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17 maggio 2015 7 17 /05 /maggio /2015 21:46
Walk of Life Telethon Catania (4^ ed.). La vittoria a Spinali e a Barbara Bennici. Elena Cifali racconta la sua gara

Si è svolta a Catania, il 17 maggio 2015, la 4^ edizione della Walk of Life Telethon Catania, sulla distanza di 8 km e che ha visto ben 625 finisher (di cui 125 le donne)

La gara di Catania é stata valida anche come prova di Grand Prix Sicilia 2015 di corse su strada.

La vittoria a Luigi Spinali (SM, ASD Atletica Sant'Anastasia) con il crono di 25'55 e a Barbara Bennici (ASD Fiamma Rossa Palermo) con il crono di 31'23.


Ecco di seguito le impressioni di Elena Cifali.

Bellissima gara quella di questa mattina a Catania. 8 km lisci come l'olio, appaganti, pieni di carica ed emotivamente molto sentiti.
Dopo la 6 ore di San Gregorio di Catania di sabato 9 maggio, una settimana molto complicata ha forgiato ancora una volta il mio fisico.
La distanza di oggi mi serviva per sciogliere le gambe, per dimostrare - e non solo a me stessa - che dopo una gara così lunga le gambe possono girare a 4'50'' anche senza allenamenti specifici.
La temperatura perfetta ha fatto da volano e, se il vento non mi aiutava in una direzione, sicuramente lo faceva nell'altra.
Una volta tanto ho gareggiato come si deve, facendomi venire il fiatone, dando tutta me stessa, sfinendomi e cercando di superare tutti quei limiti che per lungo tempo mi sono imposta.
Sicuramente, un cambiamento di velocità cercato, voluto, che non resterà figlio unico, che sarà accompagnato da altre esperienze.
Non c'è speranza per una quarantaduenne come me, che si allena per le ultra-distanze, di diventare campionessa, ma convinta come sono che "non c'è schiavitù migliore che essere prigionieri della speranza", vado avanti, a testa alta e con la determinazione che da sempre mi contraddistingue.
Eccomi sul podio allora, insieme a tre persone che stimo infinitamente: Mela, Gabriela e Salvo.
Molti altri, i finti campioni, quelli che si riempiono la bocca di tempi e ripetute, ancora una volta sono rimasti infangati nel loro inutile chiacchiericcio dietro le finte transenne della loro mediocrità.
Noi Campioni lo siamo veramente, ognuno con i suoi tempi, ognuno con le sue gambe.
E allora, senza finta modestia dico a testa alta che oggi noi abbiamo vinto un podio che vale mille chiacchiere e mille scusanti.
Arrivederci a domenica prossima, quella in cui vinceremo ancora!

Elena Cifali

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17 maggio 2015 7 17 /05 /maggio /2015 05:41
Mare-Cielo e ritorno in 12 ore. Sull'Etna, come sempre, ma questa volta con un misto di MTB, running e trekking (Vincenzo Ferro)
Mare-Cielo e ritorno in 12 ore. Sull'Etna, come sempre, ma questa volta con un misto di MTB, running e trekking (Vincenzo Ferro)Mare-Cielo e ritorno in 12 ore. Sull'Etna, come sempre, ma questa volta con un misto di MTB, running e trekking (Vincenzo Ferro)

12 ore sull'Etna vissute intensamente dal Mare al Cielo e ritorno. Sull'Etna.
Un percorso impegnativo come una gara. Questa volta in una sella ad una MTB, con una combine di trekking e ru
nning.

Forse niente di straordinario.

Ma immensamente appagante.

Ecco il racconto di Vincenzo Ferro, protagonista dell'avventura-allenamento, assieme Rosario Catania in preparazione del prossimo Etna Endurance UNESCO, alla sua prima edizione, il prossimo 20-21 giugno 2015.

(Vincenzo Ferro) Ancora adesso tremiamo!!!! Per quello che siamo riusciti a fare, niente di straordinario - in realtà - ma per noi immensamente appagante.

La nostra avventura è iniziata con il sorgere del sole e si è conclusa con il tramonto... in mezzo, dodici ore vissute intensamente, con grandissimo entusiasmo, adrenalina alle stelle e tanta forza e stima in noi stessi; frutto di tanta tenacia, esperienze maturate da ognuno di noi in modalità diverse ma condivise, e di una attenta e scrupolosa programmazione e pianificazione che va oltre la preparazione fisica e atletica, la consapevolezza della forza interiore; e comprende anche una serie di aspetti a contorno, che vanno dall’abbigliamento, alla logistica, all’alimentazione, sine qua non sarebbe molto difficile affrontare una prova del genere. Abbiamo gettato i presupposti per nuovi progetti e ci sentiamo pronti alla prossima sfida.

Non avevamo l’intento di stabilire un record ne tantomeno la presunzione di elevarci ad eroi ma esclusivamente la volontà di mettere alla prova noi stessi, e abbiamo vinto!

Dodici ore fantastiche, più di una gara endurance, al di sopra di una 100km... c’è stata la opportunità di parlare, di confrontarsi e gettare le basi per nuovi progetti e nuove esperienze da condividere.

Siamo tanto distratti e sbadati che neanche ci rendiamo conto delle opportunità che il territorio in cui abbiamo la fortuna di vivere - e che, purtroppo, tanti ancora non conoscono appieno o sottostimano – ci offre.

Partiti dal mare, abbiamo attraversato una città che ancora stentava a svegliarsi, abbiamo iniziato a prendere quota con le nostre MTB insieme al sole e raggiunto i paesi dolcemente adagiati che pian piano iniziavano a vivere e lei era lì davanti a noi ad aspettarci. Né la luce abbagliante, né il caldo torrido, né il vento sferzante di una confusa giornata estiva, hanno messo in dubbio la nostra ferrea determinazione; continuavamo a salire sempre di più fino alla fine della strada asfaltata e dopo in trekking fino a quota 2.700 m slm, che il buon senso e l’ordinanza prefettizia attuale avevano deciso essere sicuri. La sicurezza prima di tutto, la nostra Montagna non scherza! Restiamo sempre affascinati, con i suoi sbuffi e la sua sempre temporanea quiete, meta immaginaria e al contempo reale.

Grazie ad una preparazione metodica siamo riusciti e sostenere questa sfida mentale. Ottima gestione delle forze fisiche, versatilità nell’adattamento e perfetta gestione alimentare pre- e durante, sono stati i punti di forza che hanno permesso di passare da oltre 6 ore in sella in MTB al trekking in salita e running in per quasi 4 ore, senza aver lasciato segni di sofferenza muscolare e/o affaticamento.

Oltre 87 km complessivi e non averli sulle gambe: 1.900 m di dislivello positivo superati in MTB su una distanza di 36 km; 800m di dislivello in trekking(d+) e running(d-) su una distanza di 7 km; quota di partenza 2m slm, massima quota raggiunta 2.700m slm.

Per quanto riguarda l’abbigliamento personalmente ho scelto una maglietta tecnica manica corta e ricambio, tight running, cosciali ciclismo, calze corte running trail, scarpe da trekking A5, guanti con palmo rinforzato, occhialini e casco.

Nello zainetto ho portato una felpa softshell, guanti, bracciali, bandana, k-way, e sempre cellulare con i numeri del soccorso alpino e fischietto. Invece per l’alimentazione consumati n. 2 panini (fesa+pomodoro), n. 1 barretta energetica, n. 3 biscotti, 3,5 litri di acqua e, entrambi, uno spettacolare arancino al Rifugio Sapienza come ricompensa!

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13 maggio 2015 3 13 /05 /maggio /2015 05:53

Carmela Motta e Salvatore Marotta, amici di corsa di Elena Cifali, si sono ritrovati a partecipare alla gara a staffetta, abbinata alla prima edizione della 6 ore di San Gregorio (che ha avuto luogo il 9 maggio 2015).
Ma hanno partecipato in squadre avverse: ed è stato così che per un'ora sono stati "nemici", ma anche questa per loro é stata un'esperienza condivisa che Elena Cifali ci ha voluto raccontare.

Carmela Motta e Salvatore Marotta

Carmela Motta e Salvatore Marotta

(Elena Cifali) Per le persone come me le gare non finiscono con l’ultimo passo sotto il gonfiabile.

Per le persone come me le gare continuano nei giorni successivi, nutrendosi dei commenti, dei racconti e dei sentimenti dei partecipanti.

Ho riposato due giorni dopo la fatica di sabato. Oggi il primo allenamento in pista, per sciogliere le gambe. Ad aspettarmi ho trovato Angela, Mela e Salvatore.

