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31 maggio 2016 2 31 /05 /maggio /2016 17:40
Circuito Ecotrail Sicilia 2016. L'Etnatrail a Ragalna, il prossimo 26 giugno,  assegnerà il "Trofeo Salvatore Crispi"
Circuito Ecotrail Sicilia 2016. L'Etnatrail a Ragalna, il prossimo 26 giugno,  assegnerà il "Trofeo Salvatore Crispi"
Circuito Ecotrail Sicilia 2016. L'Etnatrail a Ragalna, il prossimo 26 giugno,  assegnerà il "Trofeo Salvatore Crispi"
Circuito Ecotrail Sicilia 2016. L'Etnatrail a Ragalna, il prossimo 26 giugno,  assegnerà il "Trofeo Salvatore Crispi"

In concomitanza dell'Etnatrail che si svolgerà a Ragalna sulla distanza di 50 km, in programma il prossimo 26 giugno 2016 e promosso da Sportaction ASD nel contesto del Circuito Ecotrail™ Sicilia, il magazine online Ultramaratone Maratone e Dintorni ha istituito il "Trofeo Salvatore Crispi" che, dopo questa anteprima 2016, andrà a regime nelle successive edizioni.
E' stata scelta questa manifestazione, sia per la sua importanza, sia per la vicinanza in termini di date al giorno della dipartita di Salvatore Crispi, fratello del Direttore responsabile della testata e scomparso prematuramente il 21 giugno 2015.
Salvatore CrispiA distanza di poco di un anno dalla sua morte lo si vuole ricordare così, legando il suo nome al Circuito Ecotrail Sicilia e ad ASD Sportaction che si sta distinguendo nel corso di quest'anno con una campagna, quella del "Progetto Joelette", già avviata alla fine del 2015, per l'acquisto di una joelette che è una carrozzina monoruota che, trasportata da quattro portatori, rende possibile a disabili fisici e psichici la fruizione di sentieri accidentati in natura.
Salvatore Crispi, responsabile del Coordinamento H Onlus per la Tutela dei Diritti dei Disabili della Regione Sicilia, si è distinto nel corso di gran parte della sua vita per l'enorme ed ininterrotto impegno sia nel mettere in rete le associazioni che si occupano di disabilità, sia nel dar vita ad un'interfaccia produttiva di cambiamenti tra esse, i cittadini e la pubblica amministrazione.
Caposaldo del suo pensiero (e della sua prassi) era quello di abolire i particolarismi e gli interessi di parte e dar vita con diuturno impegno ad un movimento unitario di maggiore peso e sostanza nella battaglia con le istituzioni: una battaglia contro omissioni e mancate applicazioni di leggi esistenti, peraltro.
E altro punto centrale del suo pensiero è quello secondo cui la battaglia per la tutela dei diritti dei disabili è una battaglia per la tutela dei diritti civili di tutti: infatti,tutti i cittadini, prima o poi, anche quelli non disabili per malattia dalla nascita o sopraggiunta, in periodi diversi della propria vita possono doversi confrontare (anche solo temporaneamente) con analoghi problemi.
Infine, il terzo pilastro della sue riflessioni e conseguentemente delle sue battaglie, era che le disabilità non vanno privilegiate, bensì "normalizzate", considerando che i disabili sono semplicemente dei cittadini che hanno dei bisogni diversi di cui bisogna tenere conto nel contesto di una società che voglia definirsi civile.
Salvatore Crispi, disabile egli stesso dalla nascita in quanto portatore di una tetraplegia spastica di origine perinatale, è stato definito in alcuni articoli in suo ricordo comparsi alla sua morte, come "Il gigante dei diritti dei disabili".
Ed è così che lo si vuole ricordare con il Trofeo Salvatore Crispi.

In cosa consisterà il Trofeo Salvatore Crispi che arricchirà la cerimonia delle premiazioni dell'Etnatrail?
Innanzitutto, ai primi arrivati uomo e donna verrà consegnata una targa commemorativa di ceramica, realizzata in un laboratorio artigianale di Palermo.
Alle due targhe si aggiungeranno 7 medaglioni pure di ceramica, di cui cinque andranno ai quattro portatori di joelette che sarà presente per l'occasione per un giro dimostrativo e al disabile che con essa verrà trasportato.
Due medaglioni verranno consegnati al primo uomo e alla prima donna classificati appartenenti alla compagine ASD Sportaction .
Sui medaglioni, oltre ad un dettaglio del logo del Progetto Joelette, comparirà la scritta "Per l'impegno profuso".

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Published by Ultramaratone, maratone e dintorni (Maurizio Crispi) - in Trail. Circuito Ecotrail Sicilia 2016 Personaggi
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5 aprile 2016 2 05 /04 /aprile /2016 19:19
Suissegas Milano Marathon 2016 (16^ ed.). Constantin Bostan finisher su una gamba sola
Suissegas Milano Marathon 2016 (16^ ed.). Constantin Bostan finisher su una gamba sola
Suissegas Milano Marathon 2016 (16^ ed.). Constantin Bostan finisher su una gamba sola
Suissegas Milano Marathon 2016 (16^ ed.). Constantin Bostan finisher su una gamba sola

Una sintesi di immagini su Constantin Bostan

il moldavo, da tempo residente in Italia (Rho, in provincia di Milano), Constantin Bostan, amputato di una gamba e procedendo sulle stampelle aveva partecipato nel 2015 alla Firenze Marathon aveva tagliato il traguardo per ultimo, realizzando una grande - anzi grandissima - vittoria morale.
Era un suo sogno nel cassetto partecipare ad un' altra maratona e così è stato. Di nuovo sulle stampelle si è presentato allo start della Milano Marathon che è andata in scena il 3 aprile 2016 e ha tagliato il traguardo, portando a termine la sua fatica, anche questa volta con grande giubilo e anche questa volta impartendo a tutti con il suo esempio una grande lezione di vita..

Constantin Bostan è volontario soccorritore della pubblica assistenza ANPAS Rho Soccorso.

Di seguito le sue impressioni scritte nel post-gara.

