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3 agosto 2017 4 03 /08 /agosto /2017 09:11

L'articolo di Cettina Vivirito (Cuore di Lupo. Camminare con il proprio cane, pubblicato il 1° agosto), mi ha indotto a ripescare due altri piccoli racconti, frutto di osservazioni personali, di cui uno, su questo magazine assolutamente inedito, mentre l'altro era stato incluso in un precedente articolo. Sono entrambi i racconti accomunati dal tema della gioia canina nell'unirsi agli Umani in un'attività essenzialmente ludica e del tutto afinalistica.

I cani e la corsa. Il cane che andava per maratone e il cagnolo che amava il trail

Il cane che andava per maratone

[Maurizio Crispi] 

(2007) Stefano Malatesta, viaggiatore e giornalista dedito al genere “recit de voyage” oggi praticato soltanto da pochi, qualche tempo fa, ha pubblicato un libro intrigante dal titolo “Il cane che andava per mare e altri eccentrici siciliani” (Neri Pozza, 2000): una raccolta di scritti che raccontano di incontri memorabili con “eccentrici” siciliani. La cosa singolare è che la galleria di personaggi esordisce con la storia esemplare di Jack, il “cane che andava per mare”, evidentemente anche lui considerato  dall’Autore, a pieno titolo, un “eccentrico” siciliano.

Ecco la storia. Jack era un cagnone nato e cresciuto a Lipari, la principale isola delle Eolie e aveva avuto la sorte d’essere abbandonato precocemente davanti al porticciolo di Marina Corta. Come spesso capita con i cani isolani questo cane non era di nessuno: nel caso di Jack, tuttavia c’era qualcosa di più in questo non essere di nessuno. Chi sa per quali alchimie, era stata l’esposizione precoce all’immensità del mare e alle barche alla fonda a orientare l’imprinting (il meccanismo biologico interno che ha una funzione decisiva nell’orientare le dinamiche dell’attaccamento). Per questo motivo, Jack una volta cresciuto non si era sottomesso a nessuno degli “umani”della comunità isolana, ma semplicemente ne era un personaggio. Jack, rinforzando con questo comportamento la sua naturale autonomia, manifestò la sua predilezione per il mare, per il viaggio e l’avventura. Insofferente ai limiti posti dal ristretto territorio dell’isola in cui era nato, spesso e volentieri saltava a bordo di un’imbarcazione (non aveva preferenze, sotto questo profilo) e se ne andava per mare, facendosi trasportare verso orizzonti lontani. Ogni tanto faceva ritorno: certo, non si poteva sapere dove fosse stato, perché - come tutti i cani - non aveva il dono della parola, ma ogni tanto giungevano notizie secondo le quali era stato avvistato su questa o quell'altra isola, e capitava di raccogliere dicerie di suoi sbarchi e temporanee permanenze persino a Napoli. Un bel giorno, il cagnone viaggiatore non fece più ritorno per diversi mesi consecutivamente, per poi ricomparire a Marina Corta magro e scheletrito. Visitato da un veterinario, il verdetto: era preso da una malattia che non perdona. Jack a quel punto volle morire come era vissuto: “…un mattino d’agosto, già umido e senza speranza, si tuffò in acqua da uno dei due moli – nuotava benissimo – allontanandosi per una cinquantina di metri. Poi ruotò la testa verso la piazza, come il periscopio di un sommergibile e si lasciò affondare”.

Ancora oggi, tuttavia, lo si potrebbe immaginare che viaggia impavido su di una barca o nave, alla ricerca di orizzonti lontani...

È evidente che una simile storia abbia acceso la fantasia di Malatesta, lui stesso appassionato viaggiatore, tanto da indurlo a dargli l’onore di essere il primo, singolare, personaggio della sua galleria di "eccentrici" Siciliani. Questa storia ci dice anche o – suggestivamente – ci induce a supporre che i nostri amici cani possano coltivare dei propri gusti specifici e che, talvolta, spinti da una singolare irrequietezza possano desiderare di gettare uno sguardo al di là dell’angusto orizzonte della propria ciotola per lanciarsi in qualche avventura.

L’altro giorno, durante la maratona di Palermo, abbiamo avuto modo di conoscere un altro cagnone “eccentrico”.

Lo abbiamo visto proprio nella zona arrivi, davanti all’ingresso del Giardino Inglese, dove - da un lato - arrivavano i podisti che concludevano la maratona e - dall’altro - quelli che, avendo percorso già una buona metà del secondo giro, avevano davanti a sé gli ultimi 7 km di gara. Bene, proprio qui, c’era un grosso cane randagio (dalla pelliccia grigio-marrone sporco) – un senza-collare – che, incurante della pioggia battente, se ne stava a trottare indefessamente avanti ed indietro, con grande stupore di tutti i presenti. Correva con i podisti in arrivo, accompagnandoli negli ultimi due-trecento metri, e con loro superava il traguardo; quindi, invertiva subito dopo il senso di marcia e, agganciandosi ad uno dei podisti che arrivava correndo in direzione contraria, lo affiancava per seguirlo per alcune centinaia di metri. Quindi, ancora una volta invertita la direzione di marcia, riprendeva il suo gioco, attento ad non intralciare il procedere dei maratoneti – quello gioioso e lesto di coloro in arrivo e quello più pacato dei podisti in transito. Il cagnone non ha mostrato per un solo momento d’essere stanco o trafelato: composto, dignitoso e compreso com’era dava l’impressione che la sua mission fosse quella di correre assieme ai podisti, immedesimato nell’esperienza della maratona.

Un cane “maratoneta” dunque: Malatesta probabilmente lo avrebbe battezzato come “il cane che voleva andare per maratone” e lo avrebbe considerato degno di stare nella galleria dei suoi “eccentrici” siciliani.

Un’altra spiegazione più prosaica, invece, vorrebbe collocare il simpatico ed intraprendente cagnone nella categoria dei cani “smarriti”: in accordo con tale spiegazione, egli, andando avanti ed indietro, era alla ricerca del suo padrone perduto. Come sottoprodotto del vissuto abbandonico, l’esigenza di accompagnare ogni maratoneta in transito scaturiva dalla speranza di essere “riconosciuto” o “adottato” dopo tanto tempo di solitudine. E poiché ogni maratoneta avrebbe potuto essere quello buono, ciascuno di loro doveva essere accompagnato. Tra questa spiegazione un po’ struggente e melanconica che fa pensare ad una storia di abbandono e di incapacità di adattarsi alla solitudine, io indubbiamente preferisco la rappresentazione ben più visionaria del cane intraprendente ed avventuroso (o anche "eroico", se vogliamo) “che vuole andare per maratone”…

In accordo con la storia riportata da Malatesta si potrebbe immaginare che il cane maratoneta, prossimo alla fine dei suoi giorni possa voler correre un’ultima volta e morire correndo.

Questa riflessione mi porta inevitabilmente pensare a tanti maratoneti “umani” per i quali la corsa è divenuta fonte di vita e di benessere e che non possono tollerare l’idea di abbandonare la consuetudine con essa, anche quando ci sarebbero delle ragioni di malattia che dovrebbero distogliere un essere ragionevole e pensante dal sottoporsi a sforzi eccessivi. Poiché spesso al correre si legano indissolubilmente le radici emozionali della nostra psiche, rinunciare è impossibile: bisognerebbe che qualcuno ci legasse e questo sarebbe la stessa cosa che morire. Allora si può comprendere perché alcuni decidano di sfidare i buoni consigli e le prescrizioni mediche, decidendo ciò che ritengono migliore e più adeguato per il proprio benessere emozionale.

Capita così che alcuni, esattamente come il cane che andava per mare (che, rappresentando per lui il mare - in una maniera oltremodo poetica – l’elemento primigenio – o, si potrebbe dire, la “casa delle origini" - decise di tornare al mare per l’ultima volta anziché spirare miserevolmente sulla terraferma), decidano di morire correndo, così come hanno vissuto correndo. Credo che su questa scelta, per quanto dolorosa possa essere per chi rimane, occorre sospendere il giudizio e lasciare che chiunque possa avere un margine di scelta su tutto ciò che concerne il proprio vivere ed il proprio morire.
 

Questo scritto, in forma ridotta, era stato pubblicato nel 2007 in un numero di "Nell'Attesa", periodico siciliano a stampa su temi medici e culturali.