Mela e Salvo, marito e moglie innamorati della loro vita sono l’immagine dell’unione e della complicità coniugale. Li ho ad esempio e li osservo spesso per trarre da loro nuovi spunti, punti di partenza per una esistenza sempre migliore.

Anche loro, cogliendo il mio invito, hanno partecipato alla 6 ore di San Gregorio. Si sono ritrovati ad essere rivali per un’ora, correndo per squadre diverse.

Loro due, uniti in tutto e per tutto dalle passioni al lavoro, divisi da una staffetta.

Ho trovato la circostanza curiosa e divertente.

Bene, dicevo: stamattina in pista si parlava, si discuteva di quanto fosse stato bello quel giorno di festa, di corsa, in quell'anello di poche centinaia di metri.

Ho dato il cinque a tutti i bambini che erano schierati alla partenza” - mi dice Salvo con l’entusiasmo che lo contraddistingue e che ormai ho imparato a conoscere.

E’ bastata questa frase a farmi tornare in mente l’episodio che avevo quasi completamente rimosso.

Sì, i bambini li ho visti anche io. Piccoli, belli, festosi. I bambini immagine di purezza e candore che dovrebbe essere - in un mondo giusto ed equo - destinata a durare in eterno!

Quel cinque è bastato a dare una forte carica a Salvo che ha scoperto, provandola su sè stesso, l’importanza emozionale e la carica motivazionale della corsa.
Le sue gambe prendono ad andare più veloci, sollevandosi l’una davanti all’altra con quel ritmo che gli permette di superare gli avversari.

Impegnata nella mia 6 ore podistica li ho osservati, contagiati da quella strana abitudine di correre.
Mela e Salvo, grazie al loro lavoro di fotografia e video sono abituati a guardare e cogliere anche le più piccole sfumature della vita, quegli attimi, ingredienti sostanziali che, agli occhi meno abituati, sfuggono.

Quei bimbi da me quasi del tutto dimenticati restano impressi nella loro mente come una fotografia a colori.
Mi piace pensare che la fotografia sia luce e poesia e per associazione di idee questa coppia così bene affiatata diventa incanto e dolcezza mentre corre, sfidando e sfidandosi, a colpi di chilometri e ripetute, per poi culminare in abbracci che vanno oltre l'amore che li lega da oltre 25 anni.

Ancora una volta, la corsa protagonista consapevole di una qualità di vita migliore che rende, senza ombra di dubbio, frizzante una unione coniugale, già di per se stessa indissolubile.

Auguri, ragazzi, che sia questa la prima di una lunga serie di staffette corse fianco a fianco dove non ci sono né vinti né vincitori, ma solo coraggiosi che tagliano il traguardo da vittoriosi.

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11 maggio 2015 1 11 /05 /maggio /2015 12:35
50 km di Romagna 2015. Sognavo di correre una 50 km su strada: e il sogno è diventato realtà
50 km di Romagna 2015. Sognavo di correre una 50 km su strada: e il sogno è diventato realtà50 km di Romagna 2015. Sognavo di correre una 50 km su strada: e il sogno è diventato realtà

E' stata un'esperienza esaltante sia per la bellezza del panorama, per la simpatia degli ultra-maratoneti che - ho capito - rappresentano un mondo a parte, un po' come chi corre trail.
Di questa gara mi sono goduta ogni singolo chilometro e, anche se mi ero imposta di non pormi obiettivi cronometrici, alla fine come leggerete ci sono cascata... è più forte di me, l'asfalto cancella sempre i miei buoni propositi da Forrest Gump!

Lara La Pera

(Lara La Pera) Sognavo di correre la 50 km di Romagna da tre anni, ma ogni anno sia per insicurezza sia per troppa fatica accumulata per la maratona primaverile o per infortunio…ci ho rinunciato.
50 km di trail non mi spaventano…
50 km di asfalto possono diventare inquietanti se non ci si prepara bene mentalmente e fisicamente.

Ho preparato una maratona a marzo in maniera tranquilla, l’ho metabolizzata benissimo e il giorno dopo, fortemente incoraggiata dall’inseparabile amico Pippo Ruggeri, mi sono iscritta alla 50 km di Romagna.

La 50 km di Romagna, come la maggior parte delle ultramaratone, è una gara con un percorso molto muscolare. I primi 25 km sono in leggera salita, poi dal 25° km al 30° km la salita diventa molto ripida (270 m di dislivello), quindi seguono 5 km di discesa liberatoria: ma la salita non è ancora finita, poiché dal 35° km all’arrivo ci si deve confrontare con un continuo saliscendi che mette seriamente alla prova anche le gambe più allenate.

Dopo l’iscrizione, Roberto, mio marito, mi ha comunicato che mi avrebbe fatto da “lepre” e che avrebbe deciso lui gli allenamenti da fare nelle nove settimane che ci separavano dalla gara. Abbiamo puntato molto sui lunghi muscolari (anche fino a 40 km), con qualche lavoro di ripetute sui 1000 o 2000, e medi sali-scendi di 20 km.

Mi sto soffermando sui dettagli più o meno tecnici perché magari c’è qualche maratoneta che legge questo racconto e si chiederà come si passa dai 42 km ai 50 km.

La prima cosa che ho capito che non è affatto vero che “come se ne fanno 42 se ne fanno 50”. Ho visto esperti maratoneti camminare dopo il 40° km poiché l’altimetria, se non si gestisce bene l’andatura, può mettere seriamente in difficoltà.
Ho parlato con tante persone che avevano corso questa gara e chiunque mi aveva consigliato di aggiungere non meno di 30’’ a km (visto che era la mia prima ultra) rispetto al ritmo delle ultime maratone corse.
Così avevo pensato a un passo tra 5.25-5.30 min/km per chiudere un po’ sotto le 4h40’.

Siamo partiti in quattro, io, Roberto, Pippo Ruggeri e il grande Alfonso Sciarratta che, con la sua esperienza di ultramaratoneta, è riuscito a infondermi una certa tranquillità. Per sconfiggere la classica ansia che mi viene prima delle maratone su strada, ho immaginato di dover correre un lungo trail senza difficoltà tecniche (e che trail è?)….ma nei momenti di disperazione atletica la nostra mente è capace di partorire qualunque fantasia…

Alla partenza eravamo quasi 800 e mi ha fatto piacere vedere tante donne.
Ho capito subito che il mondo degli ultramaratoneti è un mondo di simpaticissimi folli… “Perché, non vieni te domani a correre la maratona di Rimini in vista del Passatore???” - mi ha detto un simpatico ragazzo romagnolo mentre affrontavamo una delle tante rampe della prima parte di gara. Ho risposto che l’indomani probabilmente avrei fatto un lunghissimo sul divano.
Mi ha guardata come noi sportivi “normali” guardiamo una persona sedentaria.
Molto male... quasi con compassione!
Così per la prossima persona che mi ha posto la stessa identica domanda, mi sono attrezzata “Cavolo…verrei volentieri ma purtroppo devo rientrare in Sicilia…così farò un lunghetto dalle mie parti".
Un altro simpaticone mi ha chiesto “Do you want some water?” porgendomi una bottiglietta….io rispondo semplicemente con due parole “No, grazie”….E lui ridendo “Miiiii….sei di Palemmoooo”. Ma ho un accento così pronunciato? 
I primi 20km di gara tra una battuta e l’altra sono volati: ogni tanto guardavo il GPS e vedevo che la nostra media era poco sopra 5.0 min/km ma sapevo che il salitone ci avrebbe frenati tanto.
Alfonso era dietro di noi, mentre il mitico Ruggeri era avanti perché era partito con i keniani!
Inoltre il meraviglioso panorama intorno a noi fatto di frutteti e campi fioriti mi faceva godere pienamente questa corsa primaverile... persino il sole caldo in fronte e la temperatura che superava i 20°C non mi davano fastidio.
Ovviamente si beveva ad ogni ristoro. Il mio severissimo leprotto mi allungava due bicchieri, uno di acqua e l’altro... ancora non l’ho capito. Forse Pepsi tiepida o the super-zuccherato: comunque sia, era buonissima. Più i chilometri scorrevano un passo dopo l’altro, più ripensavo alla gara più bella e faticosa che abbia mai corso su strada, la 0-3000.
Quando corri la 0-3000 sai che la salita finirà solo quando avrai tagliato il traguardo e che le tue gambe e la tua mente non avranno tregua fino ad allora.
Devo dire che questa esperienza mi ha dato tanta forza mentale e mi ha fatto percepire meno la fatica, o meglio il pensiero della fatica che ancora dovevo fare per completare i 50 km.

