Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
3 agosto 2017 4 03 /08 /agosto /2017 09:11

L'articolo di Cettina Vivirito (Cuore di Lupo. Camminare con il proprio cane, pubblicato il 1° agosto), mi ha indotto a ripescare due altri piccoli racconti, frutto di osservazioni personali, di cui uno, su questo magazine assolutamente inedito, mentre l'altro era stato incluso in un precedente articolo. Sono entrambi i racconti accomunati dal tema della gioia canina nell'unirsi agli Umani in un'attività essenzialmente ludica e del tutto afinalistica.

I cani e la corsa. Il cane che andava per maratone e il cagnolo che amava il trail

Il cane che andava per maratone

[Maurizio Crispi] 

(2007) Stefano Malatesta, viaggiatore e giornalista dedito al genere “recit de voyage” oggi praticato soltanto da pochi, qualche tempo fa, ha pubblicato un libro intrigante dal titolo “Il cane che andava per mare e altri eccentrici siciliani” (Neri Pozza, 2000): una raccolta di scritti che raccontano di incontri memorabili con “eccentrici” siciliani. La cosa singolare è che la galleria di personaggi esordisce con la storia esemplare di Jack, il “cane che andava per mare”, evidentemente anche lui considerato  dall’Autore, a pieno titolo, un “eccentrico” siciliano.

Ecco la storia. Jack era un cagnone nato e cresciuto a Lipari, la principale isola delle Eolie e aveva avuto la sorte d’essere abbandonato precocemente davanti al porticciolo di Marina Corta. Come spesso capita con i cani isolani questo cane non era di nessuno: nel caso di Jack, tuttavia c’era qualcosa di più in questo non essere di nessuno. Chi sa per quali alchimie, era stata l’esposizione precoce all’immensità del mare e alle barche alla fonda a orientare l’imprinting (il meccanismo biologico interno che ha una funzione decisiva nell’orientare le dinamiche dell’attaccamento). Per questo motivo, Jack una volta cresciuto non si era sottomesso a nessuno degli “umani”della comunità isolana, ma semplicemente ne era un personaggio. Jack, rinforzando con questo comportamento la sua naturale autonomia, manifestò la sua predilezione per il mare, per il viaggio e l’avventura. Insofferente ai limiti posti dal ristretto territorio dell’isola in cui era nato, spesso e volentieri saltava a bordo di un’imbarcazione (non aveva preferenze, sotto questo profilo) e se ne andava per mare, facendosi trasportare verso orizzonti lontani. Ogni tanto faceva ritorno: certo, non si poteva sapere dove fosse stato, perché - come tutti i cani - non aveva il dono della parola, ma ogni tanto giungevano notizie secondo le quali era stato avvistato su questa o quell'altra isola, e capitava di raccogliere dicerie di suoi sbarchi e temporanee permanenze persino a Napoli. Un bel giorno, il cagnone viaggiatore non fece più ritorno per diversi mesi consecutivamente, per poi ricomparire a Marina Corta magro e scheletrito. Visitato da un veterinario, il verdetto: era preso da una malattia che non perdona. Jack a quel punto volle morire come era vissuto: “…un mattino d’agosto, già umido e senza speranza, si tuffò in acqua da uno dei due moli – nuotava benissimo – allontanandosi per una cinquantina di metri. Poi ruotò la testa verso la piazza, come il periscopio di un sommergibile e si lasciò affondare”.

Ancora oggi, tuttavia, lo si potrebbe immaginare che viaggia impavido su di una barca o nave, alla ricerca di orizzonti lontani...

È evidente che una simile storia abbia acceso la fantasia di Malatesta, lui stesso appassionato viaggiatore, tanto da indurlo a dargli l’onore di essere il primo, singolare, personaggio della sua galleria di "eccentrici" Siciliani. Questa storia ci dice anche o – suggestivamente – ci induce a supporre che i nostri amici cani possano coltivare dei propri gusti specifici e che, talvolta, spinti da una singolare irrequietezza possano desiderare di gettare uno sguardo al di là dell’angusto orizzonte della propria ciotola per lanciarsi in qualche avventura.

L’altro giorno, durante la maratona di Palermo, abbiamo avuto modo di conoscere un altro cagnone “eccentrico”.

Lo abbiamo visto proprio nella zona arrivi, davanti all’ingresso del Giardino Inglese, dove - da un lato - arrivavano i podisti che concludevano la maratona e - dall’altro - quelli che, avendo percorso già una buona metà del secondo giro, avevano davanti a sé gli ultimi 7 km di gara. Bene, proprio qui, c’era un grosso cane randagio (dalla pelliccia grigio-marrone sporco) – un senza-collare – che, incurante della pioggia battente, se ne stava a trottare indefessamente avanti ed indietro, con grande stupore di tutti i presenti. Correva con i podisti in arrivo, accompagnandoli negli ultimi due-trecento metri, e con loro superava il traguardo; quindi, invertiva subito dopo il senso di marcia e, agganciandosi ad uno dei podisti che arrivava correndo in direzione contraria, lo affiancava per seguirlo per alcune centinaia di metri. Quindi, ancora una volta invertita la direzione di marcia, riprendeva il suo gioco, attento ad non intralciare il procedere dei maratoneti – quello gioioso e lesto di coloro in arrivo e quello più pacato dei podisti in transito. Il cagnone non ha mostrato per un solo momento d’essere stanco o trafelato: composto, dignitoso e compreso com’era dava l’impressione che la sua mission fosse quella di correre assieme ai podisti, immedesimato nell’esperienza della maratona.

Un cane “maratoneta” dunque: Malatesta probabilmente lo avrebbe battezzato come “il cane che voleva andare per maratone” e lo avrebbe considerato degno di stare nella galleria dei suoi “eccentrici” siciliani.

Un’altra spiegazione più prosaica, invece, vorrebbe collocare il simpatico ed intraprendente cagnone nella categoria dei cani “smarriti”: in accordo con tale spiegazione, egli, andando avanti ed indietro, era alla ricerca del suo padrone perduto. Come sottoprodotto del vissuto abbandonico, l’esigenza di accompagnare ogni maratoneta in transito scaturiva dalla speranza di essere “riconosciuto” o “adottato” dopo tanto tempo di solitudine. E poiché ogni maratoneta avrebbe potuto essere quello buono, ciascuno di loro doveva essere accompagnato. Tra questa spiegazione un po’ struggente e melanconica che fa pensare ad una storia di abbandono e di incapacità di adattarsi alla solitudine, io indubbiamente preferisco la rappresentazione ben più visionaria del cane intraprendente ed avventuroso (o anche "eroico", se vogliamo) “che vuole andare per maratone”…

In accordo con la storia riportata da Malatesta si potrebbe immaginare che il cane maratoneta, prossimo alla fine dei suoi giorni possa voler correre un’ultima volta e morire correndo.

Questa riflessione mi porta inevitabilmente pensare a tanti maratoneti “umani” per i quali la corsa è divenuta fonte di vita e di benessere e che non possono tollerare l’idea di abbandonare la consuetudine con essa, anche quando ci sarebbero delle ragioni di malattia che dovrebbero distogliere un essere ragionevole e pensante dal sottoporsi a sforzi eccessivi. Poiché spesso al correre si legano indissolubilmente le radici emozionali della nostra psiche, rinunciare è impossibile: bisognerebbe che qualcuno ci legasse e questo sarebbe la stessa cosa che morire. Allora si può comprendere perché alcuni decidano di sfidare i buoni consigli e le prescrizioni mediche, decidendo ciò che ritengono migliore e più adeguato per il proprio benessere emozionale.

Capita così che alcuni, esattamente come il cane che andava per mare (che, rappresentando per lui il mare - in una maniera oltremodo poetica – l’elemento primigenio – o, si potrebbe dire, la “casa delle origini" - decise di tornare al mare per l’ultima volta anziché spirare miserevolmente sulla terraferma), decidano di morire correndo, così come hanno vissuto correndo. Credo che su questa scelta, per quanto dolorosa possa essere per chi rimane, occorre sospendere il giudizio e lasciare che chiunque possa avere un margine di scelta su tutto ciò che concerne il proprio vivere ed il proprio morire.
 

Questo scritto, in forma ridotta, era stato pubblicato nel 2007 in un numero di "Nell'Attesa", periodico siciliano a stampa su temi medici e culturali.

