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29 aprile 2016 5 29 /04 /aprile /2016 22:42

Tempo addietro abbiamo seguito su queste pagine la polemica suscitata dal fatto che un'amica podista  - Alina Lo Surdo - frequentatrice di maratone e ultra, assieme ai suoi cani, sia stata accusata da altri runner di utilizzare quei cani per trarre vantaggio nella sua corsa (un'affermazione peraltro rivelatrice di un'ottusità intellettuale inaudita, perché i cani - soprattutto nelle lunghe distanze - non trainano mai il proprio "padrone", piuttosto bisogna di continuo incitarli a procedere).
Ma la notizia relativa al fatto accaduto alla 50 km di Romagna 2016 (la classica gara che si svolge a Castelbolognese il 25 aprile di ogni anno) la dice lunga sull'intolleranza nei confronti dei nostri amici a quattro zampe, sull'ottusità e sul fiscalismo dei Giudici di Gara FIDAL applicatori di regolamenti che possono andar bene per i pochi top runner presenti, ma non certamente per le centinaia di amatori che rappresentano di fatto il nerbo di siffatte manifestazioni, e soprattutto sull'incapacità di vedere questi eventi sportivi come momenti aggregativi e di gioiosità condivisa.
L'amico Claudio Guidotti è stato ingiustamente squalificato per aver tagliato il traguardo assieme al suo cane fedele (tra l'altro, l'aveva preso al guinzaglio solo per correre gioiosamente con lui gli ultimi 30 metridi una gara che per lui era stata molto sofferta) per effetto  d'una fiscale decisione presa da uno dei giudici FIDAL presenti in zona arrivi.
Guidotti avrebbe pur potuto, nei tempi dovuti, presentare ricorso contro la decisione iniqua. Non sappiamo se l'ha fatto o se lo farà.
Ma soprattutto è stato sopraffatto dall'amarezza e la necessità di liberarsi di un peso attraverso pubbliche dichiarazioni, come è il caso della sua testimonianza nell'articolo di seguito linkato.
A lui il nostro pieno supporto morale.


Andando avanti di questo passo, uno potrebbe essere squalificato perchè decide di portare in braccio il proprio bimbo, come manifestazione di gioiosità. E un giudice di gara ottuso quanto basta e zelante potrebbe farlo, sempre applicando in maniera rigida i regolamenti... Sicuramente troverebbe una norma ad hoc.
E che dire di quelli che alla Maratona di Londra corrono portando sulle spalle un frigorifero? In Italia, sicuramente verrebbero squalificati...

Lo sport amatoriale anche di buon livello dovrebbe avere come primo obiettivo quello di praticare un'attività sportiva in una cornice di sana gioia, divertimento e condivisione.
L'applicazione rigida delle norme a podisti amatoriali che non ambiscono a raggiungere i primi posti della squalifica contribuiscono a inaridire lo spirito amatoriale, a spingere sempre più su le prestazioni degli amatori che finiscono con il sentirsi anche loro "professionisti" e a creare le premesse di uno scimmiottamento dello sport competitivo di punta.
Mi auguro che ci possano essere tanti che decidano di tagliare il traguardo con il proprio cane al guinzaglio, tirando un carrettino, battendo per terra un pallone da Basket, facendo acrobazie da saltimbanco e quant'altro.
Un anziano signore sino a qualche anno partecipava alla Cento km del Passatore con il proprio cane (anche anomato dal desiderio di portare un messaggio di pace). Il cane era tutto bardato di lustrini e di piccoli messaggi e di lustrini: e portava il pettorale! Quel signore infatti per essere al sicuro di ogni contestazione iscriveva il suo cane regolarmente, con - ovviamente - l'assenso degli organizzatori che lo consideravano - lui con il suo cane - un'attrattiva della manifestazione podistica e del suo pluralismo di motivazioni.

Ma ecco la doccia fredda, appena tagliato il traguardo: mi piomba addosso uno zelante e intransigente giudice FIDAL e con una certa arroganza mi comunica che sono stato SQUALIFICATO (la prima volta in 42 anni di attività podistica). Motivo: perché a 30 metri dall'arrivo ho preso il mio cane, la mia Laika per il guinzaglio e ho fatto l'arrivo con lei (cosa che ho fatto anche nei 7 anni precedenti, senza mai nessuna contestazione). Bisogna notate bene che il giudice stesso ha riconosciuto di avermi visto prendere il cane a 30 metri dall'arrivo (attenzione 30 metri su 50 chilometri...), neanche fossi il primo, visto che in classifica ero in 530^ posizione. Faccio notare, se non mi è sfuggito, che sul regolamento della gara non ho trovato nessuna clausola, che darebbe atto alla mia squalifica.

Claudio Guidotti

Ma stiamo scherzando? Qua non c'è più il senso delle cose, se una cosa che è in sé bella ed esclusiva espressione dello spirito di amicizia e di solidarietà che lega un uomo ad un cane innocuo, viene intesa come un mezzo subdolo per trarre un illecito vantaggio, siamo arrivati alla frutta - se non peggio - in una cattiva interpretazione dello spirito agonistico amatoriale, in cui ciò che deve avere il sopravvento è il benessere, è il buonumore, è l'armonia ed anche la capacità di interpretare il proprio personale di essere nella maratona che si potrebbe voler correre, al imite, anche portando in una gabbietta il proprio canarino preferito o il proprio gatto Silvestro.
Ottusi e meschini quanti non comprendono la gioia pura che vi può essere nel correre con il proprio cane e che, animati da uno spirito savonarelesco o da occhiuto inquisitore. vogliono applicare alla lettera regole e ingiunzioni: organizzatori, giudici di gara e atleti che vedono il loro correre soltanto come competizione spinta all'estremo, ma senza ombra di divertimento!