Al 25° km sembra di stare davanti alla porta dell’inferno dantescoLasciate ogni speranza voi che entrate!”. La minacciosa esortazione era sostituita da un cartello che diceva “Scalata di Monte Albano Km 5- Salita Coppi”. E qualcuno si é fatto il segno della croce!
Dico a Robi di rallentare e di affrontare la salita piano, ma i nostri buoni propositi vengono meno quando vediamo davanti a noi l’amico Pippo Ruggeri….
Lo puntiamo come un barracuda punta la sua preda e, dopo un po’, lo raggiungiamo e completiamo il salitone insieme.
Arrivati in cima, mi rendo conto che stavo veramente bene e la maratoneta ha preso il sopravvento: media mantenuta sino a quel punto 5.10 min/km.

Mi faccio qualche conto e mi prefiggo di tagliare il traguardo sotto 4h30’.

La discesa ovviamente ci ha fatto guadagnare un bel po’, ma come mi aveva detto un ragazzo che aveva già corso 11 volte questa gara…il brutto inizia al 35° km.
Ma io e Robi non ci scoraggiamo…I nostri muscoli e le nostre energie erano pienamente sotto controllo.
Ciò nonostante aspettavo la crisi dell’ultramaratoneta dopo il 42° km….ma nulla. Correre era ancora un piacere e non una tortura. Superata la distanza di maratona mi sono un po’ emozionata. Comunque andasse avevamo ormai superato la maratona!!!

Al 45° km una bellissima lunga salita pensava di intimorirci, ma più il percorso degli ultimi km diventava tosto…più la mia ambizione cresceva, la media era sempre 5.10 che su 50 km vuol dire 4h20’. Purtroppo quando corro sull’asfalto non riesco a non pensare al tempo, soprattutto se sto bene….ma forse è anche questo il meraviglioso fascino della maratona….rincorrere l’unica cosa che non si può fermare…il tempo. Forse è un modo per sentirci più forti di lui!

Gli ultimi quattro chilometri hanno richiesto tutta l’esperienza delle mie 19 maratone…gestire il mio corpo in equilibrio su un filo di nylon, se sbagli anche di pochi secondi gli ultimi chilometri possono diventare un’agonia….-3 km, -2 km, -1 km e si rientra a Castel Bolognese: senza alcun timore mi lancio nell’ultimo chilometro che mi separa da uno dei miei più grandi obiettivi….

Diventare un’ultra-maratoneta. 4h20’20’’ e una gestione perfetta della gara.

Questo mi ha reso felice più di qualsiasi altra cosa.

Ho dovuto correre 19 maratone su strada, due ecomaratone, quattro ultra trail, due volte la 0-3000, ho dovuto distruggere i miei muscoli e impedirgli di correre per otto eterni mesi prima di imparare a conoscere così bene il mio corpo, tanto da capire che c’è un limite, anche quando si sta benissimo…ed è proprio la conoscenza di quel limite che ci porta a centrare l’obiettivo.

Ringrazio i miei meravigliosi compagni di viaggio Alfonso, Pippo e ovviamente mio marito coi quali sono certa condividerò altre avventure chilometriche!

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11 maggio 2015 1 11 /05 /maggio /2015 07:11

Quando vi vedrò di nuovo, ai nastri di partenza, tutti insieme, tutti amici miei, tutti grandi uomini e grandi donne ed ognuno con la propria motivazione e una storia personale di corsa da raccontare?
Nella mia mente è tutto chiaro. Ogni tassello è al posto giusto. Al centro del mondo, i nostri bambini: la nostra forza, loro non possono mai mancare!
Intorno, contorno ma non meno importante, manifestazioni diverse di sport, tradizione e cultura. Ogni momento ha un significato.
Vedere due piccole e grandi mamme così forti, così coraggiose, così lottatrici mi rende orgogliosa, non che i loro uomini non lo siano altrettanto, ma il legame mamma-figlio è imprescindibile, è un cordone, per natura, inossidabile.
L'unico modo che avevo per far conoscere e per dare una piccola mano, granello in un deserto sabbioso, era la mia corsa.
Vi ho chiamato tutti e voi avete risposto e mi avete emozionato e gratificato.
Il mio corpo non ha risposto con la stessa sollecitudine che mostra solitamente, si è ribellato, lui, al mio stress fisico ed emotivo di questa ultima settimana e mi ha dato del filo da torcere per portare a casa la mia medaglia. Sudata oggi, perché come previsto, e dato l'orario, tra mezzogiorno e le sei del pomeriggio, la calura e l'afa hanno reso la gara più sofferta.
Personalmente, non ho avuto tanto caldo, da una parte per una leggera brezza, fedelissima presenza nella mia San Gregorio (in un certo orario della giornata) dall'altra parte, perché gli spasmi allo stomaco forti e costanti, mi hanno dato altro a cui pensare. Mi arrabbio, mi intestardisco, mi fermo, bevo ma non riesco a mangiare, piango e il mio angelo, come sempre, mi sostiene, cammino, corro, ho freddo e ho caldo ed oggi la mia piazza, la mia Etna hanno un colore intenso.
Sullo sfondo di questa inedita cartolina, gli alti alberi vibrano sopra le nostre teste, ci cullano e ci osservano.
Surreale e irreale vedere casa mia in gara.
Un'emozione intensa, un'immensa soddisfazione, un desiderio realizzato.
Senza alcune persone, che da due anni a questa parte, sono parte integrante della mia vita, nulla avrei potuto, senza concertazione, senza i professionisti del Mondo FIDAL del Running in Sicilia, nulla sarebbe accaduto in una tranquilla cittadina, come San Gregorio che non conosceva, fino ad oggi, il nostro mondo.
Un mondo fatto di tutto e di niente, di amore e di sentimento, di unione e integrazione, di solidarietà e di forza, di passione e di gioia, di rabbia e tristezza, di pace e di tormento.
Un Mondo, il nostro mondo, fatto solo e soltanto di NOI.

Eleonora Suizzo

6 ore di San Gregorio ... per Vivere 2015 (1^ ed.). Un Mondo fatto solo di NOI (Eleonora Suizzo)
6 ore di San Gregorio ... per Vivere 2015 (1^ ed.). Un Mondo fatto solo di NOI (Eleonora Suizzo)6 ore di San Gregorio ... per Vivere 2015 (1^ ed.). Un Mondo fatto solo di NOI (Eleonora Suizzo)
6 ore di San Gregorio ... per Vivere 2015 (1^ ed.). Un Mondo fatto solo di NOI (Eleonora Suizzo)6 ore di San Gregorio ... per Vivere 2015 (1^ ed.). Un Mondo fatto solo di NOI (Eleonora Suizzo)

Eleonora Suizzo è stata l'ideatrice e l'anima organizzatrice di questa prima edizione della 6 ore di San Gregorio ... per Vivere, svoltasi il 9 maggio 2015, a San Gregorio di Catania: un sogno che è divenuto realtà grazie al patrocinio e al suppoorto dell'Amministrazione comunale di San Gregorio.
La manifestazione podistica nella sua San Gregorio è riuscita alla grande, sia sotto il profilo tecnico (soltanto con qualche piccolo elemento da correggere), sia sotto quello dell'intrattinmento per la cittadinanza convenuta e per gli stessi atleti impegnati in gara, sia infine sotto il profilo della solidarietà.
Nel corso della gara, infatti, si sono raccolti fondi a favore di una Sindrome rara che, come tutte le Sindromi rare, è allo stato attuale poco attenzionata dalla ricerca scientifica e farmaceutica: e, a questo scopo, Eleonora Suizzo ha voluto correre, indossando una maglia sul cui retro era scritto: "Corro per Matteo e Paride", cioè i due bimbi affetti dalla sindrome rara (e implicitamente anche ha corso per le loro mamme-guerriere).
Eleonora Suizzo, infatti, da brava runner ha voluto onorare lei stessa la sua gara, nel suo paese, con un circuito disegnato in modo che passasse proprio davanti alla sua casa.

Per lei, sotto tutti i profili, nella giornata di sabato si è avverato un sogno a lungo coltivato e fantasticato, anche se le sue condizioni fisiche - forse anche per lo stress dei giorni precedenti - non sono state al meglio.