Il cagnolo che amava il trail
(Maurizio Crispi)

 

Il cagnolo Trail (Ecotrail della Ficuzza 2012)

(2013) I cani sono degli esseri veramente strani e affascinanti.
A volte, fanno delle cose in un modo tale che noi siamo portati che siano o esattamente come noi, animati dalle stesse pulsioni e spinti dalle stesse motivazioni.
Una volta, osservai in un cane senza padrone questo comportamento sconcertante. Fu in occasione di una delle maratone di Palermo. C'era un grosso cane sgraziato, con la pelliccia di diverse tonalità di marrone (come esito di un’infinità di incroci) che aspettava i podisti in arrivo, ben piazzato a circa trecento metri dal traguardo e che, non appena intercettava un runner isolato oppure un gruppetto si metteva a correre a perdifiato accanto a loro, tagliava il traguardo e quindi, invertendo il senso di marcia, faceva ritorno al punto di partenza per ripetere la stessa cosa.

Era davvero instancabile e baldanzoso: un vero piacere stare ad osservarlo in questa sua iterazione.
Fui talmente colpito e commosso da questo comportamento che volli scrivere un articolo dedicato al "cane che andava per maratone", ispirandomi nel titolo - a mia volta - alla strana storia raccontata dal giornalista e viaggiatore Stefano Malatesta sul cane "andava per mare", un cane stromboliano senza padrone (ma di tutti) che se ne stava sul molo dello scalo isolano tutto il santo giorno e che, poi, all'improvviso, preso da un inspiegabile furore odisseico balzava su di un peschereccio o su di un aliscafo che gli capitava a tiro e se ne andava per mare lungo rotte che nessuno sapeva descrivere: ogni tanto, arrivava all’isola la notizia di un suo avvistamento.  Fatto sta che, poi, questo cane appassionato dei viaggi  marittimi – con l’indole dell’intrepido navigatore - ritornava nella sua isola a distanza di giorni o, in alcuni casi, di settimane (cifr. Stefano Malatesta, Il cane che andava per mare ed altri eccentrici siciliani, Neri Pozza, 2006).

In occasione di un trail siciliano, l'ultimo del 2012 (l'Ecotrail della Ficuzza, il 23 dicembre scorso, per l'esattezza), ho fatto la conoscenza con un giovane cane del posto.
Come sovente capita in questi casi, era uno di quei cani che sono di tutti e di nessuno, un cane della comunità che sopravvive grazie al fatto che tutti un po' se ne occupano, riparandolo e nutrendolo.
Un cagnolo ben pasciuto e in buona salute, vispo come non mai, con una bella pellicciotta nera e morbida.
Un diavoletto. Appena ha visto la mia cagnetta al guinzaglio ha cominciato a giocare con lei, con una modalità ossessiva e vischiosa. Prendeva tra i suoi denti il guinzaglio cui era legata e cominciava a tirare, a tirare e a strattonare, quasi volesse portarla con sé.
Un comportamento prima divertente, ma poi molesto, tanto che io ad un certo punto alla cagnetta ho mollato un calcione, senza intenzione di far male (quindi, in realtà, poco più di un calcetto) ma solo per darle una dichiarazione esplicita di chi stava al comando in quel momento.

Il cagnolo che amava il trail (Ecotrai della Ficuzza 2012)

Il cagnolo allora s’è dedicato ad altro, allora, attratto dalla miriade di podisti che si preparavano allo start, condividendo l’eccitazione del pre-gara che interrompeva il tranquillo tran-tran quotidiano del piccolo borgo rurale.

Ed è stato così che, quando tutti furono ben allineati sulla linea di partenza, lei schizzò subito in avanti a tutta birra.
Boh! - pensai io - Guarda un po'!
Più avanti, eravamo in attesa del passaggio degli atleti, al primo posto di ristoro, ubicato al 7° km circa.
Ed ecco arrivare il gruppo di testa: davanti Abdelkebir Boumalik e Giuseppe Cuttaia, i due mattatori del circuito Ecotrail Sicilia 2012, seguiti da Max Buccafusca, atleta eccellente su strada nelle gare brevi e qui alla sua prima esperienza trail, e... -  potete immaginarvelo – chi arriva? Ma proprio il diavoletto nero di prima, di gran carriera, quasi alla testa della corsa.
Grande è stata la meraviglia nell'avvistare quel canuzzo mattacchiona.
Ma le sorprese non sono finite qua.

Dopo questi passaggi, ci posizioniamo io e il video-operatore in un punto del percorso ubicato a circa un chilometro dal tavolo dei ristori, che i trailer avrebbero incrociato nuovamente attorno al 17° km di gara.

Aspettiamo e aspettiamo su di un bel poggio erboso a cui si arriva dopo un erto sentiero, stretto e fangoso, fiancheggiato da rovi inestricabili.

Ed ecco che arriva il primo al comando solitario della corsa.
Chi? Ma è lui l'eroico cagnolo nero!
La meraviglia è alle stelle e si fa ancora più grande, quando vediamo che si ferma ansimante.
Forse, si fermerà qui - pensiamo.

Il cagnolo che amava il trail (Ecotrail della Ficuzza 2012)

Ma no! Si è  stoppato, animato da un canino fair play.
Quando arriva Boumalik, ora alla testa della corsa "umana", il cagnolo riparte a razzo assieme a lui.
E ora siamo in zona arrivi, in attesa dei primi. Sono tutti assiepati attorno al gonfiabile dell'arrivo. Ed eccoli i primi: a tagliare il traguardo per primo è il forte Boumalik che non smentisce le promesse, dietro di lui, non troppo distaccato Giuseppe Cuttaia. Terzo atleta al traguardo è... proprio lei l'intrepido cagnozzo che, in una splendida giornata di sole, si è laureata mascotte del Trail siciliano 2012!

Nessuno degli astanti ci ha fatto caso, anche perché nessuno conosceva gli antefatti.

Racconto tutto ad Aldo Siragusa, valente organizzatore e speaker della manifestazione.
Gli dico: rendiamo onore a chi se lo è conquistato.

E mentre si susseguono gli arrivi lui racconta al microfono la storia del valoroso cagnolo.

E, a questo punto, tutti lo cercano, tutti vogliono vederlo, carezzarlo, coccolarlo.
Dov’è, dov’è l’eroe? – si chiedono.

Ed eccolo! E’ là che se ne sta stravaccato sul bel prato verde, ansimante.

Tutti gli si fanno attorno, tutti lo vezzeggiano, chi gli porta da bere, chi da mangiare.

Tutti si rendono conto che sono davanti ad un piccolo miracolo, quello di un  cagnolo che per pura gioiosità, generosamente, ha corso tutti e 23 i km dell'Ecotrail della Ficuzza.
A volte si rimane davvero colpiti dalla meraviglia della natura degli animali e ci si chiede, se nel fare certe cose, afinalisticamente, non sperimentino quello stesso piacere, la cui ricerca spinge  instancabilmente noi umani.

 

Il racconto sul "cagnolo che amava il trail" è stato originariamente incluso in un articolo più lungo, pubblicato il 21.12.2013, dal titolo: 

Circuito Ecotrail Sicilia. Un racconto impressionistico in tre movimenti dell'Ecotrail della Ficuzza 2012

Tale articolo presentava una sintesi "impressionistica" dell'omonima gara di un anno prima.
 

Le foto ritraggono il "cagnolo che amava il trail" e sono tutte di Maurizio Crispi.

Repost 0
Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (Maurizio Crispi) - in Racconti di gara e tributi personali Approfondimenti e riflessioni Trail Maratone italiane
scrivi un commento
1 agosto 2017 2 01 /08 /agosto /2017 09:52
Fred, il cane di Cettina Vivirito

(Cettina Vivirito) Camminare in mezzo alla natura con il proprio cane rappresenta uno dei momenti più autentici che la vita ci possa riservare. I passi del cane di fianco a noi, il senso di un'alleanza antica, la sintonia di una comunicazione che non ha bisogno di parole. Come proiettati in una dimensione ancestrale, come se riecheggiassero in noi ricordi remoti, esperienze che magicamente riemergono dai fondali del nostro passato filogenetico e che ancora riposano in qualche lontana regione della mente, nella memoria del tessuto di cui è fatto il cuore. E' un'immergersi in una dimensione plurisensoriale: sommersi dagli odori che salgono dal terreno e si mescolano con le essenze vegetali, il silenzio rotto a tratti solo dal canto degli uccelli e dal ronzare degli insetti, la luce che s'insinua tra le emergenze arboree disegnando chiaroscuri e sfumature tonali di verde mentre la nostra mano sfiora arbusti e cortecce e impara a distinguere le diverse gradazioni del tatto.