Maurizio Crispi (commento editoriale)

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26 aprile 2016 2 26 /04 /aprile /2016 18:00
Virgin Money London Marathon 2016. La Maratona di Londra funestata dalla morte improvvisa di un atleta

Come nell'edizione 2014 anche la Virgin Money Marathon 2016, che si è disputata lo scorso 25 aprile, è stata funestata dalla morte improvvisa di un atleta. In maratona si continua a morire: sono frequenti le segnalazioni di eventi mortali: e solo in alcuni casi il peggio è stato evitato grazie al volenteroso intervento di altri runner esperti nelle tecniche di supporto delle funzioni vitali. Ma contrariamente all'opinione comune non è la maratona in sè e lo sforzo fuori dall'ordinario per portarla a termine a causare queste morti. Come è stato più volte rilevato in queste pagine si tratta di eventi determinati da patologie latenti che è impossibile diagnosticare anche le batterie di test che in Italia vengono richiesti per il rilascio del Certificato di idoneità alle attività sportive agonistiche e a fatti malformativi congeniti (anche questi di impossibile diagnosi precoce) come è il caso dell'improvvisa rottura di un aneurisma.
Un momento della Virgin Money London Marathon 2016C'è da chiedersi perché non si segnalino praticamente mai casi di morti improvvise durante le ultramaratone che, quanto ad impegno fisico, sono ben più severe. E' un fatto statistico: gli eventi di ultramaratona raccolgono poche centinaia di partecipanti, mentre le maratone in cui si verificano gli incidenti letali sono caratterizzate dalla presenza di diverse decine di migliaia di partecipanti: piccole città in movimento nelle quali, staticamente parlando, nell'arco di alcune ore possono verificarsi delle morti.
Questa volta la campana è suonata per il britannico David Seath di 31 anni, originario di Cowdenbeath in Fife e ufficiale in serivizio nell'esercito che ha avuto un collasso attorno al 23° miglio (attorno al 38° km). Immediatamente soccorso, è spirato in ospedale.
La corsa di David Seath era legata alla raccolta fondi a favore dell'organizzazione caritatevole "Help for Heroes" che si occupa dell'assistenza e del supporto ai veterani di guerra britannici.
Di seguito il comunicato ufficiale rilasciato dall'Ufficio stampa della Virgin Money London Marathon.

With deep sadness, we confirm the death of a participant in the 2016 Virgin Money London Marathon.

David Seath, aged 31, from Cowdenbeath in Fife and a serving officer in the British Army, collapsed at the 23 mile mark and, although he received immediate medical treatment, he died later in hospital.

David’s parents Libby and Pete, his brother Gary, his girlfriend Gabby Judd, and his aunt Morag paid tribute to David and welcomed donations in David’s memory to his Help for Heroes fundraising page here.

Libby Seath said: “David has achieved more in 31 years than most people do in 70. He lived his life on the edge and to the full. He was running to raise money for Help the Heroes, a cause which was very important to him

David SeathLieutenant Colonel Jon Cresswell, Commanding Officer of 29th Commando Regiment Royal Artillery, paid tribute. He said:

The Regiment was devastated to learn of the tragic loss of Captain Dave Seath during 2016’s London Marathon. Dave was an outstanding commando officer, a natural leader and a true gentleman. He was my Assistant Adjutant and so I knew him very well. He served on operations in Helmand with 19th Regiment Royal Artillery before joining the Commando Gunners and earning his green beret.

Witty, charming and polished, Dave was a fabulous host and stylish performer. As such he was the obvious choice to lead the Blue Peter Ten Tors team last year. Selected to train the future officers of the Afghan National Army later this year in the rank of major, Dave had a great career ahead of him. The thoughts of the Regiment are with Gabby and Dave’s family and friends at this tragic time. We have lost one of the great characters of our Regiment and take strength from the memory of his example and leadership”.

Everyone involved in the organisation of the London Marathon would like to express sincere condolences to David’s family and friends.

No further details will be released and the family has asked for privacy.

The exact cause of death will be established by later medical examination.

 

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13 aprile 2016 3 13 /04 /aprile /2016 07:10
World Megamarathon Ranking 300+ 2015. Nella classifica mondiale dei supermaratoneti in testa a tutti i tedeschi Christian Hottas e Siegried Heichner con 1978. Una classifica ben fatta, ma con qualche lacuna
World Megamarathon Ranking 300+ 2015. Nella classifica mondiale dei supermaratoneti in testa a tutti i tedeschi Christian Hottas e Siegried Heichner con 1978. Una classifica ben fatta, ma con qualche lacuna
World Megamarathon Ranking 300+ 2015. Nella classifica mondiale dei supermaratoneti in testa a tutti i tedeschi Christian Hottas e Siegried Heichner con 1978. Una classifica ben fatta, ma con qualche lacuna

Su un sito nipponico è apparsa qualche tempo fa la classifica mondiale dei maratoneti/ultramaratoneti che, al 31/12/2015, ne hanno totalizzato più di 300 nella loro vita: si tratta del World Megamarathon Ranking 300+.
Si tratta a tutti gli effetti di un ranking mondiale dei supermaratoneti, cioè di coloro che per propria scelta fcorrono molte maratone, anche na a settimana o, persino, consetendolo le circostanze, anche diverse alla settimana. In molte nazioni europee ed extra-europee vi sono speciali clb in ci possono entrare da membri effettivi soltanto coloro che hanno già accumulato nel proprio carniere un cospicuo numero di maratone. Di norma il cut off è di 100, a volte si può essere ammessi in prova con un numero inferiore (come nel caso del Club italiano fondato da Sergio Tampieri, ma per diventare membri effettivi bisogna raggiungere quella quota pre-fissata.

I super-maratoneti sono dei cacciatori che vanno costantemente alla ricerca di una loro preda preferita: la maratona. E per catturarne di nuove si sottopongono a notevoli fatiche: come quando, ad esempio, si presenta la circostanza di poter correre una maratona di sabato e una di domenica e bisogna, conseguentemente, inserire anche gli spostamenti a volte complessi da un luogo all'altro. Piatto ricco, mi ci ficco!
Di seguito, l'articolo di Michele Rizzitelli che ci fa notare come in questo ranking mondiale recentemente stilato che pure raccoglie la fascia alta del popolo dei super-maratonti del mondo manchino alcuni italiani eccellenti che hanno superato quota 300.
Ma leggiamo le considerazioni di Michele Rizzitelli.