Ciao a tutti. Oggi é il secondo giorno dopo la Maratona di Milano.
Mi sono preso una piccola pausa per riflettere e per mettere giù qualche riga sulla mia e sulla nostra impresa.
Giorgio, prima della maratona non mi sentivo in grande forma, ma credo che tutti abbiano sperimentato queste sensazioni nel pre-gara.
La mattina, mentre andavo prendere il treno, sentivo una pesantezza enorme. Prima di arrivare a Porta Venezia ad un certo punto, ho sentito pronunciare il mio nome, ho girato la testa e all'improvviso ho visto il nostro mitico Antonio Andò Capasso e subito dopo abbiamo preso un caffè assieme
"La barista era Moldava, molto simpatica...".
Colgo l'occasione per ringraziare qui Antonio per le sue foto che, quando capita, me le scatta sempre. Arrivando a Porta Venezia e vedendo arrivare tutti i miei compagni di squadra ‪#‎Urbanrunners‬ piano piano mi sono ripreso.
Dopo le nostre foto in gruppo e non solo, mi sono avvicinato alla linea della partenza, dove sono stato riconosciuto da diverse persone che mi avevano già visto prima e che mi chiedevano se la distanza della Maratona l'avrei percorsa tutta.
La risposta la sapete già.
Ed é già ora di partire. Ecco lo sparo dello start.
Di nuovo applausi per tutti quanti.
Al 4° km, mi si affianca, come avevamo deciso in precedenza, il grande compagno Rudy Onnyrun Canevari che, con la sua bicicletta, mi stato vicino su tutto il percorso per darmi una mano in caso di necessità.
Al 7° km c'è l'incontro con la Kanako Nasu che mi aspettava con una bottiglia di acqua, per un abbraccio e un bacio.
E di nuovo partenza e via.
Andando avanti per chilometri incontravo tutti i miei compagni di squadra e non solo che mi sostenevano con le loro incitazioni: "VAI AVANTI!".
Ho raggiunto i 21 in 3.28.59: ormai tutti erano spariti.
C'era solo il mio compagno Rudy con la bici e dei poliziotti che ci scortavano verso il traguardo.
Ho pensato: ''Neanche un politico ha avuto mai una simile scorta".
Ormai sentivo la fatica e le forze cominciavano a lasciarmi.
Ed ero già con il pensiero al 28° km dove l'anno scorso mi ero fermato: e questi 6 km sono stati un vero inferno.
Vedevo e parlavo con un altro mondo, e solo la voce di Rudy mi riportava sulla terra.
Così, dopo aver superato l'incubo del 28° km, siamo ripartiti: io mi fermavo e mi bagnavo la testa di continuo lungo il percorso.
Più in là, ci sono venuti incontro con le bici i compagni di squadra che avevano già finito la loro gara e fui felice di vederli.
All'ultima salita prima del finale c'era tutta la squadra #Urbanrunners che mi aspettava e con loro ho proseguìto per percorrere le ultime centinaia di metri.
Io vedevo e non vedevo: ero tropo cotto.
E solo il coro di incoraggiamenti mi teneva sveglio.
Negli ultimi metri, da lontano, ho visto un nastro blu e mi sono chiesto cosa fosse.
Sentivo: "Constantin, Constantin, Constantin!"
Tutti quanti mi aspettavano, taglio il nastro...
Non sapevo cosa fare prima: godere per la gioia o piangere di gioia.
Mi sono inchinato a tutti quanti per avermi regalato questa giornata piena di amore, di amicizia, di felicità.
Grazie! Un abbraccio a tutti dal vostro Constantin.

Costantin Bostan

Il vincitore della suissegas Milano marathon 2016Ed ecco un resoconto tecnico dei risultati della Suissegas Milano Marathon, nell'articolo di Matteo Moscati su www.podistilive.it.
La Suissegas Milano Marathon parla keniano: vincono Ernest Kiprono Ngeno e Brigid Kosgei che stabilisce il suo personal best. Ma anche record di partecipanti.

Si è svolta il 3 aprile 2016 la 16^ edizione di SuisseGas Milano Marathon, un’edizione di successo, che ha fatto registrare la partecipazione di quasi 20.000 runner e performance di ottimo livello, confermando ancora una volta il percorso della maratona meneghina come uno dei più veloci sul territorio italiano.

Il vincitore Ernest Kiprono Ngeno, atleta keniota classe 1995, ha tagliato per primo il traguardo in 2 ore 08’ 15”. Dietro di lui il connazionale Ishhimael Chemtan, che con 2 ore 08’ 20” ha ottenuto il suo miglior tempo personale. Risultato da record anche per il veterano Kenneth Mburu Mungara (Kenya), vincitore dell’edizione 2015, che ha chiuso terzo a 2 ore 08’ 38”, infrangendo nuovamente il primato della categoria Master M40.

Prima tra le donne la keniota Brigid Kosgei che ha corso in solitaria per tutta la gara e ha tagliato il traguardo con un tempo di 2 ore 27’ 45”, abbattendo il proprio personal best di ben 20 minuti e 14 secondi. Medaglia d’argento per la portoghese Vera Nunes (2 ore 37’ 11”), mentre terza classificata la cubana Dailin Belmonte (2 ore 42’ e 44”), qualificata alle Olimpiadi di Rio grazie al tempo ottenuto.

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25 febbraio 2016 4 25 /02 /febbraio /2016 07:35
(Angela Gargano alla maratona di Messina 2016 - foto di Maurizio Crispi)
(Angela Gargano alla maratona di Messina 2016 - foto di Maurizio Crispi)
(Angela Gargano alla maratona di Messina 2016 - foto di Maurizio Crispi)

(Angela Gargano alla maratona di Messina 2016 - foto di Maurizio Crispi)

Lo psicologo Matteo Simone - lui stesso ultrarunner -, nel quadro del suo progetto di sistematiche interviste a ultramaratoneti con lo scopo di tracciare i loro profili e di scoprire le loro motivazioni, ha intervistato di recente la pugliese Angela Gargano, super-maratoneta e ultramaratoneta, con un carniere di ben 707 maratone disputate in carriera (le Ultra incluse in questa cifra) ed finisher di numerose ultramaratone estreme, come la famosa "Marathon des Sables", oppure la Nove Colli Running o la Spartathlon.
Angela Gargano, alcuni anni fa, si è guadagnata la registrazione nel Guinness Book of World Records per aver corso ben 100 maratone in un solo anno.

Angela Gargano alza le braccia al cielo, tagliando il traguardo di una delle sue innumerevoli gare(Matteo Simone) Angela Gargano é una donna straordinaria. La si incontra in tante maratone, in tante ultramaratone, nelle gare più impensabili e difficili quali la Nove Colli Running sulla distanza di oltre 200 km, in gare di 24 ore di corsa, nelle 6 giorni podistiche e perfino nelle 10 giorni di corsa: insomma, sinora, la sua è stata una vita di corsa e di corse. Solare ed amichevole sempre con il sorriso e pronta ad aiutarti.

Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo?Ho vinto qualche maratona ed ultra, nel 2002 ho corso 100 maratone in un anno solare ed inscritta nel Guinness World Record, ad Antibes ho stabilito la migliore prestazione femminile italiana della 6 giorni (564,220 km) e ad Atene la migliore prestazione femminile italiana della 10 giorni (826,00 km), ma non mi sono mai sentita una campionessa. Però, una sola volta mi sono sentita tale, e non per aver vinto, semplicemente per aver tagliato il traguardo della Nove Colli (202 km)”.

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance?E’ risaputo che lo sport faccia bene. Quando corro mi sento libera, mi piace allenarmi lungo il mare per respirare ossigeno iodato, conoscere nuova gente e località interessanti. Tutto questo ha contribuito al mio benessere e, conseguentemente, a migliorare la prestazione”.

Più c’è benessere e più c’è performance, è quello che dovrebbe accadere anche nelgi ambienti di lavoro, più il personale sperimenta benessere negli ambienti di lavoro e più è produttivo e performante.