Il cane è lì con noi anche quando corre avanti lungo il tragitto o si tuffa dentro sentieri odorosi o si perde lungo un'autostrada olfattiva. Sentiamo il suo respiro, condividiamo il suo entusiasmo, comprendiamo le sue ragioni: siamo un corpo unico nello spazio. Quando il cane si volta improvvisamente verso di noi come ad accertarsi che ci siamo, che ci sta proteggendo abbastanza, nel suo sguardo c'è tutto il segreto di un rapporto che sfida il tempo. Si passeggia quindi insieme a lui per recuperare il proprio tempo in una dimensione bella quanto non assimilabile ad altro. Si cammina insieme perché si condivide con il cane l'avventura dell'imprevisto, perché insieme a lui si può finalmente abbandonare il timone della barca e lasciarsi trasportare dalla corrente. Si cammina lentamente insieme perché è eterno ogni attimo vissuto senza affanno in una dimensione di totale libertà. Per dirla con il filosofo e etologo Roberto Marchesini...durante migliaia di anni di convivenza tra l'uomo e il cane  entrambi si sono plasmati vicendevolmente, l’uno ha addomesticato l’altro ricamandosi nelle più profonde rifiniture fino a diventare un curioso yin e yang filogenetico, in un gioco complesso di incastri e richiami, come una chiocciola e il suo guscio: l’uno si rifugia nell’altro”. Cuore umano, quello del cane, cuore di lupo, quello dell'uomo.

La relazione con il cane affonda le sue radici nel lontano paleolitico e ci parla di una dimensione di vita nomadica, quella dei raccoglitori e dei cacciatori che si spostavano continuamente su vasti territori e spesso migravano nei cambi stagionali alla ricerca dei territori migliori dove poter trovare le risorse di sopravvivenza. Esseri umani e lupi viaggiavano fianco a fianco in queste migrazioni condividendo lo stile semi-nomadico del branco che conquista un territorio ma non si ferma. Gli accampamenti di fortuna diventavano luoghi di accumulo di rifiuti dove il lupo poteva rifornirsi alla bisogna, mentre gli ululati del branco diventavano per l'essere umano garanzia di controllo territoriale.

Le due specie cominciarono a convivere e a trovare vantaggiosa questa vicinanza: ciò permise adozioni miste e passaggi culturali tra loro. Insomma il lupo lentamente stava virando nel cane e l'essere umano stava assumendo caratteri lupini, nell'organizzazione del gruppo e nelle dinamiche di caccia. Uomini e lupi s'incontravano nella perlustrazione di territori, l'uno più attento agli indizi visivi, l'altro a quelli olfattivi: insieme costituivano un organismo perfetto capace di colonizzare ogni ambiente e di riuscire vincente nelle più diverse situazioni.

Tuttavia non esiste nessuna dimostrazione possibile che un lupo sia diventato o possa divenire effettivamente un ausilio nell'attività venatoria umana, né che possa divenire un guardiano o un commensale dell'uomo: le peculiarità etologiche che hanno permesso al cane di divenire l'animale domestico per antonomasia sono uniche e totalmente assenti nel lupo. Il cane potrebbe non discendere direttamente dal lupo, bensì condividere un'origine comune tramite Canis lupus variabilis, già dotato presumibilmente in nuce di quelle caratteristiche etologiche che riconosciamo ancor oggi nel nostro migliore amico.

Fred, il cane di Cettina Vivirito

Konrad Lorenz, nel suo affascinante libretto “E l'uomo incontrò il cane” si chiede se tutto sia andato realmente così: nessuno di noi c’era, questo è vero, però, da tutto ciò che sappiamo, potrebbe proprio essere andata così. L’unica cosa veramente certa è che il progenitore della maggior parte dei nostri cani non è il lupo nordico, come un tempo in generale si credeva. “(…) Quando l’uomo passò a costruirsi capanne su palafitte e si fabbricò anche la piroga, ciò condusse necessariamente anche a un mutamento nei rapporti fra lui e i suoi compagni a quattro zampe: questi infatti non potevano più vegliare sulla casa dell’uomo circondandola da ogni parte. Si deve supporre che l’uomo allora, proprio nel periodo in cui passò alle abitazioni su palafitte, abbia preso con sé degli esemplari particolarmente mansueti di sciacalli dorati non ancora addomesticati, ma abili cacciatori e come tali preziosi, e ne abbia fatto degli animali domestici  nel vero senso del termine. (...)

Si può immaginare che un giorno una donna, o una bambina che voleva giocare alla bambola, abbia raccolto un cucciolo abbandonato e lo abbia allevato in seno alla famiglia umana. Forse quel cagnolino era l’unico sopravvissuto di una cucciolata caduta vittima di una tigre. Il cucciolo piangeva, ma nessuno si occupava di lui, poiché evidentemente la gente a quel tempo aveva ancora i nervi d’acciaio. Ma, mentre gli uomini erano occupati a cacciare nelle foreste e le donne erano intente alla pesca, una bimbetta seguì quel lamento e trovò in una grotta il cucciolo, che le venne incontro senza timore sulle zampette ancora incerte e cominciò a leccarle e a succhiarle le mani protese. Quel batuffolo morbido e tondo ha certamente risvegliato, già nella figlia dell’uomo della prima età della pietra, l’impulso a prenderlo in braccio, a coccolarlo e a trascinarlo continuamente in giro con sé, non altrimenti di quanto accade a una bimba dei nostri giorni. Gli impulsi materni da cui nascono tali gesti sono infatti antichi come il mondo. E così la bimba dell’età della pietra, imitando all’inizio come per gioco ciò che ha visto fare dalle donne adulte, gli ha dato da mangiare, e l’avidità con cui la bestiola si è gettata sul cibo che le veniva offerto l’ha resa felice, come sono felici le nostre mogli e madri quando gli ospiti mostrano di gradire il loro cibo. Insomma, la gioia è immensa e quando i genitori fanno ritorno trovano, sorpresi sì ma per nulla entusiasti, uno sciacallino più che sazio. Naturalmente il rude guerriero vuoi buttare subito in acqua la bestiola, ma la figlioletta piange e si aggrappa singhiozzando alle ginocchia del padre, che traballa e lascia cadere il cucciolo. Quando vuole riprenderlo, il piccolo è già di nuovo al sicuro nelle braccia della bambina, che se ne sta nell’angolo più oscuro della capanna, tutta tremante e con il faccino inondato di lacrime. E poiché anche i padri dell’età della pietra non hanno mai avuto un cuore di pietra con le loro figliolette, il cucciolo finisce col rimanere.(...)”.

Fred il cane di Cettina Vivirito

L’attaccamento di un cane nasce da due fonti istintuali fondamentalmente diverse. Soprattutto nelle nostre razze europee esso è in gran parte conseguenza di quei vincoli che legano il cucciolo selvatico ai suoi genitori, vincoli che però nell’animale domestico permangono come manifestazione parziale di un generale infantilismo. L’altra radice dell’attaccamento è nella fedeltà che lega il cane selvatico alla figura del capo branco, ma anche nell’affetto personale che unisce fra di loro i compagni di branco.

Questa seconda radice è più forte in tutti i cani di discendenza lupina che non nei discendenti dallo sciacallo, poiché nella vita del lupo la coesione del branco ha assai maggiore importanza. Se si prende un cucciolo di una specie canina non addomesticata e lo si alleva nella famiglia umana come un cane di casa, ci si può facilmente convincere che l’attaccamento giovanile dell’animale selvatico corrisponde esattamente a quei legami sociali che la maggior parte dei nostri cani domestici conservano per tutta la vita con i loro padroni. Il nostro lupacchiotto è pauroso, si nasconde volentieri negli angoli bui, è molto riluttante ad attraversare uno spazio libero, tenta facilmente di mordere se un estraneo lo accarezza: è, dalla nascita, un Angstbeisser, un animale che morde per paura, ma col padrone si comporta in tutto e per tutto come un cucciolo di cane, anche per quanto riguarda l’attaccamento. Di un’altra natura è l’attaccamento e la fedeltà di quelle razze che hanno nelle vene sangue lupino. In luogo del persistente attaccamento infantile che distingue soprattutto i nostri comuni cani domestici, discendenti dallo sciacallo dorato, prevale in quelli una fedeltà virile. Mentre lo sciacallo è in sostanza un animale selvatico stanziale e si nutre principalmente di carogne di animali, il lupo è un predatore quasi puro e nella caccia, specialmente quando si tratta di selvaggina grossa, deve poter contare sulla solidarietà dei compagni di branco. Per soddisfare le sue notevoli esigenze alimentari un branco di lupi è costretto a superare grandi distanze. Durante queste migrazioni deve mantenersi ben compatto per poter sopraffare le prede più grosse. Una rigida organizzazione sociale, una perfetta ubbidienza al capo del branco e un'assoluta solidarietà nella lotta contro gli animali più pericolosi sono le condizioni preliminari per il successo nella precaria esistenza dei lupi. Ciò spiega la già accennata differenza di carattere fra i cani aureus, discendenti dallo sciacallo, e quelli di origine lupina; i primi vedono nel padrone il genitore, i secondi il capo del branco; quelli sono infantilmente devoti, questi hanno una fedeltà, per così dire, “da uomo a uomo”.