Per completezza di cronaca, la gara maschile è stata vinta da Santo Monaco con (M45, ASD Placeolum), con 67,641 km percorsi, seguito da Michele D'Errico (M60, ASD Marsala DOC), con 63,856 km e da Salvatore Panebianco (M55, ASD Podistica Jonia Giarre), con 60,563 km, quest'ultimo in quarta posizione assoluta, poichè terza assoluta è stata la prima donna, Maureen Simpson (F40, ASD Sportaction) che ha percorso 61,578 km.
Seconda donna, pure F40 per l'ASD Atletica Siciia, è stata Gabriella Chebac con 59,781 km, mentre terza a salire sul podio femminile è stata Cinzia Sonsogno, F40 per la ASD Podistica Capo d'Orlando, con 56,693 km, rispettivamente 5^ e 8^ assolute.

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7 maggio 2015 4 07 /05 /maggio /2015 20:17
Oltre la Passione. Il racconto di una personale sfida etnea di Vincenzo Ferro. Come allenarsi in montagna in tutta sicurezzaOltre la Passione. Il racconto di una personale sfida etnea di Vincenzo Ferro. Come allenarsi in montagna in tutta sicurezza
Oltre la Passione. Il racconto di una personale sfida etnea di Vincenzo Ferro. Come allenarsi in montagna in tutta sicurezza

(Vincenzo Ferro) Sono passati meno di tre anni da quando ho messo piede nel mondo delle corse e da poco più di due ho conosciuto la maratona. Ma ho anche capito - molto presto - che i fatidici 42,197 km non mi bastavano: ed è stato così che la passione per le Ultra ha preso il sopravvento.

Ed ora da “ultramaratoneta” mi preparo alla prossima sfida con me stesso: una 48 ore. L’occasione si presenterà a fine giugno con la 6 giorni del Pantano, quando si disputeranno i Campionati nazionali IUTA 6 Giorni e 48 Ore su strada e il Campionato Italiano Fidal di 24 Ore di corsa su strada.

In preparazione, dopo l’esperienza Mondiale dello scorso mese alla 24 Ore di Torino, una serie di sfide a partire dalla Supermaratona dell’Etna, dove l’obiettivo mio sarà quello di migliorare le 7h 35'min della prestazione del 2013, e l’Etna Endurance del guinness Rosario Catania, quando cercherò di dare un contributo al progetto di valorizzazione del territorio etneo sperando di accompagnare l’amico Rosario in MTB, trekking e corsa.

E, vista la recentissima conquista dell’Etna da parte del bravissimo Salvatore Ragonese con la sua “Etna Up&Down” nella mattina del 4 maggio ho iniziato, nel mio piccolo, una simbolica “sfida” per la ri-conquista della nostra amata Montagna da libero cittadino e fruitore.

Un ri-appropriarsi di quella bellezza naturale che a colpi di ordinanze e norme varie ci vogliono derubare o per lo meno vincolare a sottili meccanismi di costrizione controllata.

Ebbene, l’Etna si può osservare e fruire, l’Etna si deve poter vivere!

Ma tutto questo in sicurezza!

A tal proposito vorrei dare un modesto contributo non esaustivo alle informazioni necessarie per un runner, e non solo, che volesse percorrere l’Etna in alta quota.

La programmazione è dunque iniziata con l’acquisizione delle condizioni meteo che prevedevano ottime temperature, mancanza di precipitazioni e soprattutto assenza di vento… Praticamente si annunciava la giornata perfetta per andare in montagna!

E come sempre, definisco buona norma l’informarsi sulle condizioni dello stato del vulcano attraverso il sito dell’INGV controllando in particolare la sezione “Tremore Vulcanico” e la sezione “Simulazione dispersione ceneri vulcaniche”.
Per quanto riguarda l’abbigliamento preferisco vestire a strati, leggeri in salita -maglietta manica corta e se le condizioni lo richiedono aggiungendo una felpa softshell.

In ogni caso, é bene portare nello zainetto guanti, bracciali, bandana, k-way, cappellino, occhialini, e sempre cellulare con i numeri del soccorso alpino e fischietto.
Tra altri accessori da portare sempre, consiglio vivamente l’utilizzo di tight running o al massimo corsari running, perché anche una banale caduta o scivolata può compromettere l’intera sessione visto il tipo di fondo tagliente, e aggiungerei anche dei guanti con palmo rinforzato tipo body building.

Obbligatoria una riserva di almeno 1 litro di acqua – ideale camelback – e alimentazione durante la prova, ad esempio io personalmente porto dei biscotti.

Per quanto riguarda le scarpe, é indispensabile l’utilizzo di una A5 trail, nella fattispecie consiglierei una scarpa ben ammortizzata e con tessuto resistente all’acqua vista ancora la presenza di neve e ghiaccio.

Per ultimo, ma sicuramente è l’aspetto più importante, occorre programmare l’uscita non da soli e su percorsi conosciuti o, al limite, come ho fatto io stesso in questa occasione, scegliendo un tracciato non solitario dove è possibile trovare sempre sia altre persone sia mezzi indispensabili in caso di necessità.

La mia sfida è iniziata dal Rifugio Sapienza a quota 1.900 m slm fino all’ex-Torre del Filosofo a quota 2.900 m slm e ritorno per un totale di circa 17 km lungo tutta la via sterrata percorsa costantemente dai mezzi della funivia dell’Etna per l’attività turistica.

Inoltre ho effettuato una sosta intermedia sia in salita che in discesa alla stazione della funivia in località Montagnola a quota 2.500m slm.

Per i fanatici del crono, questi i tempi:

  • Rifugio Sapienza – Funivia Montagnola 50’21” (d+ 600m)
  • Funivia Montagnola – ex-Torre del Filosofo 39’44” (d+ 400m)
  • Ex-Torre del Filosofo – Funivia Montagnola 16’27” (d- 400m)
  • Funivia Montagnola - Rifugio Sapienza 25’42” (d- 600m)

Direi che sarà abbastanza facile da parte vostra migliorare questi tempi, mentre risulta difficile raccontare ed esprimere le emozioni e le sensazioni che si provano nell'affrontare una sfida simile!

Pertanto invito ognuno di voi a conquistare con i propri tempi l’Etna e magari ci potremmo incontrare lungo il percorso.

Oltre la Passione. Il racconto di una personale sfida etnea di Vincenzo Ferro. Come allenarsi in montagna in tutta sicurezza

Un'esperienza unica di corsa a piedi, in Basilicataper 24 48  Ore e per 6 Giorni intorno ad un'Oasi del WWF su un anello asfaltato di 6 km. completamente chiuso al traffico ed illuminato la sera con discreti segnapasso.

Una vacanza per gli accompagnatori coccolati da tante possibili attività e dall'ospitalità lucana.

  • Campionato Italiano IUTA 2015 della 6 Giorni e della 48 Ore di corsa su strada, assoluto e di tutte le Categorie
  • Campionato Italiano FIDAL 2015 della 24 Ore di corsa su strada, Assoluto e Master

 

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27 aprile 2015 1 27 /04 /aprile /2015 21:27
(Capo Running 2014 - La partenza)

(Capo Running 2014 - La partenza)

Il 26 aprile 2015, si è svolta a Capo d'Orlando (Messina), la 2^ edizione della Capo Running, sulla distanza di 10 km, valevole come prova del Grand Prix Siciliano di Corse su strade.

Seconda Capo Running, 10 km di Capo d'Orlando (Messina), valevole come prova del Grand Prix Corse su strada FIDAL Sicilia 2015.
Faccio i miei più forti e veri complimenti e congratulazioni a Cinzia Sonsogno e a tutta la sua squadra per la superlativa (e non esagero con questo aggettivo) organizzazione perfetta in ogni dettaglio! Tra l'altro anche un gran pacco gara ricco e un ristoro alimentare post gara eccezionale e buonissimo degno di una maratona che dieci km!
Percorso super-piatto e veloce, ideale per una gara super tirata! Acqua nei banchetti ben distribuita e volontari efficienti e diligenti! Bravissimi tutti davvero.
Io ho chiuso in 40'12".
Ero arrivato per tentare di starci in 39', stamattina, pensavo di poter fare tale crono, perché nascondere i miei reali intenti?
Invece non ce l'ho fatta neppure a starci entro i 40' netti, ma mi va benissimo così. Sto ricominciando da poco ad allenarmi con criterio e anzi aver tenuto i 4'00" al km costante per tutta la gara è un buon segnale per me.
Già dopo i primi passi avevo avvertito e capito che non potevo sperare di far un ritmo più veloce dei 4'00" così mi sono attestato su questo.
Anzi, ce pure mancato pochissimo a che mi fermassi poco dopo la partenza: tra il secondo e terzo km i miei occhi hanno iniziato a bruciarmi terribilmente e ci son stati momenti in cui ho avuto la vista quasi del tutto appannata, tanto che mi ero preoccupato e lo avevo gridato ai podisti che correvano accanto a me, dicendo loro che non ci vedevo più!
Da vero scemo nel prepararmi in macchina mi ero spalmato la crema di protezione solare sulle spalle e sul volto, anche sulla fronte. Dopo i primi
chilometri col sudore mi si è sciolta colando dentro i miei occhi con un effetto da vero carbone ardente! Ragazzi è stato terribile, poi per fortuna da li a poco il bruciore è iniziato a scemare fino a cessare!
Finita la gara io e Mario Piraino abbiamo pure fatto potenziamento in salita percorrendo a piedi i ben 363 gradini che ci hanno portato a godere della
bellissima vista su Capo d'Orlando dall'alto e a visitare l'antico monastero.