 

Come hai scelto il tuo sport?Non l’ho proprio scelto, mi si è presentato dopo il matrimonio, e l’ho adottato. La domenica, mio marito, dopo che avevamo lavorato insieme tutta la settimana, usciva per una corsetta, mentre io rimanevo in casa a pulirla e a preparare da mangiare. Ciò che ha scatenato la mia voglia di correre è stato il vederlo rientrare sudato, stanco, rilassato e felice. ‘Bene!’, dissi fra di me ‘farò altrettanto, lo seguirò!’”.

Importanti sono i modelli di riferimento, vedere altri che stanno bene facendo sport spinge a provare.

Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano?All’inizio gli allenamenti sono stati duri. Per me che cominciavo da zero e molto impegnata in un lavoro libero-professionale, è stato faticoso. In tutti i modi, dopo due mesi ero già schierata sulla linea di partenza della Roma-Ostia. Ma era la maratona il mio obiettivo primario, che ho realizzato poco dopo. Entrata nel mondo dei maratoneti, mi sono lasciata trascinare dalla loro filosofia di vita. Portata a termine la prima 42 km, le altre e le ultramaratone sono venute come le ciliegie tanto da averne completate 707 a tutt’oggi”.

707 maratone, un numero notevole, trattasi di una super donna.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara?Personalmente, adoro la pasta e i dolci”.

Cosa ti farebbe mollare e cosa ti fa continuare a fare sport?Non ho mai pensato di mollare. Con l’età qualche dolorino comincia a presentarsi, ma io vado avanti e voglio imparare a convivere. Mi hanno insegnato ad ascoltare il mio cuore e la mia mente”.

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance?Il matrimonio, che mi ha fatto conoscere il mondo della corsa. Solitamente, gestisco io la mia gara, ma in gare particolarmente difficili per una non buona organizzazione o nelle gare di montagna che presentano qualche rischio, mio marito mi è vicino e mi infonde sicurezza e benessere. Se poi voglio migliorare i miei tempi, devo obbligatoriamente fare allenamenti con mio marito; quando esco da sola o con le amiche corro a ritmi turistici.

Qual è stata la gara della tua vita dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “In ogni gara mi impegno e cerco di dare sempre il massimo. L’emozione più grande che conservo nel mio cuore e che rivivo ogni volta che ci penso, è quella provata quando ho tagliato il traguardo della Nove Colli. Tutti gli amici romani della Villa De Sanctis mi sono venuti incontro e mi hanno accompagnato fino all’arrivo, dove c’era mio marito che mi ha abbracciato dicendomi: ‘Sei stata fortissima!’”.

La Nove Colli, una gara di 202 km con tantissimo dislivello diventa per Angela una fonte imortantissima di autoefficacia per essere riuscita a portre a termine un impresa e per il riconoscimento ricevuto da parte di tutti. Diventa una risorsa per Angela e va custodita sempre con se.

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione che ce la puoi fare nello sport o nella vita?La corsa mi ha aiutato a superare tante difficoltà, è riuscita a farmi sentire più forte, più sicura. Nel 1999 ho portato a termine la Marathon de Sables, 224 km in cinque giorni in autosufficienza idrica ed alimentare; pensavo che non sarei stata in grado di arrivare in fondo, e invece ce l’ho fatta. Questa gara mi forgiato il carattere e ha contribuito a rafforzare la fiducia nei miei mezzi”.

Ha saputo costruire la sua autoefficacia Angela, gara su gara, riuscendo ogni volta ad alzare un pochino l’asticella delle difficoltà.

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? Umiltà, resistenza fisica e mentale, tenacia

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport al tuo benessere o alla tua performance?La fatica non esiste. E’ un fatto psicologico. Basta non pensarci, e svanisce. In gara, può essere tanta, ma appena da lontano intravedo lo striscione d’arrivo mi sento fresca come una rosa, e felice taglio il traguardo

E’ quello che emerge dalle interviste a tanti ultramaratoneti, la fatica non esiste, c’è la voglia di misurarsi con se stessi, con gli altri, con le difficoltà, ma la stanchezza e le crisi come vengono così se ne vanno nella maggior parte dei casi.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva tesa al benessere o alla performance?A parte mio marito che crede in me e mi stimola, tutti gli altri parenti pensano che io non sia del tutto normale, specialmente quando mi hanno visto correre sotto la pioggia gelida. Sono convinti che io esageri, o per lo meno che mi sottoponga a stress che non danno nessun ritorno benefico, anzi che vada in cerca di guai!".

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?Correvamo la 100 km di Sicilia da Trapani a Palermo, e come al solito mio marito era molto avanti a me. Lo raggiunsi intorno al 50° km, notando che era claudicante e in evidente difficoltà. Mi aveva aiutato tante volte ed era mio dovere fermarmi per rendermi conto personalmente delle condizioni della caviglia che si teneva tra le mani. Gli chiesi come stesse, e mi rispose di star bene e di non aver bisogno di aiuto. Mi accorsi che mentiva per non farmi preoccupare, ma era la risposta più conveniente per me. Mi ero informata sul suo stato di salute e mi aveva rassicurato, avevo la coscienza a posto! Neppure un attimo per fermarmi, e ripartii come un razzo. L’occasione era troppo ghiotta per me. Per la prima volta nella mia vita potevo giungere prima di lui al traguardo. Fui prima assoluta, e detti un’ora di distacco a mio marito”.

Finalmente Angela ha superato anche il suo Maestro marito, bella soddisfazione anche questa, vincente e performante nello sport e nella vita famigliare.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica?Pensavo di essere timida, e certamente lo sono, ma ho capito che quando c’è da soffrire sono capace di tirar fuori un coraggio che non sapevo di possedere”.

Angela Gargano con Mike Bongiorno, dopo il suo record da GuinnessCome è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa nell’aver intrapreso un’attività sportiva costante ed impegnativa?Non ha stravolto le mie abitudini condividendo con mio marito la stessa passione. E’ diventata certamente meno monotona, anzi decisamente più eccitante ed intensa”.

Quali sono o sono state le tue sensazioni pregara, in gara, postgara?Prima della gara, sono sempre un po’ tesa; in gara, la tensione passa e imposto l’andatura in sintonia con le sensazioni che provengono dal mio corpo; tagliato il traguardo, anche ad essere stanca morta, la felicità invade il mio corpo e la mia anima”.

A seguito delle tue esperienze che consiglio ti andrebbe di dare a coloro che si trovano a dover fare scelte importanti nello sport?Non andare mai oltre i propri limiti. Mantenere in gara un comportamento leale e mai barare

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva?Mai!!! Non uso ristori personali, né faccio ricorso ad integratori o a farmaci analgesico-antinfiammatori. Alla 24 ore di Ciserano, sono stata sottoposta all’antidoping, ovviamente con esito negativo”.

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping e per fare uno sport teso al benessere o alla performance? “Il doping può farti migliorare qualche performance, ma a lungo andare ti distrugge sia psicologicamente che fisicamente, quindi bisogna stare lontani da quelle persone che ti promettono falsi successi”.

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport?No! Per me lo sport è vita, però, se un giorno la condizione fisica non dovesse essere ottimale, mi adatterò alla nuova situazione”.