Il cagnolo che amava il trail
(Maurizio Crispi)

 

Il cagnolo Trail (Ecotrail della Ficuzza 2012)

(2013) I cani sono degli esseri veramente strani e affascinanti.
A volte, fanno delle cose in un modo tale che noi siamo portati che siano o esattamente come noi, animati dalle stesse pulsioni e spinti dalle stesse motivazioni.
Una volta, osservai in un cane senza padrone questo comportamento sconcertante. Fu in occasione di una delle maratone di Palermo. C'era un grosso cane sgraziato, con la pelliccia di diverse tonalità di marrone (come esito di un’infinità di incroci) che aspettava i podisti in arrivo, ben piazzato a circa trecento metri dal traguardo e che, non appena intercettava un runner isolato oppure un gruppetto si metteva a correre a perdifiato accanto a loro, tagliava il traguardo e quindi, invertendo il senso di marcia, faceva ritorno al punto di partenza per ripetere la stessa cosa.

Era davvero instancabile e baldanzoso: un vero piacere stare ad osservarlo in questa sua iterazione.
Fui talmente colpito e commosso da questo comportamento che volli scrivere un articolo dedicato al "cane che andava per maratone", ispirandomi nel titolo - a mia volta - alla strana storia raccontata dal giornalista e viaggiatore Stefano Malatesta sul cane "andava per mare", un cane stromboliano senza padrone (ma di tutti) che se ne stava sul molo dello scalo isolano tutto il santo giorno e che, poi, all'improvviso, preso da un inspiegabile furore odisseico balzava su di un peschereccio o su di un aliscafo che gli capitava a tiro e se ne andava per mare lungo rotte che nessuno sapeva descrivere: ogni tanto, arrivava all’isola la notizia di un suo avvistamento.  Fatto sta che, poi, questo cane appassionato dei viaggi  marittimi – con l’indole dell’intrepido navigatore - ritornava nella sua isola a distanza di giorni o, in alcuni casi, di settimane (cifr. Stefano Malatesta, Il cane che andava per mare ed altri eccentrici siciliani, Neri Pozza, 2006).

In occasione di un trail siciliano, l'ultimo del 2012 (l'Ecotrail della Ficuzza, il 23 dicembre scorso, per l'esattezza), ho fatto la conoscenza con un giovane cane del posto.
Come sovente capita in questi casi, era uno di quei cani che sono di tutti e di nessuno, un cane della comunità che sopravvive grazie al fatto che tutti un po' se ne occupano, riparandolo e nutrendolo.
Un cagnolo ben pasciuto e in buona salute, vispo come non mai, con una bella pellicciotta nera e morbida.
Un diavoletto. Appena ha visto la mia cagnetta al guinzaglio ha cominciato a giocare con lei, con una modalità ossessiva e vischiosa. Prendeva tra i suoi denti il guinzaglio cui era legata e cominciava a tirare, a tirare e a strattonare, quasi volesse portarla con sé.
Un comportamento prima divertente, ma poi molesto, tanto che io ad un certo punto alla cagnetta ho mollato un calcione, senza intenzione di far male (quindi, in realtà, poco più di un calcetto) ma solo per darle una dichiarazione esplicita di chi stava al comando in quel momento.

Il cagnolo che amava il trail (Ecotrai della Ficuzza 2012)

Il cagnolo allora s’è dedicato ad altro, allora, attratto dalla miriade di podisti che si preparavano allo start, condividendo l’eccitazione del pre-gara che interrompeva il tranquillo tran-tran quotidiano del piccolo borgo rurale.

Ed è stato così che, quando tutti furono ben allineati sulla linea di partenza, lei schizzò subito in avanti a tutta birra.
Boh! - pensai io - Guarda un po'!
Più avanti, eravamo in attesa del passaggio degli atleti, al primo posto di ristoro, ubicato al 7° km circa.
Ed ecco arrivare il gruppo di testa: davanti Abdelkebir Boumalik e Giuseppe Cuttaia, i due mattatori del circuito Ecotrail Sicilia 2012, seguiti da Max Buccafusca, atleta eccellente su strada nelle gare brevi e qui alla sua prima esperienza trail, e... -  potete immaginarvelo – chi arriva? Ma proprio il diavoletto nero di prima, di gran carriera, quasi alla testa della corsa.
Grande è stata la meraviglia nell'avvistare quel canuzzo mattacchiona.
Ma le sorprese non sono finite qua.

Dopo questi passaggi, ci posizioniamo io e il video-operatore in un punto del percorso ubicato a circa un chilometro dal tavolo dei ristori, che i trailer avrebbero incrociato nuovamente attorno al 17° km di gara.

Aspettiamo e aspettiamo su di un bel poggio erboso a cui si arriva dopo un erto sentiero, stretto e fangoso, fiancheggiato da rovi inestricabili.

Ed ecco che arriva il primo al comando solitario della corsa.
Chi? Ma è lui l'eroico cagnolo nero!
La meraviglia è alle stelle e si fa ancora più grande, quando vediamo che si ferma ansimante.
Forse, si fermerà qui - pensiamo.

Il cagnolo che amava il trail (Ecotrail della Ficuzza 2012)

Ma no! Si è  stoppato, animato da un canino fair play.
Quando arriva Boumalik, ora alla testa della corsa "umana", il cagnolo riparte a razzo assieme a lui.
E ora siamo in zona arrivi, in attesa dei primi. Sono tutti assiepati attorno al gonfiabile dell'arrivo. Ed eccoli i primi: a tagliare il traguardo per primo è il forte Boumalik che non smentisce le promesse, dietro di lui, non troppo distaccato Giuseppe Cuttaia. Terzo atleta al traguardo è... proprio lei l'intrepido cagnozzo che, in una splendida giornata di sole, si è laureata mascotte del Trail siciliano 2012!

Nessuno degli astanti ci ha fatto caso, anche perché nessuno conosceva gli antefatti.

Racconto tutto ad Aldo Siragusa, valente organizzatore e speaker della manifestazione.
Gli dico: rendiamo onore a chi se lo è conquistato.

E mentre si susseguono gli arrivi lui racconta al microfono la storia del valoroso cagnolo.

E, a questo punto, tutti lo cercano, tutti vogliono vederlo, carezzarlo, coccolarlo.
Dov’è, dov’è l’eroe? – si chiedono.

Ed eccolo! E’ là che se ne sta stravaccato sul bel prato verde, ansimante.

Tutti gli si fanno attorno, tutti lo vezzeggiano, chi gli porta da bere, chi da mangiare.

Tutti si rendono conto che sono davanti ad un piccolo miracolo, quello di un  cagnolo che per pura gioiosità, generosamente, ha corso tutti e 23 i km dell'Ecotrail della Ficuzza.
A volte si rimane davvero colpiti dalla meraviglia della natura degli animali e ci si chiede, se nel fare certe cose, afinalisticamente, non sperimentino quello stesso piacere, la cui ricerca spinge  instancabilmente noi umani.

 

Il racconto sul "cagnolo che amava il trail" è stato originariamente incluso in un articolo più lungo, pubblicato il 21.12.2013, dal titolo: 

Circuito Ecotrail Sicilia. Un racconto impressionistico in tre movimenti dell'Ecotrail della Ficuzza 2012

Tale articolo presentava una sintesi "impressionistica" dell'omonima gara di un anno prima.
 

Le foto ritraggono il "cagnolo che amava il trail" e sono tutte di Maurizio Crispi.

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Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (Maurizio Crispi) - in Racconti di gara e tributi personali Approfondimenti e riflessioni Trail Maratone italiane
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24 luglio 2017 1 24 /07 /luglio /2017 18:40
(foto di Maurizio Crispi. La partenza di una precedente edizione)

(foto di Maurizio Crispi. La partenza di una precedente edizione)

(Claudia Occhipinti) Il 23 luglio 2017, a Pantelleria, si è svolta la manifestazione culturale e sportiva organizzata da ASD Sportaction e valevole come sesta tappa del circuito Ecotrail Sicilia 2017 e seconda prova Ultratrail per il  Trofeo ENEL.

La presentazione della gara si è svolta il giorno precedente presso il Museo cittadino sito all'interno del Castello che domina il porto, alla presenza di un Testimonial speciale, lo storico pantesco Giuseppe D’Aietti, che ha arricchito la descrizione del percorso con dettagli di interesse storico-culturale, alla presenza del vicesindaco di Pantelleria Angela Siragusa, la quale ha ringraziato l’organizzazione per il prezioso lavoro, non facile, di promozione del territorio, svolto con encomiabile passione e rispetto per l’ambiente.

Due le gare competitive in programma, rispettivamente di 50 e 21 Km e due i walktrail previsti, di 21 e 10 km.
Pacchi gara e premi con prodotti tipici locali all’insegna dei valori dell’organizzazione di Ecotrail Sicilia.