Sempre Lorenz sostiene che “nella facoltà di capire il padrone nei suoi sentimenti più profondi, tutti i cani aureus ad alto livello di addomesticamento sono molto superiori. Con ragione noi usiamo giudicare le qualità morali di persone legate da vincoli di amicizia secondo la loro disponibilità a compiere il più grande sacrificio senza pensare a una contropartita”.
 

Fred il cane di Cettina Vivirito

Nietzsche, che, a differenza della maggior parte degli uomini, usava la brutalità, seppure verbale, solo come una maschera dietro la quale si nascondeva un’autentica bontà d’animo, disse: “Sia tua ambizione amare sempre più dell’altro, non essere mai secondo!” Con gli esseri umani, in determinate circostanze, possiamo anche riuscire ad adempiere a questo comandamento, ma nei legami di amicizia che abbiamo con i nostri cani siamo invece sempre i “secondi”. L’uomo, l’essere dotato di ragione e di un elevato e responsabile senso morale, l’uomo, la cui più bella e nobile professione di fede è la religione della fratellanza, proprio nell’attitudine al più puro amore fraterno viene per secondo dopo un animale da preda! Anche il più nobile affetto umano non sgorga dalla ragione e da una morale specificamente umana, ma da strati molto più profondi e primordiali, puramente emotivi e, quindi, sempre istintuali. Anche il più esemplare e altruistico comportamento morale perde per la nostra sensibilità ogni valore quando non nasce da motivazioni di questo tipo, bensì dalla ragione. Ma proprio questo cuore è rimasto ancor oggi nell’uomo lo stesso che negli animali sociali più evoluti, per quanto le vette raggiunte dal suo intelletto, e quindi anche dalla sua morale razionale, siano incomparabilmente più alte. Per Lorenz, grande compagno di innumerevoli cani non è difficile accorgersi che “(...) Il semplice fatto che il mio cane mi ami più di quanto io ami lui è una realtà innegabile, che mi colma sempre di una certa vergogna. Il cane è sempre disposto a dare la sua vita per me. Se fossi stato minacciato da un Leone o da una tigre Ali, Bully, Tito, Stasi e tutti gli altri, avrebbero affrontato senza un attimo di esitazione l’impari lotta per proteggere, anche solo per pochi istanti, la mia vita. E io?

Oggi quando usciamo di casa con il nostro cane ci ritroviamo catapultati in una realtà che non ricorda più i sentieri dei nostri progenitori del paleolitico e che si discosta in modo impressionante da quel mondo rurale che ancora prevaleva cento anni fa. Viviamo in grandi metropoli affollate e caotiche per la presenza in spazi ristretti di automobili, persone e altri cani; tutto questo ha un impatto tremendo sulle capacità della persona e del cane di trovare il giusto accordo nella concertazione che inevitabilmente una passeggiata al guinzaglio richiede. Il cane è portato ad affidarsi a noi, ma noi non siamo in grado di accreditarci agli occhi del cane o per i nostri comportamenti incoerenti, o perché siamo rinunciatari o, peggio, perché speriamo di farci ascoltare attraverso la violenza. Eppure una cosa fondamentale risulta sotto gli occhi di tutti, oggi, in maniera oltremodo evidente: ci sono tanti, tanti cani in città, a volte due o tre camminano insieme a un solo padrone, cosa che dovrebbe imporre una seria riflessione: qualcosa del cane ci sta ancora sfuggendo? O il nostro cuore di lupo reclama un amore antico e verace introvabile nella nostra pur tanto declamata “fratellanza”?

Ospitiamo qui il bell'articolo di Cettina Vivirito, primo di una promettente collaborazione che andrà ad implementare i "dintorni" di questo magazine, dal momento che la Nostra si è poco occupata di sport e di sport di lunga durata, ma può sicuramente offrirci riflessioni di ampio respiro su tematiche inedite e poco esplorate.
A proposito di questo notevole articolo (e a proposito di cani e corsa sono stati diversi gli articoli pubblicati sul magazine) aggiungerei che, secondo alcune vedute recenti di tipo socio-antropologico, sarebbe stato proprio l'incontro tra uomo e cane ancestrale a creare le premesse per un'ulteriore evoluzione dell'assetto mentale degli Umani, facendoli evolvere dalla loro condizione ferina. Secondo queste teorie, l'emotività e la dimensione affettiva che noi consideriamo aspetti qualificanti della nostra Umanità, non sarebbero stati originariamente nella nostra natura, ma sarebbe stata la convivenza con il cane ad orientare in questa direzione il nostro assetto psichico.

Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred
Cettina Vivirito e il suo cane Fred

Cettina Vivirito e il suo cane Fred

Repost 0
Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (di Cettina Vivirito) - in Camminare Approfondimenti e riflessioni
scrivi un commento
29 aprile 2016 5 29 /04 /aprile /2016 22:42

Tempo addietro abbiamo seguito su queste pagine la polemica suscitata dal fatto che un'amica podista  - Alina Lo Surdo - frequentatrice di maratone e ultra, assieme ai suoi cani, sia stata accusata da altri runner di utilizzare quei cani per trarre vantaggio nella sua corsa (un'affermazione peraltro rivelatrice di un'ottusità intellettuale inaudita, perché i cani - soprattutto nelle lunghe distanze - non trainano mai il proprio "padrone", piuttosto bisogna di continuo incitarli a procedere).
Ma la notizia relativa al fatto accaduto alla 50 km di Romagna 2016 (la classica gara che si svolge a Castelbolognese il 25 aprile di ogni anno) la dice lunga sull'intolleranza nei confronti dei nostri amici a quattro zampe, sull'ottusità e sul fiscalismo dei Giudici di Gara FIDAL applicatori di regolamenti che possono andar bene per i pochi top runner presenti, ma non certamente per le centinaia di amatori che rappresentano di fatto il nerbo di siffatte manifestazioni, e soprattutto sull'incapacità di vedere questi eventi sportivi come momenti aggregativi e di gioiosità condivisa.
L'amico Claudio Guidotti è stato ingiustamente squalificato per aver tagliato il traguardo assieme al suo cane fedele (tra l'altro, l'aveva preso al guinzaglio solo per correre gioiosamente con lui gli ultimi 30 metridi una gara che per lui era stata molto sofferta) per effetto  d'una fiscale decisione presa da uno dei giudici FIDAL presenti in zona arrivi.
Guidotti avrebbe pur potuto, nei tempi dovuti, presentare ricorso contro la decisione iniqua. Non sappiamo se l'ha fatto o se lo farà.
Ma soprattutto è stato sopraffatto dall'amarezza e la necessità di liberarsi di un peso attraverso pubbliche dichiarazioni, come è il caso della sua testimonianza nell'articolo di seguito linkato.
A lui il nostro pieno supporto morale.


Andando avanti di questo passo, uno potrebbe essere squalificato perchè decide di portare in braccio il proprio bimbo, come manifestazione di gioiosità. E un giudice di gara ottuso quanto basta e zelante potrebbe farlo, sempre applicando in maniera rigida i regolamenti... Sicuramente troverebbe una norma ad hoc.
E che dire di quelli che alla Maratona di Londra corrono portando sulle spalle un frigorifero? In Italia, sicuramente verrebbero squalificati...

Lo sport amatoriale anche di buon livello dovrebbe avere come primo obiettivo quello di praticare un'attività sportiva in una cornice di sana gioia, divertimento e condivisione.
L'applicazione rigida delle norme a podisti amatoriali che non ambiscono a raggiungere i primi posti della squalifica contribuiscono a inaridire lo spirito amatoriale, a spingere sempre più su le prestazioni degli amatori che finiscono con il sentirsi anche loro "professionisti" e a creare le premesse di uno scimmiottamento dello sport competitivo di punta.
Mi auguro che ci possano essere tanti che decidano di tagliare il traguardo con il proprio cane al guinzaglio, tirando un carrettino, battendo per terra un pallone da Basket, facendo acrobazie da saltimbanco e quant'altro.
Un anziano signore sino a qualche anno partecipava alla Cento km del Passatore con il proprio cane (anche anomato dal desiderio di portare un messaggio di pace). Il cane era tutto bardato di lustrini e di piccoli messaggi e di lustrini: e portava il pettorale! Quel signore infatti per essere al sicuro di ogni contestazione iscriveva il suo cane regolarmente, con - ovviamente - l'assenso degli organizzatori che lo consideravano - lui con il suo cane - un'attrattiva della manifestazione podistica e del suo pluralismo di motivazioni.