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?La crisi, durante una gara lunga, prima o poi arriva. Bisogna camminare per qualche tratto e capire cosa sta succedendo. Di solito, così come è arrivata se ne va. Se poi è dovuta a qualcosa di più grave, bisogna avere il coraggio di fermarsi”.

E’ vero mai dire "non mi fermerò mai", è importante conoscersi bene e capire se è il momento di fermarsi per evitare ulteriori danni al proprio organismo che a volte potrebbero essere significativi ed anche irreparabili.

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva?Non saprei. Per quanto mi riguarda, lo psicologo è dentro me”.

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? Lo sport fa bene, ti fa sentire più forte, ti dà sicurezza, ti fa pensare positivo. E’ una palestra che ti prepara ad affrontare le difficoltà della vita”.

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare?Tantissimi sogni ho realizzato. Quando nel 1999 ho corso 27 maratone in un anno, sembrava che avessi fatto qualcosa di eccezionale, tanto che Giuliano Orlando, giornalista di Correre, mi dedicò tre pagine sulla rivista; ero su tantissimi settimanali, Gente, Donna Moderna e tanti altri, parlavano di una donna sempre in corsa, una stakanovista della maratona; fui invitata anche alla trasmissione televisiva La Ruota della Fortuna, condotta da Mike Buongiorno. La corsa mi ha fatto conoscere molte belle persone e mi ha fatto visitare molti luoghi. Ho corso nel deserto, al circolo polare artico, sull’Himalaya, in grandi città e in località sperdute che mai mi sarei sognato di visitare. Ho al mio attivo anche qualche buona performance come ho già riferito. Ma sogno ancora, come prima e più di prima. E’ arida una vita senza sogni. Quello più ricorrente è tagliare il traguardo di Atene-Sparta”.

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13 febbraio 2016 6 13 /02 /febbraio /2016 17:09
Paolo Vittone
Paolo Vittone

Paolo Vittone

La Lumaca e il tamburo. Favola di un viaggio alla riconquista del Tempo di Paolo Vittone ed Elisa Lussig (Infinito Edizioni, Collana Orienti, 2010) non è certamente un libro novità.
È stato pubblicato postumo nel 2010, dopo la morte per cancro di Paolo Vittone, a 46 anni, solo pochi mesi prima.
Paolo Vittore era un giornalista di Radio Popolare, redazione esteri, inviato nella guerra dell’ex-Jugoslavia.
Paolo Vittore, sapendo di essere malato terminale, tra un ciclo di cure e l’altro, decise di mettersi in cammino.
Non per dimenticarsi della malattia, poiché il cammino non consente facili evasioni.
Ma piuttosto per qcquisire una diversa e più profonda consapevolezzas: e quindi anche una maggiore presenza a se stesso, tanto più oppurtuna quando il tempo si fa stretto e si ha davanti un termine sempre più incombente.
Vittore si mise in cammino, da Trieste, per recuperare il tempo, il tempo per lui così prezioso. Fu Paolo Rumiz (che scrive l’introduzione al libro) a suggerirgli un cammino, e anche se all'inizio il suggerimento sembrasse azzardato per un uomo in quelle condizioni di salute, Vittone - una volta in cammino -ebbe poi modo di scoprire quanta forza gli venisse dal cammino: ce la faceva, e stava meglio, tanto che la malattia - seppur provvisoriamente - recedeva.
Da Trieste, Vittone ha camminato fino in Bosnia - la sua amata Bosnia - (anche se con tratti in auto), passando per Slovenia e Croazia.
La sua scrittura, delicata e profonda, dipinge con pochi tratti i luoghi e le persone, con sguardo empaticamente distaccato, coinvolto ma non troppo, se preferite.
E vi si parla delle ferite della guerra civile, di una guerra ancora così vicina ma ormai dimenticata, che preferiamo dimenticare. Dei nazionalismi e degli integralismi.
Vittone dipinge la parte sociale del territorio perché questo faceva, da giornalista. Ma dal suo ruolo di giornalista vuole smarcarsi, vuole vedere con occhio diverso, e quindi smette di ascoltare i discorsi delle persone, per fare dentro di sé un vuoto quasi zen, e lasciarsi baciare dagli elementi della natura.
In questo modo, egli ha recuperato il tempo, e il senso/la bellezza della vita, mentre di ciò che vedono i suoi occhi rimangono ricordi intimi, come lo sguardo acquoso del matto del villaggio, i profumi del bosco, la pioggia battente, il canto degli uccelli, uomini e donne dolci e accoglienti.
I ricordi più preziosi sono quelli delle emozioni, e valgono molto di più della cronaca o delle riflessioni socio-politiche.
Ecco la grande scoperta di Vittone, che ci lascia in eredità questo piccolo scritto da leggere e da rileggere con cura.

Accompagnano il libro i disegni di Elisa Iussig, che ha seguito Vittone per la prima parte del viaggio in auto, giovane donna incinta: disegni in bianco e nero, che rendono il libro ancor più poetico.
(Dal risguardo di copertina) Trieste molo audace. Un incontro è l'inizio di un viaggio a piedi di una donna incinta e di un uomo malato, confini estremi della vita, fino in Bosnia, passando per Slovenia e Croazia, varcando confini ufficiali e non, attraversando terre cattoliche, ortodosse e "meticce", fino a quelle dell'islam europeo, laico e aperto quanto ignorato. Un ultimo viaggio carico di sentimento in luoghi rimasti incolumi e in altri disfatti dalle guerre jugoslave degli Anni '90; posti in parte ricostruiti, altri in bilico tra passato bellico e futuro forse di pace; terre etnicamente purificate e terre meticcie, lungo il crinale che separa la cultura del mare e quella della terra. Introduzione di Paolo Rumiz.

 

Giugno 2008, una sera di pioggia. Qualcuno mi suonò al campanello di casa, a Trieste, aprii il portone, e dopo un minuto nella cornice della porta apparve lui. Smagrito, febbricitante, coperto di piaghe, ustionato sul naso e sul collo, lacero e fradicio fino alle ossa, ma totalmente felice. Paolo sembrava uno di quei cani che scappano nella stagione degli amori, e tornano a casa dopo giorni, magri, affamati e contenti. Le rughe, perfino gli eczemi e la pelle rovinata dalle terapie sembravano disegnati apposta per dare ancora più luce a uno sguardo infuocato da capitano di ventura…

Paolo Rumiz (dall'introduzione al volume)

Il retro della copertina

Il retro della copertina

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9 novembre 2015 1 09 /11 /novembre /2015 06:24
Psiche&Sport ha intervistato Giorgio Calcaterra: grande corsa, agonismo di prima qualità, ma sempre con brio

Psiche&Sport, il blog sportivo fondato da Stefano Ruzza e da Cesare Picco è andato ad intervistare Giorgio Calcaterra, campionissimo di corsa sulle lunghe distanze, tre volte campione del mondo 100 km su strada, vincitore per dieci volte consecutive della celebre 100 km del Passatore, ma anche per l'impresa di aver corso nel 2000 16 maratone sotto le ore 2h20, prima di votarsi all'Ultramaratona.
Non a caso, da molti è stato denominato affettuosamente "Re Giorgio".
Giorgio Calcaterra è una persona affabile alla mano, alle volte sembrerebbe un po' schivo ed introverso, poco disponibile al dialogo, ma è uno che comunica con gli occhi e che osserva.
Tanti si chiedono cosa egli pensi quando corre un'altramaratona, cosa senta: questa intervista dà alcune risposte a tali interrogativi, oltre a fornire alcuni inediti scorci sulla sua formazione alla corsa e sulla funzione del padre di Re Giorgio, come maestro ed ispiratore.
L'intervista è stata pubblicata nel sito originario il 2 novembre scorso.