(Michele Rizzitelli) Un lavoro complesso e certosino! Da giapponese! Su un sito nipponico è apparsa la classifica mondiale dei maratoneti/ultramaratoneti che al 31/12/2015 ne hanno totalizzato più di 300 nella loro vita: World Megamarathon Ranking 300+.

E’ a firma di Takatoshi Yoshino, che a fine giugno e fine dicembre di ogni anno si prende la briga di aggiornarla includendo anche i deceduti. Per comprensibili motivi, non può essere completa o esente da errori e critiche, per quanto impegno possa riversarvi.
L’autore attinge a piene mani dalle classifiche dei club nazionali.

In tutti i paesi evoluti esistono i “100 Marathon Club”, che raccolgono i maratoneti con almeno 100 gare completate.
Anche l’Italia ce l’ha, ma con caratteristiche sue proprie: per accedervi è concesso uno sforzo più piccolo perché ne bastano 50, cui, però, corrisponde una denominazione più altisonante: Club Super Marathon Italia; inoltre, viene concesso loro il tempo stratosferico di 12 ore per completare i 42,195 km, non proprio da super! Più che la creatura partorita da Sergio Tampieri a Forlì venti anni fa, sembra essere diventato un insieme di simpatici buontemponi.

E’ da tener presente che un’ultramaratona viene conteggiata quanto una maratona, sebbene l’estensore si sforzi di distinguere chi corre esclusivamente maratone da chi fa l’una e l’altra.

Sono 481 i maratoneti/ultramaratoneti classificati, di cui 68 donne.
Vi compaiono 38 italiani, di cui 4 donne.

Le prime donne

1^) SIGRID EICHNER (DEU) 1.958 (mar+ultra)

2^) TOSHIKO WATANABE (JPN) 1.473 (mar)

3^) NORIKO SAKOTA (JPN) 1.106 (mar+ultra)

4^) ROSEMARIE VON KOCEMBA (DEU) 820 (mar+ultra)

5^) ANGELA GARGANO (ITA) 704 (mar+ultra)

16^) MARINA MOCELLIN (ITA) 500 (mar+ultra)

28^) MARIA RITA ZANABONI (ITA) 400 (mar+ultra)

62^) GIOVANNA CARLA GAVAZZENI (ITA) 311 (mar+ultra)

Angela Gargano, 3^ in Europa e 5^ nel mondo, non compare nella classifica italiana; per lei fa fede il 100 Marathon Club Deutschland di cui è socia dal 2002.

I primi uomini

1°) CHRISTIAN HOTTAS (DEU) 2.382 (mar+ultra)

2°) KALEVI SAUKKONEN (FIN) 1.944 (mar+ultra)

3°) HORST PREISLER (DEU) 1.806 (mar+ultra)

4°) HANS JOACHIM MEYER (DEU) 1.602 (mar+ultra)

5°) LARRY MACON (USA) 1.596 (mar)

22°) VITO PIERO ANCORA (ITA) 880 (mar+ultra)

36°) WILLIAM GOVI (ITA) 764 (mar) Died 2013

37°) GIUSEPPE TOGNI (ITA) 761 (mar+ultra) Stop 2010

46°) LORENZO GEMMA (ITA) 700 (mar+ultra)

54°) MICHELE RIZZITELLI (ITA) 669 (mar+ultra)

Anche Michele Rizzitelli non compare nella classifica italiana, e per lui garantisce il 100 Marathon Club Deutschland di cui è socio dal 2002.

Stupisce il fatto che in una classifica internazionale realizzata nell’Estremo Oriente compaiano William Govi, Giuseppe Togni, Sergio Tampieri (413), Antonino Morisi (324) e Mario Ferracuti (310), mentre non vengono ricordati nella classifica italiana.
E’ un vero peccato che colonne del podismo italiano siano stati relegati nell’oblio!

Nella World Megamarathon Ranking 300+ non compare il nome di Paolo Francesco Gino, al quale la classifica del Club Super Marathon Italia attribuisce 312 maratone al 31/12/2015. Revisione del numero delle sue maratone? Errore materiale? Paolo Francesco Gino, a giudicare dai numeri che riferisce, è il nuovo astro nascente delle gare di lunga lena. Apparso nel firmamento podistico soltanto tre anni fa, ha totalizzato un numero impressionante di gare, che ha raccontato in un voluminoso romanzo di 310 pagine.
Di questo passo, il primato italiano di Vito Piero Ancora e quello mondiale di Christian Hottas potrebbero avere vita breve.

Ovviamente, il podista non iscritto ad un club o che non ama esibire i propri numeri non trova posto nella World Megamarathon.
E’ mio dovere di cronista menzionare Antonio Grotto di Thiene (VR), che il 28/02/2016 ha corso a Malta la sua 800esima maratona.

Cliccare qui per accedere alla classifica completa di World Megamarathon Ranking 300+

Nelle foto in alto, alcuni dei supermaratoneti italiani, tra i quali si riconoscono Angela Gargano e Vito Piero Ancora (Foto fornite da Michele Rizzitelli)

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29 marzo 2016 2 29 /03 /marzo /2016 07:28
Modi diversi di intendere la corsa come stile di socializzazione
Modi diversi di intendere la corsa come stile di socializzazione
Modi diversi di intendere la corsa come stile di socializzazione
Modi diversi di intendere la corsa come stile di socializzazione
Modi diversi di intendere la corsa come stile di socializzazione

(foto e articolo di Maurizio Crispi) La corsa - come si sa - soprattutto in occasione della partecipazione ad eventi collettivi - è occasione di socializzazione con altre persone con cui condividere la stessa passione, ma anche situaazione che offre l'occasione di presentarsi come gruppo compatto, con tutti i consueti riti dell'appartenenza (e, in maniera bonaria, dell'esclusione).
Questo spiega la passione che hanno alcuni per la foto di gruppo sociale prima della partenza della gara, con tutti che indossano i colori del proprio gruppo sportivo.
O anche il fatto che, per comune strategia, si decida di procedere compatti, per tutta la durata della gara.
In questi casi c'è la volonta di lanciare un messaggio che può esseere a favore di una causa sociale, di un'azione di solidarietà, oppure - semplicemente - si vuole pubblicizzare e diffondere un particolare stile di vita.