I partecipanti della gara di 50 km sono partiti alle 6:00 da Punta Spadillo, godendo di un’alba meravigliosa, ma penalizzati da un caldo estremo.

Claudia Occhipinti in una precedente edizione del Pantelleria Trail. Accanto a lei Marco Saitta

Il percorso tocca tutti i punti di interesse geologico e naturalistico dell’isola da Punta Spadillo al lago di Venere, per poi salire per le lave del Gelfiser e le grotte di Benikulà, ridiscendendo poi lungo la Favara Grande e la Balata dei Turchi e quindi risalendo su monte Gibele e Montagna Grande e, infine, ritornando dalla Cuddia Randazzo al punto di partenza.
Panorami spettacolari e vegetazione di macchia mediterranea caratteristica del posto, tra vigneti di Zibibbo, campi di capperi, alberi di fichi e fichidindia verdi, macchie di colore sullo sondo scuro della terra pantesca, profumi e colori che rimangono scolpiti come ricordi indelebili.

I coraggiosi partecipanti si sono trovati ad affrontare una gara quasi di sopravvivenza a causa del caldo eccessivo, tanto che quasi la metà di essi sono stati costretti al ritiro.
 All’arrivo li attendeva una meravigliosa doccia ristoratrice e un ottimo piatto di pasta al pesto pantesco, il tutto accompagnato da vino,  bibite e anguria a volontà.

La gara di 21 km includeva nel suo percorso il lago di Venere, le lave del Gelfiser, la Cuddia di Midia e la Cuddia Randazzo, più breve ma comunque interessante, anch’essa penalizzata dal forte calore che ha causato qualche problema ai partecipanti.

L’emergenza è stata magistralmente affrontata dall’organizzatore, Aldo Siragusa, che ha dato prova, ancora una volta della sua esperienza e della sua passione per il territorio siciliano, sempre pronto a valutare le criticità per farne tesoro e appartore miglioramenti da un’edizione all’altra.

Pantelleria è un’isola che ti incanta con i suoi forti aromi e i contrasti cromatici, dove senti un appagamento sensoriale unico, dove ti viene voglia di stare per ore a osservarne  il paesaggio e, per qualche strano motivo, hai voglia di mangiare a base di capperi o di bere passito a volontà, magari la sera seduto sul patio di un bel dammuso mentre il cielo ti offre un bellissimo tramonto o un cielo stellato.

Un’esperienza  particolare che solo un’isola affascinate e incantevole come Pantelleria può regalare.

 

Circuito Ecotrail Sicilia 2017. Il Trail di Pantelleria dello scorso 23 luglio raccontato da Claudia Occhipinti
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17 giugno 2017 6 17 /06 /giugno /2017 13:10

Salvatore Sulsenti taglia il traguardo della 45^ edizione della 100 km del Passatore(Maurizio Crispi) Tra il 27 e il 28 maggio 2017 si è svolta la 45^ edizione della Cento km del Passatore, la 100 km su strada più longeva e la più amata dagli Italiani cultori delle ultradistanze.
La 100 km del Passatore che si snoda da Firenze alla faentina Piazza del Popolo è una gara cult ed anche occasione di iniziazione e banco di prova per chi - per la prima volta - vuole sperimentarsi nel cimento delle ultradistanze, e in particolare sulla distanza regina che è appunto la 100 km su strada.
Non è un caso che, ogni anno, gli esordienti alla 100 km del Passatore siano diverse centinaia, qualche volta rasentando il migliaio.
E quelli che ci si provano sono runner, ma anche camminatori (senza contare il fatto che anche tanti corridori percorrono  molti tratti della lunga strada che li attende camminando).
E quest'anno, tra le diverse centinaia di esordienti, era schierato al nastro di partenza nella centrale Via de' Calzaioli a Firenze anche il siciliano Salvatore Sulsenti che, cultore di camminata sportiva e titolare di alcune imprese siciliane, tra le quali il Giro della Provincia a piedi, ha così coronato il suo sogno di partecipare alla blasonata gara, tagliando il traguardo faentino in poco più di 19 ore (19h20' e una manciata di secondi). E' stata così coronata dal successo  un'avventura iniziata poco più di due anni addietro, quando egli pose al sottoscritto la domanda se fosse possibile porsi come obiettivo realizzabile quello di raggiungere il traguardo finale della 100 km del Passatore, camminando per tutta la distanza. E' un impresa che si è compiuta, ma come ogni traguardo importante della vita, l'arrivo a Piazza del Popolo di Faenza rapprsenterà per lui il punto di partenza per raggiungere molti altri importanti traguardi nella sua vita, sportivi e non. 
Ogni traguardo che si raggiunge in realtà è una soglia che si pone che si pone come punto di inizio per il raggiungimento di nuove realizzazioni.
In questo senso la 100 del Passatore - come le ultramaratone in genere - rappresenta una efficace metafora della vita e assume il valore di una potente metafora e suggestiva metafora dell'esistenza e della condizione umana.
A Salvatore Sulsenti vanno i nostri più sentiti sentimenti e accogliamo qui di seguito alcune sue notazione sulla sua specialissima e ancora fresca esperienza. La sua testimonianza è una prova tangibile della possibilità di compiere un'impresa all'insegna del motto "Yes, I can!".

Salvatore Sulsenti dopo il suo arrivo alla 45^ edizione della 100 km del Passatore (28 maggio 2017)(Salvatore Sulsenti) Per raccontare una storia sulla vita di migliaia di uomini e donne è sufficiente raccontare la via che li ha condotti al Passatore e ciò che ha cambiato le loro esistenze, condensate in 100 capitoli di asfalto. In realtà, dovrei scrivere due storie: una fatta di numeri ed una fatta di emozioni e sensazioni. Nel mio percorso di avvicinamento alla 100 km del passatore, ho camminato per più di 8000 km, consumato 9 paia di scarpe, distrutto magliette e pantaloncini, bevuto centinaia di litri d’acqua, mangiato un quintale di frutta ed altro cibo e tutto per arrivare al fatidico appuntamento con la mia prima Cento km, il giorno 27 maggio, a Firenze, in Via de' Calzaiuoli alle 15,00 di un caldissimo sabato, per poi fermarmi dopo 19h20'59 a Faenza in piazza del Popolo.
Fermarmi? E chi ci pensa? Ecco la magia della più bella cento chilometri del mondo.
Appena ho finito ho odiato me stesso e chi ha inventato questa pazzia che si perpetua già da 45 anni.
A casa, ormai al sicuro, ho cominciato a sentire la mancanza dei gesti gentili di sconosciuti che si sono prodigati a sostenermi con un po’ d’acqua, una fontana lasciata aperta per ore ed ore per chi volesse rinfrescarsi.
Ricordo in particolare una ragazzina che mi ha porto un vassoio, con le sue mani minute,  con le ultime due fette di una torta salata sotto lo sguardo vigile ed orgoglioso del padre.
Ho preso una delle fette,  ho ringraziato e sono scappato via, portando tuttavia con me gli occhi sorridenti di quella piccola donna con lunghi capelli castani.
Il Passatore mi  ha fatto un regalo ad ogni chilometro che lasciavo dietro di me, mi ha fatto una promessa per ogni chilometro che dovrò ancora scoprire.
Il Passatore non è fatto per placare la mia “sete”, ma tramuta le mie speranze in paure, le mie emozioni in lacrime, portandomi verso me stesso come non mai.

Salvatore Sulsenti, finisher della 100 km del Passatore 2017

 

Mancano pochi minuti al via, sono solo in mezzo a quasi tremila sconosciuti: vorrei piangere e scappare via, ma resto ancorato a questo miraggio alla fine del quale  potrò trovare un rinnovato Salvatore.
Il piglio della cronaca sportiva non mi si addice ed è meglio che io abbandoni questa idea e mi dedichi a raccontare una storia che assume sempre più i connotati d'una dichiarazione d’amore verso una donna che ti strappa la pelle e ti frantuma il cuore ma che alla fine ti regala un sogno e ti spinge, inesorabilmente, a rinnovare una promessa di fedeltà.
Camminare per 100 km non è una questione di gambe che alla fine ti abbandonano è una questione di cuore, di testa, di emozioni, di paure vinte e di rinnovate di lacrime che fanno capolino.
Che importa come sono arrivato a Faenza! Ciò che importa é come sono arrivato a casa. Ringrazio chi mi è stato vicino, chi mi ha sostenuto, chi mi vuole bene, chi mi ha sorpreso correndomi incontro, chi ha fermato il traffico per non farmi rallentare.
Viene a galla l’idea di un nuovo Passatore, di una nuova scommessa, di una nuova storia che non saranno i numeri a raccontare. 