Ma ecco la doccia fredda, appena tagliato il traguardo: mi piomba addosso uno zelante e intransigente giudice FIDAL e con una certa arroganza mi comunica che sono stato SQUALIFICATO (la prima volta in 42 anni di attività podistica). Motivo: perché a 30 metri dall'arrivo ho preso il mio cane, la mia Laika per il guinzaglio e ho fatto l'arrivo con lei (cosa che ho fatto anche nei 7 anni precedenti, senza mai nessuna contestazione). Bisogna notate bene che il giudice stesso ha riconosciuto di avermi visto prendere il cane a 30 metri dall'arrivo (attenzione 30 metri su 50 chilometri...), neanche fossi il primo, visto che in classifica ero in 530^ posizione. Faccio notare, se non mi è sfuggito, che sul regolamento della gara non ho trovato nessuna clausola, che darebbe atto alla mia squalifica.

Claudio Guidotti

Ma stiamo scherzando? Qua non c'è più il senso delle cose, se una cosa che è in sé bella ed esclusiva espressione dello spirito di amicizia e di solidarietà che lega un uomo ad un cane innocuo, viene intesa come un mezzo subdolo per trarre un illecito vantaggio, siamo arrivati alla frutta - se non peggio - in una cattiva interpretazione dello spirito agonistico amatoriale, in cui ciò che deve avere il sopravvento è il benessere, è il buonumore, è l'armonia ed anche la capacità di interpretare il proprio personale di essere nella maratona che si potrebbe voler correre, al imite, anche portando in una gabbietta il proprio canarino preferito o il proprio gatto Silvestro.
Ottusi e meschini quanti non comprendono la gioia pura che vi può essere nel correre con il proprio cane e che, animati da uno spirito savonarelesco o da occhiuto inquisitore. vogliono applicare alla lettera regole e ingiunzioni: organizzatori, giudici di gara e atleti che vedono il loro correre soltanto come competizione spinta all'estremo, ma senza ombra di divertimento!

Maurizio Crispi (commento editoriale)

Repost 0
Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (fonti web) - in Approfondimenti e riflessioni
scrivi un commento
26 aprile 2016 2 26 /04 /aprile /2016 18:00
Virgin Money London Marathon 2016. La Maratona di Londra funestata dalla morte improvvisa di un atleta

Come nell'edizione 2014 anche la Virgin Money Marathon 2016, che si è disputata lo scorso 25 aprile, è stata funestata dalla morte improvvisa di un atleta. In maratona si continua a morire: sono frequenti le segnalazioni di eventi mortali: e solo in alcuni casi il peggio è stato evitato grazie al volenteroso intervento di altri runner esperti nelle tecniche di supporto delle funzioni vitali. Ma contrariamente all'opinione comune non è la maratona in sè e lo sforzo fuori dall'ordinario per portarla a termine a causare queste morti. Come è stato più volte rilevato in queste pagine si tratta di eventi determinati da patologie latenti che è impossibile diagnosticare anche le batterie di test che in Italia vengono richiesti per il rilascio del Certificato di idoneità alle attività sportive agonistiche e a fatti malformativi congeniti (anche questi di impossibile diagnosi precoce) come è il caso dell'improvvisa rottura di un aneurisma.
Un momento della Virgin Money London Marathon 2016C'è da chiedersi perché non si segnalino praticamente mai casi di morti improvvise durante le ultramaratone che, quanto ad impegno fisico, sono ben più severe. E' un fatto statistico: gli eventi di ultramaratona raccolgono poche centinaia di partecipanti, mentre le maratone in cui si verificano gli incidenti letali sono caratterizzate dalla presenza di diverse decine di migliaia di partecipanti: piccole città in movimento nelle quali, staticamente parlando, nell'arco di alcune ore possono verificarsi delle morti.
Questa volta la campana è suonata per il britannico David Seath di 31 anni, originario di Cowdenbeath in Fife e ufficiale in serivizio nell'esercito che ha avuto un collasso attorno al 23° miglio (attorno al 38° km). Immediatamente soccorso, è spirato in ospedale.
La corsa di David Seath era legata alla raccolta fondi a favore dell'organizzazione caritatevole "Help for Heroes" che si occupa dell'assistenza e del supporto ai veterani di guerra britannici.
Di seguito il comunicato ufficiale rilasciato dall'Ufficio stampa della Virgin Money London Marathon.

With deep sadness, we confirm the death of a participant in the 2016 Virgin Money London Marathon.

David Seath, aged 31, from Cowdenbeath in Fife and a serving officer in the British Army, collapsed at the 23 mile mark and, although he received immediate medical treatment, he died later in hospital.

David’s parents Libby and Pete, his brother Gary, his girlfriend Gabby Judd, and his aunt Morag paid tribute to David and welcomed donations in David’s memory to his Help for Heroes fundraising page here.

Libby Seath said: “David has achieved more in 31 years than most people do in 70. He lived his life on the edge and to the full. He was running to raise money for Help the Heroes, a cause which was very important to him

David SeathLieutenant Colonel Jon Cresswell, Commanding Officer of 29th Commando Regiment Royal Artillery, paid tribute. He said:

The Regiment was devastated to learn of the tragic loss of Captain Dave Seath during 2016’s London Marathon. Dave was an outstanding commando officer, a natural leader and a true gentleman. He was my Assistant Adjutant and so I knew him very well. He served on operations in Helmand with 19th Regiment Royal Artillery before joining the Commando Gunners and earning his green beret.

Witty, charming and polished, Dave was a fabulous host and stylish performer. As such he was the obvious choice to lead the Blue Peter Ten Tors team last year. Selected to train the future officers of the Afghan National Army later this year in the rank of major, Dave had a great career ahead of him. The thoughts of the Regiment are with Gabby and Dave’s family and friends at this tragic time. We have lost one of the great characters of our Regiment and take strength from the memory of his example and leadership”.

Everyone involved in the organisation of the London Marathon would like to express sincere condolences to David’s family and friends.

No further details will be released and the family has asked for privacy.

The exact cause of death will be established by later medical examination.

 

Repost 0
Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (da comunicato stampa) - in Maratone nel mondo Obituaries - eventi luttuosi e commemorazioni Approfondimenti e riflessioni
scrivi un commento
13 aprile 2016 3 13 /04 /aprile /2016 07:10
World Megamarathon Ranking 300+ 2015. Nella classifica mondiale dei supermaratoneti in testa a tutti i tedeschi Christian Hottas e Siegried Heichner con 1978. Una classifica ben fatta, ma con qualche lacuna
World Megamarathon Ranking 300+ 2015. Nella classifica mondiale dei supermaratoneti in testa a tutti i tedeschi Christian Hottas e Siegried Heichner con 1978. Una classifica ben fatta, ma con qualche lacuna
World Megamarathon Ranking 300+ 2015. Nella classifica mondiale dei supermaratoneti in testa a tutti i tedeschi Christian Hottas e Siegried Heichner con 1978. Una classifica ben fatta, ma con qualche lacuna

Su un sito nipponico è apparsa qualche tempo fa la classifica mondiale dei maratoneti/ultramaratoneti che, al 31/12/2015, ne hanno totalizzato più di 300 nella loro vita: si tratta del World Megamarathon Ranking 300+.
Si tratta a tutti gli effetti di un ranking mondiale dei supermaratoneti, cioè di coloro che per propria scelta fcorrono molte maratone, anche na a settimana o, persino, consetendolo le circostanze, anche diverse alla settimana. In molte nazioni europee ed extra-europee vi sono speciali clb in ci possono entrare da membri effettivi soltanto coloro che hanno già accumulato nel proprio carniere un cospicuo numero di maratone. Di norma il cut off è di 100, a volte si può essere ammessi in prova con un numero inferiore (come nel caso del Club italiano fondato da Sergio Tampieri, ma per diventare membri effettivi bisogna raggiungere quella quota pre-fissata.