Giorgio Calcaterra al Campionato del Mondo IAU 100 km a Winschoten, Olanda, 2011 (Foto di Maurizio Crispi)
Giorgio Calcaterra al Campionato del Mondo IAU 100 km a Winschoten, Olanda, 2011 (Foto di Maurizio Crispi)
Giorgio Calcaterra al Campionato del Mondo IAU 100 km a Winschoten, Olanda, 2011 (Foto di Maurizio Crispi)
Giorgio Calcaterra al Campionato del Mondo IAU 100 km a Winschoten, Olanda, 2011 (Foto di Maurizio Crispi)

Giorgio Calcaterra al Campionato del Mondo IAU 100 km a Winschoten, Olanda, 2011 (Foto di Maurizio Crispi)

Una delle doti che ti ha reso famoso è senza dubbio la resistenza. Ripensando alla tua vita, fin da quando eri bambino, c’è stato un momento o un’esperienza in cui ti sei accorto che eri portato per “la resistenza” e che la sensazione di superare la fatica ti poteva piacere?

Devo risponderti di no, il mio percorso è stato molto graduale. E' vivo in me il ricordo di quando avevo 18/19 anni e di come sia stato per me estremamente complicato superare le due ore di corsa. Vedevo le 2 ore di corsa come una distanza molto lunga.

Non mi sono mai ritenuto particolarmente resistente e non c'è stato un momento specifico in cui mi sono accorto di esserlo. Ho sempre corso tanto, perchè mi piaceva e perchè provavo piacere nel partecipare alle gare. Questo mi permetteva inoltre di passare del tempo con mio padre e di conoscere nuovi posti.

Facevo soltanto ciò che mi indicava il mio istinto e devo ammettere di non aver mai pensato di essere particolarmente resistente.

 

Posso chiederti come è avvenuto il passaggio da correre 2 ore a correre molte più ore?

E' stato tutto molto graduale! All'inizio correvo 2 ore, poi passando alle maratone le 2 ore e 30/2 ore e 40 le correvo tranquillamente. Il passo successivo è stato prendere parte a maratone quasi tutte le settimane. Mi invitavano, mi divertivo ed è stato per me quasi naturale. Un giorno poi mi proposero una 50 km, io pensai che 50 km non sono poi così lontani dai 42, solo 8 in più! Prima provai quindi a correre 50 km e poi passai a 78. Certo 78 sono molti più di 50, ma ne ero intrigato!

Infine arrivai a correre la 100 km del Passatore. Tutti me ne parlavano e quindi decisi di provarla. Volevo provare qualcosa di diverso e avevo il desiderio di sfidarmi. Fu tutto molto graduale! Quando mi ritrovai a prendere parte a molte gare, tutti mi rimandarono la resistenza come un mio punto forte.

 

Sei solito raccontare, scrivendo, le corse a cui prendi parte. Secondo te, il narrare un'esperienza sportiva vissuta può fare crescere un atleta? Se si in che modo?

Sai le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere sono diverse dal ricercare aspetti prestativi, perciò mi riesce difficile risponderti.

Pensando però alle motivazioni, la prima che mi ha spinto a scrivere è stato il desiderio di tenere una sorta di diario, come quelli che si tengono nel cassetto. Il tempo può cancellare i ricordi e ho pensato a questo come un modo per farli rimanere maggiormente impressi.

Un'altra motivazione è stata il desiderio di archiviare le mie gare, continuando quanto iniziò mio padre, come raccogliendone il testimone. A 10 anni, quando ho iniziato a correre, mio padre mi fece un album delle gare. A dire il vero, ne fece più di uno tante furono le gare a cui partecipai! Scriveva la data, il tempo, la posizione e vi allegava la foto.

Mio padre mi insegnò a dare la dovuta importanza ai ricordi! Noi cambiamo, le cose un po' si dimenticano, ma attraverso le foto abbiamo la possibilità di vedere, come diceva lui, di scoprire come eravamo 10 o 20 anni prima. Il mio album è la continuazione di quello creato da mio papà, solamente in formato elettronico.

Un altro aspetto che mi ha spinto a scrivere è l'interesse manifestatomi, da alcune persone, nel poter leggere delle mie gare e delle mie sensazioni. Non ho fini pubblicitari, ma ho il piacere di condividere i miei pensieri con chi ha interesse nel leggerli. Il sito, inoltre, mi è stato regalato e credo che prendermene cura sia un modo per ringraziare chi mi ha fatto questo dono.

Anche se rileggere delle tue gare può aiutarti a scorgere dei possibili errori, le motivazioni che mi spingono a scrivere non sono connesse alla speranza di migliorare come atleta. Credo infatti che quanto faccio sia un modo per raccogliere il testimone passatomi da mio papà, condividendo le mie sensazioni con le persone che hanno piacere di leggerle.

 

Per leggere tutta l'intervista segui il link

Di seguito una fulminea scheda su Giorgio Calcaterra, per chi affacciandosi appena adesso al mondo delle corsa su strada ancora non dovesse conoscerlo.

Giorgio Calcaterra è un runner italiano.

3 volte campione del mondo nella 100 km di ultra-maratona nel 2008-2011-2012.

Laureatosi 10 volte vincitore nella prestigiosa 100 km del passatore.

Giorgio Calacaterra è conosciuto soprattutto per le sue doti di resistenza e di recupero. Nel 2000 stabilisce il record mondiale, correndo 16 maratone sotto le 2 ore e 20.

 

Chi siamo? Una sera, davanti a una birra, uno psicologo-psicoterapeuta con un debole per il ciclismo e un ultratrailer con la passione per la musica e l'arte narratoria, hanno pensato che lo sport non è solo fatto di gesti, ma soprattutto di sportivi con storie e mondi da raccontare.
Accompagnati da canzoni che scandiscono il nostro passo conosceremo i protagonisti dello sport e ci avvicineremo ai loro pensieri con la discrezione propria di chi fa una scoperta.
Per chi fosse interessato a sapere qualcosa di noi o fosse solo curioso....
CESARE PICCO: psicologo e psicoterapeuta ad indirizzo Analitico Transazionale, si occupa principalmente di formazione oltre a svolgere privatamente attività clinica.
Da sempre appassionato di sport, negli ultimi anni si è "ammalato" di ciclismo che pratica a livello amatoriale per meditare, per ridurre lo stress, per scoprire nuovi territori, per stare in gruppo e anche per dare una valvola di sfogo al suo bisogno di competizione.
STEFANO RUZZA: da sempre appassionato di musica, letteratura e sport, dopo aver praticato calcio in età giovanile, si rivolge alla corsa. Nell'ultratrail e nelle lunghe distanze trova una dimensione vicina al suo modo di concepire la vita, l'arte e una buona filosofia sportiva.
Atleta competitivo a livello nazionale, riesce a dare battaglia anche in alcune competizioni internazionali.
Impegnato a livello professionale e sociale come soccorritore per il 118 presso la Croce Rossa di Gallarate.
Oltre a Cesare e Stefano, molte altre persone hanno contribuito con idee, pareri e suggerimenti alla creazione di Psiche&Sport. Alcuni di loro avranno occasione di collaborare come autori, curando rubriche personali o contenuti specifici. Di volta in volta li presenteremo, così da farvi scoprire qualcosa anche di loro.