Due immagini colte alla StraPalermo dello scorso 20 marzo 2016, servono a rappresentare appunto due immagini di gruppo podistico decisamente agli antipodi.

Nella prima si vedono tanti volti sorridenti di runner che corron portando ciascno un palloncino colorato di blu: questi runner che corrono compatti e solidali offrono agli astanti un bel modo di intendere la corsa, andando avanti lievi come i palloncini che trasportano e portando avanti, all'attenzione di tutti, la causa dei bambini disabili e soprattutto di quelli portatori di autismo.
Correre compatti e leggeri, rinunciando magari ad una corsa solitaria e performativa, per sostenere con più forza la solidarietà e le proprie idee, e soprattutto i diritti dei più deboli.

Nell'altra, invece, si trova rappresentata una sorta di Jungle Patrol in assetto da "combattimento" con tutti i runner rigorosamente nei ranghi..
E questo è un possibile modo di intendere la corsa... in stile militarizzato (e interpretando la corsa in modo spartano, addirittura alcuni indossando calzature five finger), con tanto di capo manipolo...
De gustibus non est disputandum... si può solo osservare e apprezzare il fatto che il mondo sia tanto vario.
Nell'ambito delle corse palermitane e siciliane, quello che - tra me e me - io chiamo the Jungle Patrol offre una buona rappresentanza dei frequentatori di una palestra di Palermo o di Partinico (Body Gym o Sportime Partinico: ma potrebbe trattarsi anche di sponsor che forniscono l'abbigliamento tecnico) è ormai una presenza costante e quasi follklorica.
Partecipazione compatta e gioiosa  (
forse anche un po' caciarona) in un caso, partecipazione disciplinata, vigile e silenziosa e nell'altro caso.
Ma in entrambe le formazioni quello che spicca è il senso di appartenenza, ad un gruppo aperto e permeabile nel primo caso, ad un gruppo chiuso, come lo schieramento "a testuggine" dell'esercito romano dei tempi antichi, poco permeabile agli scambi con l'esterno.

 

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3 dicembre 2015 4 03 /12 /dicembre /2015 06:29
Doping. Esiste un confine tra realtà e illusione? Uno scritto di Emanuela Pagan
Doping. Esiste un confine tra realtà e illusione? Uno scritto di Emanuela Pagan
Doping. Esiste un confine tra realtà e illusione? Uno scritto di Emanuela Pagan
Doping. Esiste un confine tra realtà e illusione? Uno scritto di Emanuela Pagan

Mentre è fresca la notizia degli atleti azzurri sanzionati per avere eluso i controlli antidoping nel biennio 2011-2012, Emanuela Pagan propone una dolente riflessione che, ispirata alle pratiche anti-doping che uccidono lo sport vero, vuole spingere su di una strada che consenta di recuperare i più autentici valori dello sport, fatto di fatica, di attese, di tanto sudore e di strade da percorrere in salita, senza cedere alla tentazione di cercare facili scorciatoie.
Altrimenti, cosa può insegnare lo sport ai più giovani? Cosa rimarrebbe dei tanto decantati valori etici e morali delle discipline sportive
?

(Emanuela Pagan) La realtà è difficile da apprezzare, soprattutto quando riguarda le persone. Vi sono troppe variabili, si vedono solo alcune facce di un poliedro, difficilmente si coglie la visione d'insieme.

Per questo motivo deve cadere ogni forma di giudizio o pregiudizio.

I fatti vanno analizzati con l'oggettivita' di un patologo.

Se esiste un coinvolgimento emotivo l'osservazione diviene sfalsata.

Mi sono chiesta molte volte se sia meglio vivere in una rosea illusione o affrontare una cruda verità.

Mi viene in mente il quadro che ho recentemente visto di Salvador Dalì: "Gradiva retrouve les ruines antropomorphes" in cui una donna formata da fasci di fibre abbraccia una figura apparentemente possente. Osservando è solo un adone con cicatrici e buchi.

Idealmente il loro sguardo è rivolto su una casa in rovina.

Il vuoto e la superficialità sono i mali della moderna società, sempre più diffusi. Il risultato è un mondo di cartapesta, facile preda della prima tempesta.

L'apparire è divenuto più importante di essere. Per questo si ricercano strade sempre più brevi e facili da percorrere.

Le salite sono fuori moda.

Purtroppo, le vittorie si costruiscono con tanta fatica, molte lacrime, fiumi di sudori, ma quando si ottengono sono le gioie più belle.

Lo sport deve elevare la condizione umana e migliorare la sua qualità di vita.

Il rispetto deve partire verso se stessi, automaticamente si estende agli altri.

Chi cerca scorciatoie ha solo bisogno di riempire un vuoto figlio dell'insicurezza. Accettare i propri limiti è difficile. Affrontare le conseguenze dei propri errori comporta notti insonni.

Non esiste la perfezione, è un continuo tendere verso di essa.

Nel film: "La storia infinita", una delle prove che il protagonista Atreiu doveva affrontare era quella di guardare nello specchio che avrebbe mostrato l'essenza della persona, nuda di ogni apparenza.

La società attuale presenta molte occasioni facili e moralmente discutibili. Tutto si consuma in fretta. I sentimenti hanno lo spessore della carta velina. Il cuore è diventato una bandiera nel vento.