I super-maratoneti sono dei cacciatori che vanno costantemente alla ricerca di una loro preda preferita: la maratona. E per catturarne di nuove si sottopongono a notevoli fatiche: come quando, ad esempio, si presenta la circostanza di poter correre una maratona di sabato e una di domenica e bisogna, conseguentemente, inserire anche gli spostamenti a volte complessi da un luogo all'altro. Piatto ricco, mi ci ficco!
Di seguito, l'articolo di Michele Rizzitelli che ci fa notare come in questo ranking mondiale recentemente stilato che pure raccoglie la fascia alta del popolo dei super-maratonti del mondo manchino alcuni italiani eccellenti che hanno superato quota 300.
Ma leggiamo le considerazioni di Michele Rizzitelli.

(Michele Rizzitelli) Un lavoro complesso e certosino! Da giapponese! Su un sito nipponico è apparsa la classifica mondiale dei maratoneti/ultramaratoneti che al 31/12/2015 ne hanno totalizzato più di 300 nella loro vita: World Megamarathon Ranking 300+.

E’ a firma di Takatoshi Yoshino, che a fine giugno e fine dicembre di ogni anno si prende la briga di aggiornarla includendo anche i deceduti. Per comprensibili motivi, non può essere completa o esente da errori e critiche, per quanto impegno possa riversarvi.
L’autore attinge a piene mani dalle classifiche dei club nazionali.

In tutti i paesi evoluti esistono i “100 Marathon Club”, che raccolgono i maratoneti con almeno 100 gare completate.
Anche l’Italia ce l’ha, ma con caratteristiche sue proprie: per accedervi è concesso uno sforzo più piccolo perché ne bastano 50, cui, però, corrisponde una denominazione più altisonante: Club Super Marathon Italia; inoltre, viene concesso loro il tempo stratosferico di 12 ore per completare i 42,195 km, non proprio da super! Più che la creatura partorita da Sergio Tampieri a Forlì venti anni fa, sembra essere diventato un insieme di simpatici buontemponi.

E’ da tener presente che un’ultramaratona viene conteggiata quanto una maratona, sebbene l’estensore si sforzi di distinguere chi corre esclusivamente maratone da chi fa l’una e l’altra.

Sono 481 i maratoneti/ultramaratoneti classificati, di cui 68 donne.
Vi compaiono 38 italiani, di cui 4 donne.

Le prime donne

1^) SIGRID EICHNER (DEU) 1.958 (mar+ultra)

2^) TOSHIKO WATANABE (JPN) 1.473 (mar)

3^) NORIKO SAKOTA (JPN) 1.106 (mar+ultra)

4^) ROSEMARIE VON KOCEMBA (DEU) 820 (mar+ultra)

5^) ANGELA GARGANO (ITA) 704 (mar+ultra)

16^) MARINA MOCELLIN (ITA) 500 (mar+ultra)

28^) MARIA RITA ZANABONI (ITA) 400 (mar+ultra)

62^) GIOVANNA CARLA GAVAZZENI (ITA) 311 (mar+ultra)

Angela Gargano, 3^ in Europa e 5^ nel mondo, non compare nella classifica italiana; per lei fa fede il 100 Marathon Club Deutschland di cui è socia dal 2002.

I primi uomini

1°) CHRISTIAN HOTTAS (DEU) 2.382 (mar+ultra)

2°) KALEVI SAUKKONEN (FIN) 1.944 (mar+ultra)

3°) HORST PREISLER (DEU) 1.806 (mar+ultra)

4°) HANS JOACHIM MEYER (DEU) 1.602 (mar+ultra)

5°) LARRY MACON (USA) 1.596 (mar)

22°) VITO PIERO ANCORA (ITA) 880 (mar+ultra)

36°) WILLIAM GOVI (ITA) 764 (mar) Died 2013

37°) GIUSEPPE TOGNI (ITA) 761 (mar+ultra) Stop 2010

46°) LORENZO GEMMA (ITA) 700 (mar+ultra)

54°) MICHELE RIZZITELLI (ITA) 669 (mar+ultra)

Anche Michele Rizzitelli non compare nella classifica italiana, e per lui garantisce il 100 Marathon Club Deutschland di cui è socio dal 2002.

Stupisce il fatto che in una classifica internazionale realizzata nell’Estremo Oriente compaiano William Govi, Giuseppe Togni, Sergio Tampieri (413), Antonino Morisi (324) e Mario Ferracuti (310), mentre non vengono ricordati nella classifica italiana.
E’ un vero peccato che colonne del podismo italiano siano stati relegati nell’oblio!

Nella World Megamarathon Ranking 300+ non compare il nome di Paolo Francesco Gino, al quale la classifica del Club Super Marathon Italia attribuisce 312 maratone al 31/12/2015. Revisione del numero delle sue maratone? Errore materiale? Paolo Francesco Gino, a giudicare dai numeri che riferisce, è il nuovo astro nascente delle gare di lunga lena. Apparso nel firmamento podistico soltanto tre anni fa, ha totalizzato un numero impressionante di gare, che ha raccontato in un voluminoso romanzo di 310 pagine.
Di questo passo, il primato italiano di Vito Piero Ancora e quello mondiale di Christian Hottas potrebbero avere vita breve.

Ovviamente, il podista non iscritto ad un club o che non ama esibire i propri numeri non trova posto nella World Megamarathon.
E’ mio dovere di cronista menzionare Antonio Grotto di Thiene (VR), che il 28/02/2016 ha corso a Malta la sua 800esima maratona.

Cliccare qui per accedere alla classifica completa di World Megamarathon Ranking 300+

Nelle foto in alto, alcuni dei supermaratoneti italiani, tra i quali si riconoscono Angela Gargano e Vito Piero Ancora (Foto fornite da Michele Rizzitelli)

Repost 0
Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (Michele Rizzitelli) - in Società e vita societaria Approfondimenti e riflessioni Curiosità e stranezze
scrivi un commento
29 marzo 2016 2 29 /03 /marzo /2016 07:28
Modi diversi di intendere la corsa come stile di socializzazione
Modi diversi di intendere la corsa come stile di socializzazione
Modi diversi di intendere la corsa come stile di socializzazione
Modi diversi di intendere la corsa come stile di socializzazione
Modi diversi di intendere la corsa come stile di socializzazione

(foto e articolo di Maurizio Crispi) La corsa - come si sa - soprattutto in occasione della partecipazione ad eventi collettivi - è occasione di socializzazione con altre persone con cui condividere la stessa passione, ma anche situaazione che offre l'occasione di presentarsi come gruppo compatto, con tutti i consueti riti dell'appartenenza (e, in maniera bonaria, dell'esclusione).
Questo spiega la passione che hanno alcuni per la foto di gruppo sociale prima della partenza della gara, con tutti che indossano i colori del proprio gruppo sportivo.
O anche il fatto che, per comune strategia, si decida di procedere compatti, per tutta la durata della gara.
In questi casi c'è la volonta di lanciare un messaggio che può esseere a favore di una causa sociale, di un'azione di solidarietà, oppure - semplicemente - si vuole pubblicizzare e diffondere un particolare stile di vita.

Due immagini colte alla StraPalermo dello scorso 20 marzo 2016, servono a rappresentare appunto due immagini di gruppo podistico decisamente agli antipodi.

Nella prima si vedono tanti volti sorridenti di runner che corron portando ciascno un palloncino colorato di blu: questi runner che corrono compatti e solidali offrono agli astanti un bel modo di intendere la corsa, andando avanti lievi come i palloncini che trasportano e portando avanti, all'attenzione di tutti, la causa dei bambini disabili e soprattutto di quelli portatori di autismo.
Correre compatti e leggeri, rinunciando magari ad una corsa solitaria e performativa, per sostenere con più forza la solidarietà e le proprie idee, e soprattutto i diritti dei più deboli.

Nell'altra, invece, si trova rappresentata una sorta di Jungle Patrol in assetto da "combattimento" con tutti i runner rigorosamente nei ranghi..
E questo è un possibile modo di intendere la corsa... in stile militarizzato (e interpretando la corsa in modo spartano, addirittura alcuni indossando calzature five finger), con tanto di capo manipolo...
De gustibus non est disputandum... si può solo osservare e apprezzare il fatto che il mondo sia tanto vario.
Nell'ambito delle corse palermitane e siciliane, quello che - tra me e me - io chiamo the Jungle Patrol offre una buona rappresentanza dei frequentatori di una palestra di Palermo o di Partinico (Body Gym o Sportime Partinico: ma potrebbe trattarsi anche di sponsor che forniscono l'abbigliamento tecnico) è ormai una presenza costante e quasi follklorica.
Partecipazione compatta e gioiosa  (
forse anche un po' caciarona) in un caso, partecipazione disciplinata, vigile e silenziosa e nell'altro caso.
Ma in entrambe le formazioni quello che spicca è il senso di appartenenza, ad un gruppo aperto e permeabile nel primo caso, ad un gruppo chiuso, come lo schieramento "a testuggine" dell'esercito romano dei tempi antichi, poco permeabile agli scambi con l'esterno.