Gerlando Lo Cicero (Profilo Facebook)

(Sicilia Running) Sono Natale Grosso (Indomita Torregrotta) e Tatiana Betta (Podistica Messina) i vincitori della seconda edizione della Capo Running andata in scena il 26 aprile 2015 a Capo d’Orlando. La manifestazione, organizzata dalla Podistica Capo d’Orlando, è stata valida come 4° prova del GP regionale e ha assegnato le maglie di campione regionale e i titoli a squadre dei 10 km su strada.

Grosso e la Betta (al maschile e al femminile) hanno dominato la gara, imponendo ritmi forsennati sin dalle prime battute. Il portacolori dell’Indomita, ha chiuso con il tempo di 33’05.

Nella classifica maschile, Giovanni Cavallo della Podistica Messina in 33’38, terzo il sempre-verde Giovanni Soffietto (Universitas Palermo) con il tempo di 34’01.

Quando c’è Tatiana Betta in gara, non ce n’è per nessuno e così la catanese in forza alla società del presidente Giacobbo, ha vinto senza problemi e si è tolta lo sfizio di arrivare al 42° posto assoluto: uno “smacco” per tantissimi colleghi maschi. Per lei un crono di 37’04. Al secondo posto bella gara tra Katia Scionti dello Stile Libero Messina (39’31) e Patrizia Strazzeri dell’Atletica Fortitudo Catania (39’33) con la prima ad avere ragione sul filo dei secondi.

La gara di Capo d’Orlando ha assegnato anche i titoli regionali individuali e a squadre. Tra le società femminili a primeggiare è stata l’Atletica Sicilia, al maschile vittoria per l’Universitas Palermo.

609 gli atleti che hanno tagliato il traguardo della Capo Running. Ottima l’organizzazione da parte della Podistica Capo d’Orlando “capitanata” da Cinzia Sonzogno.

Dal pacco gara ai premi di categoria (prodotti alimentari) al ristoro finale tutto è stato gradito ed ha risposto ai canoni di come deve essere e di cosa deve offrire una manifestazione a carattere regionale. Valletto d’eccezione sul palco Max Buccafusca (campione regionale sulla maratona in carica), accompagnato dalla gradevole presenza di Miss Kia.

Ottimi (e il caldo ha dato inevitabile risalto), i due ristori di acqua lungo l’anello di 5 chilometri (due i giri effettuati dai podisti). La bellezza del luogo, il “sapore” di un’estate prossima, la cordialità dei padroni di casa ha poi fatto il resto, firmando una tra le più belle manifestazioni alle quali abbiamo fin qui presenziato.

Prossimo appuntamento con il GP regionale domenica 3 maggio a Terrasini, quando andrà in scena la maratonina Città di Terrasini evento che quest’anno tocca le 15 edizioni.

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27 aprile 2015 1 27 /04 /aprile /2015 17:00
(foto di Maurizio Crispi) Elena Cifali, domenica 26 aprile 2015 ha preso parte alla 16^ edizione della Siracusa City Marathon. Ed è stata la sua trentesima maratona "in carriera". Anche se la "ciambella" (complice una giornata piuttosto calda e soleggiata) non è venuta del tutto bene (per lei, un crono piuttosto fuori standard rispetto al suo PB), Elena Cfali è rimasta comunque soddisfatta e contenta. L'importante è finire, come sempre, mettersi alla prova, condividere un'esperienza con amici e compagni di corsa e poi volgere lo sguardo ad una nuova gara, ad una nuova meta, ad un nuovo obiettivo.

(foto di Maurizio Crispi) Elena Cifali, domenica 26 aprile 2015 ha preso parte alla 16^ edizione della Siracusa City Marathon. Ed è stata la sua trentesima maratona "in carriera". Anche se la "ciambella" (complice una giornata piuttosto calda e soleggiata) non è venuta del tutto bene (per lei, un crono piuttosto fuori standard rispetto al suo PB), Elena Cfali è rimasta comunque soddisfatta e contenta. L'importante è finire, come sempre, mettersi alla prova, condividere un'esperienza con amici e compagni di corsa e poi volgere lo sguardo ad una nuova gara, ad una nuova meta, ad un nuovo obiettivo.

(Elena Cifali) Vi prego, qualcuno vuol spiegare al mio vicino di casa, che ascolta musica ad altissimo volume, che sono stanca? Che ho bisogno di dormire?

Magari potrebbe raccontargli che oggi ho corso la mia trentesima maratona. A Siracusa, sotto un cielo infuocato da un sole impietoso.

42.195 metri di fuoco!

Io non sono abituata alla calura, in montagna fa ancora fresco e la mattina presto – durante gli allenamenti - la temperatura si aggira intorno agli 8°-10°.

Così in questa maratona ho sofferto.

Soffro sin da subito, mentre grossi goccioloni mi finiscono dentro gli occhi facendomeli bruciare. Soffrono i miei piedi che si riscaldano.

Però, questa sofferenza è la benvenuta, mi serve, mi tempra e mi ricorda che per ottenere grandi successi bisogna prima sudarseli con gli allenamenti, con le gare, con la complicità degli amici, studiandosi e cercando sempre di modificare, correggere, limare le imperfezioni.

Sono mesi duri questi, mesi in cui la mente e il corpo si concentrano sulla preparazione della 100 km del Passatore.

E così, domenica dopo domenica infilo scarpe, la magliettina, i calzoncini, attacco il pettorale e via, si sfreccia tra le strade di tutta la Sicilia cercando di portare a casa il maggior risultato, il massimo comune divisore.

Non è semplice, no, non lo è davvero!

Ma è una mia scelta, un mio piacere, una mia soddisfazione.

Dunque corro, sfinendomi, sfiancandomi, cercando dentro di me quella forza che a volte dimentico di avere.

Il resto della settimana resta di proprietà della famiglia, della casa, del lavoro, dei miei animali, dei miei altri hobby.

La lettura, la scrittura, le pubbliche relazioni, il CEPES. Insomma, oltre la corsa esiste molto più e guai se non fosse così.

Ma torniamo alla gara di oggi.

Torniamo a Siracusa col suo teatro greco, con il suo fiume Ciane, con la sua riserva naturale. Torniamo agli amici Eleonora e Guglielmo, Salvo e Davide che con come hanno condiviso queste ore di fatica e la gioia dell’arrivo.

Mi abbandono a me stesa, lo sguardo concentrato al suolo in quel movimento irregolare che i piedi disegnano sull’asfalto. Ai bordi delle campagne vedo contadini prima intenti nella raccolta dei frutti e poi sdraiati a godere della frescura ai piedi dei profumati limoni. Ammetto di invidiarli un po’!

Io e i miei compagni ci facciamo coraggio a vicenda: bisognerà pur arrivare prima o poi.

Ci sono volte in cui le parole non sono sufficienti a spiegare le sensazioni e le emozioni che si provano nella condivisione di eventi come le gare.

Nell’animo umano albergano troppi sentimenti e credo che alcuni non abbiano neppure un nome, tanto sono profondi e inesplorabili.

Sono felice, nonostante un crono non troppo allegro, di avere partecipato e condiviso con loro una fetta della mia vita.

Adesso guardo avanti, sempre dritto, oltre il limite dei 42,195 km che da sempre è stato solo l’inizio e mai l’arrivo.

Grazie Siracusa, grazie per avermi fatto festeggiare la mia trentesima maratona di questi ultimi 3 anni.