Salvatore Sulsenti festeggia, dopo il ritorno a casa, con i compagni dell'associazione di cui fa parte "Siemu a peri"

100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
100 km del Passatore 2017 (45^ ed.). Salvatore Sulsenti, camminatore sportivo per la prima volta finisher del Passatore, al suo battesimo sulla distanza
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23 aprile 2017 7 23 /04 /aprile /2017 23:54
Tuscany Crossing - 100 km in Val d'Orcia 2017. Lara La Pera e Cinzia Sonsogno tengono alto l'orgoglio siciliano in un sogno lungo 103 km

S' è svolta tra il 22 e il 23 aprile 2017 la 5^ edizione del Tuscany Crossing - 100 km in Val d'Orcia, con diverse distanze competitive in programma. Alla gara sulla distanza maggiore (103 km e 3000 metri di dislivello positivo, con 24 ore di tempo massimo per compiere l'impresa) hanno partecipato anche cinque siciliani, di cui due le donne: Lara La Pera (ASD Marathon Misilmeri) e Cinzia Sonsogno /ASD Podistica Capo d'Orlando), che su un totale di 38 donne finisher si sono classificate rispettivamente 3^ con il crono di 12 h30'19" (distacco di 1h40'53" dalla prima classificata e 22^ nella classifica generale) e 5^ con il crono di 13h31'38, a 2h42'12 dalla prima e 49^ nella classifica generale).
Per la cronaca la vittoria al femminile è andata a Simona Morbelli (Salomon Team), 6^ assoluta con il crono di 10h49'26, mentre la gara maschile è stata vinta da Carlo Salvetti (Bergamo Stars Atletica) in 9h09'44.
Degli altri Siciliani presenti, Francesco Cesare (ASD Marathon Misilmeri), si è classificato 16° assoluto, con il crono di 11h44'56 e Pippo Ruggeri (ASD Polisportiva Forte Gonzaga), 44° assoluto, ha staccato il tempo di 13h18'19, mentre Roberto Magnisi si è fermato al 75° km.
Di seguito le impressioni di Lara La Pera.


 

Il podio femminile della gara lunga del Tuscany Crossing

Il podio femminile della gara lunga del Tuscany Crossing

(Lara La Pera) La sera prima della gara qualcuno mi disse "E' un sogno lungo 103 km..."
E aveva pienamente ragione!
Colline verdi attraversate da lunghi sentieri che, con un incessante saliscendi collegano tutti i borghi medievali della Val d'Orcia dove sonoerano state allestite le basi vita: Bagno Vignoni, Pienza, San Quirico, Montalcino, Vivo d' Orcia.
Si arriva fino a 1100 metri di quota, scalando il Monte Amiata attraverso un bosco incantato e lungo il caratteristico sentiero dell'acqua.
Al 90° km, dopo quasi 20 km ininterrotti di salita, inizia la discesa liberatoria, per attraversare Campiglia d'Orcia verso Rocca d'Orcia dove é situato l'arrivo...
Ma la fatica pura non è finita, perché al km 101 ci attende l'ultima salita di due km per conquistare la Rocca e tagliare così il traguardo.
La gara tecnicamente può essere divisa in due parti, i primi 50 km da Castiglione a Montalcino abbastanza scorrevoli con solo 1000 metri di dislivello e i restanti 53 km più impegnativi muscolarmente con 2000 metri di dislivello e con tratti un po' più tecnici attraverso i boschi.
Alla partenza alle 5.15 del mattino c'erano due gradi ma l'entusiasmo dei quasi 300 atleti al via, rendeva il freddo pungente più sopportabile.
Per riscaldarsi, c'è voluta più di un' ora tra salite e discese attraversando prati bianchi per il gelo.
Alle prime luci dell'alba, in un'atmosfera ovattata quasi surreale, abbiamo attraversato la piazza d'acqua a Bagno Vignoni, completamente avvolta dal vapore.
La giornata era limpida e per fortuna il sole ha iniziato a riscaldarci e a illuminare una natura veramente incantevole. Ho fatto tanti ultratrail in Italia e qualcuno anche in Francia, posso dire che il Tuscany Crossing è unico nel suo genere e affascinante al pari di gare molto più blasonate poiché ti fa attraversate un angolo di Italia unico per bellezze naturali e artistiche, portandoti ad alternare una natura brillante e rigogliosa a questi piccoli borghi medievali, a percorrere i corsi e le piazze, a scoprire chiese che hanno quasi mille anni di storia e poi a immergerti di nuovo nella natura silenziosa.
È stata un'esperienza unica.
Questi piccoli borghi si trovano tutti arroccati su delle colline... e per raggiungere le basi vita bisognava affrontare salite spesso abbastanza ripide... ma ne valeva la pena perché ai ristori, oltre a esserci tutto quello che un podista stanco può desiderare, c'era anche una calorosa accoglienza da parte dei volontari.
E poi dopo una lunga salita, c'è sempre una discesa.
A gli amici, amanti del trail, non posso che consigliare questa gara...
E' davvero un peccato non vivere questo sogno lungo 103 km.

Lara La Pera

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13 settembre 2016 2 13 /09 /settembre /2016 09:14

L'arrivo di Salvatore Sulsenti con Cinzia Scivoletto alla 50 km dell'Etna (11 settembre 2016, Bronte)

Salvatore Sulsenti, che da camminatore, quest'estate, ha realizzato in una solitaria di tre giorni, con zaino in spalla, il "Giro a piedi della Provincia di Ragusa", in un suo personale percorso di avvicinamento all'impresa della 100 chilometri realizzata da camminatore, ha partecipato alla 50 km dell'Etna che si è svolta l'11 settembre 2015 nel contesto della manifestazione "Etna Extreme 2016" che ha visto in contemporanea con partenza allo scoccare della mezzanotte la celebrazione della 1^ edizione della 100 km del Vulcano.
Salvatore Sulsenti ci ha provato e ha tagliato il traguardo nella piazza di Bronte, assieme all'amica Cinzia Scivoletto, sua compagna in questo viaggio sportivo, ampiamente dentro il tempo massimo concesso dal regolamento.
Questa è stata la sua seconda partecipazione ad una competitiva sulla lunga distanza: il suo esordio ufficiale è stato con la Maratona di Ragusa 2016, lo scorso gennaio.
Di seguito il suo racconto.

Etna Extreme 2016 - 50 km delll'Etna (1^ ed.). Salvatore Sulsenti camminatore finisher: Esiste un piacere differito ed è il piacere che ti conquisti con il sacrificio
Etna Extreme 2016 - 50 km delll'Etna (1^ ed.). Salvatore Sulsenti camminatore finisher: Esiste un piacere differito ed è il piacere che ti conquisti con il sacrificio
Etna Extreme 2016 - 50 km delll'Etna (1^ ed.). Salvatore Sulsenti camminatore finisher: Esiste un piacere differito ed è il piacere che ti conquisti con il sacrificio
Etna Extreme 2016 - 50 km delll'Etna (1^ ed.). Salvatore Sulsenti camminatore finisher: Esiste un piacere differito ed è il piacere che ti conquisti con il sacrificio
Etna Extreme 2016 - 50 km delll'Etna (1^ ed.). Salvatore Sulsenti camminatore finisher: Esiste un piacere differito ed è il piacere che ti conquisti con il sacrificio