 

Repost 0
Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (Maurizio Crispi) - in Approfondimenti e riflessioni
scrivi un commento
3 dicembre 2015 4 03 /12 /dicembre /2015 06:29
Doping. Esiste un confine tra realtà e illusione? Uno scritto di Emanuela Pagan
Doping. Esiste un confine tra realtà e illusione? Uno scritto di Emanuela Pagan
Doping. Esiste un confine tra realtà e illusione? Uno scritto di Emanuela Pagan
Doping. Esiste un confine tra realtà e illusione? Uno scritto di Emanuela Pagan

Mentre è fresca la notizia degli atleti azzurri sanzionati per avere eluso i controlli antidoping nel biennio 2011-2012, Emanuela Pagan propone una dolente riflessione che, ispirata alle pratiche anti-doping che uccidono lo sport vero, vuole spingere su di una strada che consenta di recuperare i più autentici valori dello sport, fatto di fatica, di attese, di tanto sudore e di strade da percorrere in salita, senza cedere alla tentazione di cercare facili scorciatoie.
Altrimenti, cosa può insegnare lo sport ai più giovani? Cosa rimarrebbe dei tanto decantati valori etici e morali delle discipline sportive
?

(Emanuela Pagan) La realtà è difficile da apprezzare, soprattutto quando riguarda le persone. Vi sono troppe variabili, si vedono solo alcune facce di un poliedro, difficilmente si coglie la visione d'insieme.

Per questo motivo deve cadere ogni forma di giudizio o pregiudizio.

I fatti vanno analizzati con l'oggettivita' di un patologo.

Se esiste un coinvolgimento emotivo l'osservazione diviene sfalsata.

Mi sono chiesta molte volte se sia meglio vivere in una rosea illusione o affrontare una cruda verità.

Mi viene in mente il quadro che ho recentemente visto di Salvador Dalì: "Gradiva retrouve les ruines antropomorphes" in cui una donna formata da fasci di fibre abbraccia una figura apparentemente possente. Osservando è solo un adone con cicatrici e buchi.

Idealmente il loro sguardo è rivolto su una casa in rovina.

Il vuoto e la superficialità sono i mali della moderna società, sempre più diffusi. Il risultato è un mondo di cartapesta, facile preda della prima tempesta.

L'apparire è divenuto più importante di essere. Per questo si ricercano strade sempre più brevi e facili da percorrere.

Le salite sono fuori moda.

Purtroppo, le vittorie si costruiscono con tanta fatica, molte lacrime, fiumi di sudori, ma quando si ottengono sono le gioie più belle.

Lo sport deve elevare la condizione umana e migliorare la sua qualità di vita.

Il rispetto deve partire verso se stessi, automaticamente si estende agli altri.

Chi cerca scorciatoie ha solo bisogno di riempire un vuoto figlio dell'insicurezza. Accettare i propri limiti è difficile. Affrontare le conseguenze dei propri errori comporta notti insonni.

Non esiste la perfezione, è un continuo tendere verso di essa.

Nel film: "La storia infinita", una delle prove che il protagonista Atreiu doveva affrontare era quella di guardare nello specchio che avrebbe mostrato l'essenza della persona, nuda di ogni apparenza.

La società attuale presenta molte occasioni facili e moralmente discutibili. Tutto si consuma in fretta. I sentimenti hanno lo spessore della carta velina. Il cuore è diventato una bandiera nel vento.

La forza di fare scelte controcorrente e poco popolari si può trovare in un sorriso: quello dei bambini mentre corrono.

Ogni persona adulta ha una responsabilità da cui non può scappare: alimentare quel sorriso.

I giovani sono il futuro, la speranza da non tradire.

Questa è la realtà e nessuno di noi può permettersi di diventare un'illusione.

Repost 0
Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (Emanuela Pagan) - in Doping Approfondimenti e riflessioni
scrivi un commento
6 novembre 2015 5 06 /11 /novembre /2015 05:00
Foto di Diego Mazzarese.

Foto di Diego Mazzarese.

Ci sono volti e nomi noti nel panorama del running cosi come nelle ultramaratone e nell'ultratrail, volti e nomi da leggenda che hanno contribuito alla crescita dell'Ultra in Italia: basti citare Giorgio Calcaterra pluri premiato campione del mondo 100 km, e dieci volte consecutive vincitore della 100 km del Passatore, oppure un Lucio Bazzana o - nel trail, un Marco Olmo; e poi ci sono volti e nomi semi-sconosciuti che aspirano a correre determinate gare di ultra, allenandosi con sacrificio e dedizione. Alcuni non diventeranno leggende, altri invece potrebbero averne la potenzialità e questo avremo modo di scoprirlo in un futuro prosssimo o lontano, quando nel perseguimento del loro sogno vorranno cimentarsi nell'impresa di un'ultramaratona.
Molti, dopo il battesimo del fuoco, proseguiranno le loro esperienze di Ultra, altri si fermeranno lì e metteranno punto, ritornando alla partecipazione agare di lunghezza più rassicurante e - a loro parerew - più pedalabile.
In ogni caso, tutti, contribuiscono a diffondere il Verbo (e il Virus) dell'Ultramaratona, allungando le fila del popolo delle ultra e facendo grande questa disciplina. Uno di essi, Mariano Colletta, è stato intervistato da Stefano Severoni, assiduo collaboratore del sito web della IUTA.
Per molti che intendono fare il grande passo che li porti nell'universo delle Ultra è partecipare alla 100 km del Passatore, che - per gli taliani sta alle Ultra come la Maratona di New York sta alle Maratone: da molti considerata infatti l'Ultra di eccellenza per il proprio esordio (ed anche la più conosciuta attraverso foto e racconti divulgati nella rete).
E, quindi, si sogna il Passatore, come si sogna la Maratona nella Grande Mela.
L'intervista è suddivisa in tre parti: Atletica ed esordio nello sport, Nutrizione e Salute, Sport

Quando hai cominciato a praticare l’atletica leggera? Circa 6 anni fa.

Quali motivazioni ti hanno spinto a iniziare? Passione per lo sport.

Preferisci allenarti in compagnia o da solo? In compagnia.

Cosa pensi quando corri? Mi rilasso e mi concentro: dipende dalle gare.

L’allenamento che preferisci e perché. I lunghi.

Com’è il tuo allenamento? 3 giorni lenti, 2 veloci e 1 gara

Quante volti ti alleni a settimana? 6 giorni.

Quanti chilometri percorri a settimana? Da 70 in poi.

Quante gare fai ogni anno? Oltre 40.

Hai un diario in cui annotare programmi, allenamenti, gare, test? No.

Il successo che più ti ha gratificato. La Maratona di San Valentino a Terni.

Quante e quali scarpe possiedi per allenamento e gare? ASCS Nimbus e Brooks Glycerin.



Come ti alimenti abitualmente? Colazione: latte e biscotti. Pranzo: verdura e frutta. Merenda: barretta energetica. Cena: pasto completo.

Assumi integratori alimentari? Si.

Sai distinguere la vera fame dalla falsa fame? Non so.

In caso di problemi fisici a chi/che cosa ricorri? Se di poco conto, li risolvo da solo. Se più importanti, mi rivolgo a uno specialista.

Ti fai massaggiare abitualmente o solo in caso di infortuni? Solo in caso di infortuni, ma vorrei farlo abitualmente.

Sai gestire l’ansia pregara? Si.

Ti sei mai sottoposto a un esame baropodometrico? A una valutazione posturale? No al primo, si alla valutazione posturale.

Hai mai effettuato test di valutazione? Quali e con che frequenza? No.



Leggi libri e riviste di atletica leggera? Quali? No.

Segui trasmissioni televisive su questo sport? Alcune

Quale sito frequenti maggiormente? www.maratoneta.it.

Nella tua società sportiva ci sono atleti con disabilità? Non ritieni che il settore disabilitàandrebbe maggiormente preso in considerazione anche nell’atletica leggera? Non so.

Lo sportivo che preferisci? Cristiano Ronaldo.

«L’importante non è vincere, ma partecipare con il massimo impegno e al limite delle proprie possibilità» (De Coubertin). Sei d’accordo? Si, sono d’accordo.

I tuoi obiettivi sportivi. Il Passatore.