Chi siamo? (Psiche&Sport)

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4 novembre 2015 3 04 /11 /novembre /2015 06:12
Daniele Alimonti ha festeggiato il suo 50° compleanno, correndo una maratona al giorno per 50 giorni
Daniele Alimonti ha festeggiato il suo 50° compleanno, correndo una maratona al giorno per 50 giorni

il romano Daniele Alimonti che nella vita fa anche il runner appassionato ha deciso di festeggiare il suo 50° compleanno, correndo ogni giornouna maratona, occasionalmente affiancato da qualche volenteroso, disposto a condividere con lui una parte dei chilometri giornalieri.
Daniele Alimonti, pur essendo la sua impresa spontanea e non regolamentata, si affianca nel perseguimento di quest'idea all'impresa compiuta dall'ultramaratoneta statunitense Dean Karnazes (50 maratone, una al giorno in ciascuno degli stati USA), successivamente replicata da Enzo Caporaso, presdiente dell'ASD Il Giro d'Italia Run (51 maratone)
Il primo appuntamento ha avuto luogo, il 16 settembre 2015, a Roma alle ore 20.00, a ridosso del Parco Talenti, in Via Casal Boccone angolo Via V. U. Ojetti, su una pista ciclabile nuova di zecca lunga 2109,75 m, rigorosamente misurata da un ingegnere.
Qui, si è andati avanti e indietro per 10 volte, e alla fine i presenti, anche se hanno fatto solo una parte dei chilometri previsti per la canonica maratona, hanno ricevuto una medaglia e un diploma.

Tutti avrebbero potuto possono parteciparvi, anche i super-maratoneti italiani, anche se - ovviamente - essendo una manifestazione spontanea e non vidimata FIDAL - al termine non sarebbe stato l'agognato "punto maratona", del quale tutti gli aderenti al Club dei Super-maratoneti italiani cercano spasmodicamente, per accrescere il loro carnet di gare concluse.

La corsa, infatti, pur essendo più regolare di molte altre, per motivi economici, non è stata patrocinata dalla FIDAL e affini, né i tempi sono registrati da giudici istituzionali, essendo ogni partecipante arbitro di se stesso (così come è stato per i 49 "eventi" successivi).
Anche per quanto riguarda lo stato di salute, ognuno avrebbe dovuto provvedere da sé. Pur essendo basata sul principio del "fai-da-te" e della lealtà sportiva, nel corsa di questa prima maratona delle 50 previste, ognuno avrebbe dovuto indossare un regolare numero di gara (pettorale) che poteva essere scaricato dal sito, scegliendo il numero preferito. Nessuna quota d'iscrizione. la quota d’iscrizione.

Oggi 4 novembre 2015, Daniele Alimonti ha corso la sua ultima maratona (la 50^) ed - lo ricordiamo - esattamente il giorno del suo compleanno.
E, qindi, a Daneiel Alimonti i nostri più calorosi auguri sia per il suo 50° compleanno, sia per il compimento dell'impresa che, meritoriamente, è stata collegata ad un'iniziativa di solidarietà.

Nelle foto in alto: il gruppetto di atleti che ha partecipato alla prima delle 50 maratone, il 16 settembre 2015 e Daniele Alimonti al termine di una gara all'estero cui ha partecipato.

Daniele Alimonti ha festeggiato il suo 50° compleanno, correndo una maratona al giorno per 50 giorni
Daniele Alimonti ha festeggiato il suo 50° compleanno, correndo una maratona al giorno per 50 giorni
Daniele Alimonti ha festeggiato il suo 50° compleanno, correndo una maratona al giorno per 50 giorni
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2 novembre 2015 1 02 /11 /novembre /2015 05:52
VeronaMarathon 2015 (14^ ed.). Solo due settimane al via. Ci sarà anche Max Bogdanich, campione di maratona e di soldarietà

Solo ue settimane al via della 14^ Veronamarathon che, come l’anno passato, darà spettacolo e colore con la partenza ed arrivo nella centralissima piazza Bra, all’ombra dell’Arena.
Piazza Bra che da venerdì 13 a domenica 15 novembre 2015, giorno della gara, ospiterà anche l’Expo Marathon, il villaggio degli sponsor della competizione e dove transiteranno tutti i partecipanti per ritirare il pettorale di gara.

Salgono senza tregua le registrazioni online sul sito ufficiale, ad oggi si contano più di 2.800 partecipanti alla maratona e ci si interroga se verrà battuto o meno il muro delle 3000 presenze.
Ma non basta. Come annunciato ci sarà anche la 2^ Cangrande Half Marathon e, in questo caso, già sono quasi 2200 i podisti iscritti.

Quel che è sicuro che in questo 2015 l’evento veronese è la gara in Italia con il più elevato tasso di crescita, la differenza numerica rispetto al passato è importante e da sottolineare.

Tra queste migliaia di podisti ci sarà anche Massimiliano "Max" Bogdanich che fresco del titolo tricolore vinto in settembre non vuole mancare assolutamente l’appuntamento con l’evento veronese dove si classificò 6° nel 2013 e salì sul podio, terzo, nel 2014.

Due ore, trentasei minuti e cinquantotto secondi: è questo il tempo che ha portato, domenica 21 settembre, il veronese Massimiliano 'Max' Bogdanich a chiudere come secondo assoluto la Maratona del Piceno Fermano, aggiudicandosi, tra l'altro, il titolo di Campione Italiano Master di Maratona SM45. Niente male per uno che, ormai da qualche tempo, dichiara di correre solo ed esclusivamente per divertirsi.

Campione 'evergreen' di corsa su strada, di cross e di solidarietà, Max, com'è conosciuto da tutti a Verona, divide da anni la sua vita tra lavoro, famiglia e corse: aficionado della Verona Marathon, l'anno scorso si è classificato terzo assoluto, quest'anno Max sarà presente all'evento veronese, ma non correrà la 42km: “Convivo da tempo con un forte dolore al piede – spiega – che mi rende difficile correre: ho stretto i denti fino alla conquista del titolo Master di Maratona, ora credo di dover rallentare. Ma non c'è dubbio che ci sarò: magari correrò la Last 10km, la staffetta o la Cangrande Half Marathon... ma ci sarò, anzi, ci saremo, dato che parteciperò con 'Noi Corriamo da Dio', l'associazione della quale sono cofondatore e presidente... e in quest'occasione correremo per sostenere l'Amlal per offrire un pasto ai poveri in America Latina”.