Siracusa City Marathon 2015 (16^ ed.). La trentesima volta di SuperElena

(SiciliaRunning) Domenica 26 aprile 2015, la Siracusa City Marathon ha visto la partecipazione di centinaia di atleti che, chilometro dopo chilometro, hanno corso la distanza interessata sullo sfondo del territorio aretuseo tra la Fonte Aretusa, il Carcere Borbonico, Porta Marina, Piazza Archimede, il Tempio d’Apollo, il Ponte Umbertino, il Teatro Greco, la Fonte Ciane ed alcune aree con aranceti. Partenza da P.zza Duomo ed arrivo al Pantheon.

La Maratona, giunta alla 16^ edizione, ha registrato la partecipazione di 92 atleti, 81 uomini e 11 donne. Vito Massimo Catania (SM35 – Atl. Amatori Regalbuto) con un tempo di 2h39’47”, seguito da Francesco Cesare (SM – ASD Fiamma Rossa – T. 2h59’31”) e David Galea (SM40 – ACSI – T. 3h03’16) sono i primi tre uomini a tagliare il traguardo della distanza “regina”.

Le prime tre donne sono state Giuseppina Chiolo (SF – Atl. Mazzarino – T. 03h03’58) seguita dalla giapponese Mika Iwaguchi (SF40 – Pol. Fiamma S. Gregorio – T. 3h32’14”) e dalla tedesca Sonja Heinrich (SF- ACSI – T. 04h01’03).

Alla 21^ edizione della mezza maratona hanno partecipato 309 atleti, 259 uomini e 50 donne. I più veloci, tra gli uomini sono stati Luca Stagno (SM – EtnAtletica S. Pietro Clarenza – T. 01h18’25”)Giuseppe Lo Iacono (SM – Valle dei Templi AG – T. 01h21’03”) e Dario Ricciardetto (SM50 – ASD Archimede – T. 01h22’20”); tra le donne podio per Elisabetta Guzzardi (SF40 – Archimede SR – T.01h36’10”) seguita dalla canadese Danielle Poulos (SF35 – GS Bancari Romani) e dalla britannica Maria Calleia (SF40 – ACSI – T.01h42’46”).

La 10 km (10^ edizione) ha visto protagonisti 223 atleti, 173 uomini e 50 donne. Podio per Alessandro Vizzini (SM – Atl. Sant’Anastasia – T. 32’48”), Giuseppe Corallo (SM – Atl. Tommaso Assitrani – T. 35’01”) e Luigi Spinali (SM – Atl. Sant’Anastasia – T. 35’05”) e per Catia Zimmitti (SF45 – Amatori SR – T. 41’39”), Giuseppina Sanna (SF40 – Amico Corridore – T. 45’12”) e Roberta Avallone (SF – Atl. Sant’Anastasia – 45’50”).

I protagonisti della 10 km in marcia sono stati in totale 14: 8 uomini e 6 donne. L’ASD Ortigia Marcia conquista i tre posti del podio maschile e femminile con Giovanni Stella (SM50 – T. 52’19”),Antonino Scala (SM65 – 55’36”) e Luciano Campo (SM55 – 59’09”) e con Adriana Manzella (SF55 – T. 01h04’34”), Adriana Napolitano (SF50 – 01h08’29”) e Elina Perricone (SF65 – 01h10’19”).

Spazio anche per gli atleti in handbike dell’ASD Vento in Faccia che, in quest’occasione, hanno potuto scegliere tra percorrere la distanza della mezza maratona (21,097 km) o raggiungere i 35 km.
Mentre il giovanissimo Samuel Marchese ha concluso la mezzamaratona in T. 53’20”, Salvatore Campanella (T. 01h06’57”) e Luigi Palì (T.01h54’13”) hanno optato per la distanza più lunga.

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20 aprile 2015 1 20 /04 /aprile /2015 08:32
24 ore di Torino 2015. il siciliano Vincenzo Ferro&friends alla gara open, abbinata al Mondiale 24 ore
24 ore di Torino 2015. il siciliano Vincenzo Ferro&friends alla gara open, abbinata al Mondiale 24 ore
24 ore di Torino 2015. il siciliano Vincenzo Ferro&friends alla gara open, abbinata al Mondiale 24 ore
24 ore di Torino 2015. il siciliano Vincenzo Ferro&friends alla gara open, abbinata al Mondiale 24 ore

Alla 24 ore di Torino 2015, svoltasi all'interno del Parco Ruffini tra l'11 e il 12 aprile scorsi, erano presenti anche quattro siciliani (3 uomini e una donna).

Specificatamente sono stati, il messinese Alberto Bertuccio (SM45, ASD Fidipide Messina) che, già finisher nel 2013 dell'impegnativa Nove Colli Running (primo siciliano in assoluto a sperimentare questa maxi-ultramaratona italiana, considerata tra le più impegnative al mondo) che, dopo aver ripetuto il percorso 91 volte ha conquistato la 14^ posizione assoluta e la medaglia d’argento nella sua categoria, salendo sul podio.

Dietro di lui, con 78 giri, in 5^ posizione di categoria, al 40° posto assoluto, s'è piazzato Vincenzo Ferro (SM45, ASD Atletica Sicilia).
La categoria SM60 ha visto in 48^ posizione assoluta e 4° di categoria Michele D’Arrigo (ASD Marsala DOC) che ha completato 74 giri in 24 ore.
La valorosa Inge Hack (SF60, ASD Modipa Athletic Club), unica donna a rappresentare la Sicilia, ha chiuso dopo 24 ore in 42^ posizione assoluta, conquistando la 2^ posizione di categoria con 76 giri compiuti.

Di seguito, il racconto di Vincenzo Ferro, particolarmente pregevole perchè è di atmosfera, coinvolgente tale da portare il lettore sul campo di gara e dargli un'idea dello svolgimento del Campionato del Mondo, di cui i partecipanti alla gara open, metre gareggiavano erano anche spettatori e testimoni.

Ma prima mi si consenta di dire che sicuramente un tributo come quello di Vincenzo Ferro induce a riflettere sul silenzio da parte degli organizzatori, nel divuvulgare degli articoli sul loro evento e - quel che è più grave - da parte della IUTA, che è l'Associazione Italiana che si occupa dello sviluppo e dell'organizzazione delle ultramaratone italiane e che ha mancato di divulgare un proprio commento ufficiale di bilancio dell'andamento della delegazione italiana, con un'analisi del risultato deludente conseguito.

Per esempio, solo dalle parole di Vincenzo Ferro, si viene a sapere che Ivan Cudin, si è infortunato al ginocchio e che, nonostante ciò, non potendo più correre efficacemente ha continuato a camminare nel circuito - coraggiosamewnte - sino alla fine della gara.

L'unico ad aver spezzato il silenzio negligente della IUTA, nell'aftermath del Mondiale 24 ore, è stato Vito Intini, con un piccolo - e mi si consenta di dire, dolente - editoriale pubblicato proprio sul sito della IUTA, in cui in qualche modo riflette sulle ragioni del vuoto di parole successivo al Mondiale.

Ma il silenzio, il vuoto di parole - soprattutto, se ostentati ed insistenti - non sono una buona cosa, perchè danno adito ad illazioni e a pensieri negativi, e rivelano da parte di coloro che proprio per la loro funzione istituzionale sono tenuti ad analizzare gli eventi che promuovono e che seguono per propria mission, una scarsa capacità di metabolizzazione.

Non si può soltanto affrontare con toni retorici e magniloquenti la vittoria e il buon piazzamente, quando arrivano, e tacere invece sulla sconfitta o, comunque, sulle prestazioni non buone: questo divario sa tanto del tentativo di occultare i cocci di un vaso rotto sotto il tappeto di casa, perchè nessuno si accorga del danno che è stato fatto.

Ed invece tutti gli appassionati di ultramaratona, sono assetati di notizie ufficiali e sono desiderosi di poter leggere un resoconto ufficale sull'andamento della prestazione della delegazione italiana che sia proveniente da una fonte qualificata ed ufficiale. 

Chiusa la parentesi, leggiamo adesso il resoconto di Vincenzo Ferro.

 

(Vincenzo Ferro)Tra sabato 11 e domenica 12 aprile 2015 ho partecipato ai Campionati Mondiali ed Europei di 24 ore su strada a Torino, in particolare alla gara "open", aperta agli atleti non in rappresentanza nazionale. Gli altri siciliani presenti alla partenza erano Michele D'Errico, Inge Hack Poidomani e Alberto Bertuccio.

Ognuno aveva preparato la gara in modo diverso e voleva portare a casa un risultato importante visto anche il carattere internazionale dell'evento.

Personalmente, si trattava di consolidare un risultato acquisito nella prima gara analoga portata a termine alla fine dell'anno 2014 a Putignano (Puglia), ma sicuramente il mio obiettivo era quello di andare oltre i 151 km e mezzo lì realizzati.