(Salvatore Sulsenti) Ho la caviglia sinistra gonfia, il ginocchio destro dolente e tutti i miei muscoli hanno qualcosa da ridire, ma mai come in questa occasione mi sono divertito.
Mi aspetta una camminata di diversi chilometri, dormirò per terra su un mio vecchio sacco a pelo, mi ritaglierò uno spazio per passare quello che resta della note all'interno di un cinema-teatro di Bronte, cominciando così a vivere una parte della magia di questa prima edizione dell'Etna Extreme.
Incontro uomini e donne che non conosco, mi rallegro nel rivedere gli amici, mi diverte la gaia leggerezza di chi non sa cosa andrà a fare, ma sa solo che lo farà.
Arrivo a Bronte in un piccola piazza animata dove tutti sembrano essere felici, parte di un sogno. Ritiro il mio pettorale, numero 447, solo adesso comincio a vedere quello che mi aspetta.
Mi commuove, alle 24:00, assistere alla partenza della 100 km del Vulcano.
Passo una notte insonne, mi aspettano 50,920 km da Milo a Bronte.
Alle 7.00 ci muoviamo con una navetta, in un clima da gita scolastica, verso Milo, dove è ubicata la partenza della 50 km.
Subito veloce il ritmo che mi porta a Zafferana, il primo Comune che incontrerò lungo il percorso a tendermi la mano.
Dopodiché, mi aspettano quasi 19 chilometri di salita fino al Rifugio Sapienza, dove ad accogliermi trovo una band che, all'esterno di un bar, esegue cover dei Queen, e che fa da cornice sonora ad un piazzale che mi ricorda un girone dantesco.
Pochi secondi di sosta al punto di ristoro e via.
300 metri e la pioggia mi rallegra con la sua viva compagnia proprio in mezzo alla strada. Sto bene, non sono stanco, mi sento a mio agio, sta accadendo ciò per cui mi sono allenato, vado avanti facendo attenzione alle puntuali indicazioni.
Tutto mi sembra già scritto, ho la sensazione di aver già visto questa domenica.
La strada si snoda in discesa, immersa in un paesaggio lunare, a tratti mi sento intimorito dalla lava e dal suo intenso grigiore, tendente al nero.
Ho preparato tutto con molta attenzione, per questa mia prima ultra maratona. Le mie gambe si muovono insieme alla mia testa.
A questo punto, a poco meno di 30 km dall'arrivo, il percorso cambia anima e diventa un fuori strada. Attraversando un frutteto, raccolgo una mela e, mordicchiandola, ne godo come un bambino in un giorno di festa.
Piove a dirotto. Il percorso è vivace, mi piace.
Le telefonate degli organizzatori mi rincuorano, non sono lontano dall’arrivo.
Uscendo dal bosco mi muovo su un basolato di pietra lavica durissimo che ha messo a dura prova le mie articolazioni.
Comincia l’asfalto, segno inequivocabile che ci siamo e ricevo l’ultima telefonata da parte dell’organizzazione. Vengo aggiornato: Salvatore mancano 3 chilometri. Mi viene incontro un’amica, un regalo inaspettato.

Mi sono sentito parte di qualcosa di così grande che ho rinunciato a comprendere.

Mi lascio rapire dalle mie emozioni e dal ricordo del susseguirsi dei miei passi decisi ormai stanchi e lenti, dal latrare di cani lontani, dal sorriso elargito a piene mani ai punti di ristoro, dalle carezze delle nuvole, dalla pioggia inevitabile, dai tuoni e dai fulmini che mi ricordano, con prepotenza, che su questa strada e su questa natura a comandare è il Vulcano, è l’Etna, è 'a Muntagna.

Per completezza questa la classifica finale dei partecipanti alla 50 km dell'Etna (9 partenti su 11 iscritti, dei quali quattro le donne)

 

  1. 403 COZZO GIUSEPPE MM35 1 ASD MARATONINA UDINESE ITA 04:02:43
  2. 453 FAILONI GIUSEPPE MM60 1 ASD ATLETICA SICILIA ITA 04:54:05
  3. 452 D'AQUINO GIOVANNI MM45 1 ASD ATLETICA SICILIA ITA 06:29:50
  4. 451 CIFALI ELENA MF40 1 ASD ATLETICA SICILIA ITA 06:54:29
  5. 454 SUIZZO ELEONORA MF40 2 ASD ATLETICA SICILIA ITA 06:54:30
  6. 449 BOBINA GABRIELA MF50 1 ASD ATLETICA SICILIA ITA 07:22:50
  7. 401 GUGLIANDOLO GIANFRANCO MM45 2 AD POL.ODYSSEUS MESSINA ITA 07:23:04
  8. 448 SCIVOLETTO CINZIA MF40 3 ACSI ITA 10:19:43
  9. 447 SULSENTI SALVATORE MM50 1 ASD SIEMU A PERI ITA 10:19:44
     
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14 giugno 2016 2 14 /06 /giugno /2016 18:17
(foto di Vincenzo Cassaniti)

(foto di Vincenzo Cassaniti)

Angelo Musso, fresco finisher della Supermaratona dell'Etna 0-3000 la cui 9^ edizione si è celebrata lo scorso 11 giungo 2016, ha voluto consensare le sue impressioni/sensazioni in un breve scritto creativo, una vera e propria ode alla gara appena portata a termine.
Lo pubblichiamo per intero, ritenendo che valga la pena fissare questo piccolo - involontario - poema in queste pagine per farlo andare oltre la transitoria visibilità diacronica su Facebook, su cui inizialmente è stato lanciato.
Lacorsa è fatta di queste cose: non è mai soltanto mera fatica, sangue e sudore, ma anche empito lirico che mostra come la mente e il cuore di chi compie queste imprese possa volare alto.

La fatica è momentanea,
la gloria dura per sempre,
L'amore per la 0-3000,
per lei "a muntagna"
cresce alimentato da ogni singola goccia di sudore,
di energia spesa nei 43 km
La 0-3000 è come un parto, in cui dopo una gestazione di 43 km,
la nascita/rinascita è quel gonfiabile a 2850 metri di altitudine.
La 0-3000 è la vita in 43 km
ti fa ridere
ti fa piangere
ti fa cantare
ti fa imprecare
ti fa innamorare
ti insegna che tutto si ottiene con passione, dedizione e fatica
ti insegna la pazienza
ti insegna che se ami la natura, Lei ti ripaga
è un viaggio nel quale incontrerai tanta gente
con alcuni condividerai 43 km
altri ti regaleranno solo un sorriso
o una parola dolce e di conforto o una incitazione
altri ti faranno compagnia per pochi chilometri soltanto,
ma ti regaleranno il loro silenzio
Sarà un viaggio che ti regalerà compagnia,
ma anche la santa solitudine e la riflessione...
La 0-3000 è vita in 43 km...

Angelo Musso

Supermaratona dell'Etna 0-3000 2016 (9^ ed.). Una piccola, grande, ode di Angelo Musso per raccontare sensazioni e impressioni
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13 giugno 2016 1 13 /06 /giugno /2016 10:01
(Vito Massimo Catania al traguardo)

(Vito Massimo Catania al traguardo)

Lara La Pera,al traguardo dell'edizione 2015Si è svolta l'11 giugno 2016 la 10^ edizione della Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000. Record di partecipanti con oltre 300 atleti iscritti alla gara individuale (sulla distanza di 43 km) e circa un centinaio i componenti delle super-staffette.
La vittoria è andata - per la prima volta - al forte atleta regalbutese Vito Massimo Catania (secondo lo scorso anno) e all'atleta palermitana Lara La Pera che conquista così un tris di vittorie (2012, 2015, 2016) in questa difficile ed impegnativa gara, unica nel suo genere.
La gara relay èstata vinta invece dai padroni di casa cioè dal tema dell'Etnatrail ASD.

Di seguito il racconto di Marinella Barbagallo, anche quest'anno finisher della gara individuale, e ancora oltre un breve resoconto dei risultati finali.

(Marinella Barbagallo al transito da Piano Provenzana)

(Marinella Barbagallo al transito da Piano Provenzana)

(Marinella Barbagallo) Alle 7 dell'11 giugno 2016 ci si ritrova a Marina di Cottone.
Si vedono le solite scene: gente che si cambia in macchina, amici che si abbracciano, altri che scattano foto. E si respira tangibilmente quella gioia di essere lì, mista a paura di non farcela, perché questa è una gara veramente dura, questa è la 0-3000!
Alle 8.00, puntualmente, viene dato il via e la nostra avventura ha inizio.
43 km di salita fin quasi alla cima al vulcano, solo a pensarci tremo, ma io dico che ce la farò, perché ci sono gare e gare, e questa per me è la sfida più grande!
Inizio a correre lentamente fra i richiami continui dei miei compagni di avventura che mi accusano di tirare il gruppo.