Giunta alla sua quattordicesima edizione, la 42km scaligera è ormai divenuta una delle classiche del podismo italiano: merito dell'organizzazione, ma anche della bellezza della città: “Viviamo in una delle città più belle d'Italia – conferma Max – ed il percorso della gara tocca alcuni dei luoghi più belli di Verona e della sua provincia... per non parlare dell'organizzazione! Certo, anche qui ci sono problemi da risolvere, ma dopo aver corso centinaia di gare in giro per la penisola devo dire che gli organizzatori veronesi sono in assoluto tra i migliori. Un'eccellenza su tutte? Il percorso è sempre interamente chiuso al traffico ed assolutamente sicuro e questo non accade sempre in tutte le gare”.

Unico anche il rapporto tra Max ed il suo pubblico: “Essere al via della Veronamarathon per me è sempre una sensazione unica e bellissima – conferma Max –: io rappresento il podista locale che il pubblico ha visto crescere, il 'campione di casa', l'uomo che non smette mai di combattere, né nello sport, né nella vita... e che si aspetta sempre di vedere alla partenza. Per questo, sebbene infortunato e correndo una distanza più breve, ci sarò!”.

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23 ottobre 2015 5 23 /10 /ottobre /2015 05:08

Se ne è andato Fabrizio Cosi, calabrese di nascita e milanese di adozione, fondatore e anima dei ‘Podisti da Marte’, una nota associazione trasversale di runner, nata a Milano ma capace di raccogliere adepti anche in altre città italiane. 

Fabrizio Cosi, assieme al nucleo di fondatori di Podisti da Marte aveva ideato un modo per fars sì che centinaia di runner, al di fuori delle gare codificate invadessero pacificamente le strade e le piazze di Milano e che, in un certo senso, come i ciclisti che seguono la filosofia di "Critcal mass" se ne appropriassero, ridimensionando di conseguenza - per un semplice effetto "massa" il traffico automobilistico e l'impero del trasporto su gomma nelle città.
E questo "verbo", insieme nission e vision, i "podisti da Marte" hanno cercato di trasmetterlo non solo con le loro "scorribbande marziane" ma anche partecipando anche alle gare canoniche e arrivando al traguardo con lo striscione che enunciava la loro presenza.

A Fabrizio Cosi - e ai suoi soci - si deve anche la meritoria di un Centro culturale polivalente nella sua Milano che presto è diventato punto di riferimento di molteplici iniziative socio-culturali e volano propulsore di tanti e molteplici progetti di solidarietà

Cosi lo ha voluto ricordare Chiara Bisconti, assessore allo Sport del Comune di Milano, tra le prime a dare la notizia:

Fabrizio – scrive la Bisconti – in questi anni ha collaborato con noi su tanti progetti diversi, ci ha contagiato con la sua passione, la sua allegria, la sua generosità, la sua ironia. Con i ‘Podisti da Marte’ ha saputo interpretare al meglio quella che per noi è la vera passione dello sport, del correre insieme, dello stare bene con gli altri.
Le sue ‘missioni’, sempre dedicate a giuste cause contro ogni discriminazione, contro il razzismo, per aiutare i bambini in difficoltà, hanno colorato decine di strade e di piazze
“.

Portava la corsa ovunque, in ogni luogo – prosegue – e portava la sua grande voglia di vivere e ci contagiava tutti. È stato per noi un esempio, un precursore. Innamorato di Milano come pochi altri sapeva renderla più bella. Per noi, per tutto il mondo dello sport milanese, questo è un giorno molto triste. Lo porteremo sempre con noi, correremo sempre con il suo sorriso e la sua voglia di darsi agli altri. Il nostro pensiero e la nostra vicinanza va ai suoi familiari e a tutti coloro che gli volevano bene. Penso che Milano vedrà presto tante persone correre ancora una volta vicino a lui, con un sorriso, come avrebbe voluto”.

fonte: milanotoday

L'Asscociazione “Podisti da Marte” ha voluto ricordare Fabrizio Cosi con questo tweet: C’è solo un Capitano e adesso non c’è più. Lo ricorderemo correndo e continuando il suo lavoro.#ciaofabrizio.

Tanti anche gli attestati di stima che giungono in queste ore a mezzo social, dove Podisti da Marte aveva una sua pagina, forum di incontro per i tantissimi affiliati.

Ultramaratone Maratone e Dintorni (il cui Direttore responsabile ha conosciuto personalmente Fabrizio Cosi in occasione di una conferneza stampa, ospitata appunto nel Centro culturale da lui creato) lo ricorda per la sua arguzia e per la sua presenza discreta, ma sempre viva e attenta, con la capacità di mettere assieme lo sport con molte altre istanze culturali e sociali e si unisce al cordoglio manifestato dal mondo del podismo amatoriale, porgendo ai suoi familiari le più sentite cordoglianze

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22 ottobre 2015 4 22 /10 /ottobre /2015 07:06
L'Attraversata del Lago di Garda. Un'impresa eccezionale compiuta in solitaria da Federico Troletti

Il video che segue racconta l'"Attraversata a Nuoto del Lago di Garda", nel senso della lunghezza da Nord a Sud, con partenza dal Fraglia Vela di Riva D.G. e arrivo alla spiaggia di Rivoltella di Desenzano D.G..
L'impresa - 54 km praticamente in solitaria, a parte la doverosa assistenza - è stata compiuta da Federico Troletti tra il 5 e 6 agosto 2011...
La traversata si è svolta prevalentemente in notturna, con partenza alle 19.00 e arrivo nel corso della mattinata del giorno successivo.
Il nuotatore solitario è stato assistito capillarmente per tutta la durata dell'attraversamento da vogatori in canoa (sino ad un massimo di quattro, oltre ad un gommone sempre a prudente distanza ed una piccola motonave per un più complesso supporto logistico, con parte del suo team a bordo, ma anche mamma e fidanzata).
Condizioni meteo ottimali alla partenza ed anche per quanto riguarda la temperatura dell'acqua.
Di notte, tuttavia si sono scatenati dei temporali, con onde molto alte e problemi tecnici legati all'assistenza.
Sosta ogni 30 minuti per l'integrazione con sali minerali.
La verà sfida è stata quella di non avere in alcun momento della traversata il supporto fisico degli scafi che lo assistevano: ha mantenuto l'acquaticità in modo assolutamente autonomo anche durante le fasi integrative.
Federico Troletti, instancabile nuotatore, ha compiuto - e continua a compiere - molte imprese natatorie memorabile.
Ha un suo sito web, il cui motto è "I Swim Everywhere".

C'è anche un suo libro, presto in arrivo, dal titolo "Di Acqua e di Cielo"...

Come qualcuno avrà sospettato, c’è un libro in arrivo.
I lavori sono ancora agli inizi, le idee sono tante e stiamo cercando di trovare la rotta migliore: insomma, è ancora tutto in divenire, ma nonostante l’estate piena di appuntamenti cercheremo di non allontanare troppo il giorno della pubblicazione.
Una cosa, però, è certa: il titolo.
Perché siamo tutti fatti di acqua e di cielo…
(in collaborazione con Luca Zeus Morzenti )

Federico Troletti

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29 settembre 2015 2 29 /09 /settembre /2015 10:01
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno

Salvatore Sulsenti prosegue nella sua esperienza di preparazione alla 100 km del Passatore. I suoi resoconti si sono infittiti e adesso siamo di fronte ad un vero e proprio diario giornaliero al quale Salvatore consegna i suoi progressi, le sue speranze, i suoi sogni.