Arrivato nel primo pomeriggio di venerdì ho avuto la possibilità e la fortuna di assistere alla presentazione ufficiale delle squadre partecipanti presso lo Stadio Nebiolo all'interno del Parco Ruffini, un bellissimo polmone verde dentro una città apparsa poco caotica e con un sistema viario ampio e poco congestionato dovuto anche alla completa chiusura di negozi e alimentari che invece dalle nostre parti “vive” esageratamente nelle ore del week-end.

Al ritiro dei pettorali si respirava già un’aria insolita dovuta alla presenza di numerosissimi stranieri venuti anche d’oltreoceano: tanto numerosi che risultava difficile incontrare altri italiani!

Algeria, Australia, Austria... Incominciavano a sfilare le rappresentative con tutti gli atleti felici e sorridenti ed infine, a chiudere lo show, la squadra italiana capitanata da Nerino Paoletti grandissimo atleta che ho avuto la fortuna di conoscere in varie ultramaratone, così come la fortissima e umilissima Luisa Zecchino.

Dopo i saluti di rito del Comitato Organizzatore ci siamo ritrovati tutti in piedi per il saluto alla nostra Bandiera e vi confesso che un brivido di commozione ha attraversato tutto il mio corpo quando insieme ai presenti ho intonato l’Inno di Mameli.

La mattina seguente arriviamo insieme a Michele al Parco e ci ritroviamo con Inge. Bisognava prepararsi alla gara soprattutto dal punto di vista logistico! Nonostante non mi reputi un veterano della strada (due anni e mezzo di gare e solamente 20 tra ultramaratone e maratone al mio attivo fino a quel momento) ho acquisito una certa esperienza nella gestione di questa tipologia di gara avendo partecipato a diverse 6 ore, ad una 50 km, a due edizioni della 100 km del Passatore, a due Ultratrail, ad una 12 ore, ad una 24 ore e, soprattutto, ad una sfida in trekking in autosufficienza di 78 km da Capo d’Orlando a Randazzo in Linearetta insieme alla mia “sorella” ultrarunner SuperElena Cifali.

Un'endurance da 24 Ore si progetta e si programma non solo con l’allenamento, ma soprattutto dalla logistica. E vi posso assicurare che avere la fortuna di essere seguiti in gara, nei cambi e nei ristori è sicuramente e senza ombra di dubbio un grande vantaggio. Detto questo io, come del resto anche i miei amici siciliani di gran lunga con più esperienza dello scrivente, ho dovuto arrangiarmi da solo!!

Poiché abbiamo la “fortuna” di partire sempre da molto lontano non puoi portarti dietro tante cose specialmente quando devi prendere l’aereo. Pertanto bisogna scegliere bene cosa mettere in borsa per gestire al meglio diverse situazioni che possono venirsi a creare durante la competizione.

I team delle nazionali partecipanti al Campionato del Mondo ed Europeo sono stati collocati con i loro gazebi all’interno dello stadio lungo il rettilineo opposto al gonfiabile con la postazione di rilevazione cronometrica. Agli accompagnatori dei partecipanti alla gara Open, invece è stato concessa la sistemazione lungo il rettilineo all’esterno dello stadio che coincideva con l’area di Partenza della manifestazione. In tanti hanno incominciato a sistemare i propri gazebi e noi appena arrivati abbiamo segnato e delimitato con un bastone sul fondo sterrato la nostra area di neutralizzazione. Dopodiche siamo riusciti a procuraric dei tavoli e delle sedie, mentre la carissima ultraranner Marinella Satta metteva a nostra disposizione delle brandine da campeggio con coperte.

Ognuno ha preparato con cura il proprio spazio non tralasciando nulla al caso; dopo poco meno di un’ora avrebbe avuto inizio l’avventura e per le lunghissime 24 ore seguenti quello spazio sarebbe stato il nostro punto-base. Come da previsioni meteo l’aria era primaverile, ma ci sarebbe stato molto caldo nelle ore centrali (si è arrivati a 26°C), mentre la notte era previsto un repentino abbassamento delle temperature (minima registrata 8°C nelle ore notturne).

I giudici di gara ci avevano informati che anche la gara Open sarebbe stata assoggettata alle regole del Campionato Mondiale, pertanto solo maglie delle rispettive società e niente sponsor!

Pertanto ho scelto (!) di partire con la mia unica canotta della Atletica Sicilia e pantaloncini corti; sul tavolo nelle mie sacche avevo preparato: 2 maglie a manica corta, 1 maglia termica manica lunga, guanti, gilet, manicotti, calze, pantaloncini corti, pantaloni aderenti lunghi, 2 bandane, giacca k-way e crema.

Considerata la caratteristica di endurance della gara durante gli allenamenti di preparazione ho evitato di fare uso di ogni tipo di integratore, barrette, gel o quant’altro e pertanto non avevo previsto alcun supporto alimentare ad eccezione di una bottiglietta da ½ litro di acqua naturale che è servita durante le soste notturne. Infatti in una 24 ore l’organizzazione deve essere molto attenta e non può e non deve fare mancare nulla agli atleti in gara…

Infatti, in corrispondenza dell’unico posto ristoro ufficiale ubicato sul rettilineo subito dopo la stazione di cronometraggio si poteva trovare di tutto già dai primi chilometri: acqua, coca cola, the freddo, sali minerali, biscotti, torta, crostate, marmellata, burro, formaggi, prosciutto, miele, pane, arance, mele, frutta secca e dopo le prime ore di gara the caldo, caffè, patate bollite, pasta e riso.

Nonostante questo dovete immaginare che anche all’interno dei gazebi o delle tende dei supporter dei runner della gara Open si cucinava sul posto e vi assicuro che intorno alle 14:00 il profumo che avrebbe avvolto l’intero circuito era davvero invitante!

Prima della partenza insieme a Inge abbiamo fatto un giro del circuito lungo esattamente 2,00 km; dal rettilineo del nostro punto base si entrava all’interno dello stadio con una curva a dx oltre 90° e una discesa molto ripida di circa 40 m, conclusa con una cunetta insidiosa, ci portava in pista. All’uscita ritrovavamo il tratto precedente in salita e con un’altra curva a dx 90° ritrovavamo un rettilineo di circa 200 m. altra curva a dx 90° e davanti a noi un lungo rettilineo alberato di circa 400 m. Nuova curva a dx meno 90° e nuovo rettilineo di 300m. In quel punto curva a sx 90° e tratto in leggera pendenza positiva con finale curva a gomito 180° dove era presente un altro punto di controllo chip. Stesso tratto in leggera pendenza negativa e nuova curva a dx 90° con curva a sx che ci riportava al rettilineo d’inizio.

Ci eravamo incrociati con Alberto che aveva fatto la stessa cosa.

Lo start è avvenuto alle 10:00 del sabato; 100 metri separavano la linea di partenza dei nazionali partecipante ai Mondiali dagli Open.

Durante le prime ore di gara il ritmo è stato abbastanza tranquillo ed in linea con gli allenamenti. Dopo meno di quattro ore avevo percorso 20 giri e avevo meritato il primo piatto di pasta.

Alle sei ore di gara ho completato il 28° giro insieme a Michele; Alberto ci precedeva di due giri mentre Inge si trova 2 giri dietro.

A mio parere due indicatori importanti per controllare e fare delle prime previsioni sul risultato finale raggiungibile sono il passaggio alle 12 ore ed il raggiungimento dei 100 km!

Quest’ultimo lo considero più di un traguardo intermedio… è una vera conquista e mi riporta alla mitica gara del Passatore che però non può essere messa sulla stessa bilancia. Precedentemente, dopo 12 ore avevo percorso 85 km, mentre avevo raggiunto i 100km in 14:20.

Ebbene fino a quel momento le gambe giravano a meraviglia, nessun fastidio niente fiatone, alimentazione sotto controllo.

Ad ogni giro non mancava qualcuno che mi incitava ed anche io ricambiavo all'indirizzo delle atlete e degli atleti stranieri, ma soprattutto con i nostri Nazionali.

Tra i volti noti non posso fare a meno di parlare di Ivan Cudin! Del suo valore meramente sportivo neanche mi soffermo tante le sue vittorie e record; avevo letto che era una persona semplice e umile e lo ha dimostrato anche in gara sempre sorridente e pronto a ricambiare tutti gli incitamenti. Addirittura è sembrato ai miei occhi ancora più “umano” quando per problemi al ginocchio ha dovuto fermarsi e poi ha completato la gara camminando.