La forza di fare scelte controcorrente e poco popolari si può trovare in un sorriso: quello dei bambini mentre corrono.

Ogni persona adulta ha una responsabilità da cui non può scappare: alimentare quel sorriso.

I giovani sono il futuro, la speranza da non tradire.

Questa è la realtà e nessuno di noi può permettersi di diventare un'illusione.

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6 novembre 2015 5 06 /11 /novembre /2015 05:00
Foto di Diego Mazzarese.

Foto di Diego Mazzarese.

Ci sono volti e nomi noti nel panorama del running cosi come nelle ultramaratone e nell'ultratrail, volti e nomi da leggenda che hanno contribuito alla crescita dell'Ultra in Italia: basti citare Giorgio Calcaterra pluri premiato campione del mondo 100 km, e dieci volte consecutive vincitore della 100 km del Passatore, oppure un Lucio Bazzana o - nel trail, un Marco Olmo; e poi ci sono volti e nomi semi-sconosciuti che aspirano a correre determinate gare di ultra, allenandosi con sacrificio e dedizione. Alcuni non diventeranno leggende, altri invece potrebbero averne la potenzialità e questo avremo modo di scoprirlo in un futuro prosssimo o lontano, quando nel perseguimento del loro sogno vorranno cimentarsi nell'impresa di un'ultramaratona.
Molti, dopo il battesimo del fuoco, proseguiranno le loro esperienze di Ultra, altri si fermeranno lì e metteranno punto, ritornando alla partecipazione agare di lunghezza più rassicurante e - a loro parerew - più pedalabile.
In ogni caso, tutti, contribuiscono a diffondere il Verbo (e il Virus) dell'Ultramaratona, allungando le fila del popolo delle ultra e facendo grande questa disciplina. Uno di essi, Mariano Colletta, è stato intervistato da Stefano Severoni, assiduo collaboratore del sito web della IUTA.
Per molti che intendono fare il grande passo che li porti nell'universo delle Ultra è partecipare alla 100 km del Passatore, che - per gli taliani sta alle Ultra come la Maratona di New York sta alle Maratone: da molti considerata infatti l'Ultra di eccellenza per il proprio esordio (ed anche la più conosciuta attraverso foto e racconti divulgati nella rete).
E, quindi, si sogna il Passatore, come si sogna la Maratona nella Grande Mela.
L'intervista è suddivisa in tre parti: Atletica ed esordio nello sport, Nutrizione e Salute, Sport

Quando hai cominciato a praticare l’atletica leggera? Circa 6 anni fa.

Quali motivazioni ti hanno spinto a iniziare? Passione per lo sport.

Preferisci allenarti in compagnia o da solo? In compagnia.

Cosa pensi quando corri? Mi rilasso e mi concentro: dipende dalle gare.

L’allenamento che preferisci e perché. I lunghi.

Com’è il tuo allenamento? 3 giorni lenti, 2 veloci e 1 gara

Quante volti ti alleni a settimana? 6 giorni.

Quanti chilometri percorri a settimana? Da 70 in poi.

Quante gare fai ogni anno? Oltre 40.

Hai un diario in cui annotare programmi, allenamenti, gare, test? No.

Il successo che più ti ha gratificato. La Maratona di San Valentino a Terni.

Quante e quali scarpe possiedi per allenamento e gare? ASCS Nimbus e Brooks Glycerin.



Come ti alimenti abitualmente? Colazione: latte e biscotti. Pranzo: verdura e frutta. Merenda: barretta energetica. Cena: pasto completo.

Assumi integratori alimentari? Si.

Sai distinguere la vera fame dalla falsa fame? Non so.

In caso di problemi fisici a chi/che cosa ricorri? Se di poco conto, li risolvo da solo. Se più importanti, mi rivolgo a uno specialista.

Ti fai massaggiare abitualmente o solo in caso di infortuni? Solo in caso di infortuni, ma vorrei farlo abitualmente.

Sai gestire l’ansia pregara? Si.

Ti sei mai sottoposto a un esame baropodometrico? A una valutazione posturale? No al primo, si alla valutazione posturale.

Hai mai effettuato test di valutazione? Quali e con che frequenza? No.



Leggi libri e riviste di atletica leggera? Quali? No.

Segui trasmissioni televisive su questo sport? Alcune

Quale sito frequenti maggiormente? www.maratoneta.it.

Nella tua società sportiva ci sono atleti con disabilità? Non ritieni che il settore disabilitàandrebbe maggiormente preso in considerazione anche nell’atletica leggera? Non so.

Lo sportivo che preferisci? Cristiano Ronaldo.

«L’importante non è vincere, ma partecipare con il massimo impegno e al limite delle proprie possibilità» (De Coubertin). Sei d’accordo? Si, sono d’accordo.

I tuoi obiettivi sportivi. Il Passatore.

Stefano Severoni

Personal best di Mariano Colletta

 

10 km: 39’07 (2013)

21,097 km: 1h28’54” (2015)

42,195 km: 3h28’21” (2015)

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17 ottobre 2015 6 17 /10 /ottobre /2015 06:27

Dal 1° giugno 2016 entrerà in vigore un provvedimento di recente varato che allontanerà ulteriormente i praticanti del posdismo amatoriale dalle gare FIDAL.
Un altro colpo di mano della FIDAL, nel tentativo di monopolizzare maggiormente il mondo del podismo amatoriale.
Ecco di seguito, sull'argomento, l'articolo di Antonio Ruzzo.