Marinella Barbagallo finisher della Supermaratona dell'Etna 0-3000 2016 (10^ edizione)Siamo in sette convinti di arrivare in cima tutti insieme. Attraversiamo Piedimonte Etneo,
Sergio un burlone anima il gruppo senza tregua. Ridiamo e scherziamo, ancora il fiato ci aiuta e le gambe vanno avanti leggere.
Raggiungiamo Linguaglossa. La gente ci incita e ci saluta e quanto è importante questo per noi runner! Mi sento chiamare e salutare da tanti amici lungo il percorso e gioisco di questo. Lasciamo Linguaglossa e la salita inizia a diventare dura. Il gruppo si sfalda. Benny va avanti, altri restano indietro. Io e Angelo abbiamo lo stesso passo è per un bel po restiamo insieme. Non parliamo, ma ci diamo forza a vicenda anche solo stando vicini.
Ascolto il cinguettio degli uccelli: mi rilassa e mi fa dimenticare la fatica! Vado avanti guardando in alto ma mi accorgo di aver perso Angelo: adesso sono sola col mio cuore che batte forte e la mia testa che spinge avanti le gambe.
Lungo il percorso c'è Salvo che assiste un ragazzo allenato da lui, ma ad ogni passaggio ha una parola di incoraggiamento per me.
Io salgo senza fermarmi. Sto bene. Al 30° km inizio ad avere freddo, tanto freddo, incontro Salvo e gli dio il mio malessere. Lui mi dice di andare avanti e io continuo a correre.
Più su Enza la ragazza che era con lui scende dall'auto e mi corre incontro e li in mezzo alla strada si toglie la sua maglia con un Brontolo disegnato sopra e me la da, restando nuda in mezzo alla strada, non la conosco, non l'ho mai vista prima di allora. Questo gesto mi commuove, indosso la maglia calda e confortevole e continuo a correre.
Piano Provenzana: mi cambio e inizia il peggio. Adesso il terreno è sabbioso e si scivola, non si può correre. Le salite sono troppo ripide. Sono stanca e ho un mal di schiena insopportabile. Cammino sempre più lenta: quasi mi piego in due dal dolore, ma guardo a terra e vedo che il suolo è ricoperto di coccinelle: si sa che le coccinelle portano fortuna e, quindi, io arriverò in cima.
Vedo il cartello che indica il 42° km: ci sono! Manca solo 1 km! Guardo l'orologio e mi accorgo di essere ancora in tempo per raggiungere il mio obiettivo che era quello di arrivare entro le sei ore. E così mi faccio forza, ignorando il dolore, e ricomincio a correre. Vedo il traguardo colorato sullo sfondo nero e le lacrime rigano il mio volto. Ce l'ho fatta !
Anche stavolta la mia determinazione ha vinto.
Al mio arrivo sulla mia spalla c'era lei: una coccinella!

(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

(Fonte: ennapress.it) Per la prima volta Vito Massimo Catania ha scritto il suo nome nell’albo d’oro della Super Maratona dell’Etna, che l'11 giugno 2016 ha spento la sua decima candelina.
L’atleta dell’Amatori Regalbuto (che nella sua carriera, in Sicilia, ha vinto tutto o quasi tutto quello che c’era da vincere) si è aggiudicato la mitica 0-3000 che dalla spiaggia di Marina di Cottone ha portato gli atleti sull’Etna, fino a quota 2850 metri, presso l’osservatorio vulcanologico a Pizzi Deneri.
La Supermaratona dell'Etna è una gara dura (sopratutto negli ultimi 10 km) per chi sa alternare testa e gambe, cuore e polmoni. E così è stato per Catania, terzo lo scorso anno, e splendido vincitore di questa edizione 2016, con il tempo di 3h58’31. Alle sue spalle con un considerevole distacco il piemontese Manuel Bortolas (Applerun Team) in 4h10’25; terzo il lombardo Gianluigi Martinelli del Marathon Club Alta quota Livigno, in 4h12’17. Quarto Max Buccafusca vincitore lo scorso anno.

(Foto dall'archivio di Maurizio Crispi, relativa ad una precedente edizione)Bissa il successo della nona edizione invece la palermitana Lara La Pera, alla sua terza affermazione nella Super Maratona dell’Etna (2012, 2015 e 2016).
L’atleta tesserata per il Marathon Misilmeri, fresca vincitrice - domenica 5 giugno - dell’ Ecomaratona delle Madonie, ha chiuso la sua fatica in 5h06’22 precedendo di una manciata di minuti la lombarda Lucia Bongiovanni (Città di Opera) che ha fermato il crono a 5h11’26. Sul gradino più basso del podio un’altra palermitana Alessandra Corvaja (Fiamma Rossa Palermo) in 5h17’30.
La gara delle super-staffette è stata appannaggio dei “padroni di casa” e organizzatori dell’Etna Trail ASD, composta da Antonio Greco, Carmelo Guardalà e Salvatore Di Marco.
Un’edizione da record, la numero dieci, con oltre 300 atleti scritti alla gara individuale, 30 staffette (ognuna composta da tre frazionisti il che ha portato ad un totale di quasi 400 partecipanti), 3000 metri di dislivello, per una distanza percorsa di poco più di 43 km, 6 nazioni rappresentate oltre all’Italia e la sempre ottima organizzazione a firma Etna Trail ASD.

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1 aprile 2016 5 01 /04 /aprile /2016 19:13
(Foto di Maurizio Crispi, Walktrail di Monte Pellegrino, Palermo, 13 marzo 2016)

(Foto di Maurizio Crispi, Walktrail di Monte Pellegrino, Palermo, 13 marzo 2016)

Salvatore Sulsenti è a un punto di svolta del percorso che ha iniziato all'incirca due anni fa... Camminando e camminando, ha elaborato e costruito un suo progetto che è quello del "Giro di Sicilia a Piedi", un progetto che in questi giorni sta a poco a poco prendendo forma con il cruciale passaggio dall'esercizio di pensiero alla concreta passi.
Nel "Giro di Sicilia Piedi" che prende anche il nome in sigla WUM 1000KM (ovvero Walking Ultra Marathon 1000 km), Salvatore Susenti intende percorrere tutto il periplo della Sicilia in senso antiorario, con tappe giornaliere oscillanti tra 32 km e 43-45 km, nell'arco di tempo di un mese (salvo imprevisti).

Per "Giro di Sicilia" s’intende l’intero periplo della regione percorrendo 1000 km (stima della distanza approssimata) in 31 giorni.
Dal calcolo dei giorni sono, ovviamente, esclusi eventuali imprevisti (ritardi per interruzioni stradali, maltempo, indisposizioni personali). "WUM 1000KM" sta per "Walking Ultra Marathon" (nome che ho dato a questo mio giro di Sicilia perché alcune tappe supereranno il chilometraggio di una maratona), l’intera distanza da coprire verrà percorsa esclusivamente a piedi su manto stradale.

Giro di Sicilia a Piedi (Pagina facebook)

Salvatore Sulsenti è ora alla ricerca di sponsor che lo supportino per tutto ciò che gli sarà necessario: e per il compimento di questa sua impresa vanno bene anche micro-sponsorizzazioni, allo scopo di metterlo in condizione di acquisire tutta l'attrezzatura necessaria e di potere sostenere i costi (in economia) di vitto e pernottamenti.
Salvatore Sulsenti ha bisogno di supporter e di fiancheggiatori, di atleti e walker che in occasione dei suoi passaggi dalle diverse città e cittadine e municipalità toccate dalle sua lunga camminata solitaria con la sua attrezzatura sulla spalle lo affianchino, camminino con lui e lo incoraggino.

 

Tutti possono contribuire (aziende, pubblici esercizi, privati, associazioni di camminatori, enti...) alla realizzazione del periplo della Sicilia a piedi (che prevede una percorrenza di oltre 1000 km); si può essere compagni di questa entusiasmante avventura con donazioni dirette o con offerte in natura (previo accordo, onde evitare duplicati): anche micro-sponsorizzazioni e micro-donazioni, purché siano tante, potranno andare bene.

Salvatore Sulsenti (fonte "Giro di Sicilia a Piedi" - Pagina Facebook)

(Salvatore Sulsenti al termine della sua fatica - Foto di Maurizio Crispi, Walktrail di Monte Pellegrino, Palermo, 13 marzo 2015)

(Salvatore Sulsenti al termine della sua fatica - Foto di Maurizio Crispi, Walktrail di Monte Pellegrino, Palermo, 13 marzo 2015)

In funzione di questo delicato passaggio dalla fase di ideazione a quella concreta del fare, Salvatore Sulsenti ha creato una pagina facebook dedicata (Giro di Sicilia a Piedi) e si accinge anche a creare un blog omonimo che, poi, nella fase di avvicinamento all'impresa e in corso d'opera gli servirà per pubblicare giornalmente degli aggiornamenti sulla sua lunga marcia e l'anticipazione delle due o tre tappe successive in modo tale che chiunque voglia percorrere dei chilometri con lui possa aggregarsi al passaggio.

 

Ma vediamo cosa succedeva un anno fa nella vita del Nostro, quando ancora l'idea del Giro di Sicilia a Piedi non aveva iniziato la sua gestazione...
Ci sono certe idee che hanno bisogno di un tempo per generarsi (o essere generate) e il camminare favorisce il libero flusso del pensiero e nel Cammino nascono le idee e i progetti.

