai contenitore fu più capiente.
L’Etna come casa, come palestra, come tana e nascondiglio.
L’Etna come sfida, come punizione e ricompensa.
L’Etna come madre e padre.
L’Etna come coraggio e paura. La terra, il fuoco, il cielo e l’acqua, qui a tremila metri posso trovare tutto, posso essere me stessa, nuda d’ogni avere, trascino solo la mia stanchezza, mi lavo col mio sudore, mi nutro dei miei sogni e offro a chi sa comprenderlo il mio puro sacrificio.
Taglio il traguardo, fermo il tempo che non è mai partito, abbraccio un amico e dritta finisco la mia corsa, con lo sguardo in alto, pulita come l’aria che respiro, limpida come l’acqua che sgorga dalla fonte, calda come la lava che calpesto.
Arrivederci al prossimo anno mia cara e dolce Favola Siciliana!

Elena Cifali

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19 luglio 2015 7 19 /07 /luglio /2015 05:34
6 ore Capo d'Orlando by Night 2015 (1^ ed.) Confesso di avere vissuto e di avere incontrato la Corsa che salva la vita
6 ore Capo d'Orlando by Night 2015 (1^ ed.) Confesso di avere vissuto e di avere incontrato la Corsa che salva la vita

Pubblichiamo volentieri la testimonianza di Angelo Musso, runner siciliano che ha recentemente partecipato alla 6 ore Capo d'Orlando by Night dello scorso 11 luglio 2015.
Angelo che viene dalla vita sedentaria e che ha iniziato a correre relativamente di recente ha raccolto la sfida delle 6 ore di corsa e, alla fine, lottando contro l'afa e i crampi ce l'ha fatta

(Angelo Musso) Ora so che la corsa mi ha “salvato” regalandomi un’altra vita. Ero 78 kg e fumavo 2 pacchi di sigarette al giorno; facevo un lavoro ultrasedentario, vita sedentaria fatta di lavoro e divano, uscite con amici e la ragazza (ora moglie), far tardi la sera e alzarsi tardi la mattina nei weekend. Ero: un fiatone continuo e frequenti mal di testa e continua insoddisfazione.

Oggi. Ore 20:00, lungomare di Capo d’Orlando (11 Luglio 2015) il caldo torrido insopportabile che toglie il respiro anche a chi sta in riva al mare a fare il bagno ed Io ero già lì da 2 ore, i piedi incollati su una pista arroventata di 2 km e sguardo fisso, quasi a guardare la fine della gara quanttro ore più in là, con la mia voce che rimbomba nel cervello, gia’ alquanto intasato da incredibili emozioni e che continua a ripetere “Almeno 50 km". No, non è un sogno: sono li veramente e sto correndo la mia prima Sei ore, condividendo buona parte del tempo con un ragazzo simpaticissimo di Monreale che perdero’ purtroppo alla 3^ ora causa crampo. Parliamo, ridiamo e ci sosteniamo a vicenda con consigli; ci passiamo l’un l’altro l’acqua, i sali, o anche qualcosa di solido da ingurgitare velocemente in corsa.

Il caldo mi fiacca e mette a dura prova il fisico e la testa, di quando in quando qualche crampo viene a farmi visita quasi a ricordare che non sto sognando, a svegliarmi dicendomi : “Potrei farti mollare quando voglio”. Ma la mia replica era ferma: “Non mi fermerai mai !!! niente puo’ fermarmi …io sono il padrone della festa oggi…. Io decido quando e se fermarmi