(Antonio Ruzzo) E poi qualcuno si domanda perchè domenica scorsa a Milano al via della DeejayTen c’erano 25mila atleti. Già, chissà mai perche? Ma se tanto mi dà tanto il prossimo anno ce ne saranno almeno diecimila in più visto che la Fidal, la Federazione italiana di atletica leggera, pare proprio stia facendo di tutto (e di più) per far passare la voglia di correre a chi vorrebbe correre.
Tessere, iscrizioni, certificati, runcard erano già più che sufficienti a raffreddare gli animi di chi di questi tempi ha deciso di iscriversi ad una gara. Poteva bastare e invece no. Dal primo giugno il Comitato Nazionale della Fidal, nel corso del Consiglio Federale ha stabilito lo stop alle gare Fidal per chi è affiliato con un EPS, un ente di promozione sportiva.
A partire dalla scadenza di tutte le convenzioni con gli Enti di promozione sportiva, prevista per il 1° giugno 2016, per partecipare a gare sotto l’egida della Federazione bisognerà essere obbligatoriamente tesserati tramite società affiliata o tramite runcard. Non ci sarà quindi nessun rinnovo della convenzione tra Fidal e EPS che in verità dubbi e incomprensioni ne aveva creati. E non è finita. Dal Primo giugno 2017 non potranno più essere organizzate gare provinciali e regionali sulla distanza della mezza maratona e della maratona ma dovranno essere inserite solo nel calendario nazionale e ciò comporterà un aumento dei costi per gli organizzatori e quindi a cascata anche delle iscrizioni).
Perfetto.
La Fidal decide così di prendersi tutto il banco senza rendersi conto che sul piatto c’è poco e probabilmente ci sarà sempre meno. Il movimento del running è in crescita costante e e anzichè incentivarlo semplificando la vita di chi vuole correre si decide di andare in direzione opposta. Errore su errori perchè già l’introduzione della Runcard, al posto del tesserino giornaliero per i cosiddetti podisti “liberi”, è stata un discreto flop visto che in tanti hanno così deciso di fare la tessera con gli Enti di promozione sportiva che ora vengono di fatto “eliminati”. Ma così non si va da nessuna parte: non è che si invoglia la gente a correre eliminando la concorrenza.
E poi ci si chiede perchè sempre di più vanno a correre le non competitive.
Già, chissà perche?

Per un ulteriore approfondimento vedi anche il seguente articolo

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17 ottobre 2015 6 17 /10 /ottobre /2015 05:50
Nella foto: Elena Cifali all'Etnatrail 2015

Nella foto: Elena Cifali all'Etnatrail 2015

Alcune riflessioni di Elena Cifali sull'essenza e la filosofia della Corsa e del Correre...

(Elena Cifali) Si fa presto a dire "vado a correre".

Ma vi siete mai chiesti cos'è davvero la corsa?

E non parlo di quello sgambettare di mezz'oretta la domenica mattina quando ci si prepara alla prova costume.

Parlo di quel mondo di "tutta corsa" che coinvolge e avvolge ogni più piccola particella del nostro corpo e della nostra mente.

Chiariamoci, la corsa nasce nella testa e dimora nelle gambe solo durante l'attività fisica, poi si riposiziona nuovamente nella testa.

E sì, perché la Corsa - quella che si pronuncia con la C maiuscola - contiene in sé una filosofia di vita.

Ho conosciuto un avvocato, un professionista di altissimo spessore nei giorni scorsi, ci siamo scambiati battute secche e pungenti, alcune esilaranti, altre indagatrici. Ebbene, quando incuriosito dal mio tenergli testa, mi ha chiesto cosa facessi nella vita la mia prima risposta è stata: Io corro.

L'espressione del viso lasciava trapelare senza nessuna ombra di dubbio, il suo stupore. Avrà pensato: "questa è scema", ed in effetti io avrei potuto rispondere: lavoro come impiegata, sono moglie e mamma e un'infinità di altre cose, invece ho dato la risposta meno scontata per lui ma più ovvia per me: Io corro!

No, chi corre come corro io: per passione, per gioco, per divertimento, per sfida, per vivere, non poteva dare altra risposta.

Se il mio lavoro richiedesse la stessa fatica non esiterei a chiedere aiuto al sindacato. Se il mio lavoro m'imponesse di alzarmi di notte, di stare fuori casa col sole e con la pioggia, con caldo e col freddo, seminuda, tutta sudata e maleodorante non esiterei a cambiare mestiere.

Eppure no, con la corsa tutto ciò non avviene.

Sposo la fatica, il sudore, il mettere a nudo le mie debolezze, le ore fuori casa, il poco cibo, l'impiego di tempo a volte anche indeterminato.

La corsa non è solo mettere un piede avanti all'altro, è uno stile di vita che assorbe ogni attimo, ogni pensiero, ogni sogno.

Leggo ogni tanto che qualcuno vorrebbe coinvolgere e convincere un amico, il marito o la moglie nella corsa.

Ma come vi viene in mente?

Come pensate che ciò possa essere possibile?

La corsa è un'amante troppo impegnativa, ti schiavizza e ti rende succube di essa. La corsa la si ama o la si odia e non può essere riconducibile ad un attività imposta.

Da passatempo a malattia incurabile il passo è davvero breve.

E sì, lo posso dire con assoluta certezza: Io corro!

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7 agosto 2015 5 07 /08 /agosto /2015 13:32
La lunga marcia sulla Muraglia cinese di Marina Abramović e di Ulay: incontrarsi per lasciarsi subito dopo e per sempreLa lunga marcia sulla Muraglia cinese di Marina Abramović e di Ulay: incontrarsi per lasciarsi subito dopo e per sempre
La lunga marcia sulla Muraglia cinese di Marina Abramović e di Ulay: incontrarsi per lasciarsi subito dopo e per sempre
La lunga marcia sulla Muraglia cinese di Marina Abramović e di Ulay: incontrarsi per lasciarsi subito dopo e per sempreLa lunga marcia sulla Muraglia cinese di Marina Abramović e di Ulay: incontrarsi per lasciarsi subito dopo e per sempre