Salvatore Sulsenti18 marzo 2015, mercoledì. Con una temperatura che va fra i 16° ed i 20° comincio a camminare dopo due giorni di “riposo”. È ora di tornare per strada, sempre alla ricerca delle storie che avrà da raccontarmi questo mercoledì. Inizio alle 11:44, inserisco la sveglia alle 13:44 per camminare 2 ore come consueto. Già, come consueto. Non c’è nulla di consueto in un nuovo giorno. Un nuovo giorno ha sempre qualcosa da raccontare. Oggi ho camminato per ben 4 ore consecutive, senza sosta all'infuori di qualche secondo rubato per fare pipì dietro una siepe. 4 ore rappresentano un mio record personale, ma non un mio limite.
Ho in mente di andare oltre. Sono stanco ed un po’ di stretching mi mette al riparo da contrazioni muscolari. Camminando trovo la mia prima storia: un padre e la sua figliola sono seduti sulla spiaggia a giocare con la sabbia, riempendo un secchiello. La seconda storia parla di un signore francese che riporta a casa, in spalla, il suo vecchio cane, stanco della lunga passeggiata. La terza storia: un anziano inglese mi chiama Walker e mi chiede se cammino ogni giorno e quanti chilometri percorro. Rispolvero il mio inglese, rispondo, faccio un figurone da poliglotta, lui mi sorride e ci salutiamo. Colazione: un’arancia, caffè zuccherato. Spuntino 1: un caffè. Pranzo e Spuntino 1: un’arancia, una mela, una pera, un caffè. Cena: riso e pomodori crudi.

19 marzo 2015, giovedì. Ieri ho camminato per 4 ore consecutive, andatura sostenuta e credevo di aver conquistato il mondo. Poi, girovagando sul web, leggo di Rosario Catania, siciliano di Mascalucia (Catania), recordman mondiale di camminata nordica (con i bastoncini da Nordic Walking): 72 ore consecutive! Mi piacerebbe conoscerlo personalmente. Sono le 13.00 e finisco alle 15.00 volutamente cammino con un po’ più di calma. Voglio recuperare. Incontro degli amici che non vedevo da tempo. Colazione: una mela, un caffè. Spuntino 1: un caffè. Pranzo: pasta e lenticchie, ½ bicchiere di vino. Spuntino 2: una pera, formaggio. Cena: pasta e ricotta.

20 marzo 2015, venerdì. Non comincio nemmeno a muovermi che già una piccola storia si affaccia. Mi fermo appena prima di alcune strisce pedonali per far attraversare due scolaretti in grembiule blu e fiocco bianco. Il terzo scolaro, una bambina dai tratti mediterranei ed i capelli arruffati, non si fida di me e decide di non passare. Io le faccio cenno, invitandola con la mano e sorridendole appena per rassicurarla, che può andare tranquilla. Lei attraversa e mi ripaga con un sorriso che non ha prezzo e mi riempie di felicità. E c’è gente che non cammina; a quanti sorrisi rinunceranno e quante storie non saranno mai raccontate? Sono le 13:12 ed inizio, finisco alle 15:12. 19° ed un vento sostenuto aprono la primavera astronomica. Cammino con relativa calma anche se a tratti avrei voglia di forzare l’andatura. Una Chihuahua gioca rincorrendo una pallina rossa calciata dal suo padrone, svogliato ed indaffarato con il suo telefonino. Mi godo, sopraggiungendo, lo spettacolo e, ad appena pochi centimetri dal colosso canino, la pallina sfugge al Chihuahua. Accelero il passo, blocco la pallina rossa e per un istante la cagnetta mi guarda perplessa, cercando di capire se per caso non volessi fuggire con il suo giocattolo. Restituisco la pallina e la cagnetta scappa via tenendo ben ferma, non si sa mai, la sua pallina stretta fra le sue feroci fauci. Meglio tornare a casa. Doccia e pesata di rito. Dopo una lotta fatta di tre risultati diversi, per onestà personale, mi annoto solo il peso maggiore fra i tre: kg.101,1. Colazione una mela, un caffè zuccherato. Spuntino 1: alcuni fagioli borlotti. Pranzo: insalata di riso con fagioli e peperone rosso, ½ bicchiere di vino rosso. Spuntino 2: un po’ di pane appena sfornato. Cena: 3 scatolette piccole di carne in scatola, una tazza di latte e biscotti.

21 marzo 2015, sabato. Vento forte, freddo (con 17°). Come dire: Benvenuta Primavera! Penso di iscrivermi all’Etna Trail, Walk Trail per km 16, che si terrà il 25 luglio. Già, sarà una coincidenza, ma è proprio in questa data che è cominciato. Non è la distanza a preoccuparmi ma i luoghi ed il fatto che sarebbe stata la mia prima volta. Ore 12:23/14:23 poche gocce di pioggia mi bagnano. Cammino, vado avanti e non mi fermo. Finisco ascoltando Barry White. Penso. Sono a casa. Secondo un rituale consolidato negli ultimi mesi compio gesti quotidiani al rientro delle mie camminate. Ho ingoiato della sabbia. Cosa farò quando sarò arrivato a quota kg.85? Mi peso sempre due volte. La prima, piede destro e poi il sinistro; la seconda, piede sinistro e poi il destro. Il risultato di oggi: kg.100,9. Colazione una pera, un caffè amaro. Spuntino 1: un caffè amaro. Pranzo: una banana, pasta (farfalle) con verdura e tonno. Spuntino 2: nulla. Cena: pasta e pomodoro crudo. Spuntino 3: latte e biscotti.

22 marzo 2015, domenica. Comincio a camminare con una temperatura di 20° che successivamente aumenterà fino a 21°: e ciò rende meno fastidioso il vento incessante. Appena giungo al mio punto di partenza un pensiero va alla mia ex ragazza E. Ho saputo che non sta affatto bene con se stessa: per il suo corpo (che a me piaceva tanto) e per ciò che la vita non ha saputo darle. Sono le 12:09 e si inizia. Sempre vento, procedo abbastanza bene. Poca gente fatta eccezione per un gruppo, 50 persone circa, di turisti. Incrocio una ragazza dai tratti fortemente marcati. Capelli lunghi e castani (scuri) con un’accentuata ricrescita portata con disinvoltura. Alla ricerca di qualche minuto d’isolamento, questa ragazza, si siede ed accende un piccolo sigaro: fantastica. Ho finito le mie due ore: sono le 14:09 e me ne torno a casa. Dopo la doccia innesco una lotta con la bilancia che oggi sembra essere alquanto indecisa sul responso: segno di un agognato pre-pensionamento? Alla fine l’ho vinta: kg.100,2. Colazione: una mela, un caffè. Spuntino 1: caffè. Pranzo: pasta con fagioli e ceci e cipolla, un’arancia. Spuntino 2: nulla. Cena: farfalle con verdura e melanzane, 3 biscotti.

23 marzo 2015, lunedì. 20°, sempre vento ma il sapore della bella stagione è dietro l’angolo. Inizio alle 13:00 terminando alle 15:06 con delle fitte diffuse all’addome. Ho dolore alla spalla. L’alluce sinistro è claudicante. Ho il cuore vuoto. Cado a pezzi. Vado avanti, vado a casa. Mi peso diverse volte. Kg. 100,0 ed una scommessa vinta. Cento chili, sempre tanti ma a quota 85 sarà diverso. Colazione: 2 pere (medio-piccole), un caffè amaro. Spuntino 1: pasta e fagioli rimasta in frigo, un caffè. Pranzo: pasta con pomodoro crudo (con tonno e capperi), due cucchiaiate dell’ultima pasta e fagioli. Spuntino 2: nulla. Cena: pasta con pomodoro crudo e tonno.

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27 marzo 2016 7 27 /03 /marzo /2016 18:55

Ed anche questa è fatta! La mia 100^ maratona portata a termine, questa volta nella forma di un'Ultra, anomala quanta a distanza (56km), piuttosto impegnativa ma cionondimeno affascinante: si è trattato della sudafricana "Two Oceans Marathon" con attraversamentodella terraferma tra i due oceani, l'Indiano e l'Atlantico! Tempo: 5h51' per 56 km molto difficili da gestire. Tutto sommato, sono soddisfatto date le mie condizioni non proprio ideali.
E adesso, quale sfida dobbiamo inventarci?...