Stefano Severoni

Personal best di Mariano Colletta

 

10 km: 39’07 (2013)

21,097 km: 1h28’54” (2015)

42,195 km: 3h28’21” (2015)

Repost 0
17 ottobre 2015 6 17 /10 /ottobre /2015 06:27

Dal 1° giugno 2016 entrerà in vigore un provvedimento di recente varato che allontanerà ulteriormente i praticanti del posdismo amatoriale dalle gare FIDAL.
Un altro colpo di mano della FIDAL, nel tentativo di monopolizzare maggiormente il mondo del podismo amatoriale.
Ecco di seguito, sull'argomento, l'articolo di Antonio Ruzzo.

(Antonio Ruzzo) E poi qualcuno si domanda perchè domenica scorsa a Milano al via della DeejayTen c’erano 25mila atleti. Già, chissà mai perche? Ma se tanto mi dà tanto il prossimo anno ce ne saranno almeno diecimila in più visto che la Fidal, la Federazione italiana di atletica leggera, pare proprio stia facendo di tutto (e di più) per far passare la voglia di correre a chi vorrebbe correre.
Tessere, iscrizioni, certificati, runcard erano già più che sufficienti a raffreddare gli animi di chi di questi tempi ha deciso di iscriversi ad una gara. Poteva bastare e invece no. Dal primo giugno il Comitato Nazionale della Fidal, nel corso del Consiglio Federale ha stabilito lo stop alle gare Fidal per chi è affiliato con un EPS, un ente di promozione sportiva.
A partire dalla scadenza di tutte le convenzioni con gli Enti di promozione sportiva, prevista per il 1° giugno 2016, per partecipare a gare sotto l’egida della Federazione bisognerà essere obbligatoriamente tesserati tramite società affiliata o tramite runcard. Non ci sarà quindi nessun rinnovo della convenzione tra Fidal e EPS che in verità dubbi e incomprensioni ne aveva creati. E non è finita. Dal Primo giugno 2017 non potranno più essere organizzate gare provinciali e regionali sulla distanza della mezza maratona e della maratona ma dovranno essere inserite solo nel calendario nazionale e ciò comporterà un aumento dei costi per gli organizzatori e quindi a cascata anche delle iscrizioni).
Perfetto.
La Fidal decide così di prendersi tutto il banco senza rendersi conto che sul piatto c’è poco e probabilmente ci sarà sempre meno. Il movimento del running è in crescita costante e e anzichè incentivarlo semplificando la vita di chi vuole correre si decide di andare in direzione opposta. Errore su errori perchè già l’introduzione della Runcard, al posto del tesserino giornaliero per i cosiddetti podisti “liberi”, è stata un discreto flop visto che in tanti hanno così deciso di fare la tessera con gli Enti di promozione sportiva che ora vengono di fatto “eliminati”. Ma così non si va da nessuna parte: non è che si invoglia la gente a correre eliminando la concorrenza.
E poi ci si chiede perchè sempre di più vanno a correre le non competitive.
Già, chissà perche?

Per un ulteriore approfondimento vedi anche il seguente articolo

Repost 0
Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (fonti web) - in FIDAL Approfondimenti e riflessioni
scrivi un commento
17 ottobre 2015 6 17 /10 /ottobre /2015 05:50
Nella foto: Elena Cifali all'Etnatrail 2015

Nella foto: Elena Cifali all'Etnatrail 2015

Alcune riflessioni di Elena Cifali sull'essenza e la filosofia della Corsa e del Correre...

(Elena Cifali) Si fa presto a dire "vado a correre".

Ma vi siete mai chiesti cos'è davvero la corsa?

E non parlo di quello sgambettare di mezz'oretta la domenica mattina quando ci si prepara alla prova costume.

Parlo di quel mondo di "tutta corsa" che coinvolge e avvolge ogni più piccola particella del nostro corpo e della nostra mente.

Chiariamoci, la corsa nasce nella testa e dimora nelle gambe solo durante l'attività fisica, poi si riposiziona nuovamente nella testa.

E sì, perché la Corsa - quella che si pronuncia con la C maiuscola - contiene in sé una filosofia di vita.

Ho conosciuto un avvocato, un professionista di altissimo spessore nei giorni scorsi, ci siamo scambiati battute secche e pungenti, alcune esilaranti, altre indagatrici. Ebbene, quando incuriosito dal mio tenergli testa, mi ha chiesto cosa facessi nella vita la mia prima risposta è stata: Io corro.

L'espressione del viso lasciava trapelare senza nessuna ombra di dubbio, il suo stupore. Avrà pensato: "questa è scema", ed in effetti io avrei potuto rispondere: lavoro come impiegata, sono moglie e mamma e un'infinità di altre cose, invece ho dato la risposta meno scontata per lui ma più ovvia per me: Io corro!

No, chi corre come corro io: per passione, per gioco, per divertimento, per sfida, per vivere, non poteva dare altra risposta.

Se il mio lavoro richiedesse la stessa fatica non esiterei a chiedere aiuto al sindacato. Se il mio lavoro m'imponesse di alzarmi di notte, di stare fuori casa col sole e con la pioggia, con caldo e col freddo, seminuda, tutta sudata e maleodorante non esiterei a cambiare mestiere.

Eppure no, con la corsa tutto ciò non avviene.

Sposo la fatica, il sudore, il mettere a nudo le mie debolezze, le ore fuori casa, il poco cibo, l'impiego di tempo a volte anche indeterminato.

La corsa non è solo mettere un piede avanti all'altro, è uno stile di vita che assorbe ogni attimo, ogni pensiero, ogni sogno.

Leggo ogni tanto che qualcuno vorrebbe coinvolgere e convincere un amico, il marito o la moglie nella corsa.

Ma come vi viene in mente?

Come pensate che ciò possa essere possibile?

La corsa è un'amante troppo impegnativa, ti schiavizza e ti rende succube di essa. La corsa la si ama o la si odia e non può essere riconducibile ad un attività imposta.

Da passatempo a malattia incurabile il passo è davvero breve.

E sì, lo posso dire con assoluta certezza: Io corro!

Repost 0
Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (Elena Cifali) - in Approfondimenti e riflessioni Racconti di gara e tributi personali
scrivi un commento

Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
  • Contatti

About

  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


Ricerca

Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

banner tre rifugi Val Pellice 194x109

IAU logo 01
  NatureRace header
BannerRunnerMania.JPG
 banner-pubblicitario-djd.gif
VeniceUltramarathonFestival
supermaratonadelletna.jpg
LogoBlog 01
runlovers
atletica-notizie-01.jpg


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagine

Gli articoli più letti negli ultimi 30 giorni

 

ultrasportheader950.gif

 

 

Gli articoli più visti dal 24/03/2014 al 24/04/2014

Mobile Virgin Money London Marathon 2014 (33^ ed.). L'evento è stato… 2 303
Articolo Virgin Money London Marathon 2014 (33^ ed.). L'evento è stato… 1 728
Home Ultramaratone, maratone e dintorni 579
Mobile Maratona del Lamone 2014. Podisti fanatici e ignoranti affermano: Ti… 247
Articolo Ciao, Carmelo! Il commiato di Elena Cifali - Ultramaratone, maratone… 241
Articolo Corsa, fatalità e senso di responsabilità - Ultramaratone, maratone e… 236
Mobile Ciao, Carmelo! Il commiato di Elena Cifali - Ultramaratone, maratone… 223
Mobile UltraMilano-Sanremo 2014 (1^ ed.). Il sapore della sfida, a pochi… 206
Articolo UltraMilano-Sanremo 2014 (1^ ed.). Il sapore della sfida, a pochi… 196
Mobile Virgin Money London Marathon 2014 (34^ ed.). L'evento è stato… 134
Articolo Maratona del Lamone 2014. Podisti fanatici e ignoranti affermano: Ti… 118
Mobile A 98 anni suonati Giuseppe Ottaviani fa incetta di Ori a Campionati… 104
Mobile Corsa, fatalità e senso di responsabilità - Ultramaratone, maratone e… 103
Articolo A 98 anni suonati Giuseppe Ottaviani fa incetta di Ori a Campionati… 102

 

Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
Iscritti alla Newsletter 148
Articoli pubblicati 4259


Categorie

I collaboratori

Lara arrivo pisa marathon 2012  arrivo attilio siracusa 2012
            Lara La Pera    Attilio Licciardi
 Elena Cifali all'arrivo della Maratona di Ragusa 2013  Eleonora Suizzo alla Supermaratona dell'Etna 2013 (Foto di Maurizio Crispi)
            Elena Cifali   Eleonora Suizzo
   
   
   
   
   
   

ShinyStat

Statistiche