Continuo a passare e ripassare sotto quel gonfiabile, dove mia moglie mi aspetta passandomi da bere e/o mangiare.
Poco piu’ in la un caro amico e runner che ha appena finito la prima frazione della staffetta mi supporta ad ogni giro (immensamente grazie Benny) e la dolcissima Daniela Rovetto che, ad ogni passaggio, mi segala un po’ del suo grande affetto e dell’immenso ottimismo che la contraddistingue. Ormai è buio il sole è andato via insieme a buona parte delle mie forze ma sono li ed ho voglia di correre, di vivere…
Canto dentro di me qualche canzone che ben conosco ….e parlo con mio Padre…. Gli chiedo di proteggermi e di farmi compagnia fino all’arrivo affinche’ possa riabbracciare i mie piccoli Gabriele ed Edoardo e mia moglie e farli sentire fieri di me….. Io già lo sono, mi sento invincibile, un gladiatore. Ecco! Ci siamo! E' arrivata a tentarmi, lei ... la crisi! E' forte! E mi prende le gambe con dolorose contratture dei quadricipiti. Vuole piegarmi, e fermarmi. Sto soffrendo... Ma ne vale la pena, perchè - al contempo una sensazione di immensa felicità, mi pervade e, insieme, la volontà e una buona dose di amore per me stesso, che mi aiutano a cacciar via i demoni che mi tentano. E ancora, corro, cammino, corro, vivo. 

5h59'59: ed è finita! Sono arrivato, senza mollare al termine delle 6 ore. Attraverso il gonfiabile, per abbracciare mia moglie, e piango un pianto carico di emozione e di indicibile felicità.

6 ore Capo d'Orlando by Night 2015 (1^ ed.) Confesso di avere vissuto e di avere incontrato la Corsa che salva la vita
6 ore Capo d'Orlando by Night 2015 (1^ ed.) Confesso di avere vissuto e di avere incontrato la Corsa che salva la vita
6 ore Capo d'Orlando by Night 2015 (1^ ed.) Confesso di avere vissuto e di avere incontrato la Corsa che salva la vita
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16 luglio 2015 4 16 /07 /luglio /2015 05:45
6 ore Capo d'Orlando by Night (1^ ed.). L'aftermath di una gara è ricco di emozioni: Cinzia Sonsogno, organizzatrice, dice le sue

L'aftermath di una gara è ricco di emozioni e di stati d'animo espressi, non solo da parte degli atleti che vi hanno partecipato, ma - e soprattutto - da parte di coloro che li hanno organizzati, soprattutto se si tratta di "organizzatori per passione".
Cinzia Sonsogno, alla guida della ASD Podistica Capo d'Orlando (società organizzatrice della 6 ore Capo d'Orlando by Night che, alla sua prima edizione, si è svolta lo scorso 11 luglio 2015, esprime le sue emozioni nel dopo-gara, ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile la manifestazione orlandina, decretandone il successo, malgrado l'afa.
E all'eccitazione, alla frenesia, alla concitazione dei momenti di gara, quando - dal punto di vista dell'organizzatore - si affastellano problemi e piccole difficoltà che richiedono aggiustamenti, rettifiche, soluzioni, fa seguito un momento di quiete e di silenzio e, proprio attraverso questo silenzio, emergono assordanti emozioni.

Ecco di seguito le sue parole.

Percorro il lungomare Ligabue, le palme si stagliano alte ai lati della strada, decine di auto parcheggiate, i bagnanti sulla spiaggia, i giochi dei bimbi in acqua, ma tutto mi pare così vuoto... desolato.
Mi vengono i brividi, giungono le lacrime, quelle delle grandi assenze.
Ho vissuto con grande intensità questi mesi precedenti l'11 luglio, con grande lucidità le ore della gara affinché tutto si svolgesse nel migliore dei modi e i disagi per gli atleti fossero i minori possibili.
Come un dittatore mando a destra e sinistra i miei compagni di società, i miei familiari e i volontari, a volte con toni pacati, ma il più delle volte con toni perentori e di questo chiedo SCUSA, anche se so e i loro occhi lo dicono.... comprendono il momento, come sanno che per essi nutro profonda riconoscenza.Oggi nel grande vuoto che sento, perché non ritrovo visi sorridenti, volti sudati....sfatti dalla fatica, volti di amici, volti di atleti che ho conosciuto alle tante gare; stranamente, però, mi sento VIVA.
Viva nella misura in cui il pianto liberatorio dello scadere della 6^ ora, ha fatto crollare quel muro che avevo costruito tra me e chi mi sta accanto nella quotidianità, la mia famiglia.
Quotidianità fatta di silenzi, di assenze che pesano come macigni.
Oggi sono svuotata di forze , ma felice di aver ritrovato me stessa.

Cinzia Sonsogno

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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