Giorgio Cambiano

Two Oceans Marathon 2016 (46^ ed.). Anche il palermitano Giorgio Cambiano finisher ed è la sua 100^ gara lunga in carriera

L'italiano Giorgio Cambiano, da Palermo, ultramaratoneta ma anche country manager per il Parkrun in Italia, ha corso la 46^edizione della Two Oceans Marathon, (il cui appellativo esatto é Old Mutual Two Oceans Marathon) un'Ultra impegnativa sulla distanza insolita di 56 km che con un percorso in linea percorre il contorno della penisola che divide i due oceani Atlantico e Indiano.
La gara , molto popolare in Sudafrica e nel mondo anglofono, si è svolta il sabato alla vigilia di Pasqua (26 marzo 2016).
Nel contesto della manifestazione è prevista solitamente anche una Mezza competitiva, oltre a manifestazioni collaterali di promozione della corsa. Vengono cronometrati, ai fini statistici, anche i passaggi intermedi alla distanza della Maratona e della distanza di 50 km.
Giorgio Cambiano è stato di fatto uno dei pochi italiani sinora ad avervi partecipato.
Abbiamo notizia di una donna della compagine Sanremo Runners che vi ha preso parte diverse volte, rappresentando tuttavia un'eccezione poiché è di origini sudafricane. Si tratta di Juliette Salvini che in occasione della Two Oceans Marathon del 2011, oltre ad essere finisher,ha conquistato la MPI italiana sulla distanza dei 50 km.

Nella foto in alto la medaglia di finisher Two Oceans conquistata da Giorgio Cambiano.

Giorgio Cambiano all'Ultratrail du Mont Blanc 2015

Giorgio Cambiano all'Ultratrail du Mont Blanc 2015

The Old Mutual Two Oceans Marathon is considered the world's most beautiful marathon - 56 km Ultra Marathon around the Cape Peninsula, going on since 1970.

The 46th consecutive Old Mutual Two Oceans Marathon will remain on the traditional route via Chapman's Peak, Hout Bay and Constantia Nek (unless deemed unsafe by authorities in which case the Ou Kaapse Weg route (prior to 2004) will be used). The Old Mutual Two Oceans Marathon is run under the rules of IAAF, Athletics South Africa (ASA) and Western Province Athletics (WPA).

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19 marzo 2016 6 19 /03 /marzo /2016 20:09
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Su e giù per Monte Pellegrino, la montagna che domina Palermo, si è svolta sotto una fitta pioggia, tra pietre bagnate e scivolose, acqua e fango, la nona edizione del Trail di Monte Pellegrino, valevole come terza prova del Circuito Ecotrail Sicilia.
La pioggia e il fango hanno condito questa nona edizione del Trail di Monte Pellegrino, un'edizione bagnata fangosa e scivolosa, con un gradiente di difficoltà ben più alto del solito.
E' stato impossibile non cadere: tutti hanno riportato cadute e scivoloni; alcuni si sono anche feriti, per fortuna in modo non grave. Il fango e l'acqua rendevano impossibile in alcuni tratti la corsa, e - a causa dell'accumulo di fango compresso sotto le suole, la corsa spesso si é tramutata in una sorta di pattinaggio e gioco di equilibrismo.
Antonio Sgammeglia (ASD Sportaction), in particolare, ha riportato una ferita lacero-contusa al cuio capelluto e ha dovuto essere soccorso per essere portato in nosocomio dove gli sono stati praticati dei punti di sutura.
Niente di grave per fortuna, forse per lui solo un po' di spavento.
A lui, in particolare, tutto il supporto e la solidarietà e gli auguri di una pronta guarigione.
Per gli altri soltanto feritine leggere, sbucciature e contusioni. E poi tanto fango addosso: per tutti alla fine bagno e doccia rigeneratori. E per tutti gli indumenti usati nella circostanza, scarpe e attrezzatura un lavaggio, sicuramente più approfondito del solito...
Tante le presenze, nonostante le avverse condizioni ottimali, per la nona edizione del Trail di Monte Pellegrino, terzo appuntamento stagionale del Circuito Ecotrail Sicilia 2016, disputatasi domenica con partenza ed arrivo a Case Natura, nel Parco della Favorita. Da quelle che furono le scuderie Reali dei Borbone, trail runner e walk runner sono partiti alla volta della montagna che domina Palermo, alla scoperta di sentieri sconosciuti ai più.
Particolarmente suggestivi i passaggi dei trail runner per la “Valle del Porco”, la più antica strada d’accesso alla montagna, o per il “Gorgo di Santa Rosalia”, o ancora per l’antico sentiero Medievale.

16 i chilometri della prova agonistica, valida come terza prova del Circuito, lungo un percorso a dir poco suggestivo che si è addentrato lungo sentieri della Riserva sconosciuti a molti, passando tra l’altro per la “Valle del Porco”, la più antica strada d’accesso alla montagna, percorsa dalla Santuzza al ritorno da Santo Stefano di Quisquina", o per il “Gorgo di Santa Rosalia”, o ancora lungo l’antico sentiero Medievale, fino a raggiungere i panorami mozzafiato di “Piano di Bernardo” e “Pizzo Volo d’Aquila”.
Per i meno allenati che preferiscono andare di passo, c'è stata la possibilità di scegliere tra due walktrail rispettivamente di 16 (con partenza anticipata) e di 11 chilometri. Era in programma anche anche una visita guidata accessibile a tutti che sarebbe dovuta partire alle 09.35, 5 minuti dopo il via della gara, con la guida di Mario Pintagro, giornalista esperto di cose siciliane, ma che è stata annullata per via della pioggia battente.
Col trail di Monte Pellegrino ritorna anche l’atteso appuntamento con il Vilardo Doggy Trail, che vedrà protagonisti gli amici a quattro zampe in un mini trail di 3 km. Spazio anche a piccoli aspiranti trail runner che si daranno amichevolmente battaglia nel Trail Junior.

A chiudere per primo i 16 chilometri della prova agonistica, resa ancora più dura dalla pioggia, col crono di 1.30.34, é stato Salvatore Pillitteri della Marathon Altofonte, che ha preceduto di due minuti Pietro Paladino della Polisportiva Marsala DOC e Antonino Camarda della ASD Panormus.
Tra le donne è stata prima la solita Susanne Olvback della ASD Work Out Studio, davanti a Daniela Pillitteri della Marathon Altofonte e a Maria Concetta Pontillo della ASD Panormus.
Ad organizzare l’evento l'ASD Sportaction, società organizzatrice del Circuito Ecotrail Sicilia, con il patrocinio del Comune di Palermo e dei Rangers, ente gestore della Riserva Naturale Orientata di Monte Pellegrino.
Prossimo appuntamento per gli amanti della disciplina, il prossimo 17 aprile nella splendida cornice della Valle dei Templi di Agrigento.

Per ulteriori informazioni www.ecotrailsicilia.it

Seguono le impressioni di Salvatore Sulsenti, alla sua prima partecipazione come walktrailer.
Ed è stato 
per lui un walktrail reso particolarmente impegnativo dalle condizioni meteo e del terreno su cui si snodava il circuito da percorrere.

Non importa cosa ho fatto oggi, non importa quante volte sono arrivato a cadere rovinosamente a terra, non importa se la strada sembra non finire ed io ho l’impressione di galleggiare sopra una distesa alternata di fango, rami e sassi.
Ciò che importa é che ho imparato una lezione.
Con Madre Natura non si fanno duetti, siamo tutti invitati ad assistere ad un assolo.
Ho commesso un peccato di presunzione ad affrontare il mio primo trail.
Le mie scarpe non sono calzature adatte a sentieri resi scivolosi dalla pioggia ed alla fine ho collezionato ben 6 cadute.
Tronfio del mio orgoglio e sicuro di me mi mescolo a decine di uomini e donne in attesa della partenza. Stanco e dolorante, sporco di fango, ma felice non trovo quasi nessuno all’arrivo se non il sorriso di chi pazientemente ha atteso che concludessi questa avventura.
Ho avuto la mia lezione.
Adesso so cosa sia un trail e so anche che gli uomini e le donne del Monte Pellegrino meritano il loro posto in prima fila davanti al concerto di Madre Natura.

Salvatore Sulsenti. Il duetto é con Madre Natura

Immagini dell'organizzazione, divulgate assieme al comunicato stampa
Immagini dell'organizzazione, divulgate assieme al comunicato stampa
Immagini dell'organizzazione, divulgate assieme al comunicato stampa
Immagini dell'organizzazione, divulgate assieme al comunicato stampa
Immagini dell'organizzazione, divulgate assieme al comunicato stampa
Immagini dell'organizzazione, divulgate assieme al comunicato stampa

Immagini dell'organizzazione, divulgate assieme al comunicato stampa

Di seguito le gallerie fotografiche con le foto realizzate da Maurizio Crispi, pubblicate sul magazine facebook "Ultramaratone, Maratone e Dintorni"

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Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (fotnti web e comunicati stampa rielaborati, contributo di Salvatore Sulsenti) - in Trail. Circuito Ecotrail Sicilia 2016 Trail e Ultratrail 2016 Racconti di gara e tributi personali
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  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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