Già! Per ottenere un grande risultato non bisogna fermarsi, se non per pochissimo tempo, ma non tutti riescono a mantenere il ritmo fino alla fine.

A tal proposito, consapevole delle mie possibilità, avevo programmato di effettuare una unica sosta lunga per riposare subito dopo il raggiungimento dei 100 km. Alle prime 12 ore di gara avevo percorso ben 94 km ed il traguardo dei 100 km è arrivato dopo 13:06; dunque, mi sono meritato un ricco rifornimento con the caldo cioccolato e riso in bianco e una sosta di 2h.

Quando sono rientrato in gara erano le 2:00 della Domenica, l’aria era abbastanza fredda e umida ed un fastidioso venticello impattava su di noi lungo il tunnel in discesa d’ingresso allo stadio. In quel momento ero al 54 giro, Michele stava completando il suo 61°, Inge il 56° mentre Alberto sembrava volare e si accingeva a completare il 66° giro. Riposato ed effettuato il cambio completo con pantaloni lunghi, maglia+gilet, manicotti, guanti e bandana, ritrovo la freschezza della mattinata; non sentendo alcun fastidio per la temperatura (in tanti correvano o per lo più camminavano coperti in malo modo con addosso coperte termiche o piumini), mi sono ritrovato a pensare agli allenamenti di qualche giorno prima fatti ai Monti Rossi con le stesse condizioni meteo, Tre, quattro cinque giri, 10 km in meno di un’ora, recupero posizioni, e il mio ritmo è addirittura più veloce dei migliori nazionali…

Però, al 60° giro, avverto all’improvviso un fastidioso dolore al ginocchio dx; in tanti avevano già avvertito quel dolore come Michele… come il campione Cudin!! Allo stesso momento cala il buio su tutto l’impianto sportivo e le luci spot illuminano a presepe lo stadio e gli stand sembrano vere e proprie bancarelle alimentari.

Senza il tabellone illuminato che rappresenta il punto di riferimento entro nello sconforto e perdo il senso della distanza... 

Fare un giro nelle condizioni di quel momento diventava sempre più difficile.

Altri due giri e controvoglia ma necessariamente sentivo che dovevo guadagnare nuovamente la brandina.

Sono rimasto fermo per un ora abbondante al riparo nel pistino indoor sotto la tribuna.
Al risveglio, ho scorto dei soccorritori della croce rossa che armeggiando flebo, massaggiano e curano un runner disteso su una brandina qualche fila davanti a me.

Sono rientrato in gara alla 20^ ora, quando l’illuminazione era stata ripristinata: ma ero fermo al 64° giro; contemporaneamente la gara dei miei amici non aveva visto sosta, Michele - anche se dolorante - aveva concluso il suo 67°giro; Inge col suo passo leggero ma costante aveva superato i 65 giri, mentre Alberto continuava a macinare chilometri giungendo ai 77 giri.

Una delle caratteristiche affascinanti di una gara di 24 ore, ma nello stesso momento logoranti dal punto di vista mentale, è il fatto che ti ritrovi sempre con le stesse persone che girano insieme a te, chi più lento chi più veloce,.. ma il bello è che tutti iniziano e finiscono allo stesso tempo e , si può dire, nello stesso posto!

Quando si è costretti a camminare ci si guarda intorno e si scoprono personaggi e interpreti della gara ognuno a suo modo; il padre con la figlia, le signore avanti con l’età ma con la freschezza mentale di una ragazzina, un cinese che aveva tutte e due le braccia ingessate!! i norvegesi solo in canotta anche durante la notte, la Giapponese che vomitava sempre nello stessa grata, ed in particolare i tifosi che incitavano ad ogni giro per tutto il tempo tra i più casinisti i Francesi, i Tedeschi e gli Inglesi, anche i Giapponesi non erano da meno ma con garbo e quell’eleganza semplice che li contraddistingue.

Gli stand delle Delegazioni nazionali sembravano tanti supermercati per la quantità e la varietà di roba presente in tanti contenitori colorati e che i coach fornivano ad ogni giro ai propri atleti, proprio di tutto e di più! 

Le prime luci del mattino rincuoravano tutti e annunciavano a breve la fine delle fatiche. Mancano due ore al termine ed io sono ancora a 142 km: per un momento avverto la paura di non riuscire a portare a casa il risultato sperato, eppure mancano solamente altri 10 km… Certo, normalmente, senza pretese basterebbero meno di 55 minuti per coprire questa distanza, ma dopo 22 ore ogni giro sembra non terminare mai. 

Incomincio a riprendere ad alternare corsa e camminata e nonostante il dolore che nel frattempo si era fatto più insistente mi ritrovo a meno di un’ora dalla fine al 150°km.

Era fatta!! Le fasi finali di una 24 ore sono una sorta di passarella per tutti gli atleti; oramai sono le 9:00 del mattino e il pubblico è di nuovo tanto e tutti sorridono, applaudono, incitano coscienti che quando la sera precedente erano ritornati a casa ed erano andati a rintanarsi nel proprio letto, i runner invece erano rimasti li a continuare a correre per tutta la notte, e per questo ai loro occhi noi apparivamo come Eroi. Si devo proprio ammettere che l’ultima ora è la più bella e ti da una carica tale da fare passare in secondo piano tutta la fatica accumulata.

Per me il risultato finale é stato di 156,2 km nuovo PB; bravissimi anche i miei amici siciliani, Michele ha effettuato circa 150 km, Inge oltre 152 ed uno strepitoso Alberto alla prima esperienza ben oltre 191 km

Un ringraziamento è d’obbligo verso chi ha preso, a pochi giorni dall’evento, le redini della manifestazione, sobbarcandosi ad un impegno immenso, ma riuscendo a portare a termine - direi in modo molto soddisfacente, -visto soprattutto che c’è stato anche il rischio di annullamento che avrebbe rappresentato un’altra magra figura dell’Italia nei confronti di tutto il Mondo e per smentire le lamentele di qualcuno ho ricevuto proprio in questi giorni una mail che avvisava dell’invio di una medaglia-ricordo per tutti i partecipanti alla gara Open, a giusto riconoscimento dell’impegno messo da ognuno di noi.

Ma vorrei concludere ringraziando Salvatore Calandriello, un caro amico runner che ho conosciuto l’anno scorso e che rappresenta un esempio di grande forza di volontà e di coraggio. Infatti Salvo una vita da maratoneta, è rimasto fermo sulla sedia a rotelle per parecchi anni a seguito di una malattia.

I dottori gli avevano diagnosticato la impossibilità di ritornare a camminare. Ma la sua forza interiore e la sua grande fede hanno fatto sì che non solo ha ripreso a camminare ma è ritornato alle corse, e proprio questo Mondiale ha coinciso con il suo 5° anniversario della rinascita. La sua tenacia, la voglia ed il desiderio di partecipare alle ultra rappresentano la passione e la necessità fisiologica di ogni essere umano: sentirsi libero. Per questo motivo correre senza alcuna velleità ma solo per “essere” devono fare tanto riflettere e comprendere esistono tante situazioni difficili e noi siamo immensamente fortunati a poter fare tutto questo! Grazie, Salvo!

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16 aprile 2015 4 16 /04 /aprile /2015 20:47
Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2015. Supermaratona dell'Etna, stiamo arrivando e siam pronti alla sfida! (Elena Cifali).
Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2015. Supermaratona dell'Etna, stiamo arrivando e siam pronti alla sfida! (Elena Cifali).

Procede il conto alla rovescia per la Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2015, in programma il prossimo 13 giugno.

E sono molti tra i runner siciliani che si stanno preparando alla sfida.

Troppo forte è l'emozione quando, seduta in auto, vedi un uomo che ti viene incontro correndo. Qualche metro più giù, ne vedi un altro e poi riconosci quella donna minuta, tutta forza e determinazione.
Lei e il suo coraggio di mettersi in gioco, sempre!
Lei e il suo coraggio di preparare la Sfida!
Ancora qualche centinaio di metri e vedi altri due uomini.
In tutti riconosci i volti amici, i volti della domenica mattina in gara, tra sudore e sbuffi.
E ti vien voglia di lasciare la tua automobile e seguirli di corsa, ognuno col suo passo, ognuno col suo motore ...
Lo sai perfettamente perché sono lì, su quella strada in salita che porta alla bocca del vulcano.
Sai perfettamente cosa provano e cosa vogliono così fortemente, perché sono le stesse cose che vuoi anche tu!
Supermaratona dell'Etna noi stiamo arrivando!

Elena Cifali (profilo facebook)

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  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Data di creazione 12/04/2011
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