...ho scoperto la storia di una donna straordinaria, che parla di Cina, di arte e dell’incontro con il grande amore della sua vita, 23 anni dopo averlo lasciato su una Muraglia dall’altra parte del mondo . Marina Abramović e Ulay si conobbero ad Amsterdam nel 1976 e fu più che amore a prima vista. Serba lei, tedesco lui, entrambi nati il 30 novembre, si dedicavano alla nascente arte della performance.
La loro unione fu totalizzante. Formarono un duo che chiamarono The Other e per dodici anni esplorarono i limiti del corpo, delle relazioni umane, del simbolico, dell’arte stessa. Per cinque anni, non potendo vivere delle proprie performance, viaggiarono e vissero in un furgone, mettendo in scena nel frattempo progetti estremi come Death Self, in cui i due unirono le labbra e respirarono l’aria espulsa dall’altro fino a terminare l’ossigeno a disposizione.
Caddero a terra privi di sensi 17 minuti dopo l’inizio della performance. L’idea era quella di esplorare la capacità dell’individuo di assorbire, cambiare e distruggere la vita altrui.
Non è difficile credere che una relazione tanto intensa avrebbe bruciato, prima o poi, tutta l’aria a disposizione. Nel 1988, quando sentivano che la loro relazione stava arrivando alla fine, decisero di compiere un ennesimo, ultimo, atto simbolico, prima di separarsi: sarebbero partiti insieme per la Cina per percorrere la Muraglia Cinese in solitario, dai due estremi opposti, lui dal deserto del Gobi e lei dal Mar Giallo, una camminata di 2.500 chilometri, per poi incontrarsi nel centro del percorso, abbracciarsi e dirsi addio. Il titolo della loro ultima performance era The Lovers.
Così fu: Marina e Ulay si separarono sulla Muraglia Cinese come d’accordo e per 23 anni le loro vite seguirono cammini separati. Fino al giorno in cui fu di nuovo l’arte a metterli uno di fronte all’altra, durante la performance The Artist is Present, in cui la Abramović trascorse 716 ore e mezzo seduta al MoMa davanti a una sedia vuota, dove i visitatori potevano sedersi e sostenere il suo sguardo per qualche minuto. Uno di questi fu Ulay. Il resto lo dicono le immagini.

Laura Mangoni

La lunga marcia sulla Muraglia cinese di Marina Abramović e di Ulay: incontrarsi per lasciarsi subito dopo e per sempre
La lunga marcia sulla Muraglia cinese di Marina Abramović e di Ulay: incontrarsi per lasciarsi subito dopo e per sempre

Sì, Marina Abramovìc e Ulay possono essere ricordati negli annali della storia dell'arte contemporanea per avere lanciato delle ardite e provocatorie esibizioni di performing art. Fece scandalo l'esibizione Imponderabilia, messa in scena a Bologna per la prima volta nel 1977, in cui essi stavano in piedi, totalmente nudi ai lati di uno stretto passaggio: i visitatori dell'esibizione di performing art dovevano passare tra i due. Il passaggio era così stretto che ciascuno, uomo o donna, che fosse doveva girarsi di lato e scegliere - per quanto inconsciamente - di fronteggiare o l'uomo e la donna. Nel contesto di Imponderabilia i visitatori venivano fotografati al loro passaggio assieme ai due art performer.

Furono compagni nella vita e nella performing art per dodici anni di seguito fino a quando decisero di concludere la loro storia con un performing art contest di portata mondiale, nel 1989
Intrapresero, infatti, il cammino lungo la Muraglia Cinese: uno dei due partì da Nord e l'altro dall'estremità sud. Ciascuno dei due camminò per 2500 km - così riportano le cronache di quell'evento - fino a quando si incontrarono a metà circa dell'intera lunghezza della Grande Muraglia.
Quando si incontrarono si dissero addio per non più rivedersi. E in questo modo così plateale finì la loro avventura e la loro vita condivise.

Incredibilmente si rincontrarono a distanza di 30 anni durante una performance al MoMA di Marina nel 2010, in cui il suo goal fu quello di stare seduta ad un tavolo, davanti ad una platea di spettatori per un numero infinito di ore (arrivò ad un cumulo di 716 ore) e, in questo contest, a turno gli spettatori potevano a turno andare a sedersi davanti a lei, stringerle le mani, guardarla negli occhi.
E Ulay con il quale non si vedevano da 30 anni, si presentò.
La scena di questo memorabile incontro venne ripresa in un video che rimane sorprendente ed emozionante.
In fondo, la loro prestazione sulla Muraglia e le 716 ore di Marina seduta al tavolo ispirano la riflessione che, in fondo gli Ultramaratoneti, soprattutto quelli votati alle linghissime distanze e ad imprese solitarie da scirvere come pagine momrabili nella storia delle Ultramaratone, sono degli Art performer: il gesto atletico del runner solitario delle lunghissime distanze può diventare opera d'arte.

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5 agosto 2015 3 05 /08 /agosto /2015 17:27
(foto di Diego Mazzarese: la partenza della 100 km del Passatore 2015)
(foto di Diego Mazzarese: la partenza della 100 km del Passatore 2015)(foto di Diego Mazzarese: la partenza della 100 km del Passatore 2015)

(foto di Diego Mazzarese: la partenza della 100 km del Passatore 2015)

Ho notato che ultimamente si bada molto a fare apparire la quantità a discapito della qualità. Sembra ormai che correre 10 km sia una cosa facile.. sembra quasi che correre una mezza maratona o una maratona sia normalità. Nascono ultramaratoneti e maratoneti ogni secondo, dall'oggi al domani.
Una pura follia secondo il mio modesto parere!
Sinceramente, considero anche solo 5 km una distanza impegnativa: molto spesso ci si dimentica che le lunghe distanze (corse in maniera intelligente) sono frutto di anni di lavori di qualità e, sopratutto, di adattamento del nostro fisico allo sforzo appunto nelle "lunghe".
Non è detto che ogni fisico sia predisposto alla lunga distanza... e non è detto che chi corre tanti chilometri sia più bravo di chi ne corre meno.
Capire il proprio fisico è fondamentale.

