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17 ottobre 2015 6 17 /10 /ottobre /2015 19:05
Sopravvissuto - The Martian. Una storia di sopravvivenza e di resilienza
Sopravvissuto - The Martian. Una storia di sopravvivenza e di resilienza
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Sopravvissuto - The Martian. Una storia di sopravvivenza e di resilienza

(Maurizio Crispi) Sopravvissuto (The Martian, film di Ridley Scott, 2014, USA) è un film che va visto e che può piacere sia ad un pubblico generalista, sia ad una audience che prediliga la SF, sia - infine - ad una che invece sia composta da praticanti di sport estremi nei quali è richiesta in sommo grado ai fini della riuscita delle imprese che si intraprendono la qualità detta "resilienza".

In breve questa è la storia, semplice semplice. Durante una missione su Marte, l’astronauta Mark Watney (Matt Damon) viene considerato morto dopo una forte tempesta e per questo abbandonato dal suo equipaggio. Ma Watney è sopravvissuto e ora si ritrova solo sul pianeta ostile. Con scarse provviste, Watney deve attingere al suo ingegno, alla sua arguzia e al suo spirito di sopravvivenza per trovare un modo per segnalare alla Terra che è vivo.
Dopo averlo dato per morto e dopo aver identitificato attraverso le riprese satellitari segni di attività extraveicolari sulla superficie di Marte in prossimità della base spaziale, a milioni di chilometri di distanza, i tecnici della NASA e un team di scienziati internazionali lavorano instancabilmente per cercare di portare “il marziano" a casa, saggiando diverse possibili soluzione, sicchè sarà deciso che saranno i suoi stessi compagni già in viaggio verso la Terra e ancora ignari della sua sopravvivenza, a invertire la rotta e a tentare di tracciare un’audace, se non impossibile, missione di salvataggio.

Il film, basato sul romanzo best-seller “The Martian” di Andy Weir, è stato diretto magistralmente dal regista Ridley Scott e, ovviamente, vi si trovano tanti degli stilemi del regista, tra i quali quello dell'uomo solo in lotta contro circostanze avverse.

Il tema è appassionante, pur nella sua semplicità e rimanda al grandissimo successo editoriale del XVIII secolo che fu la storia di Robinson Crusoe (scritta dal britannico Daniel De Foe) e capostite letterario di una serie di opere similari che furono definite "robinsonate", ma anche - e soprattutto - del romanzo d'avventure.
Robinson, come una serie di eroi para-lettwerari che lo seguirono, sopravvive nell'isola deserta al naufragio della sua nave, grazie al suo ingegno e alla sua capacità di problem solving.

Robinson dovette la sua soravvivenza alla sua sconfinata fiducia nelle proprie risorse, al legato culturale dell'epoca cui apparteneva e alla sua fede in Dio (che poi diventò il "In God We Trust" su cui si fondano gli Stati Uniti): in parte, egli fu - ed è citato più volte - come prototipo dell'"Homo Aeconomicus" che si affacciava prepotentemente nello scenario sociale del tempo all'alba della prima rivoluzione industriale.

La copertina del romanzoAnche Mark Watney è figlio del suo tempo, anche se la sua avventura si svolge in termini e in un contesto temporale che sono ancora lontani da noi.

Ma anche in questo caso i fattori, pur apparentemente diversi, nella loro combinazione assieme danno un risultato analogo, anche se lui - nello stesso tempo - essendo figlio della sua epoca è anche "Homo Teknologichus".

Mark Watney, per potere sopravvivere in un ambiente ostile, deve cominciare innanzitutto a fare un po' di conti per capire su cosa può contare e quanti giorni di autonomia gli rimangono. Un po'è come un sub che, per stare in immersione in profondità deve imparare a fare i conti con la sua riserva di aria ed a economizzarla, regolando il respiro e non sprecandola per aggiustamenti di assetto di profondità.

La base di partenza è per lui capire per quanti "sol" (il giorno lunare) potrà sopravvivere in attesa della prima missione.

Secondo punto: cercare di produrre altro cibo, sempre partendo da ciò che ha e, a catena, produrre più acqua.

In tutto questo vengono in suo soccorso le sue competenze specifiche, poiché egli - guarda caso - è botanico e può massimizzare alcune patate che fanno parte della scorta alimentare del modulo temporaneo costruito dalla missione sulla superficie del pianeta.

Ma altre sfide lo aspettano dietro l'angolo: per un problema che si risolve, altri ne sorgono, compresi quelli imprevisti e quelli che lo riportano indietro di botto.

Qual'è la strategia mentale per la sopravvivenza che Mark Watney adotta e dalla quale discendono tutte le azioni e tutte le sue scelte: concentrarsi su di un problema alla volta, guardando il dettaglio di esso e senza mai lasciarsi travolgere dall'enormità del compito che l'attende.

Pazienza, spirito di sacrificio, piccoli obiettivi intermedi: tutto questo finisce con l'occupare la sua mente, impegnando il suo corpo in una diuturna fatica. Non viene sopraffatto dalla sensazione di hopelessnes e da un senso crescente di solitudine: no, perché sa che la sua sopravvivenza dipende dalla sua operosità e dalla capacità di portare avanti una serie di subentranti progetti che, tutti assieme, si compongono in quello più grande ed ambizioso, e cioè allungare il tempo della sua autonomia, in attesa di poter essere recuperato.

In questo il film - come del resto il romanzo che contiene nel dettaglio tutti i ragionamenti di Mark Watney nelle sue quotidiane attività di "problem solving" - è davvero grandioso, ma la sua bellezza è contenuta anche nelle riprese di esterni che, a me, hanno evocato alcuni scorci del deserto di Wadi Rum in Giordania, trattati con dei filtri che esaltano le tonalità di rosso (ma potrei anche sbagliarmi) e le sequenze più propriamente "spaziali" nella seconda parte del film, quando l'astronave madre inverte la rotta per tornare a recuperare Mark Watney (riprese che rappresentano - a mio avviso - un grande omaggio al tuttora attuale capolavoro di Stanley Kubrick, 2001 Odissea nello Spazio) sino al salvattaggio finale carico di suspense.

Molti esperti che hanno visto il film sostengono che alcuni dei ragionamenti elaborati da Mark Watney e molte delle soluzioni da lui adottate siano validi scientificamente al 70% e che, dunque, questo tipo di avventura di sopravvivenza sarebbe tecnicamente possibile.

Un film di questo tipo con tutto il percorso letterario che lo ha preceduto a partire dall'invenzione letteraria di Robinson Crusoe ci fa riflettere sulla ridicolaggine assoluta e sull'insulsaggine di programmi come "l'Isola dei famosi" e sulla loro radicale inconsistenza.

Un film da vedere, sicuramente; ed anche un libro da leggere, o prima o dopo.

 

Il trailer ufficiale. Questi i principali protagonisti: Matt Damon (nel ruolo principale di Mark Watney), Jessica Chastain, Kristen Wiig, Kate Mara, Michael Pena, Jeff Daniels, Chiwetel Ejiofor, Donald Glover .

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Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (Maurizio Crispi) - in Letture e film
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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