Il cambiamento di questa settimana è che da camminatore isolato è passato ad una forma di socializzazione e di condivisione, grazie al contatto con Inge Poidomani, appassionata ultramaratoneta siciliana.
Assieme ad Inge, Salvatore ha fatto delle uscite, aggregandosi inoltre ad un gruppo di camminatori.
Ancora nel 2014, Salvatore Sulsenti, non sapeva nemmeno cosa fosse la 100 km del Passatore, eppure proprio in quell'anno ha dato inizia ad un'era di rivolgimenti, affrontando da profano una camminata in natura di oltre 11 km.
Adesso, la 100 km del Passatore è diventata il suo sogno e non è un caso se la foto di copertina del suo profilo FB sia la misteriosa Uluru (in Inglese Ayers Rock) al centro dell'Australia e contornata dall'outback, uno dei deserti più aridi che si possano immaginare.

Ayers Rock potrebbe essere l'emblema dell'enigmatica (ed inafferrabile) meta dei nostri sogni.
Quelli che ci sono stati (con l'eccezione dei soliti turisti performativi che rovinano tutto con la pretesa che i luoghi siano delle cose da conquistare e da ricordare come un "trofeo" e basta) dicono che l'essere stati lì fisicamente non appaga, perché il luogo in sé è intriso di magia e di un potere cosmico che va al di là delle cose.
Un luogo di potere e di convergenza di linee di energia: che per questo motivo era - ed é - considerato sacro dagli aborigeni australiani.
E, quindi, quei viaggiatori che ci sono stati dicono che sono - trovandosi lì fisicamente - appena potuti entrare a contatto con i margini di un mistero, quel tanto che bastava tuttavia a proiettare le propria mente verso siderali distanze - a condizione, ovviamente, che i visitatori fossero permeabile alla meraviglia.
Si può immaginare che il "pellegrino" che decide di diventare ultramaratoneta sia uno che vuole arrivare a conoscere delle cose, saggiando i propri confini di resistenza, eppure ci sarà sempre qualcosa che rimarrà al di fuori della sua portata: ed è così che la corsa di lunga durata (o la camminata ultra-lunga, che è il suo equivalente) possono diventare quel volano energetico che consente di accedere ad un modo diverso di esperire se stessi e la realtà.

Ed ecco di seguito lo stralcio del diario di Salvatore, mentre insegue la sua meta.

Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno

Martedì 22 settembre.Dopo due giorni di meritato riposo dopo i 48 km di sabato e le naturali valutazioni, esco per strada con il gruppo si camminatori di cui ora faccio parte.
Circa 30 loschi figuri, con magliette rosso garibaldino, serpeggiano per vie e sterrati ognuno alla ricerca del proprio passo e di un compagno disposto ad ascoltarlo.
La temperatura è in ribasso, il pomeriggio leggermente ventilato e si cammina bene. Dalle 18,30 alle 20,30 ci si muove senza forzatura di ritmo (fatta eccezione per un isolato tentativo) percorrendo poco meno di 12 km. Torno a casa con la memoria dei miei percorsi e con la voglia di rimettermi ancora in discussione, passo dopo passo, attraverso qualche km da masticare ancora.

Mercoledì 23 settembre. Riposo causa visita odontotecnica in ospedale. Sorvolo sul servizio sanitario che fa appello, per la propria sopravvivenza, solo alla buona volontà di addetti spesso sottostimati. Un accento andrebbe posto sulla calca generata dai pazienti che a volte diventano impazienti e vivacizzano il loro dissenso nei corridoi dell’ospedale. Ma meglio astenersi da ulteriori note, non ne ho voglia.

Giovedì 24 settembre. Dalle 18,35 alle 20,15, km 11,00. Camminare in gruppo, al di là del passo di ognuno, comporta la volontà di uniformarsi mirando a tenere il gruppo serrato e a migliorare la performance media di tutti. Purtroppo non è facile come sembra. Poco male, cerco di dare il mio contributo e vado avanti. Camminare amichevolmente mi da il piacere di chiacchierare e di recuperare.

Venerdì 25 settembre.  Dalle 15,00 alle 18,00, 18 km senza sosta alcuna. Ho camminato con Inge Poidomani signora tedesca [ormai naturalizzata siciliana - ndr]con alcune edizioni del Passatore alle spalle, maratone, ultra maratone e da oggi ultra-camminate con me. E’ un piacere inaspettato muovermi con Inge, ascolto attentamente per tutto il tragitto i suoi racconti facendo tesoro di ogni suggerimento. Domenica 27. saremo ancora insieme.
La mia strada verso il Passatore non si avvicina ma si fa appena più chiara. Io al Passatore? Mi sembra strano anche pensarlo.

Sabato 26 settembre. Riposo, leggera indisposizione accompagnata da una fastidiosa cefalea. Domani mi rifaccio.

Domenica 27 settembre. Sono quasi le 5.00, un caffè ed una banana a colazione, fra meno di 2 ore verranno a prendermi per andare a Ragusa per la “Camminata della Cava Misericordia” organizzata da Vittorio Brullo, gruppo “Passo dopo Passo”. Iniziamo a muoverci puntualmente alle 7:31 e terminiamo alle 12:16.
Percorriamo 18,49 km (previsti 20/23km), partendo da Corso Italia, presso i Salesiani a Ragusa. Proseguiamo per Ragusa Ibla e poi per Cava Misericordia arrivando alla SS per Chiaramonte Gulfi al km.3 per fare ritorno a Ragusa.
Ci siamo mossi per sentieri, strade bianche ed asfalto e volutamente non accenno alla velocità media, assimilabile al ritmo di una allegra scampagnata.
Mi sono rilassato e divertito insieme ai miei compagni e compagne di cordata, ho allontanato le esigenze di performance per lasciarmi andare.
Ho compreso che ci si può allenare anche riposando o camminando piacevolmente con degli amici. Al termine della camminata sono rimasto sulle gambe, ed agevolmente, quasi 5 ore trascorse ad ascoltare la signora Inge elargirmi suggerimenti e consigli preziosissimi e soprattutto programmando altre uscite insieme. 
Il Passatore diventa un po’ più familiare ma sempre lontano. La mia consapevolezza come camminatore aumenta, so di poter fare e solo adesso sto cominciando a comprendere il “come fare”.
Mi da piacere sentire ogni muscolo delle mie gambe, come a volermi dire: “Salvatore, ci sei”.

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  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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            Lara La Pera    Attilio Licciardi
 Elena Cifali all'arrivo della Maratona di Ragusa 2013  Eleonora Suizzo alla Supermaratona dell'Etna 2013 (Foto di Maurizio Crispi)
            Elena Cifali   Eleonora Suizzo
   
   
   
   
   
   

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