Nicola Zuccarello

(Maurizio Crispi) Questo afferma Nicola Zuccarello, nelle cui parole mi sono imbattuto sulla bacheca di Facebook.
E' vero! C'é un numero crescente di runner che sono contagiati dal virus delle ultradistanze (sia su strada - in linea e a tempo -, sia nel campo del trail/skyrunning.
Occorrerebbe uno studio apposito per sviscerare le motivazioni profonda di questa speciale "ossessione" che è tuttavia - a mio avviso- una "manificent obsession", senza ombra di dubbio.

Lo sta facendo lo psicologo dello sport Matteo Simone, intervistando più di cento ultrarunner (alcune di queste interviste sono state pubblicate su questo magazine), proponendosi di ricavare dalle interviste alcune configurazioni di carattere generale, per spiegare il fenomeno.

Si possono azzardare alcune spiegazioni di carattere generale.
Le ultramaratone piacciono perchè più di ogni altra corsa si configurano come una situazione di avventura e di impresa, detto in breve.
Una situazione in cui gli ultrarunner, spesso gente comune che non ha seguito dei particolari percorsi di "iniziazione" sportiva, si vuole cimentare con una situazione che presenta elementi di ignoto (ricordiamo la tentazione odisseica di procedere oltre le Colonne d'Ercole) ma che si sente di poter padroneggiare, meglio che una distanza breve, poiché ad essere chiamate in causa sono le qualità mentali che supportano gli sforzi di lunga durata e le situazioni in cui la sopravvivenza è messa a repentaglio e qui ci può venire in aiuto Pietro Trabucchi che ha studiato in lungo e in largo il concetto di resilienza applicato agli sforzi di lunga durata.

C'è anche il fatto che, guardando ai più performativi tra gli ultrarunner, si ha maggiormente la possibilità di emergere con le proprie forze, sneza avere alle spalle un team sportivo che dia il supporto tecnico e logistico, come è nel caso degli top runner specialisti delle distanze brevi.

Nel campo dell'ultramaratona, è questo è un dato di fatto che vale per il 95% degli atleti che vi si impegnano, vige il principio del "fai-da-te": siamo di fronte ad un riedizione, mutatis mutandis, di "quei temerari sulle macchine volanti".
In più, senza dilungarmi più di tanto, c'è da aggiungere che in realtà le ultramaratone non rappresentano uno "strappo", rispetto alle regole codificate del mezzofondo e del fondo, quali sono emerse e si sono configurate con la nascita delle Federazioni di Atletica e con la forte spinta del Comitato Olimpico Internazionale delle origini e degli analoghi nazionali che hanno privelgiato alcune discipline e hanno decretato la morte di altre - più antiche - perché non conformi o perché considerate discipline professionistiche.

Si può ricordare qui, incidentalmente, che con l'esordio dell'interesse per la corsa pre-olimpica negli ultimi decenni del XIX secolo ad emergere furono le competizioni su lunghe e lunghissime distanze: praticate da coloro che furono i veri - e oggi purtroppo dimenticati e misconosciuti - pionieri dell'ultramaratona.

Ciò che interessava della corsa a quei tempi era la possibilità di percorrere nel minor tempo possibile grandissime distanze il che apriva la via alla spettacolarizzazione dell'evento e lasciava libero campo agli scommettitori.

Basta cercare in giro e si potranno trovare molti libri che parlano di questa passine per le ultramaratone e di sfide bizzarre di cui ancora oggi rimangono tracce, come la sfida dell'uomo contro il cavallo, oppure uomo-treno.
La codifica della maratona olimpica, epitome della distanza più lunga da correre e da misurare ufficialmente (e da statisticare, quindi) pose fine a questi sviluppi. In Gran Bretagna, in linea di massima, questo gap non si verifico e le ultramaratone crebbero con una loro vita a parte, al di fuori del mondo dell'atletica dominata dall'intelligentsia della British Athletics Association (con un grande e costante interesse per le competizioni sulla distanza di 100 miglia).
Per concludere questa veloce rassegna a volo d'uccello, che vale più che altro come stimolo ad ulteriori approfondimenti, si può accennare al fatto che i più forti ultramaratoneti devono essere degli ottimi maratoneti e per essere degli ottimi maratoneti occorre avere tempi eccellenti nei 5000 e nei 10.000 metri: basti pensare al caso, rimasto unico nella storia dei Giochi Olimpici moderni, di Emil Zatopek.

E vi sono nazioni moderne (come, ad esempio, il Giappone) che selezionano gli atleti da allenare nelle ultradistanze, tenendo come riferimento di base la loro capacità di correre la maratona in tempi eccellenti anche se non da podio.
Quindi, per rispondere ad una delle questioni sollevate da Zuccarello, l'approccio all'ultramaratona può essere quantitativo (nel senso che alcuni vogliono sperimentare un costante incremento delle distanze sulle quali mettersi alla prova), ma può essere nello stesso qualitativo, nel senso che per ottenere risultati di fascia superiore (il discrimine in una 100 km potrebbe essere il crono di 10 ore) occorre fare degli allenamenti qualitativi e non limitarsi semplicemente all'accumulo di chilometri di corsa ad andatura costante.
Allenamenti di qualità che, in parte possono essere rappresentati da un costante (anche se non prevalente) allenamento su sentieri in natura: quindi, per questo motivo la distinzione tra ultratrail e ultramaratona è artificosa.
Si nota che spesso gli ultratrailer riescono ottimamente nelle gare su strada.
Su questo, caro Nicola, tuttavia siamo d'accordo: "Non tutti sono predisposti alle lunghe distanze. Capire ilproprio fisico é fondamentale"

Io aggiungerei però che, accostandosi all'esperienza delle ultramaratone, diventa fondamentale "capire la propria mente", poiché ad essere chiamate in gioco sono delle qualità squisitamente mentale, ben più importanti del semplice allenamento fisico, sia che si tratti di alleamento cumulativo sia che si tratti di allenamento di qualità.

 

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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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